Abbiamo i fondamentali?

Riassunto delle altre puntate (una sola).

Il 7 febbraio in blog, sotto il titolo FONDAMENTALI lanciavo, con la complicità di un immaginario (o no?) Qi, cioè «quattordicenne impicciona/e», un quasi sondaggio fra le poooooooooooche centinaia di persone che in una settimana passano da lì, cioè da qui.

 

Considerazioni generali.

1 – Per me è stato un bel “gioco”: istruttivo, spiazzante, anche un po’ faticoso ma davvero gustoso.

2 – Mi aspettavo che rispondessero più persone. Tirare le somme e fare raffronti con sole trenta persone non aiuta neppure a capire se fra visitatori o visitatrici del blog ci sono alcne “tipologie”.

2 bis – Di queste trenta persone ne conoscevo (più o meno bene) una ventina.

3 – Forse per la formulazione ambigua delle domande o forse per la voglia di “dire” undici persone hanno dato risposte più o meno lunghe mentre diciannove si sono attenute (ogni volta che potevano) a secchi sì, no, boh.

4 – “Kike” ha chiesto un mese per studiare. Cartellino giallo e richiamo.

4 bis – tal Marco ha cercato di barare. Cartellino rosso, espulsione.

 

Un minimo identikit

La sporca trentina risulta, con qualche approssimazione (non tutte/i hanno specificato sesso ed età) composta da 12 donne, equamente divise fra over 50 e under 30, e 15 uomini (7 sopra i 50, un circa trentenne, 6 sotto i 30 di cui uno diciannovenne; il quindicesimo non ha detto l’età). Gli statistici “seri” direbbero che il campione è troppo piccolo per essere significativo ma comunque colpisce la quasi assenza della fascia 30-50, un’intera generazione “sparita” da codesto blog.

 

Ecco i 29 quesiti, uno per uno, con calcolo (approssimativo) dei “sì”, “no” e “non so” ma anche con un frullato delle risposte più interessanti o inquietanti.

 

1 – mettiamo che un (oppure una) quattordicenne ti chieda se conosci almeno un po’ la Costituzione; la risposta è SI o NO?

Sono arrivati 28 «sì» (uno dei quali precisa di aver dato un mucchio di esami) e 2 «poco».

Fra le risposte citabili: «SI – non a memoria. E tu?».

2 – sempre QI (quattordicenne impiccione/a) vuol sapere da te cosa differenzia una democrazia da un sistema NON democratico … sei in grado di spiegarlo in pochi minuti?

Una persona si è dimenticata di rispondere. Le altre sono divise fra 15 «sì» e 14 «forse» o «poco».

Fra le risposte cito.

«Democrazia è quando il potere è in mano al popolo, il popolo è sovrano. E’ sempre il popolo che in sintonia viaggia verso un bene comune, senza mai violare gli altri. perchè gli altri siamo anche noi. Mentre, un sistema NON democratico è un sistema non libero, dove il potere è in mano a pochi, quei pochi non seguono il bene comune, ma il loro bene. perchè Loro sono Loro e gli altri sono gli altri».

«In una democrazia ideale, secondo me, tutti i cittadini, pur non essendo uguali, hanno uguali opportunità per affinare ed applicare i propri talenti, hanno uguali opportunità di esprimersi. Ciò comporta che tutti i cittadini hanno una responsabilità individuale nel mantenere o creare le condizioni affinché ciò accada. Potrei anche dire, in altri termini, che in una democrazia tutti i cittadini hanno uguali opportunità di mobilità sociale. Una democrazia ideale attua valutazioni, seleziona, e premia i meriti, l’impegno, la determinazione, l’onestà, e ripudia la corruzione. Una democrazia ideale è in grado di riformare sé stessa».

