Non abbiamo un pianeta di scorta

di Francesco Gesualdi (tratto da Comune-info)

Se non bastassero i fiumi in secca e le piogge che non cadono da mesi a farci capire che il pianeta sta collassando sotto il peso dei nostri eccessi, la conferma ci viene dall’overshootday, letteralmente “il giorno del sorprasso”, l’indicatore che ci segnala  il giorno dell’anno in cui entriamo in deficit sul piano delle risorse.  Una tendenza che si aggrava di anno in anno,  considerato che da quando abbiamo cominciato a monitorare il fenomeno non facciamo altro che arretrare fino ad essere arrivati, quest’anno, al 2 di agosto.

Stiamo parlando dell’impronta ecologica che misura la quantità di terra fertile di cui abbiamo bisogno per sostenere i nostri consumi. E se d’istinto siamo portati a pensare che la terra fertile ci serve solo per il cibo, in realtà i consumi che affondano le loro radici nella terra fertile sono molto più ampi. Basti pensare all’abbigliamento che utilizza cotone, alla mobilia che utilizza legname, alle costruzioni che occupano suolo, ai medicinali che usano piante officinali. Ma l’aspetto sorprendente è che ci serve terra fertile anche per andare in automobile o per accendere una lampadina. Troppo spesso dimentichiamo che quando infiliamo la chiave nel cruscotto, insieme al rombo del motore emettiamo anidride carbonica, una sostanza di cui non ci diamo pensiero solo perché madre natura è così generosa da togliercela di mezzo grazie all’attività delle piante. Ma dobbiamo ricordarci che il 60% dell’impronta ecologica dell’umanità è determinato dall’assorbimento di anidride carbonica.

A livello terrestre la terra fertile disponibile sotto forma di pascoli, foreste, terre arabili, ammonta a 12 miliardi di ettari, ma i consumi raggiunti dall’umanità ne richiedono 20. Un deficit di 8 miliardi di ettari che l’overshoot day rappresenta per mezzo del calendario  Attestato che ogni giorno ci servono 54 milioni di ettari di terra fertile,  l’oveshoot day  ci indica il giorno dell’anno in cui entriamo in zona negativa perché abbiamo esaurito tutta la terra fertile di cui madre terra dispone. Un limite che raggiugiamo ogni anno qualche giorno prima: nel 1987 il 19 dicembre, nel 2009 il 25 settembre, nel 2017 il 2 agosto. Ormai i giorni dell’anno in cui viviamo senza corrispettivo di terra fertile sono 150, il 40% dell’intero periodo. Parola dell’istituto americano Global Footprint Network.

Come si possa consumare oltre la capacità produttiva della terra sembra un enigma inspiegabile, tanto più che non abbiamo mai la percezione di trovarci a corto di prodotti naturali. Ma paradossalmente lo squilibrio non si manifesta sotto forma di penuria bensì di eccesso. Il problema riguarda l’anidride carbonica che da vari decenni  emettiamo oltre la capacità di assorbimento del sistema naturale con conseguente accumulo in atmosfera. Più precisamente ne produciamo ogni anno 36 miliardi di tonnellate, mentre il sistema delle foreste e degli oceani è in grado di assorbirne 20, un bilancio negativo annuale di 16 miliardi di tonnellate che accumulandosi in atmosfera fa aumentare la temperatura terrestre con gravi conseguenze sul clima.

L’umanità produce anidride carbonica da quando conosce il fuoco, ma solo da quando ha avuto accesso ai depositi di gas e petrolio, ha cominciato a produrne in maniera insostenibile. Basti dire che dal 1870 ad oggi la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è aumentata di oltre il 40%. passando da 288  a 400 particelle per milione. Una situazione che sta facendo aumentare la temperatura terreste con conseguenze sul clima non ancora del tutto prevedibili, ma sufficienti per paventare scenari apocalittici come desertificazioni, uragani, aumento del livello dei mari. Fenomeni con ripercussioni profonde sulla produzione di cibo, sull’habitat, in una parola sulla sicurezza di vita di larghi strati della popolazione mondiale che si troveranno costretti ad emigrare per trovare salvezza. Già oggi gli sfollati per disastri naturali sono attorno ai 20 milioni all’anno, ma da qui al 2050 potrebbero diventare 150 milioni. Un fenomeno che nessuno sa come arginare, ma che i generali pensano di risolvere con le armi. Per questo si occupano anche loro di cambiamenti climatici per capire dove e quando puntare i cannoni.

