E i vostri 100?

Oggetti: cosa tenere e cosa lasciare. La lista di Dave Bruno del 19 ottobre 2009. Consideratela una scor-data, se volete. O un impegno per il vostro/nostro futuro. Leggete, pensateci su, non mi deludete ché ho faticato per convincere Andrea Mameli (lui ne ha scritto in un suo libro che qui non cita; fa i libri e poi se ne scorda e a me tocca dirgli che sì, è stato lui. Mameli è un bipede così, un mutante. Se non cita lui il suo libro neanche io lo farò, oh-oh) a raccontarvelo qui. Ah, chi di voi è già a 92 cose – o a 100, 99, 98 – si faccia vivo in blog… (db)
 

«Tengo tutto. Perché non si riesce a buttare via niente» è un saggio di Randy O. Frost e Gail Steketee (Edizioni Erickson 2012) che illustra la malattia dell’accumulo compulsivo: la disposofobia (o sindrome di Collyer). Fra i messaggi che ci invitano a possedere (pubblicità) e le spinte ancestrali a mettere da parte (“potrebbe sempre servire”), non è facile propendere per l’avere poco.
Una bella lezione ce la darebbero gli astronauti, ai quali è concesso un bagaglio di un chilo e mezzo di cose terrestri, ma non la ascoltiamo pensando che i problemi di peso e di volume debbano riguardare solo le stazioni spaziali… Purtroppo, chi più chi meno, siamo tutti potenziali accumulatori seriali. C’è qualcosa di strettamente legato con la stessa evoluzione dell’Homo Sapiens che ci porta a conservare. A dire il vero condividiamo questa propensione con altre specie (cornacchie, roditori, scimmie) come descritto da Jennifer G. Andrews-McClymont e altri in un articolo pubblicato nel 2013 su Review of General Pshycology: «Evaluating an Animal Model of Compulsive Hoarding in Humans».
Anche accumulare email, documenti di testo, foto e altra roba sta diventando una malattia, una sorta di versione aggiornata della “sindrome della fotocopia” (Umbrto Eco docet). E ovviamente è stato inventato un nome anche per questa: Digital Hoarder.
A volte – al contrario – assistiamo a un netto rifiuto per gli oggetti in eccesso, il cosiddetto decluttering: liberarsi delle cose inutili. Uno dei più noti è quello di Dave Bruno, autore del libro «La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto, ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima» pubblicato in Italia da Tecniche Nuove nel 2011. Dave Bruno, imprenditore californiano all’epoca 37enne, montò una tenda in casa e la usò per isolarsi dal mondo esterno per un anno, dal 12 novembre 2008 al 12 novembre 2009.
Per organizzare bene questa originale esperienza, il cui proposito era rendere evidente il superfluo, Dave Bruno aprì un blog per decidere pubblicamente cosa portare nella tenda e cosa lasciare fuori. La lista originata dal dibattito online arrivava a 121 oggetti: un paio di occhiali, alcuni libri e riviste, un taccuino Moleskine, una matita, una penna, un portafogli, un orologio, un computer portatile, una stampante, un hard disk esterno, un paio di cuffie, una fotocamera e accessori (obiettivi, treppiedi, flash), sacco a pelo, tenda, piatti, stoviglie e bicchieri, scarpe da ginnastica, scarponi da trekking un rasoio, uno spazzolino e la macchinetta per eliminare i peli del naso e delle orecchie, la biancheria intima. E poco altro.
La lista è stata messa alla prova, durante i 12 mesi: e il 19 ottobre 2009 (cin cin, eccovi la “scor-data”) l’elenco definitivo è arrivato a 92 oggetti.
La sfida al 100 fu vinta.
Quel che rimane è la ricerca continua di equilibrio fra le due posizioni estreme: buttare e conservare.

Allora chi è bravo come Dave Bruno? Non guardate me: io sono un disposofobo anche se a volte capace di an dare all’essenziale. (db)

 

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