60 giorni son duri, 13 anni di più

Una recensione in ritardo (*) a «Sessanta giorni» di Alberto De Angelis e due appuntamenti per conoscerlo: oggi a Modena e domani a Bologna

60giorni-copertina

Sbeng! La porta si chiude e per 60 giorni non si riaprirà. «SBENG» è la prima parola del libro.

I rumori accompagnano “Carlos” (o chi per lui: non ci viene detto fino a che punto c’entra Alberto ma almeno in parte il libro è autobiografico) nel suo isolamento: «tra tra tra» (la chiave) si ripete quasi all’infinito. E altri «sbeng», non solo per lui. «Den, den, dededen, dededen, è la guardia che batte il ferro sulle sbarre».

L’astinenza accompagna Carlos, e non solo lui. «Maledetta eroina».

Il vitto, la conta, lo spesino. L’acqua gelata.

Un po’ di solidarietà, la speranza, l’ironia gli fanno compagnia.

In carcere accade di tutto: all’«aria» c’è anche «Mangiafoco», un noto personaggio – quel nome identifica un mestiere più che la persona – della romana Piazza Navona e per Carlos sarà un incontro indimenticabile. Ma anche per la guardia… che «prende appunti».

Poi… «Fine pena». Carlos è fuori. Va dalla famiglia, al Tufello, con gli amici e fa un salto a piazza Navona: riecco Mangiafoco, «a dorso nudo, padrone della piazza». Fra uno spettacolo e l’altro i due si raccontano, si danno speranza e futuri: «Se stai lontano dalla sostanza stai bene, inizia ‘na nuova vita, accendi il fuoco che è in te. Fallo ardere senza paura».

Senza paura.

E il libro finisce così: «Un urlo: CARLOS!!!. Mi volto e vedo una gigantesca palla di fuoco che mi saluta».

Un bel libretto, utile (come spiega qui in coda Massimo Barra) soprattutto per chi il carcere non lo conosce.

«Sessanta giorni» (84 pagine per 12 euri) è pubblicato da Sui – che sta per Sviluppi Umani Immaginati – piccola, coraggiosa casa editrice di Prato (www.edizionisui.it) la cui «missione è dare spazio alla narrazione senza patria» e che nel presentarsi spiega: «destiniamo una parte dell’utile a idee folli».

Io vi consiglio il libro di Alberto De Angelis ma anche di tener d’occhio la Sui.


Ed ecco il primo appuntamento, oggi a MODENA

SessantaGiorni-Modena

Il secondo appuntamento è a BOLOGNA domani (giovedì 12 marzo) alle 19

«
Sessanta giorni»
un libro di Alberto De Angelis (Sui edizioni)
«60 giorni di isolamento, di assenza di spazio, di libertà… con una punta di umorismo»
Daniele Barbieri incontra Alberto De Angelis

alla libreria MODO INFOSHOP

via Mascarella 24/b a Bologna

info: 051/5871012 , info@modoinfoshop.com, www.modoinfoshop.com, www.facebook.com/ModoInfoshop
dalla prefazione di Massimo Barra
«La condizione carceraria è fonte di tale frustrazione da essere rimossa e ignorata dalla maggioranza della opinione pubblica.
Anche la stigmatizzazione e la discriminazione nei confronti dei reclusi che “se la sono cercata” e “l’hanno voluta loro”, unita allo strapotere della burocrazia nei confronti di chi per definizione non conta nulla, ha contribuito ad accentuare l’invivibilità del carcere, anche in Paesi di antica civilizzazione ed in cui il rispetto dei diritti umani fondamentali è continuamente ricordato, almeno a parole.
In realtà la problematica delle carceri è uno dei grandi problemi irrisolti dell’umanità, aggravata, nel nostro Paese, da una logistica in cui si fa fatica a distinguere le celle di Regina Coeli da quelle di Castel San’Angelo dell’ultimo atto della Tosca.
Questa situazione drammatica e generatrice di patologia e sofferenza che si sommano alla pena della privazione della libertà, ce la racconta bene Alberto De Angelis, capace di descrivere e farci vivere, anche con una punta di umorismo, quanto avviene in un reparto di isolamento.
La dovrebbero leggere in tanti questa pubblicazione, specie quelli che si ritengono “buoni” e manifestano disprezzo più o meno violento nei confronti degli “altri”».

Una brev nota biografica

Alberto De Angelis (Roma 1960) a 14 anni inizia ad assumere stupefacenti ed è arrestato per la prima volta. Tra lavori saltuari e piccoli furti diventa maggiorenne. Trascorre in carcere 13 anni – e 25 anni nella tossicodipendenza – ma poi (nel 2000) smette di usare sostanze e inizia a ricostruire la propria vita.
(*) Codesta recensione/informazione si colloca nella rubrica, sia vera che immaginaria, «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita di non parlare di alcuni bei libri pur letti. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro … o da chi si ricorda più); forse, più semplicemente, in certi periodi faccio una vita da cani (bau). Quali siano comunque le ragioni (giustificate o ingiustificate) dei miei ritardi … ogni tanto rimedio-rimedierò in “BLOtteGa” a questi buchi, appunto chiedendo “venia”. (db)

 

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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