«Etimologicamente parlando, “democrazia” significa governo del popolo, quindi ad esempio sono i cittadini dello Stato a decidere, attraverso il voto, chi governa; direi che è questa la prima differenza. In genere, quando si pensa a governi non democratici, si pensa anche a governi che non concedono i diritti fondamentali dell’ Uomo: libertà di pensiero, di opinione (averle ed esprimerla), di religione ecc».

 

3 – Il solito o la solita QI ti chiede se oggi in Italia ci sono grandi differenze fra sinistra e destra; rispondi sì, no o boh?

 

Un gran casino, come (e più del) prevedibile. Due «sì» convinti e due flebile, tre «boh», un «non molte» e un «non grandi». Le altre sono più complicate, ne cito alcune a mò di esempio.

«Rispondo: dentro uno stesso recinto ed ancora per un po’, SI ma fuori da quel recinto (che loro stessi hanno edificato) POCHE, POCHISSIME».

«No, e vorrei che ci fosse…non si capisce più niente!».

«Cos’è la sinistra e cos’è la destra? So però cos’è la mafia. Il collasso italiano continuerà fin quando non riusciremo ad andare oltre le etichette e le ideologie, i libri di testo e i manifesti. Occorre sperimentare insieme soluzioni empiriche; occorre imparare a farlo, e occorre imparare a valutare e a selezionare; questa capacità in Italia è pressoché assente, ovunque, o quasi».

«No. Il concetto di etica politica non esiste più neanche nella sinistra».

«NO. Credo che la differenza era più netta una volta, anche per un maggiore orgoglio per le proprie idee e valori. Penso comunque che la differenza degli ideali ci sia ancora, ma oggi prevale la partitica sulla politica ed essa, la partitica, lascia i valori da qualche parte per far spazio ad altro (interessi propri o dei vari papi)».

4 – e nel mondo?

Stesso casino ma con 18 persone convinte che fuori d’Italia vada meglio (o un pochino meno peggio) e 3 «boh»

Citabili.

«Sì (…) con sfumature differenti tra diverse concezioni: ispano-americana; anglo-sassone (Commonwealth, Australia, Canada, USA); scandinava».
«Il “mostro mite” tende ad azzerare ogni diversità».

«Sì. E, comunque, vale quanto detto prima. Soltanto che, altrove, e per fortuna, per fortuna della specie umana intendo, la capacità di sperimentare e valutare esiste ancora, e per esistere deve essere in grado di stimolare e incentivare i talenti, in modo efficace, efficiente, e non ideologico. In Italia ciò non accade, o accade molto, molto, molto, raramente. Ed è il problema più grave, che nessun corteo o manifestazione è in grado, da soli, di risolvere».

«SI, perché esistono luoghi dove per fortuna qualcosa si muove».

«Penso di si. Molti paesi dell’America latina hanno reagito ai regimi capitalisti con un’alternativa».

 

5 – Diritti dell’uomo (o meglio: dell’umanità): “che roba è?” ti chiede QI. Sai rispondere?

Tutte/i rispondono «sì» con un «forse» («Ne ho una vaga idea. Credo siano stati sanciti dopo la guerra») e queste due puntualizzazioni: «Dovrebbero essere la base di una “religione laica” del mondo, sono i diritti naturali e fondamentali che ogni individuo possiede dal momento della sua nascita. Libertà di pensiero, parola, azione. In poche parole, di Vita. Sono scritti nella Carta dei Diritti dell’Uomo»; «I diritti sono quelli FONDAMENTALI: vita, cibo, casa, lavoro, dignità e mettiamoci pure la libertà». Ma fra quelli che rispondono «sì» una persona rimanda tutto alla rivoluzione francese senza altre precisazioni.

 

6- cos’ è un sindacato – ti chiede QI?

Tutte/i rispondono o si dicono in grado di farlo.

Citabili:

«Dovrebbe essere un organo che è mediatore tra i potenti/gli imprenditori e i lavoratori…che come dice sempre mio babbo: una volta sì che si chiamavano sindacati, adesso gli imprenditori fanno i sindacalisti e l’Emma Marcegaglia è presidente di Confindustria! (mah…)».

