«Buio»: un gran romanzo dalla Polonia “immaginaria”

db sui fantasmi modernissimi di Anna Kańtoch

Non siamo soli: da sempre i grandi lo sussurrano ai bambini la sera, intorno ai fuochi, senza far capire se sia verità o invenzione. «Non siamo soli» ci ha detto Tobie Nathan in un bellissimo libro omonimo: parlava solo di etnopsichiatria o c’entrava questo Occidente che si crede modernissimo? Di fantasmi, di piani paralleli della realtà oggi nelle culture popolari si parla soprattutto con l’abuso di effetti speciali filmici. E invece basta saper scrutare nel buio e negli angoli delle nostre menti (ognuno di noi ne ha parecchie) ed eccoli i fantasmi… o come li volete chiamare. Un incontro con altri “noi stessi”. La domanda – angosciosa o tranquilla: decidete voi – suona così: «è possibile non essere umani e non rendersene conto?». Passare la porta ed entrare nella dimensione parallela… è angoscia, pericolo, minaccia di possessione o anche una grande opportunità?

Scrutare nel buio. «Buio» è l’amata tenuta dell’infanzia di una donna senza nome (ma forse – e in modo magico – un nome sapremo alla fine). E «Buio» si intitola il romanzo avvolgente della polacca Anna Kańtoch pubblicato da Carbonio – 188 pagine per 16 euri con una copertina “perfetta” – nella traduzione di Francesco Annicchiarico. E’ del 2012 ma a leggerlo adesso certi passaggi (soprattutto nel finale) a me sembrano una foto-profezia sulla Polonia d’oggi.

La protagonista è «preda dell’irreale», sempre «bloccata al confine tra due mondi, persa: nessuno dei due mi sembra abbastanza reale da potermi fidare». Il tempo è un elastico o come dice una tipa che conosco (se sta citando … non lo so) «è una pallina da ping pong». Bisogna tornare al lontano 1863 per capire qualcosa e poi sapersi muovere nella direzione opposta, incontrando anche due guerre mondiali chissà se vere o no.

Niente trama. Volendo potete leggerlo come un giallo perchè un delitto (o qualcosa che gli assomiglia) c’è. Un fucile appare e scompare. Prima o poi, in qualche mondo o tempo, sparerà.

Forse la «pennatula» ci aiuterà a capire in che dimensione bisogna muoversi. Non si tratta dell’ottocorallo della famiglia Pennatulidae ma di un «oggetto singolare, metà penna e metà matita» che incontriamo quasi all’inizio. Di certo guardare bene a cosa cambia nel bosco risulterà decisivo.

Memorabili, almeno per me.

«Riconoscenza: questa parola ha un sapore amaro, di medicina».

«Quell’espressione interdetta del topo di biblioteca che tra gli scaffali ha trovato il gatto».

«Il futuro ci raggiunge dall’interno».

Leggo verso la fine: «hanno preso i loro ricordi e così hanno costruito una falsa Polonia»… ed io sento odore dei gemelli Kaczyński, dei neofascisti e della Chiesa schierata con loro. Sbaglio? O esiste davvero un filo che lega «la Polonia fittizia» di un romanzo del 2012 all’oggi con quell’incredibile alleanza governo-clero che sembra venire dal passato più orrendo dell’Europa? Come nelle più tranquille – lasciamo gli effetti speciali a pretesi artisti che non sanno costruire emozioni – storie fantastiche, gli invasori non hanno armi tremende o fattezze disumane ma sembrano noi e invadono (la Polonia, gli Usa o chi vi pare) grazie a un intero popolo che si divide in tre: complici, cretini e stupefatti. Ma la Resistenza agli invasori (anche quando vengono da dentro noi stessi) è possibile: le donne polacche lo stanno dimostrando nella Polonia fittizia-reale del mondo in cui vivo … e voi pure, credo, se mi state leggendo. Questa è una mia interpretazione e forse non troverà tutte/i d’accordo. Credo invece che chiunque leggerà questo «Buio» sapendo calarsi in un testo così pieno di emozioni e soggettività poi dirà con me: “benvenuta Anna Kańtoch, avevamo bisogno di te”.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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