Argentina: geopolitica della sete

La presenza dell’impresa israeliana Mekorot nella gestione dell’acqua, l’utilizzo dei pesticidi da parte dell’agrobusiness, l’attacco alla Ley de Glaciares e la privatizzazione dell’azienda statale che fornisce l’acqua potabile nell’area metropolitana di Buenos Aires nell’ambito di un processo di accumulazione del grande capitale

di David Lifodi

Foto ripresa da https://huelladelsur.ar/

In Argentina la gestione delle risorse idriche è al centro del dibattito pubblico per innumerevoli motivi, a partire dalla guerra scatenata da Javier Milei contro la Ley de Glaciares alla privatizzazione di AySA (l’azienda statale argentina che fornisce acqua potabile e servizi fognari nell’area metropolitana di Buenos Aires) fino alla crescente, e sempre più ingombrante presenza dell’impresa israeliana Mekorot, che ha stretto accordi con i governi di numerose province per lo sviluppo di sistemi idrici e, al tempo stesso, accusata di togliere l’accesso all’acqua per i palestinesi praticando il cosiddetto “apartheid idrico”.

Sul sito web dell’agenzia di notizie Tierra Viva, Santiago Burrone, agronomo e attivista nei movimenti sociali, ha pubblicato un pezzo dal titolo eloquente, Geopolítica de la sed: el agua como nuevo eje de la acumulación, dedicato ad analizzare il controsenso dell’Argentina, sul cui territorio si trovano alcune tra le maggiori riserve idriche dell’intero pianeta, ma che è costretta a fare i conti con una paradossale mancanza di acqua.

A farne le spese, sottolinea Burrone, sono le comunità popolari, poiché, sempre di più, l’accesso all’oro blu si è trasformato in una prerogativa delle fasce sociali più alte nell’ambito di un processo di accumulazione del grande capitale.

Sono tre i pilastri di questo processo evidenziati dall’agronomo: lo spazio sempre maggiore concesso all’israeliana Mekorot, chiamata a garantire l’approvvigionamento di acqua come se in Argentina le risorse idriche scarseggiassero, la voracità dell’agronegozio, una vecchia piaga da cui l’America latina non riesce a liberarsi e, infine, la propensione del governo a privatizzare servizi pubblici strategici come nel caso di AySA.

I ghiacciai argentini rappresentano la più importante riserva strategica di acqua dolce del pianeta, ma, fin da prima dell’avvento di Milei alla Casa Rosada, nel paese è cresciuta la presenza di Mekorot, divenuta la principale impresa che si occupa del rifornimento d’acqua del paese, ma che, al contrario di Israele, il cui territorio è desertico e le cui riserve idriche sono realmente scarse, non ha l’urgenza di oro blu tipica invece dello stato ebraico.

Giunta in Argentina nel 2022, all’epoca della presidenza di Alberto Fernández, e installatasi subito in dieci province a seguito di accordi quantomeno opachi, Mekorot (che significa “fonte” in ebraico) è esperta nella guerra dell’acqua non solo perché la centellina ai palestinesi, ma perché pretende di portare questo sistema di gestione dell’oro blu in una zona di pace, quale è l’Argentina: questo, spiega Santiago Burrone, significa prepararsi ad uno scenario di conflitto permanente per trasformare il paese in un laboratorio della nuova economia di esclusione neoliberista.

Quanto all’agronegozio, l’utilizzo ripetuto di pesticidi provoca l’inquinamento di quella biodiversità per la quale Mekorot è stata chiamata nel paese in qualità di impresa salvatrice della patria poiché accelera la salinizzazione del suolo, oltre a provocare casi di ipertiroidismo, aborti dovuti alle malformazioni dei feti e neonati che nascono già affetti da gravi malattie, come riportato dallo studio “Abortos espontáneos e hipotiroidismo en poblaciones rurales argentinas rodeadas de cultivos pulverizados con plaguicidas”.

Se da un lato le battaglie per cacciare Mekorot dal paese, tutelare la Ley de Glaciares e resistere di fronte allo strapotere dell’agrobusiness, divenuti ormai degli strumenti per erodere progressivamente gli spazi democratici, rappresentano ormai la quotidianità all’insegna dello slogan El futuro de la Argentina se escribe hoy en la defensa de sus ríos, acuíferos y glaciares, resta la pericolosità del governo Milei che, fin dai giorni successivi al suo insediamento, ha permesso alle multinazionali di stabilirsi in Argentina.

La Ley Bases del 2024 ha infatti introdotto il cosiddetto Régimen de Incentivo a las Grandes Inversiones che regala alle imprese in grado di investire oltre 200 milioni di dollari numerose facilitazioni dal punto di vista fiscale e legale per il prossimo trentennio: un vero e proprio invito a nozze per le multinazionali e per la stessa Mekorot in relazione alla proprietà intellettuale delle informazioni sui beni naturali.

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