«Idealmente il sindacato sarebbe un mediatore politico in grado di valorizzare il potenziale dell’impresa: ciò significa valorizzare i talenti, la creatività e la responsabilità individuale e collettiva di tutti i partecipanti nell’impresa. Il sindacato non dovrebbe essere una milizia rivoluzionaria. Né uno strumento/dispositivo di controllo dei/sui lavoratori dipendenti».

7- QI ha sentito parlare di “ong” e ti chiede sei in grado di spiegargli-spiegarle cosa significa? (di farlo con un linguaggio chiaro che QI intenda); allora SI o NO?

Ben 27 «sì» e 3 quasi «sì» («un po’», «credo» e «forse»).

Ne cito solo uno che riprende un discorso che già si articolava nelle due risposte precedenti. «Le organizzazioni non governative sono mediatori politici. Potrei ripetere un ragionamento simile a quello fatto nel caso del sindacato, dove la comunità sostituisce l’impresa. Ovviamente la semplificazione è estrema».

 

8 idem per “società civile”: SI o NO?

Ide, cioè 27 «sì» e tre più indecise o vaghe. Ma bisogna di nuovo tener conto di questa variante: «Non vedo differenze tra la società civile e la comunità. Se vuoi vincere devi con-vincere, non insultare. L’insulto è sterile: devi con-vincere. Se si passa all’autodifesa, però, e l’aggressione è violenta, ne riparliamo. Ma anche la violenza è sterile. La violenza NON funziona. NON funziona».

 

8 bis (cioè se hai risposto SI) – tu sei attiva/o da qualche parte? se NON LO SEI prova a dire perchè … in 10 parole

Rispondono in 25 (mah): tutti «sì» (con due sottolineature di «molto» e varie precisazioni) e due «no».

Con queste puntualizzazioni.

«Da intellettuale (da quando Tremonti e il suo padrone considerano il termine una parolaccia, lo uso senza remore), molti dubbi in proposito li ho. Ma tutto sommato quella di lavorare nelle scuole serali (dunque con adulti e immigrati) e’ stata una scelta: d’altra parte, ora il periodo si e’ concluso. Ma conservo l’illusione di inserire qualcosa di politico in quel che scrivo. Dixi et salvavi anima mea».

«Sono stanco. E se ti racconto la mia vita, capiresti, forse, o probabilmente non capiresti. Comunque, sono stanco, e basta».

9. “volontariato” scandisce QI e ti guarda negli occhi. Poi chiede: “Una buona cosa, una truffa o tutt’e due, cioè dipende?”. Hai le idee chiare al riguardo?

Molti «sì, ho le idee chiare» che si sovrappongomno forse a qualche «sì, è una buona cosa». Ci sono due: «una truffa» più sei risposte complesse che incollo qui sotto.

«Quasi sempre una buona cosa».

«Ho avuto esperienze buone, sicuramente esisteranno truffe. Il pensiero del mio papà che torna a casa ogni domenica mattina dopo aver fatto il volontariato in ambulanza il sabato notte, mi fa credere che qualcosa di buono DEVE esserci».

«Il volontariato non è MAI una truffa – ci potrebbero essere però dei truffatori che si mascherano da ‘volontari’».

«Non ho le idee chiare, dipende da che punto di vista lo si guardi… truffa no, salvo lo Stato che se ne lava le mani perchè poi fanno tutto i volontari».

«Tutte e due. Alcune persone fanno volontariato per tentare di lavare la propria coscienza. Altre lo fanno per carità. Altre lo fanno per pietà. Altre lo fanno per radicalizzare/sensibilizzare le masse rivoluzionarie in attesa di guidare la rivoluzione prossima ventura/imminente, poi si stancano, poi indicono una manifestazione perché il potere comunque attrae e l’avanguardia attrae sempre, aiuta a sentirsi superiori. Alcune persone fanno volontariato per stimolare l’emancipazione altrui, perché una comunità di persone emancipate è una comunità più umana, e più pronta ad affrontare il futuro».

