A proposito del triplice omicidio a Sava (Taranto)

di Vito Totire (*)

Un evento tragico spesso induce alla rimozione. Ma rimuovere non è una forma di rispetto del lutto. Anzi, spesso non contribuisce neppure alla sua necessaria elaborazione. Da lungo tempo mi assilla un dubbio. Esattamente da quando lessi della disperazione di una ragazza la cui madre era stata uccisa a colpi di pistola dal suo convivente (era un agente di custodia nel carcere di Ferrara). Quella ragazza si chiedeva cosa fare per prevenire il ripetersi di simili crimini.

Quel che non capivo già allora era per quale motivo l’aggressore avesse in dotazione la pistola con facoltà di portala con sé a domicilio. Il discorso sulla violenza è complesso ed evoca convinzioni inveterate quanto infondate, pregiudizi e stereotipi. Chi è cresciuto alla scuola di pensiero di Franco Basaglia e Giorgio Antonucci resta consapevole della infondatezza e della pericolosità di certi miti. Già decenni fa in molti abbiamo letto e riflettuto sul libro di Thomas Scheff «Per infermità mentale» che dimostra l’inconsistenza del mito della pericolosità del “folle”. Infatti il carabiniere – in attesa di giudizio – accusato di aver ucciso a Sava, non è un “folle” e non è un paziente psichiatrico, a confermare tragicamente quanto già era acquisito.

Perché quella esplosione di violenza? Non ho nessuna pretesa di rispondere a questa domanda su Sava (**) o in generale. Chi lavora in certi comparti vive senz’altro condizioni di frustrazione e distress lavorativo, burn-out che possono “facilitare” reazioni comportamentali violente. Però mi fermo qui perché gli elementi a mia conoscenza sono praticamente nulli. Premesso che non è con il “controllo” e la sorveglianza che si possano neutralizzare completamente le reazioni violente, è anche vero che certe disponibilità materiali possono amplificare gli effetti della collera e comportare conseguenze tragiche fino alla strage. La storia, anche attuale, degli USA evidenzia il nesso fra disponibilità degli strumenti di offesa e stragismo. Allora torna la domanda che la giovane figlia (prima citata) aveva posto pubblicamente: perché chi ha in dotazione un’arma non la lascia sul luogo di lavoro, finito il turno? Per esempio nella cassaforte della caserma.

Può nascere una obiezione circa il rischio anche extra-lavorativo per un carabiniere ma è pure vero che le situazioni possono essere molto diverse da caso a caso. Tuttavia è possibile che un conflitto familiare affrontato da un carabiniere che ha lasciato l’arma in caserma (perché questa dovrebbe essere, a mio avviso, la “norma”) si concluda in maniera ben diversa che con un triplice omicidio come quello di cui oggi quella persona è accusata? Che non si tratti di un interrogativo soggettivo di un osservatore angustiato dalla violenza di cui ha avuto notizia giornalistica lo mostra una recente (agosto 2017) sentenza del Tar della Calabria che ha accolto una istanza, appunto restrittiva, della prefettura di Vibo Valentia.

Torna un interrogativo di fondo: nel nostro Paese, dobbiamo intervenire solo e sempre “il giorno dopo”? Il governo e l’Arma dei carabinieri non avrebbero dovuto già provvedere in questo senso? Peraltro il personale armato non potrebbe essere monitorato – bene inteso consensualmente e confidenzialmente – per facilitare la emersione di comportamenti e pulsioni di etero e autoaggressività? Sono gli stessi lavoratori del settore che (inascoltati) lo reclamano da decenni.

I miei dubbi non saranno utili per alleviare il dolore causato da questa tragedia ma ho preferito esternarli con la speranza che minimamente questa riflessione possa essere utile per prevenire analoghi eventi futuri.

Bologna, 1.12.2017

(*) Vito Totire è medico psichiatra

(*) cfr qui Sava, carabiniere di 53 anni uccide sorella, cognato e padre e tenta il … o qui Strage a Taranto: carabiniere uccide il padre, la sorella e il cognato …

 

Redazione
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Un commento

  • Possibile che le forze dell’ordine non abbiano dei controlli severi e periodici di idoneità al porto d’armi? Quando un semplice operaio deve fare controlli di sangue ed urine x magari guidare un carrello in fabbrica?

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