82/350: «Ombre dal futuro»

Anticipazioni sul saggio-viaggio di Marco Sommariva nelle distopie in uscita a dicembre. Con un’anticipazione del capitolo 65 (quel geniaccio di Pohl).

Il saggio «Ombre dal futuro», edito Malamente di Urbino, sarà in libreria dal 1° dicembre. Tratta di letteratura distopica prendendo in esame 82 romanzi pubblicati in circa 350 anni, dal 1676 al 2022. Fra questi i grandi classici: «I viaggi di Gulliver» di Jonathan Swift, «La macchina del tempo» di Herbert G. Wells, «Il tallone di ferro» di Jack London, «R.U.R. Rossum’s Universal Robots» di Karel Čapek, «Noi» di Evgenij I. Zamjatin, «Metropolis» di Thea von Harbou, «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley, «La notte della svastica» di Katharine Burdekin, «1984» di George Orwell, «Abissi d’acciaio» di Isaac Asimov, «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury, «Arancia meccanica» di Anthony Burgess, «Ma gli androidi sognano pecore elettriche?» di Philip K. Dick, «Il racconto dell’ancella» di Margaret Atwood e «Cecità» di José Saramago. Ma anche titoli meno conosciuti benché altrettanto interessanti, per esempio gli italiani «Le meraviglie del duemila» di Emilio Salgari, «Lo smeraldo» di Mario Soldati, «I viaggiatori della sera» di Umberto Simonetta, «Dissipatio H. G.» di Guido Morselli, «Il pianeta irritabile» di Paolo Volponi, oltre alle raccolte di racconti «Storie naturali» e «Vizio di forma» di Primo Levi.

UNA NOTA DELLA “BOTTEGA”

Sarà un tomo di quasi 600 pagine, costerà 24 euro se acquistato in libreria ma se lo prenotate per tempo – <malamente@autistici.org> – è possibile che l’editore si commuova. Perrrrrrrrò accontentatevi di uno sconto piccolo perchè le case editrici non embedded hanno poche disponibilità finanziarie… ed è giusto sostenere il loro prezioso lavoro. E poi se quelli che pensano bene sono i padroni del pianeta… viva chi pensa Malamente.

65. «Gli Antimercanti dello Spazio» di Frederik Pohl (1984)

Così come «Mercanti dello Spazio» del 1953, anche quest’opera di Frederik Pohl è molto critica verso quella società consumistica che opprime l’essere umano circondandolo di pubblicità e offerte di ogni genere.

Le prime pagine de «Gli Antimercanti dello Spazio» sono più vicine a una narrazione fantascientifica – sono ambientate sul pianeta Venere dov’è nato un avamposto umano che rifiuta la civiltà della pubblicità – ma quando l’azione si sposta sul nostro pianeta la distopia ipotizzata sulla Terra appare al lettore in tutta la sua asfissiante realtà.

Tennison Tarb, protagonista del romanzo e convinto pubblicitario, si ritrova vittima di una zona a pubblicità “campbelliana”, ossia una delle numerose aree sparse per la città segnalate da cartelli poco riconoscibili, capaci di rendere la vittima totalmente dipendente da un prodotto grazie allo stimolo e alla manipolazione dei centri nervosi – nel suo caso trattasi della bevanda Mokie-Koke.

In un mondo dove le compagnie pubblicitarie detengono il potere reale e i politicanti sono ridotti a banali marionette che le stesse agenzie costruiscono e pubblicizzano durante le campagne elettorali, la sovrappopolazione costringe le persone a vivere in topaie situate a diversi piani sotto il livello del suolo, ogni norma per la tutela dell’ambiente è stata abolita e l’aria – inquinata oltre ogni soglia – è causa di malattie e morti precoci.