«Dipende dallo spirito con cui uno lo fa. E’ tempo donato e tempo di arricchimento personale».

 

9bis – (se hai risposto sì). Fai oppure hai fatto volontariato?

Solo 10 risposte (8 «sì» e 2 «no») più questa: «Sì, a lungo. Non più, da tempo».

 

10 – stessa domanda per “commercio equo”; sai spiegare cos’è o no?

Quasi un pieno di «sì» (due soli «forse»). Con questa giusta precisazione: «Manca una parola: solidale. E’ una rete commerciale nella quale si vendono i prodotti alimentari e non; essi vengono prodotti direttamente dagli agricoltori o dalle botteghe artigianali dei Paesi in difficoltà, saltando tutta la filiera che molto spesso c’è tra produttore e consumatore e che, soprattutto, sfrutta chi produce. In questo modo, il guadagno è maggiore».

10 bis(se hai risposto SI) compri spesso nelle botteghe? se NON LO FAI provi a dire perchè … in 10 parole.

In 22 rispondono «sì», altre/i 8 «un po’», «ogni tanto», «quabndo ho i soldi» e varianti.

11- idem per “banca etica”; sai spiegare cos’è?

Due non rispondono, una dice «no» (anzi: «No, ma suona bella»), gli altri e le altre così: tre «a fatica» e il resto «sì».

Interessanti queste.

«Sì. Ne sono socio dal 2001, quota minima di azioni — data la situazione occupazionale. Anche Banca Etica può essere elitaria, lo sai bene, no? Ma è uno strumento potenzialmente estremamente efficace, e qualcosa di cui andare orgogliosi. Sono lontani dalla perfezione ma si può sempre migliorare, sbagliando s’impara». «Non sono sicuro, ma credo che sia una banca che garantisce che i soldi dei correntisti non verranno usati per finanziare guerre».

 

11bis – (se hai risposto che sai cosa è) tu hai il conto su Banca Etica? o in una Mag? se NON hai il conto “alternativo” prova a spiegare a QI il perchè … nelle solite 10 parole.

Rispondono in 24. Cinque «no», due «non ho conto», gli altri rispondono «sì» (e in quattro precisano «su Mag»)

Fra le risposte.

«NO. Perchè sono un pirla».
«Sì. Il mio conto principale è presso Banca Etica. Nei periodi più rosei contiene 2000 euro. Attualmente, 900 euro più o meno. È il mio conto principale. Sono un figlio di papa’, no ?».

12- per informarsi servono anche i quotidiani?

In quattro dicono «no» o «non più», gli altri ventisei sono per il «sì» ma con sfumature molto varie («un po’», «sempore meno», «serve tutto». «sì anche» e segnalo queste due chicche: «Tranne il Manifesto. Scrivono così male» e «Certo. Più la capacità di critica».

13 – sempre QI ti chiede del “turismo responsabile”; sai spiegare cos’è?

Dicono di «sì» in 25, con 5 dubbiosi («a fatica», «forse» e simili).

Citabile questa risposta: «Il concetto è simile a quello del commercio equo-solidale: si viaggia cercando di alimentare la micro-economia, quella delle piccole comunità e andando lontano dalle grandi città, tra lussuosi alberghi e fantomatiche botique».


13 bis e 13 ter –
(se hai risposto sì) – hai viaggiato con il turismo responsabile? e se no perchè?

Rispondono in ventuno: con quattordici «sì» e sette «no» variamente motivati. Da notare queste.

«Non ho mai partecipato (per scelta) ad alcun tipo di viaggio organizzato. Questo non credo cambiera’ mai».

«Mi sono informato, ma non ho ancora viaggiato, per via del tempo e ….money».

