Paul Di Filippo e Dario Tonani

recensioni a «Vendesi tempo, affare sicuro» e a «Mondo9»

Si procederà in ordine alfabetico, dunque prima Di Filippo che, sia detto per i distratti, è rintracciabile per tutto dicembre in edicola (Urania 1589: 280 pagg per 4,90 euri).

Sono 15 racconti, con brevi note dell’autore, ripresi da un’antologia del 2006 e tradotti da Alessandro Vezzoli. Beh, 15 per modo di dire perché l’ultimo titolo («Todd Schorr: quadri da un’esposizione») contiene 32 micro-storie, un genere assai difficile annuncia Di Filippo – una scusa non richiesta è accusa manifesta? – che premette i suoi ringraziamenti ai “pionieri” del genere, Harlan Ellison e Michael Swanwick.

Nei 14 racconti “veri”c’è di tutto: dall’«Homo Sapiens mandragora» alla «bottiglia senza fondo»; dalla riscrittura di Verne a due storie molto alla Lovecraft o alla Poe ma come se questi ultimi due si facessero correggere le bozze da un amico inglese, tal Douglas Adams; dallo scrittore che decide di smettere (con le parole) a quello che si vede spodestare da un suo personaggio; dai sempre svegli di «Cronobroker» (senz’altro il più imprevedibile e secondo me il migliore) al sempre festa del micro-racconto «Giorno di vacanza»; dallo stupore nello scoprire che un primo ministro canadese è, per certi boss degli Usa, peggio di Bin Laden fino al sotto-sopra di sognatori che…. creano materia.

Giudizio d’insieme? Un paio di perle, piacevole il resto ma con qualche lungaggine mentre una dozzina delle micro-storie fanno cacare. Confermo la mia impressione che Di Filippo si faccia leggere… senza esaltare.

Dallo statunitense (nato a Providence, per l’appunto la città di H. P. Lovecraft) Paul al milanese Dario giornalista di motori e scrittore che si muove su tutto il campo del fantastico.

Di motori ce ne sono anche qui e (come nel mondo reale) gocciano di olio e di sangue. «Argani, ingranaggi, pulegge, giunti, cardani, pistone, catene» ma forse anche vagiti e risate. «Solo il metallo, come sai, è in grado di tenere separato il mondo dei vivi da quello delle anime dannate».

Il qui è «Mondo9» pubblicato da Delosbooks (168 pagine per 12,80 euri) con la prefazione di Salvatore Proietti. «Nella fantascienza di Dario Tonani c’è la stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi» scrive appunto Proietti, parafrasando la frase finale del film «Il mistero del falco», e ha come sempre ragionissima. E poi elenca Rabelais, Bosch (non quello delle candele ma l’altro che accendeva gli inferni e le delizie), Goya, Bacon (uno dei due, importa quale?), il Theodore Sturgeon di «Killdozer», il Damon Knight di «Quattro in uno», naturalmente James Ballard ma fa capolino anche Philip (Dick naturalmente) e il cinema della commistione carne-acciaio o, se preferite, della tecnologia pornografica. Metallo che urla si chiamò una certa rivista. «Mondo9» rielabora, arricchisce, collega quattro racconti di Tonani (il primo «Cardanica» fu pubblicato nel 2002). La trama è piena di invenzioni e Tonani è – Proietti dixit – «nulla di memo di un virtuoso». Sabbia, pneumosnodi, la peste della ruggine, macchine ben più importanti degli umani che le usano (o ne sono usati?) e tubi che sanguinano. Ben strani mestieri: avvelenatori di metallo, controllori di uova e guardiasabbia. «Mi chiedi se siamo noi ad ascoltare o il metallo? E’ una bella domanda, Tu vuoi sapere, Esterno, pensi di essere pronto alla verità?».

L’ho letto di getto eppure non mi ha avvinto, come già mi era accaduto con i suoi libri precedenti. I casi sono due: o devo ancora penetrare nel mondo-Tonani (qualcosa mi turba? Non capisco punti essenziali?) oppure è il bravo che non si fa (almeno da me) amare.

Redazione
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2 commenti

  • Rischio di essere eretico ma nel libro di Tonani mi pare manchi proprio il plot, lo schema narrativo, mi pare che l’autore (soprav)viva sull’eccellente intuizione del pianeta della ruggine e dei metalli e accumuli poi racconti autoconclusivi senza però che si sviluppi davvero qualcosa di simile a una “space opera” o comunque una meta-narrazione. E poi a me questo gusto jeteriano (o tom-bakeriano) per gli eccessi splatter (gli occhi succhiati dai gabbiani…è dai tempi di Hitchkock, finiamola anche lì) ha decisamente stancato. Voto 6 giusto per un residuo di apprezzamento per gli autori italiani

  • Hitchcock. vabbè…

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