Il dramma della situazione è che abbiamo messo il pianeta a soqquadro non per garantire la dignità di tutti, ma lo spreco di pochi. Ed è di nuovo l’impronta ecologica a dircelo. Se suddividiamo i 12 miliardi di ettari di terra fertile disponibile, per la popolazione terrestre, scopriamo che ogni individuo ha a propria disposizione 1,7 ettari di terra fertile. Questa è l’impronta che nessuno dovrebbe oltrepassare, per rimanere in equilibrio con la natura. In realtà solo il 3% della popolazione mondiale si mantiene su questa linea, mentre il 54% è al di sopra e il 43% al di sotto. Gli eritrei, ad esempio, hanno un’impronta di 0,4 ettari e i bengalesi di 0,7. Al lato opposto l’impronta dei lussemburghesi è di 15,8 ettari, mentre quella degli australiani di 9,3, degli   statunitensi di 8,2, degli italiani di 4,6. In conclusione, i lussemburghesi consumano nove volte di più di quanto potrebbero, gli statunitensi cinque volte di più e gli italiani due volte e mezzo. Detta in un altro modo se tutti gli abitanti del mondo vivessero come i lussemburghesi  ci vorrebbero nove pianeti, mentre se vivessero come gli italiani ce ne vorrebbero due e mezzo.

Noi non abbiamo alcun pianeta di scorta. Ne abbiamo uno solo e con quest’unico pianeta dobbiamo affrontare due grandi sfide espresse anche da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sii: consentire agli immiseriti di risalire rapidamente la china e lasciare ai nostri figli un pianeta vivibile. Per questo non è più sufficiente occuparci solo di regole economiche, commerciali e finanziarie che determinano l’assetto distributivo della ricchezza.Dobbiamo occuparci anche di stili di vita per individuare forme di produzione e di consumo più sostenibili. I tre miliardi di immiseriti hanno diritto a vivere meglio ma la loro strada è sbarrata finché noi abitanti del Nord, 15% della popolazione mondiale, continueremo ad utilizzare il 75% delle risorse planetarie e il 40% della terra fertile disponibile. La conclusione è che loro potranno fare un passo avanti solo se noi sapremo farne uno indietro. In caso contrario potremmo anche costruire un mondo verde, ma avrebbe il volto crudele dell’apartheid.

(Articolo pubblicato anche su Avvenire.it)

da qui

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Un commento

  • Daniele Barbieri

    Il 24 maggio è il Giorno del Sovrasfruttamento ecologico dell’Italia: la data in cui le risorse naturali del nostro pianeta si esaurirebbero se tutti vivessero come gli italiani.
    Il Global Footprint Network e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena lanciano il Footprint Calculator italiano.