Usare neve sporca per evitare la tassa sull’acqua

New York, New York. […] Grigia e fredda. Era tornato l’inverno; negli angoli c’erano mucchi di neve sporca, e ogni tanto un consumatore ne raccoglieva furtivamente un po’, per portarsela a casa ed evitare la tassa sull’acqua.1

Circondati da pubblicità e offerte di ogni genere

Slogan pubblicitari a cristalli luminosi scorrevano sui muri, i più recenti luminosi come il sole, i più vecchi sporchi e resi irriconoscibili dai graffiti. Sul marciapiede i chioschi fornivano campioni gratuiti di Fuma-Godi e Caffeissimo e tagliandi di sconto per mille prodotti. Nell’aria nebbiosa apparivano immagini olografiche di cucine miracolose e di viaggi fantastici ed esotici della durata di tre giorni; da ogni parte si sentivano canzoncine pubblicitarie…2

Manipolare i centri nervosi del consumatore

Chissà perché, il vecchietto che spinsi da parte per arrivare al marciapiede mi lanciò una strana occhiata. «Attento, capo!» mi gridò, indicando un segnale, ma naturalmente era coperto di graffiti. Non ero dell’umore adatto a badare a qualche divieto comunale. Andai oltre…

E WOWP una mazzata sonora mi piombò sul cranio, e FLOOP una vampata accecante di luce mi bruciò gli occhi, e caddi a terra mentre mille vocette piccole piccole urlavano come aghi nelle mie orecchie Mokie-Koke, Mokie-Koke, Mokie-Koke, Mokie-Koke! […] L’uomo allungò cautamente una mano oltre il segnale e mi tirò per un braccio. Non era poi così vecchio, vidi. Più che altro era consumato. «Cos’è la Mokie-Koke?» chiesi.

Lui disse prontamente: «La Mokie-Koke è una miscela dissetante e vistosa delle migliori essenze di cioccolato, estratto di caffè sintetico e analoghi della cocaina. La vuoi assaggiare?» Volevo. «Hai dei soldi?» Ne avevo, il resto di quelli che mi ero procurato alla fine dalla cassa automatica. «Me ne offri una, se ti faccio vedere dove la vendono?» mi propose.

Be’, che bisogno avevo di lui per trovarla? Ma non potevo fare a meno di sentir compassione per quel povero disgraziato, così lasciai che mi accompagnasse dietro l’angolo. C’era un distributore automatico […]. «Non conviene la lattina singola – mi avvertì impaziente. – Prendine una confezione da sei». Quando gli diedi la prima lattina, tirò la linguetta e la trangugiò tutta sul posto. Poi tirò un gran sospiro. «Mi chiamo Ernie, capo – disse. – Benvenuto nel club».

Stavo bevendo la mia Mokie-Koke con curiosità. Il sapore era discreto, ma niente di speciale, e non riuscivo a capire il perché di tutta quell’agitazione. «Quale club?» chiesi, aprendo un’altra lattina, per semplice curiosità.

«Sei stato campbellizzato».3

Quando arrivò il conto vi diedi un’occhiata di sfuggita, poi guardai meglio e chiamai il cameriere.

«Cos’è questo?» chiesi indicando la colonna delle ordinazioni.

Mokie-Koke, § 2,75

Mokie-Koke, § 2,75

Mokie-Koke, § 2,75

Mokie-Koke, § 2,75

«Sono Mokie-Koke, signore – mi spiegò. – una miscela rinfrescante e saporita delle migliori essenze…»

«Lo so cos’è una Mokie-Koke – lo interruppi. – Solo che non mi ricordo di averne ordinate».

«Spiacente signore – rispose quello tutto deferente. – In effetti le avete ordinate. Posso farvi sentire la registrazione nastro, se desiderate».

«Non importa – dissi. – Non le voglio più. Me ne vado».

Lui mi guardò esterrefatto. «Ma signore… le avete già bevute!»4

Positivo vivere in nove metri quadri tutti per sé

L’Agenzia mi aveva trattato bene. […] Era un condominio galleggiante, appena arrivato dal Golfo Persico (era un’ex petroliera), quasi nove metri quadrati di superficie, con cucina incorporata, tutti per me […]. L’appartamento aveva in dotazione una fantastica Omni-V, a duecentoquaranta canali. Consultai l’indice… pubblicità di articoli casalinghi, pubblicità di fioristi, pubblicità di vestiti (per uomini), pubblicità di vestiti (per donne), notizie, pubblicità dei ristoranti… quello era il canale che cercavo.5

Filtri anti-smog nelle narici

Nove del mattino. Splendida giornata. Pagai il taxi a pedali, mi tirai fuori dalle narici i filtri anti-smog, e feci il mio ingresso nell’atrio principale della grande torre dove aveva sede la Taunton, Gatchweiler and Schocken Agency.6

