Danilov, violista quasi diabolico

Un romanzo per musicisti, satanassi e tori blu: db rrrrracomanda assai

Attenzione: violista. Lo dico per lettori/lettrici troppo veloci che hanno già “tradotto” mentalmente nel più usato violinista.

Ri-attenzione: se (come me) gradite leggere ascoltando buona musica eccovi subito la colonna sonora – 6 minuti, ripetibili o variabili – forse più adatta: Dance of Satan – Giuseppi Logan Quartet (ESP 1965) – YouTube

INTERMEZZO PRECISATORIO

Scusi db, mi chiamo Pignolino De Severis e a nome di lettori/lettrici (non veloci) vorrei conferma che è proprio Giuseppi e non Giuseppe.

Buondì cittadino Pignolino, confermo; gran musicista ‘sto Logan ma la sua vita è misteriosa (almeno se devo credere a “santa” Wikipedia) quasi come il nome.

  Torniamo al libro, cioè a «Danilov, il violista» di Vladimir Orlov (1936-2014) pubblicato – 460 pagine per euri 17,50 – da Carbonio nella interessante collana Cielo Stellato con la traduzione di Daniela Liberti.

Facile vendere l’anima al diavolo magari per suonare “come dio NON comanda”. Quaaaaaaaaanti lo hanno fatto (o immaginato). Ma il protagonista di questo bel romanzo russo è un mezzo demone – «solo per parte di padre» – in partenza e dunque sembrerebbe assai avvantaggiato. Invece no, il papà dd (diavolo doc) gli crea un sacco di problemi. Per dirne solo uno «il paragrafo B della clausola 17 del contratto stabiliva che Danilov era obbligato a volare nei pressi di Giove con gli occhi chiusi e cotone nelle orecchie» per non vedere e sentire il padre esiliato lì «per essersi reso colpevole di un amore terrestre».

Ma anche «il figlio illegittimo» Danilov ci mette del suo tanto che «alcuni spiriti retrogradi» in sua presenza sbottano con «diamine, quanta puzza di umano». Come sapete – se da qui passate spesso – db non racconta le trame e dunque dirò solo che Danilov vive sulla Terra come «demone a contratto» ma continua a non adattarsi alle regole diaboliche e per questo passerà vari guai. Ama suonare la viola ma gli pare scorretto usare i suoi poteri di mezzo demone e dunque cerca il meglio con la sua metà umana. Esagerando un filino potremmo dire: un demone che vuol vendere l’anima agli umani per meglio suonare. Del resto Danilov «scopriva tutto da solo, come fosse un uomo», senza usare SMP-20 ovvero «l’apparecchio speciale del Sapere di Media Potenza» che pure avrebbe in dotazione.

A dominare le migliori pagine del romanzo sono l’ironia (in qualche passaggio ricorda e amplia «Il maestro e Margherita» di Michail Bulgakov) e la musica. A volte Danilov ha paura del pubblico, persino quando applaude; così invoca «Non spaventate i miei suoni. Loro sono ancora qui, non sono volati via». Dovrà inevitabilmente confrontarsi con Hector Berlioz («scrisse per la viola di Paganini») e qui quasi consiglierei di variare la colonna sonora d’accompagnamento con H. Berlioz: Symphonie fantastique – Sinfonía fantástica – Slobodeniouk … (o 58 minuti sono troppi?) ma se c’è chi conosce meglio di me le musiche diaboliche specie per viola accetto suggerimenti.

Altro problema per Danilov: «il silenzismo» e qui Orlov dà il meglio di sé; egualmente incanta nelle pagine (302-303, vedete come sono gentile?) su pensieri e musica, quasi in chiusura di libro: «In quella sua musica mentale era pazzamente ricco»; «ritmi, intonazioni, melodie dei nostri giorni … sono particolari, perchè dunque temere di infrangere le regole»; «che artista sarei se non sentissi il dolore».

Altro? Le vicende del toro blu sono uno spasso. Non fatevi sfuggire (pagina 239) «il recupera-tappi», un buon mestiere. O le «77 febbri». Ah, c’è anche «l’aratore Arepo con il suo aratro dirige il lavoro» (messo in relazione nientemeno – siore e siori, so che vado a stupirvi – che con «il principio della tecnica dodecafonica»). Imperdibile, oserei dire strategica, «l’ipotesi del Calzino Rivoltato»

Critiche? Se passasse di qui un perfido direbbe forse che un certo capoverso fra pagina 360 e 361 è scopiazzato da Italo Calvino. Ma sarebbe un autentico rompicoglioni perchè quel che importa è che «Danilov, il violista» è un gran libro. Molto russo (per quel che capisco io) nella ridondanza delle descrizioni però non annoia mai.

Giuralo db che in 460 pagine la tensione non cala mai”: sento una voce nell’aria e forse dovrei preoccuparmi … invece rispondo. Bugiardo sarei se così giurassi però mi ha stregato che proprio quando chi legge (in questo caso io) inizia a pensare “qui rallenta” ecco la genialata, ironica o musicale che rilancia il libro ad altezze vertiginose. Sconsigliato solo a chi odia la musica e l’ironia oppure a chi ama Claudio Baglioni che all’incirca è lo stesso.

SE VOLETE ESAGERARE SEGUONO DUE PS

1 – Fantascienza? Non proprio ma una sua cugina prossima. E lo stesso Danilov accusa un suo nemico di «aver letto troppa fantascienza occidentale». Fate voi ma in definitiva potreste scandire con me: “non ne possiamo più delle etichette blu”.

2 – Qui trovate una bella recensione ragionante di Marco Denti: https://booksspecial.blogspot.com/2019/04/vladimir-orlov.html . Però se non amate (com’è quella parola alla moda? Ah sì) lo spoiler – insomma sapere troppo della trama – leggetela a libro finito.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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