    OAKLAND, CA, USA; SIENA, ITALY, 24 MAGGIO 2018 – Secondo i dati del Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca ambientale se tutta la popolazione mondiale avesse lo stesso stile di vita e gli stessi consumi degli italiani, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra cadrebbe il 24 maggio.
    Il “Giorno del Sovrasfruttamento della Terra” indica per ogni anno la data in cui l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che il nostro pianeta è in grado di produrre in quell’anno: questi calcoli sono basati sull’indicatore ambientale detto “Impronta ecologica”.
    L’Impronta ecologica misura la domanda annuale dell’umanità di risorse naturali e può essere confrontata con la biocapacità, che misura la capacità della Terra di rigenerare tali risorse in un anno.
    Il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra per l’Italia è calcolato attribuendo l’Impronta ecologica di un Italiano medio a tutta la popolazione mondiale e quindi confrontandola con la biocapacità globale.
    “Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli Italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra”, ha dichiarato Mathis Wackernagel, Ph.D., CEO e co-fondatore del Global Footprint Network. “Ma chiaramente abbiamo solo una Terra a disposizione, e non adattarsi ai suoi limiti diventa un rischio per tutti noi. Se il nostro pianeta ha dei limiti, l’ingegno dell’uomo sembra non averne. Vivere secondo le capacita del nostro pianeta di sostenerci è tecnologicamente possibile, economicamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro più florido. Costruire un futuro sostenibile per tutti deve essere la nostra priorità “.
    Quasi ogni anno, il Giorno del Sovrasfruttamento cade sempre prima nel calendario e questo succede a partire dai primi anni ’70, quando l’umanità ha iniziato a vivere in deficit ecologico.
    Gli effetti del deficit ecologico globale stanno diventando sempre più evidenti in forma di deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico.
    Con un valore pro capite di 4,3 ettari globali (o gha), noi Italiani abbiamo un impronta ecologica decisamente superiore alla media Mediterranea (3.2 gha pro capite), sebbene inferiore a quella dei Francesi (4,7 gha pro capite), e maggiore di quella degli Spagnoli (3,8 gha pro capite). Tutto ciò è dovuto principalmente al settore dei trasporti e al consumo di cibo. Agire su queste due sfere di attività quotidiane darebbe quindi le più alte possibilità di invertire la tendenza e ridurre l’impronta degli italiani.
    L’odierno lancio della versione italiana del Footprint calculator consente agli italiani di scoprire come le proprie attività quotidiane influenzino la loro impronta ecologica, ovvero il consumo di risorse naturali. Il Global Footprint Network ha lanciato il nuovo Footprint Calculator su http://www.footprintcalculator.org/it in collaborazione con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, fondazione toscana di origine bancaria che svolge attività filantropica a servizio della propria comunità di riferimento.
    “Speriamo che il nuovo Footprint Calculator italiano diventi uno strumento utile per aumentare la consapevolezza sulla sostenibilità tra studenti, genitori e insegnanti coinvolti nei nostri programmi
    educativi, come sCOOL FOOD e il progetto di cittadinanza globale FMPS”, ha dichiarato Davide Usai, CEO di FMPS. “Crediamo fermamente che il Calculator sia un potente strumento per consentire a sempre più persone in Italia di cercare soluzioni per la sostenibilità.”
    L’Impronta ecologica di una persona rappresenta la misura di superficie di pianeta produttiva necessaria a fornire tutto ciò che la persona stessa richiede alla natura, compresi la produzione di cibo, fibre e legno, le aree per le infrastrutture urbane e l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dovute all’utilizzo di combustibili fossili.
    Oltre a misurare l’impronta ecologica di un individuo, lo strumento presentato oggi consente agli utenti di determinare il proprio Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, ovvero la data in cui le risorse che il pianeta produce in un intero anno verrebbero esaurite se tutta la popolazione mondiale vivesse secondo il suo stile di vita. Nel 2017, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è stato il 2 agosto, quindi se il Giorno del Sovrasfruttamento di un utente cade prima del 2 agosto significa che la sua impronta personale sulla natura è superiore alla media globale. Se invece cade prima del 24 maggio significa che l’impronta di quell’utente è superiore a quella di un italiano medio.
    Divertente e dinamico, il Footprint Calculator esorta inoltre gli utenti a posticipare il loro personale Giorno del Sovrasfruttamento nel calendario, facendo comprendere la responsabilità che essi hanno rispetto alla loro personale impronta ecologica, suggerendo soluzioni di sostenibilità e incitandoli a condividere questi risultati sui social media con l’hashtag #MoveTheDate.
    Oltre 1 milione di persone in tutto il mondo, tra cui un grande numero di studenti ed insegnanti, hanno utilizzato il Footprint Calculator del Global Footprint Network da quando è stato lanciato il 2 agosto dello scorso anno nella nuova versione ottimizzata per dispositivi mobili.
    Il Calculator si basa sulla metodologia e sui dati più aggiornati del Global Footprint Network, che si occupa di misurare l’impronta ecologica e la biocapacità di oltre 200 nazioni e regioni dal 1961 ad oggi. I risultati di questi calcoli, basati sui dati delle Nazioni Unite, sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma online disponibile all’indirizzo data.footprintnetwork.org.
    Risorse aggiuntive
    Per calcolare il tuo personale Giorno del Sovrasfruttamento e la tua Impronta Ecologica, visita: http://www.footprintcalculator.org/it
    I risultati relativi all’Impronta Ecologica di tutti i paesi del mondo sono disponibili sulla piattaforma dati aperta del Footprint Explorer: data.footprintnetwork.org
    Ulteriori informazioni sul Giorno del Sovrasfruttamento della Terra: http://www.overshootday.org

    Giorni di overshoot paese infografica: https://www.overshootday.org/newsroom/country-overshoot-days/
    Segui l’hashtag #MoveTheDate sui social network
    Informazioni su Global Footprint Network
    Il Global Footprint Network sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le proprie risorse naturali e risponde ai cambiamenti climatici attraverso:
    METODI DI MISURA semplici, significativi e modulabili;
    IDEE OPERATIVE per il consumo e la disponibilità di risorse naturali
    STRUMENTI ed ANALISI per informare e guidare decisioni consapevoli
    http://www.footprintnetwork.org

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