Messaggi pubblicitari impressi sulla retina

Qui era il Potere. L’intero immenso edificio era consacrato ad una missione sublime: il miglioramento dell’umanità attraverso l’ispirazione a comprare. Vi lavoravano più di diciottomila persone. Redattori di slogan e apprendisti giocolieri di parole; specialisti in media, capaci di far risuonare un comunicato dall’aria che respirate, o di imprimere un messaggio sulla vostra retina; ricercatori che ogni giorno inventavano nuove e più vendibili bevande, nuovi cibi, aggeggi, vizi, manie di ogni genere; artisti; musicisti; attori; registi; compratori di spazio e compratori di tempo… la lista continuava all’infinito.7

Libro: una strana, antica forma d’arte

La Seconda Segretaria aveva portato una scatola di plastica trasparente che conteneva (immaginate!) un libro. Sbiadito, malconcio, nascosto nel suo involucro di plastica, era pur sempre l’esemplare meglio conservato che avessi mai visto di quella strana, antica forma d’arte.8

Lettore di romanzi: un disadattato

Se non avessi potuto scrivere cose importanti, almeno potevo tirar fuori qualche romanzo. Certo, non c’è da farci molti soldi. Ma c’è sempre un mercato, perché c’è sempre qualche disadattato nel mondo che non ce la fa a seguire lo sport o le storie all’Omni-V, e non trova niente di meglio da fare che leggere.9

Consumatori illusi e indebitati

Senti, Tenny, non potresti prestarmi cinquanta dollari fino al giorno di paga? Perché la prossima volta, mi hanno detto che mi rompono le gambe.

«Non ce li ho cinquanta dollari – dissi… il che era quasi vero. – Perché non ne vendi qualcuno?»

«Venderli? Vendere qualcuno dei miei busti? – gridò. – Tenn, questa è la cosa più cretina che abbia mai sentito! Questa collezione rappresenta un investimento! Devo solo tenermeli stretti fino a quando non avranno mercato… e allora, ragazzo mio, vedrai! Sono tutti a tiratura limitata. Fra vent’anni potrò farmi una casa in Florida, ma devo tenere duro fino ad allora… Solo – aggiunse tristemente, – se non mi metto in regola con i pagamenti, se li riprendono tutti. E mi rompono le gambe».

Uscii dall’appartamento e mi rifugiai nel bagno, perché non ce la facevo più a sentirlo. Collezionismo da investimento! Tiratura limitata! Buon Dio, era una delle prime campagne di cui mi fossi occupato: tiratura limitata, significava tutte le copie che riuscivano a vendere, cinquantamila come minimo; e collezionarle voleva dire che una volta cominciato, uno non poteva farne altro che collezionarle.10

Religione e politica: prodotti dai grandi profitti

«Questo è il Dipartimento Servizi Intangibili. Abbiamo una trentina di settori di attività, ma ce ne sono due di gran lunga più importanti degli altri. Uno è la politica. L’altro è la religione. Ne sapete qualcosa?»

Alzai le spalle. «Quello che ho studiato all’università. Mi sono sempre occupato di prodotti. Vendevo merci, non idee campate in aria».

Lui mi guardò in un modo tale, che mi venne da pensare che non sarebbe stato poi così brutto tornare a consegnare pacchi; ma si era deciso a darmi un lavoro, e me l’avrebbe dato. «Se non vi interessa la scelta – disse, – il settore in cui ci serve attualmente aiuto è la religione. Forse non sapete quanto sia importante il ramo religioso». Be’, non lo sapevo, ma non dissi niente. «Voi parlate di prodotti. Merci. Bene, Tarb: pensateci. Se vendete a qualcuno una scatola di Caffeissimo, gli costa un dollaro. Quaranta centesimi vanno al dettagliante e al grossista. Etichetta e confezione costano un centesimo, e il contenuto ne costa forse tre».

«Un buon margine di profitto» dissi con aria di approvazione.

