Migranti 

dai gabbiani ai migranti il passo è breve, e due corti sugli umani

Migranti

A Roma si sta diffondendo la fobia verso diverse specie animali, alimentata da notizie sensazionalistiche dei giornali.

Ieri sera stavo dando da mangiare ai mici delle colonie che gestisco e, come ogni sera, si è avvicinato un gabbiano. Anche lui, proprio come i mici, al calar della sera mi aspetta e chiede qualcosina.

Una signora lo guarda con aria tra il curioso e il divertito. Meno male, penso io, in genere c’è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire.

E infatti! Prima di andarsene, mi fa: per esser belli son belli, e anche simpatici, ma stia attenta, l’altro giorno uno ha aggredito una signora.

In questi giorni non è la prima volta che sento dire questa scemenza.

Ora, non mi risulta che i gabbiani aggrediscano le persone. Non si è mai sentito dire, né a Roma, né in qualsiasi altra parte del mondo dove vivono i gabbiani. Una balla senza fondamento scientifico.

Tutti li abbiamo ammirati nelle città di mare e a nessuno hanno mai dato fastidio.

Purtroppo abbiamo inquinato i mari e li abbiamo svuotati di tutte le loro creature, così i gabbiani sono venuti in città, attirati dai rifiuti, dal cibo facile; e, come loro, altri animali selvatici si sono avvicinati in cerca di cibo, dopo aver assistito impotenti alla distruzione del loro habitat per mano nostra.

E poi ci sono le cosiddette specie “aliene” (sic!), ossia le specie alloctone che sono arrivate nel nostro paese sempre a causa dei comportamenti squilibrati dell’uomo. Animali esotici importati e comprati per divertimento e poi abbandonati. Allevati per denaro e poi immessi nel territorio quando il loro commercio non rendeva più.

Specie vittime della capacità distruttiva della nostra e che ora si vorrebbero eradicare, cioè, uccidere – ma dire uccidere pare brutto, così dicono eradicare – poiché ritenute invasive o pericolose.

Come si fa a fomentare un odio verso una specie? Si inventano aggressioni (ricordate il caso dell’orsa Daniza?), si ingigantiscono fatti, si attribuiscono cause.

Un gabbiano ti vola un po’ troppo vicino alla testa? È un’aggressione!

Una nutria ti ha soffiato poiché le sei passato vicino e stava solo proteggendo i cuccioli? È un’aggressione.

Un piccione ti ha cacato in testa? È un’aggressione.

Una volpe ti è entrata in giardino? È un’invasione!

Un lupo è stato avvistato ai margini di un bosco? Trattasi sicuramente di pericoloso attacco all’uomo.

Niente, non ce la facciamo proprio a metterci in testa che il mondo, la terra, i boschi, il cielo non sono di nostra esclusiva proprietà e che non possiamo continuare a distruggerne porzioni sempre più vaste senza che, prima o poi, quelle creature che abbiamo sfrattato non vengano a farci visita.

Ma non vengono a farci visita per vendicarsi o per aggredirci, non sono spietate come noi, bensì, semplicemente, in cerca di cibo, di un riparo, di un posto in cui vivere.

Esattamente come i tanti migranti di cui abbiamo depredato terre e città.

(scritto da Rita, qui)

 

 

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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