«Mare in fiamme»

Se nessuno (o quasi) è come sembra: db consiglia il sapiente thriller di Francesco Troccoli

«Pugni piccoli, incerti, pieni di rancore…». Incontriamo subito Zihad – «appena 11 anni» – e non lo dimenticheremo. E’ curdo ma in Italia pochi sanno cosa vuol dire; per insultarlo c’è chi lo chiamerà «terrorista palestinese». Ma l’ottimo romanzo «Mare in fiamme» (L’asino d’oro: 278 pagine per 15 euri) di Francesco Troccoli ruota solo in parte su Zihad.

Infatti ecco subito Marina, la maestra: fende «il circolo di grembiulini azzurri» e si precipita a separare Zihad e Ivano. Non ha il tempo di capire cosa sia successo che irrompe la preside, Giovanna. E lì per avvisare Marina che suo padre è al Celio, l’ospedale militare di Roma.

Italo Sarretti è grave, altro non si sa e al Celio non sanno o non vogliono dire. Come è arrivato lì dalla Libia? «Segreto militare».

Nel corridoio Marina incontra Orazio: «con tutta la sedia a rotelle, suo nonno è arrivato prima di lei». C’è anche il giovane nigeriano Gary che «sorride mestamente»: attendente o badante? Di certo amico e “complice” di Orazio.

Parte da queste 4 paginette un ritmatissimo, convincente thriller, il primo (*) scritto dal romano Francesco Troccoli che si presenta nella nota biografica come «laureato in farmacia, orgoglioso disertore dalla carriera in una multinazionale» (tutto vero, ho controllato).

Essendo un vero thriller, con colpi di scena a nastro continuo, sarei un perfido se rivelassi la trama.

Il titolo rimanda al Mediterraneo di guerra: oggi e ieri con il colonialismo italiano e le sue vergogne. E’ molto bravo Troccoli a intrecciare quel che sappiamo con ciò che possiamo immaginare rendendo protagonista anche Italo Sarretti. Mentre lui muore in ospedale è d’obbligo per Marina, Orazio e gli altri personaggi (i pochi buoni, i certamente cattivi più una maggioranza di persone che abita nella zona “grigia”) nel tentare di capire se ci si può mantenere “puliti” in mezzo alle trappole di un Paese fondato sul petrolio e sui traffici di esseri umani; comprendere anche se un meticcio nell’anima come Sarretti fa più paura a certi italiani o a qualche libico immerso in affari loschi.

E’ un romanzo di amicizie. E anche di falsi (non posso spoilerare; dicono sia peccato mortale) e di veri amori. Nella quarta di copertina intravediamo «Genet pelle ambrata, Genet anfora africana, Genet Lilith, Genet occhi di ossidiana, Genet cielo stellato». A lei ci avvicineremo più volte nel romanzo, sperando sino all’ultima pagina di incontrarla.

Oltre a Marina e al vecchio Orazio, il libro ricama una bella galleria di credibili personaggi: Irina parla male l’italiano (e poco) ma la sua saggezza illumina un paio di cruciali passaggi; il nigeriano Gary ha un segreto che forse Orazio ha sempre saputo; Idris resterà un mistero sino alla fine e anche il bell’Antonio si muove per sentieri ambigui; Grigor, padre adottivo di Zihad, è convinto che a un certo punto della vita (il prima possibile) bisogna scegliere da che parte stare; Mina invece ha paura e noi con lei; la piccola Liu è indimenticabile… e ci stupirà, un po’ come Bromden, il «grande capo» del film «Qualcuno volò sul nido del cuculo».

Un paio di volte intravediamo da lontano «il leone del deserto», ovvero il guerrigliero libico Omar El Mokhtar – più spesso scritto Omar Al Mukhtar (**) – mentre nella nebbiosa ricerca del confine tra legale e illegale ritroveremo ipocrisie, infamie e qualche speranza nell’Italia di oggi. Io forse sono meno ottimista di Troccoli – che nel romanzo almeno uno dei “cattivi” lo spedisce in galera – ma spero, spero, spero e spero di sbagliarmi.

Non rovinerò alcunchè anticipando a chi legge che l’epilogo è affidato ancora all’undicenne – «Zihad Varelsi, classe V B» – o meglio a un suo tema. Degno finale per un romanzo che merita.

Non fatevi scappare «Mare in fiamme»: mentre edicole e librerie estivamente e banalmente traboccano di thriller insipidi e inutilmente adrenalinici questo romanzo ha un senso, una scrittura e un cuore.

(*) Il primo thriller ma il quarto (se ho contato bene) suo romanzo, per tacere di molti racconti. Infatti chi ama la fantascienza ha già incontrato Troccoli in “bottega”. Non so dirvi se questo “tradimento” sarà definitivo ma ipotizzo di no, visto che a un certo punto di «Mare in fiamme» Antonio regala a Marina un romanzo di… Ursula Le Guin.

(**) Di lui molto abbiamo parlato in “bottega”: per esempio qui Il ribelle Omar e il boia di Affile oppure qui Gheddafi, i nazisti, un leone, i film censurati e noi

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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