 

14 – QI ti chiede cos’è il femminismo? sei in grado di rispondere o farfugli?

Grande è il disordine sotto il cielo e sopra il blog. Dodici rispondono nettamente «sì», due ragazze «farfugliano» e una decina… fanno finta che la domanda non sia stata posta. Queste altre risposte sono più problematiche.

«Io mi illuderei di essere in grado di rispondere. Ma non sarebbe mai una risposta breve». (un uomo)

«Il femminismo è una bella parola…ma noi donne pensiamo di raggiungere la parità ritrovandoci nei “circoli del libro”, “circolo dello stiro”. Non appoggio il sentimentalismo femminista, oggi le donne tornano in ufficio e i babbi vanno in congedo parentale: passi avanti….ma c’è ancora tanta strada».

«Il femminismo era un movimento popolare di emancipazione di quegli esseri umani discriminati nel presente e nel passato per motivi biopolitici. Si è ridotto ad un circolo. Tutti i maschi sono uguali, tranne il proprio partner del momento, e comunque la colpa è sempre del padre». (un uomo)

«Farfuglio pesantemente con un rutto e una ravanata al pacco. no dai, Galeano qualcosina insegna, incredibile». (un ragazzo … che sta leggendo «Specchi» di Eduardo Galeano)

«Probabilmente alle orecchie di una femminista la mia risposta assomiglierà più ad un farfuglio, comunque si tratta di un movimento che ha lottato e che lotta per ottenere la parità di diritti e doveri tra uomini e donne». (ragazzo giovane)

 

15 – Religioni, laicità, diritti di chi è aar (ateo, agnostico, razionalista): sapresti ragionarne con QI senza rischiare il collasso?

Equamente divisi fra «sì» e «forse» con queste da meglio meditare.

«Abbastanza, anche se non so più nemmeno io cosa sono: una credente senza chiesa?».

«Si’, ma il collasso, in questi casi, e’ un rischio che bisogna accettare».

«SI. Ripeto, la base per una convivenza civile e pacifica devono essere i diritti fondamentali dell’Uomo».

«Si, mi divertirebbe».

«Sono agnostico. Rispetto la religiosità. Detesto l’ortodossia clericale. Non è questo il luogo per parlarne, e questo questionario è molto lungo, invasivo e impegnativo, sempre che tu voglia che io risponda in modo onesto. Se si tratta di iper-semplificare tutto, mi fermerei anche qui».

16 – vai in piazza – si intende per manifestare – spesso?

Due terzi sono per «ogni tanto», «non più tanto purtroppo», «non sempre ma in occasione mirate» (e varianti), l’altro terzo per «sì».

 

16 bis – (se hai risposto “spesso” oppure “a volte”) spiega a QI cosa “vai” e a cosa “no”

Rispondono in ventisette: in diciannove lo spiegano o dicono che saprebbero spiegarlo, gli altri otto si muovono dalle parti del «boh».

Interessanti queste cinque risposte.

«Sì, c’è sempre un motivo valido»

«Vado in quelle manifestazioni dove nessuno cerca di mettere il proprio cappello, amo le iniziative di movimento».

«Ultimamente solo contro Mister B. l’aria in quelle occasioni è magica….e soprattutto ti chiedi sempre: ma stà gente, quando è ora di votare, dove cazzzo era?».

«Vado in quelle manifestazioni in cui credo».

«Quando sono al posto giusto al momento giusto. Non e’ sempre (anzi, quasi mai) una scelta».

 

17- “Andiamo sul difficile” sghignazza QI: “sai se sono stati ipotizzati o realizzati sistemi socialmente giusti?”.

Circa ventitre (alcune risposte sono di dubbia interpretazione) propendono per «ipotizzati sì, realizzati no (o «per poco») mentre cinque si indirizzano su «solo esperimenti», «tentativi», «frammenti» con un iper-ottimista (anche realizzati) e un iper-pessimista (siamo sotto zero).

