Marte reale ma di più la Terra

recensione di Gian Filippo Pizzo a «Real Mars» di Alessandro Vietti (*)

   Con troppo ritardo abbiamo letto questo bel romanzo di Alessandro Vietti pubblicato da Zona 42 lo scorso anno (pag 320, € 13,90) e che nel frattempo ha vinto il Premio Italia 2017 appunto quale miglior romanzo di fantascienza apparso nel 2016. A essere sinceri il nostro favorito per il premio – ovviamente tra quelli letti – era, prima di conoscere questo, «Pulphagus» di Lukha B. Kremo, che però non è neanche entrato in finale, e dunque per una volta siamo d’accordissimo con i votanti del premio, perché questo «Real Mars» è veramente un ottimo libro.

Vietti, ingegnere appassionato di astronomia, campo nel quale opera come divulgatore sia pubblicando articoli che tenendo lezioni, come scrittore è da sempre molto attento al fattore tecnologico e scientifico, il che non vuol dire che nelle sue storie non tenga presente la società e la personalità dei protagonisti: anzi, quello che studia e che descrive sono proprio i cambiamenti della società e i riflessi sul comportamento degli individui originati dal progresso scientifico e tecnologico. Come avviene proprio in questo romanzo, il cui spunto iniziale è proprio un’impresa della quale – nel mondo reale – si parla da anni e che man mano che gli anni passano sembra davvero più vicina: la spedizione di un’astronave con uomini a bordo verso Marte, anzi sul pianeta Marte, visto che è previsto anche l’atterraggio e un periodo di permanenza sul Pianeta Rosso. E qui appunto notiamo subito, anche se come vedremo gli scopi del romanzo sono altri, il rigore scientifico che accompagna la vicenda, con la descrizione precisa dei tempi di volo, delle apparecchiature di bordo, dei contrattempi che capitano, degli esperimenti compresi le colture di piante e l’osservazione di una coppia di criceti (Brad e Angelina!) portati sull’astronave per studiare le loro reazioni al viaggio spaziale.

Ma l’intento di Vietti, come si diceva, non è raccontare la storia di un’esplorazione spaziale in sé bensì quello che succede tutto attorno, e questo avviene su tre livelli, che nella narrazione sono frammisti con sapiente maestria (il che dimostra la maturazione di uno scrittore giunto al suo terzo romanzo e con all’attivo numerosi racconti). Il primo livello è quello della vita nella nave spaziale, con l’interazione tra i personaggi, le discussioni e le aspettative, i piccoli screzi, il senso di cameratesco che affiora nei momenti di difficoltà, le comunicazioni con il centro operativo e i colloqui con i parenti sulla Terra, insomma quella che può essere la routine quotidiana di quattro persone costrette a vivere isolate in uno spazio ristretto. L’Autore immagina che questa spedizione sia completamente europea e i quattro astronauti rivelano anche le caratteristiche peculiari della loro cultura: duro e compreso nel suo ruolo il comandante russo, estroverso l’italiano, rigida e precisa la tedesca, fragile e ingenua la francese; tutto descritto in maniera davvero verosimile. Il secondo livello è quello delle varie persone che da Terra seguono l’impresa grazie ai collegamenti televisivi: malati terminali, sbandati, terroristi o delinquenti, ragazzi in cerca di identità, ma anche persone comuni senza particolari problemi esistenziali: un campionario molto credibile di varia umanità che finisce in qualche modo per identificarsi con gli astronauti – o con uno di essi – fino a confondere la loro vita con la propria.

Per il terzo livello occorre un chiarimento che forse si sarà già capito dal paragrafo precedente: la missione non è portata a conoscenza degli spettatori solo tramite telegiornali o servizi, ma è stato creato un vero e proprio talk show (come Grande Fratello o L’Isola dei Famosi) che segue la vita di bordo momento per momento. Decisione motivata dal fatto di poter avere il bilancio necessario e che comprende – come chi guarda questi programmi ben sa – collegamenti da studio in presenza di ospiti qualificati e inviati in varie parti del mondo, soprattutto presso i parenti degli astronauti. Sono citate (anche attraverso dichiarazioni o articoli sui giornali) persone reali come Fabio Fazio e Samantha Cristoforetti e ne sono invece inventati altri – tra cui la presentatrice Ortega e il veggente Madame – costruiti sulla falsariga di conduttori dei nostrani programmi. E qui Vietti scatena tutta la sua forza satirica, mettendo alla berlina istituzioni quali la televisione – in primis – ma anche la Chiesa, il giornalismo e altri poteri. Dunque tre livelli, ma presenti sulla pagina contemporaneamente, in capitoli brevi corrispondenti ai giorni di viaggio, con un sapiente dosaggio degli elementi.

Qualche recensore ha notato che l’Autore con questo ha scritto il romanzo della sua vita, quello che compendia e racchiude tutto il suo pensiero: forse non è così, forse in futuro Vietti potrà ancora stupirci, ma certo è che «Real Mars» rappresenta un punto fermo della sua produzione. C’è l’avventura (perché si legge con la curiosità di sapere cosa succederà e come andrà a finire), c’è una satira feroce, c’è il dramma degli astronauti (non vi diciamo quale, ma il finale è veramente sorprendente) e di altri personaggi. Ma soprattutto quello che ci ha colpito è che tutto è descritto con molta vividezza, tanto che durante la lettura avevamo l’impressione di guardare un film e non di leggere un romanzo, tale è la forza evocativa dello stile dell’autore.

Qualcuno dirà che questo non è un romanzo di fantascienza. Sbagliato. E’ proprio con opere di questo genere, molto basate sulla realtà ma proiettate oltre, che la fantascienza dimostra tutta la sua potenza di narrativa impegnata, fuori dagli schemi e di coerente impatto sociale.

(*) in “bottega” cfr la recensione di Zio Scriba: Real Mars – Alessandro Vietti

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