Zi chi?

Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia nella 153esima rubrica di «Ci manca(va) un Venerdì» fa notare che un certo Galileo Galilei scrisse cose interessanti per chi si occupa di scienza

«Il progresso nasce dagli esperimenti che possiamo fare nei nostri laboratori. Dei buchi neri non sappiamo cosa farcene. Perché è ovvio che doveva esser così, non è affatto una scoperta. È la foto di una cosa che doveva esistere»: laconico lo scienziato Antonino Zichichi vedendo la foto con la luce di un buco nero.

Qualcosa mi sfugge. Come mai mezzo mondo sostiene trattarsi di una scoperta senza precedenti mentre Zichichi non sa che farsene, visto che “non si fa in laboratorio”?

Bufala o non bufala? Questo è un problema amletico. 

Aspettando che le mucche si mettano a parlare la stessa lingua, vorrei far notare una cosa a Zichichi. Essendo egli un valente (così pare) astrofisico ma un pessimo filosofo non ha tenuto in considerazione la base di ogni procedimento scientifico, ovvero l’osservazione sperimentale, determinata nientemeno che dal buon Galileo Galilei. Porto alla conoscenza di Zichichi un’opera minore del suddetto, l’incipit delle due lezioni che Galileo tenne all’accademia fiorentina circa la figura, sito, e grandezza dell’Inferno dantesco: «Se è stata cosa difficile e mirabile … l’aver potuto gli uomini per lunghe osservazioni, con vigilie continue, per perigliose navigazioni, misurare e determinare gl’intervalli de i cieli, i moti veloci ed i tardi e le loro proporzioni, le grandezze delle stelle, non meno delle vicine che delle lontane ancora, i siti della terra e de i mari, cose che, o in tutto o nella maggior parte, sotto il senso ci caggiono; quanto più maravigliosa deviamo noi stimare l’investigazione e descrizione del sito e figura dell’Inferno, il quale, sepolto nelle viscere della terra, nascoso a tutti i sensi, è da nessuno per niuna esperienza conosciuto; dove, se bene è facile il discendere, è però tanto difficile l’uscirne, come bene c’insegna il nostro Poeta in quel detto: Uscite di speranza, voi ch’entrate».

Credo che questo sia chiaro a sufficienza: solo l’esperienza scientifica conferma le teorie. Perfino il buon Aristotele di Stagira, noto per il suo sistema della Terra Piatta – è tornato in auge oggi (Verona e dintorni) con i suoi soldati molto agguerriti a smascherare gli scienziati impostori – lo avrebbe approvato; «grazie all’esperienza progrediscono la scienza e l’arte», come ben scritto nel fondamentale testo della “Metafisica”.

Perchè solo l’osservazione diretta conferma le teorie o ipotesi che si formulano. Gli scienziati migliori hanno sempre portato avanti le loro scoperte con il piglio sicuro dell’esperienza che ne dimostra l’affidabilità; altrimenti si rimane nel campo della pura speculazione o peggio nell’accettazione fideistica e dogmatica.

Zichichi forse voleva semplicemente dire che l’intelligenza e l’intuito sono arrivati prima della foto del buco nero, e dunque tale traguardo non sia una grande cosa, visto che la forza della speculazione e del calcolo matematico avevano già portato avanti la ricerca.

Questo è vero: l’intuizione – termine che deriva dal latino intueor, ovvero “vedo dentro” – è in qualche modo più potente della verifica scientifica: magari ti fa arrivare prima però dopo è necessaria la verifica scientifica, con un metodo applicato. Lo ripeto per i duri di capoccia: altrimenti tutto rimane nel campo delle ipotesi, più o meno affascinanti.

Da filosofo vedo la questione del metodo come il filo conduttore della riflessione; lo disse il solito Kant. Una persona che prescinde da questo afferma una conoscenza dogmatica, ovvero non basata sul libero esercizio del pensiero e della verifica nei fatti.

Va bene (va bene?) che siamo nella società del virtuale, dove anche la Terra torna a essere piatta e si organizzano corsi per esorcisti, ma ritengo non abbia torto lo scienziato Piergiorgio Odifreddi quando afferma: «A questo punto ho voluto vedere che cosa ne pensassero gli altri, di Zichichi: se, cioè, ero solo io a considerarlo un povero iddiota (con due “d”, come i suoi lettori). E ho scoperto che da anni era sbeffeggiato dai colleghi e dai recensori, e che era un vero “imbarazzo” per la scienza. Cioè, un uomo utile per ottenere finanziamenti, tramite le sue frequentazioni con il potere politico e religioso, ma di cui vergognarsi dal punto di vista intellettuale. Più o meno, come gli “intoccabili” della vecchia India, che facevano i lavori considerati indegni e impuri, ma dei quali persino l’ombra era contaminante». E allora consiglio la lettura del libro “Zichicche” (2003) da cui la citazione è tratta, magari con l’intento di prenderlo come un libro umoristico. Anche alla scienza fa bene ridere.

Insomma Antonio Zi-chi (zi-chichirrichi?) ha confuso – per un attimo? – quali esperimenti di laboratorio siano importanti; passiamogli magari che non sia entusiasta del successo altrui a discapito del proprio.

Vorrei si ricordasse che il vero laboratorio non è racchiuso tra quattro mura, pieno di alambicchi, storte e provette, ma in primissimo luogo è la Natura circostante, dove – molto tempo addietro – in cima alla torre di Pisa, qualcuno pensò di osservare le stelle e scoprire corpi celesti di cui prima non si conosceva nemmeno l’esistenza e la cui scoperta non è stata “inficiata” dal fatto che avrebbero dovuto essere lì. E immagino che Albert Einstein pottebbe concludere con un sorriso la questione spinosa: «Lo scienziato teorico non è da invidiare. Perché la Natura, o più esattamente l’esperimento, è un giudice inesorabile e poco benevolo del suo lavoro. Non dice mai “Sì” a una teoria: nei casi più favorevoli risponde: “Forse”; nella stragrande maggioranza dei casi, dice semplicemente: “No”. Quando un esperimento concorda con una teoria, per la Natura significa “Forse”; se non concorda, significa “No”. Probabilmente ogni teoria un giorno o l’altro subirà il suo “No”; per quasi tutte ciò avviene subito dopo la formulazione».

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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