Ma è difficile fare una “tabella” perchè su questa domanda anche i più laconici sono stati articolati (o fluviali). Per esempio.

«Credo di si, ma l’applicazione non credo sia stata mai particolarmente soddisfacente».
«Ipotizzati sì, realizzati solo per qualche mese»

«Sì (sognati, utopizzati etc. e quasi sempre auto – o etero – affondati»

«Whatt?».

«Statali non credo, realizzati. Ipotizzati quello di Dio è il regno migliore (in effetti ora che ci penso è anche già qui ma non si vede».

«Ci sono tentativi nel mondo, anche se con errori, ma spesso tenacemente combattuti dal potere».

«Io intendo: piu’ giusti dello stato di cose presenti. Ipotizzati, si’. Realizzati, qualche abbozzo locale (non a livello statale) oppure parziale (sistemi in alcuni aspetti piu’ giusti, in altri meno)».
«
Cristo è stato il primo ad ipotizzarne uno: una società in cui ciascuno ama il prossimo come se stesso. Ma sappiamo la fine che ha fatto. Il comunismo, soprattutto la teoria del Comunismo, prevedeva di creare una società in cui tutti sono eguali e con gli stessi diritti. Per questo la proprietà privata era vista non bene».

«Non ne sono esistiti e non ne esisteranno. Ma è sempre possibile sperimentare, essere più efficaci ed efficienti, e sperimentare».

 

18 – Sapresti descrivere le caratteristiche essenziali del capitalismo?” incalza QI.

Tutti «sì» anche se tre fanno capire che è un «sì» stiracchiato. Comunque con alcuni distinguo interessanti.

«Io mi illuderei di essere in grado di rispondere. Ma non sarebbe mai una risposta breve».

«Il capitalismo è uno dei sistemi in pratica più efficaci per sostenere l’autodeterminazione e l’emancipazione. È il mio punto di vista. I sistemi socialmente più giusti realmente esistenti sono tutti capitalisti. La Scandinavia è capitalista. Ovviamente iper-semplifico: non esiste il modello capitalista unico. Ancora nostalgia della Germania Est o dell’Unione Sovietica, della Bulgaria o della Cecoslovacchia ? Basta. E non ho nominato la Cambogia».
«E’ l’ingiusta ripartizione della ricchezza».

 

19 – “E dei fascismi?”.

Tutti sì. In uno si precisa: «Parlerei di Genova 2001». In un altro: «è l’ingiusta ripartizione dei diritti».

Assai insolita questa definizione: «Il fascismo è un sistema totalitario che si regge sui dogmi, nega il dibattito, reprime l’espressione e la creatività. L’ortodossia cattolica ne è un buon esempio, molto copiato nei secoli».

 

20 “Sapresti darmi – chiede QI, con aria perfida – una sintetica e chiara de-fi-ni-zio-ne di u-to-pia?” scandisce QI

Di nuovo tutti sì, pur con qualche esitazione e con precisazioni tipo quelle che incollo qui sotto.

«No, e me ne vanterei. Ma un pomeriggio a parlargliene potrei passarlo».

«Qualcosa a cui si vuole tendere, mentre già la si costruisce».

«L’utopia è una direzione. Se non limita la sperimentazione e la creatività, è utile. Molto spesso è un ostacolo e può incoraggiare derive fasciste. Ogni ortodossia, o molte ortodossie, ha/hanno la propria utopia/”utopia”».

«Le utopie sono come le stelle per i naviganti la notte».

«Sogno irrealizzabile».
Già che ci sono preciso (all’amica distratta) che la frase sull’utopia «che serve per mettersi in cammino» è di Galeano e non di Saramago.

 

21 – “Sei in grado di spiegare a QI cos’è la scienza? E la sua cuginetta tecnologia?

