26 giugno 1913: nasce Aimé Césaire

di Armando Gnisci (*)

aimèCesaire

Che cosa vuol dire ricordare la nascita e/o la morte di un personaggio illustre – per noi amanti della concezione delle differenze? La memoria per la nascita sembra quasi gioiosa e cerca in tutti i modi di prendere l’intero futuro vissuto del personaggio, proprio fino ai paraggi della morte, “l’ultima linea delle cose” come scrive Orazio. La memoria della morte è più grigia e tombale perché è costretta a considerare la vita finita e non guarda al futuro. E quindi, per ricordare al meglio la memoria della vita nascente di un poeta, è bene leggere o rileggere i suoi ultimi testi per risalire – a “contro pelo” come diceva Walter Benjamin – alla nascita e al suo mondo nuovo, per parlare con il mondo-tutto (Glissant) e con noi. Césaire è morto nella primavera del 2008. Nel 2004 fu intervistato in una lunga conversazione da Françoise Vergès; il dialogo venne pubblicato come libro nel 2005 (in italiano nel 2006, per l’editore Città aperta). Il titolo di questa ultima testimonianza sintetica del poeta-persona Césaire è: «Nègre je suis, nègre je resterai» (la traduzione in italiano è superflua, il francese è cugino dell’italiano e a volta si lascia leggere con le stesse parole, solo un po’ ritoccate e differenti). Questo titolo rappresenta un testamento perfetto perché riunisce la nascita e l’addio di una vita. Proviamo a dire che cosa questa cosa significa per un poeta come Césaire che la tramanda a noi per farci capire la “negritudine”: io nacqui negro e negro resterò fino alla fine della mia vita; la mia è stata una vita vissuta in nome e in forza proprio della “Negritudine”. Questa parola fa riferimento al movimento creato da tre giovani poeti negri delle Americhe e dell’Africa, a Parigi, dove erano andati a studiare: Aimé Césaire martinicano (che propose il tema e il nome della “Negritudine”), Léopold Sédar Senghor (senegalese – che sarà dopo la decolonizzazione dalla Francia il primo presidente del Senegal) e Louis Gontran Damas, della Guyane francese, nel continente americano del Sud, poeta-persona multimeticcio. Essere negro significa nel 1913, nel 1956, nel 2004 essere sempre e tuttora negro. Cosa c’entra il 1956? Césaire mette in una sua opera teatrale, «Et le chiens se taisaient» [E i cani si ammutoliscono], quattro punti indimenticabili, anche per noi europei:

«Il mio cognome: offeso

Il mio nome: umiliato

Il mio statuto: ribelle

La mia razza: caduta».

E quindi, tutto in me va riscattato e mutato, e se non lo faccio con i miei fratelli chi mai lo farà per noi?

Césaire fu anche un politico, etico e ribelle: eletto deputato alla Costituente francese nel 1945, nel 1946 fu il relatore della legge del 19 marzo che trasformava le colonie francesi della Guadalupa e la Martinica, nelle Antille, la Guyana nel continente americano di fronte alle Antille, fra il Suriname e il Brasile, e la Riunione – nell’Oceano Indiano – in Dipartimenti d’Oltremare della Repubblica francese. Nel 1950 pubblicò il famosissimo e imperdibile «Discorso sul colonialismo» (è tradotto in italiano dall’editore ombre corte nel 2010). Un libro piccolo, che dobbiamo leggere tutti: tutti chi? Tutti quelli che si sentono come negri in Europa. Insieme alle sue opere, Césaire, “l’Amato”, lasciò al mondo due grandi allievi martinicani, Frantz Fanon e Edouard Glissant. Il suo capolavoro poetico è del 1939, quando Césaire tornò a vivere alla Martinica: «Diario del ritorno al Paese natale». Un altro titolo profondo e semplice, che illumina chi è tornato in patria per operare lì e chi è rimasto altrove. La poesia grande illumina tutti, e da diversi punti di vista. Anche di quelli che non hanno fatto il viaggio, né di andata né di ritorno e non sanno che cosa si sono persi.

(*) Come sa chi frequenta il blog/bottega per due anni ogni giorno – dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno sabbatico, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto – come oggi – in blog; la redazione però non le programmerà quotidianamente.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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