«E qui vi sbagliate! Fate le somme. Quasi metà del vostro dollaro va al maledetto prodotto. Succede lo stesso con gli elettrodomestici, con i vestiti, con tutte le cose tangibili. Ma la religione! Ah, la religione – disse a bassa voce, con un’espressione di reverenza sulla faccia. – Nella religione il prodotto non costa neanche un centesimo. Spendiamo magari qualche dollaro per comprare i terreni e costruire… fa sempre effetto avere una cattedrale, un tempio o qualcosa del genere, anche se di solito usiamo miniature e foto truccate. Magari stampiamo qualche libretto. Qualche volta un paio di libri veri e propri. Ma date un’occhiata al bilancio profitti e perdite, Tenny, e vedrete che all’ultima riga c’è un profitto del sessanta per cento! E il resto, sono in gran parte costi di promozione, e anche questi, non dimenticatelo, sono guadagni nostri».

Scossi la testa stupito. «Non me l’immaginavo» dissi.

«Certo che non l’immaginavate! Voi addetti ai prodotti siete tutti uguali. E questa è solo la religione. La politica è uguale… anzi, i profitti sono ancora maggiori, perché non dobbiamo costruire chiese… Anche se – aggiunse, con espressione d’improvviso seria, – è difficile al giorno d’oggi far sì che la gente s’interessi di politica. Una volta pensavo che potesse essere il ramo più importante di tutti, ma…» Scosse la testa. «Bene – disse, – adesso vi siete fatta un’idea. Volete provare?»11

La noia dà vita al buon consumatore

Ciò che faceva il buon consumatore era la noia. La lettura era scoraggiata, le case non erano una gioia a starci… cos’altro potevano fare delle proprie vite, se non consumare?12

Politicante: marionetta costruita dalle Agenzie

«La scelta dei candidati – spiegai, – è uno dei momenti più importanti in una campagna politica. […] Be’, quello naturalmente lo sapevano tutti. Era stato stabilito, già alla metà del ventesimo secolo, che un candidato non doveva sudare troppo, doveva essere più alto della media di almeno il cinque per cento, in maniera che non avesse bisogno di salire su una cassetta in un dibattito. Poteva anche avere i capelli grigi, ma dovevano essere folti. Non doveva essere troppo grasso (ma neanche troppo magro), e soprattutto doveva essere capace di recitare i suoi discorsetti come se ci credesse veramente».13

Inquinare: coi morti ci si fanno un sacco di soldi

«Lo sapevi Tenny – disse – che una volta le fabbriche avevano dei depuratori nelle ciminiere? Trattenevano lo zolfo e il pulviscolo. L’aria era pulita, e la durata media della vita era otto anni di più rispetto ad oggi. […] Lo sai perché hanno smesso? Morte. Volevano più morti. Ci si fanno un sacco di soldi con i morti. In parte ci sono le compagnie di assicurazione: avevano calcolato che costa meno pagare le polizze sulla vita che le annualità. Poi c’è il giro di affari delle assicurazioni sulla malattia: uno che è arrivato a cinquant’anni e ha passato tutta la sua vita nello smog sa che passerà un sacco di tempo ammalato, e così si premunisce… Se invece muore prima, è quasi tutto profitto netto. Poi naturalmente ci sono le pompe funebri. Non hai idea dei soldi che si fanno a seppellire i morti. Ma soprattutto… – si guardò intorno con un sorriso triste, – …soprattutto, quando un consumatore supera l’età lavorativa, quanti soldi gli restano per comprare? Pochi davvero. E allora chi ha bisogno di lui?»14

NOTE

1 Frederik Pohl, Gli antimercanti dello spazio, Milano, A. Mondadori, 1985, p. 40.

2 Ivi, p. 40.

3 Ivi, p. 40-41.

4 Ivi, p. 43-44.

5 Ivi, p. 42-43.

6 Ivi, p. 44.

7 Ivi, p. 44.

8 Ivi, p. 49.

9 Ivi, p. 54.

10 Ivi, p. 53-54.

11 Ivi, p. 58-59.

12 Ivi, p. 72.

13 Ivi, p. 82.

14 Ivi, p. 109-110.

 

 

Redazione
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Un commento

  • CLAUDIO MAZZOLANI

    Dare un giudizio positivo è come sparare sulla Croce Rossa.
    Un grazie a Marco per l’intuizione e un grazie a Malamente per averci creduto.
    Questo libro è e sarà sempre fondamentale e creerà altri figli e, purtroppo, anche figliastri.

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