Qui il questionario raggiungeva una delle sue punte di perfidia e infatti una decina si sono defilati (la scienza fa paura come il femminismo?) e i «sì» si dividono fra convinti e dichiaratamente stiracchiati.

Ma ci sono anche risposte così.

«Sì. La scienza è don Giovanni, la tecnologia Leporello».

«La scienza può essere ricerca, speculazione, riflessione, astrazione, desiderio di conoscenza».

«La tecnologia spesso non è soltanto l’applicazione della scienza, è qualcosa più al servizio di chi comanda».

«La ricerca di leggi che determinano un fenomeno. La tecnologia è l’evoluzione degli strumenti e mezzi per fare ricerca».

«Gli direi che e’ una domanda troppo metafisica e astratta per i miei gusti, un po’ come “la condizione umana”. Se riformula la domanda su aspetti concreti della scienza e della tecnologia, sarebbe altra cosa, a cui mi illuderei di essere in grado di rispondere. Ma non sarebbe mai una risposta breve».

«La scienza è quella cosa empirica che supporta quell’essere così poco empirico che è l’uomo. L’uomo senza la tecnologia sarebbe una persona meno evoluta, ma sicuramente migliore».

«Pensate che sia realistico un questionario di questo tipo? La ricerca scientifica e la ricerca tecnologica adottano un metodo molto simile. O, meglio, seguono metodologie simili, ovviamente influenzate dalle caratteristiche, dai valori e dalle esperienze personali dei ricercatori. L’interesse principale è, o dovrebbe essere, che una spiegazione/uno strumento, funzionino. Spesso è difficile valutare l’efficacia, della spiegazione o dello strumento, ma anche in questo, si impara sbagliando. Questo approccio è l’unico, penso, in grado di salvarci dall’autodistruzione e dalla conseguente estinzione».

«Mmmmh….la disciplina che si occupa dello studio del mondo e della materia che lo compone e delle relazioni fra i suoi corpi? (il diciannovenne).

 

22- “Sapresti spiegarmi – domanda instancabile QI – in poche parole chiare se oggi in Italia i diritti di chi lavora sono tutelati?”.

Circa venti persone si schierano fra il «no», il «poco» e il «sempre meno»; le altre dieci sono per il «sì», «l’abbastanza», «in parte».

Risposte più chiacchierine.

«Ci sono leggi scritte che li tutelano. Sulla bontà di tali leggi si può discutere. A lungo».

«Dipende. Molto spesso non sono tutelati».

«No perchè ogni politica e riforma non sono mirate al beneficio del lavoratore e della sua difficile condizione economica in tempo di crisi, ma alla speculazione e al guadagno di pochi».

«Poco. I sindacati sembrano distanti dal mondo dei lavoratori. Sono più tutelati i diritti dei capitalisti, perchè oggi si ragiona con il PIL, mentre bisognerebbe ragionare con il FIL (Felicità interna lorda)».

 

23 – E i diritti delle e dei migranti?

Quasi tutti «no» con cinque-sei risposte appena meno cupe.

Da notare queste.

«Assolutamente no. Da quando “lavoro” in un agenzia interinale vedo ragazzi giovani e meno giovani che provengono da tantissimi Paesi del mondo, con lauree e diplomi che noi italiani ci sognamo di avere, e sono costretti a fare le colf, le badanti, gli operai, gli agricoltori…questo è solo un esempio, ma potrei fartene altri caro QI».

«No, perchè viviamo tutt’ora in un paese razzista che non garantisce pari opportunità in praticamente nessun campo».
«Quasi sempre NON sono tutelati».
«A questo punto so che QI e’ figlio e probabilmente nipote di italiani /e nati/e in Italia».

«Ancora meno. La xenofobia c’è, ma non si ammette».

 

24 – Con faccia da faina QI ti guarda e fa: “Mi pare che sei socialmente impegnato… a parole; credi che la tua vita quotidiana sia coerente con le tue idee?”.

