21 gennaio 1950: muore George Orwell

di Fabrizio Melodia

George Orwell, all’anagrafe Eric Arthur Blair, nacque in India, dato che suo padre lavorava lì come funzionario amministrativo dell’Impero Britannico. Trascorse poi infanzia e adolescenza in Inghilterra, frequentando il St. Cyprian College a Eastbourne e poi, grazie alla vincita di una borsa di studio, il prestigioso Eton College.
Non furono anni felici per il giovane Orwell: a scuola era spesso isolato dai compagni per la diversità di ceto e di idee. Aborriva lo snobismo e ogni genere di ristrettezza mentale. Isolato per la sua provenienza sociale umile veniva vessato dai ragazzi, subendo anche punizioni corporali dai docenti.
Però a Eton ebbe modo di coltivare i suoi interessi intellettuali grazie anche allo stimolo di un bravo tutor che intravide un potenziale in quel ragazzo così chiuso e solitario.
Finito il college, Orwell non volle iscriversi all’università, preferendo tornare in India dove si arruolò nella Polizia Imperiale in Birmania, prestando servizio dal 1922 al 1927, ma dimettendosi per le sue idee antimperialiste. Questa esperienza servirà a Orwell nel 1934 come fonte di ispirazione per il suo romanzo, «
Giorni in Birmania».
Tornò a Londra, dove prese a indossare abiti dimessi e a frequentare ambienti dei senza fissa dimora, cercando di raccontare la realtà con un linguaggio semplice e immediato e dunque ispirandosi per via diretta alle condizioni di vita reale degli “ultimi”. Nel 1928 viaggiò fino a Parigi per trovare lavoro come scrittore o giornalista ma finiti i soldi dovette arrangiarsi con lavori umili. Da queste esperienze ai margini trasse materiale per «
Senza un soldo a Londra e Parigi» sulle condizioni di povertà in due grandi città europee: un esempio di indagine sociologica fatta sul campo e in prima persona. Fu proprio per pubblicare questo libro che scelse lo pseudonimo George Orwell (estrapolandolo dall’unione di St. George e del fiume inglese Orwell).
Avrebbe in seguito pubblicato altri libri di critica verso la vita nella provincia inglese, mentre maturava forti idee socialiste e schierandosi con la classe operaia sfruttata.
Nel 1932 era riuscito a trovare un posto di lavoro come insegnante ma continuò a scrivere libri di critica sociale, come «
La figlia del reverendo» (1935) e «Fiorirà l’aspidistra» (1936). Orwell indagò sulle condizioni di vita dei minatori, degli operai e dei disoccupati nel nord dell’Inghilterra ai tempi della grande depressione, raccogliendo le sue osservazioni nel libro «La strada di Wigan Pier» (1937).
Nel 1936 decise di andare in Spagna, per difendere la repubblica dall’aggressione golpista-fascista di Francisco Franco. A Barcellona si schierò con il POUM (il Partito Operaio di Unificazione Marxista). Venne ferito e rimpatriato in Inghilterra, dove nel 1938 scrisse il memorabile «
Omaggio alla Catalogna».
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Orwell cercò di arruolarsi ma senza successo, a causa della salute incerta. Nel 1941 trovò impiego alla BBC per la quale trasmetteva programmi politici e culturali destinati all’India. Inoltre divenne editor per il
Tribune, giornale socialista, scrivendo articoli, recensioni e svariati saggi.
Fu proprio in questo fermento che vide la luce il suo romanzo allegorico più famoso, «
La fattoria degli animali» (1944) dove prendeva di mira in modo abrasivo lo stalinismo. Questo libro lo fece conoscere al grande pubblico ma intanto la sua salute peggiorava a causa della tubercolosi, sino a portarlo alla morte il 21 gennaio 1950, a seguito della rottura di una vena polmonare. Era uscito da poco il romanzo distopico «1984», in cui ebbe modo di descrivere una società totalitaria, dove ogni essere umano è spiato dal Grande Fratello e schiavo del pensiero unico: un lavaggio del cervello permanente attraverso radio e televisione.
Nel suo saggio «
Perchè scrivo» leggiamo: Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è direttamente o indirettamente contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io».
Per approfondire, SUGGERISCO:
– Bernard Crick, «
George Orwell», Il Mulino, 1991.
– Ugo Ronfani (a cura di), «
Orwell, i maiali e la libertà», Bevivino, 2004.
– Simon Leys, «
Orwell o l’orrore della politica», Irradiazioni, 2007.
– Christopher Hitchens, «
La vittoria di Orwell», Libri Scheiwiller, 2008.
A questo ultimo saggio è ispirata la graphic novel «
Orwell» (a lungo rimandata causa pandemia e ora pubblicata presso i tipi della Ippocampo) realizzata da Pierre Christin e Sébastien Verdier, maestri della letteratura a balloon francese. L’immagine in apertura è tratta proprio dalla suddetta biografia a fumetti, impreziosita anche da interventi grafici di altri mostri sacri del fumetto quali André Juillard, Olivier Balez, Manu Larcenet ed Enki Bilal. 

In “bottega” vedi Rileggendo «1984» di George Orwell oppure Il puntuale ritorno di George Orwell ma anche uno sguardo filmico in 1984 (Nel 2000 non sorge il sole) – Michael Anderson

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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