Tre «sì» abbastanza netti e un solo «no» (il diciannovenne): «no, la coerenza non esiste». Tutte le altre risposte si muovono nelle acque del «ci provo», «spesso», «mi sforzo». In quattro non rispondono.

I citabili sono tre.

«Mi sforzo di essere una buona cittadina piuttosto che una persona buona».

«Essendo le parole la mia professione, accetto con piacere il suo complimento. Ogni opinione o giudizio, invece, spetta a lui. Confido che lo sguardo da faina riveli anche la consapevolezza che chi si loda s’imbroda, la diffidenza verso chi se la canta e se la sona».

«Mi impegno perché la coerenza sia la massima possibile. È molto difficile».

25 – Già che ci siamo… il PREGIO di questo blog che ci ospita qual è?

Molte le rispostacce, i rifiuti, le prese in giro. Alcune/i hanno giocato a dare la stessa risposta sia a questa domanda che alla successiva.

Queste le più ec-citabili.

«L’instancabilità, la volontà di coltivare speranza, lo sguardo critico spesso molto acuto e quindi prezioso».

«Che ci scrivo sopra e mi diverto».

«La curiosità e la versatilità».
«è libero, e divertente e informativo».
«Anche quando (non molto spesso) sono in disaccordo, e’ sempre interessante. E spesso si parla di fantascienza».

«Di essere a 360 gradi».

«Dar voce a…chi vuole e ha qualcosa da dire».

«È uno spazio che ospita molte voci».

 

26 – e il peggior difetto?

Stessa situazione che per la domanda precedente.

Queste le (ec)-citabili.

«L’instancabilità, la volontà di coltivare speranza, lo sguardo critico spesso molto acuto e quindi prezioso; tutte cose che, a volte, uno non fa in tempo a starci dietro».
«N
on c’è una super grafica»

«Sottoporre test ai suoi lettori».
«Di essere a 360 gradi».
«Non si parla quotidianamente di fantascienza (e di letteratura)».
«T
roppo vasto per i miei tempi di attenzione».

«Che mi porta via più tempo del previsto perchè db se ne inventa una ogni momento».

«non lo conosco così bene da poter dire un difetto».

«Il solo dibattito o la sola informazione non sono più sufficienti. Occorrerebbe sperimentare. Alle persone però piace narrare e parlare, allora io mi sono stancato, ed essendo uno stupido cinico, mi sposto altrove, qui non sono molto utile, e comunque mi sono proprio stancato, sono molto stanco».

«La censura dei miei articoli sui puffi ballerini e sui cavoletti di bruxelles allucinogeni».

27 – L’implacabile QI: “che domanda IMPORTANTE non ti ho fatto?”.

La maggior parte delle persone non risponde (che peccato).

Quelle comunicabili sono:

«Che differenza c’è fra MORALE e ETICA? fra IDEOLOGIA e PENSIERO? fra IDENTITA’ e APPARTENENZA? (è la stessa risposta…)».

«Perché bisogna interessarsi della memoria».

«Non mi hai chiesto se mi piacciono i test».

«Dov’era mia moglie ieri sera?».

«Berlusconi cade?????».

«Credi davvero che un altro mondo sia possibile?».

«Ti va di parlare di fantascienza (e di letteratura)?».

«Piacere, come ti chiami?»

«Questa è la domanda più importante, quindi mi hai fatto tutte le domande più importanti. È importantissimo fare sempre qualche domanda in più».

28 – Prima di salutarti QI sghignazza e sibila: “ieri hai fatto davvero la raccolta differenziata del rusco?”, insomma – come dite voi? – della spazzatura, della monnezza, della ruvagna…?

Tutti rispondono scarni «sì» o «la faccio quasi sempre» coin quesgte interessanti eccezioni.

«Dove abito io, anche se la facessi, non servirebbe perché gli spazzini metterebbero tutto nello stesso contenitore».
«Se c’è organizzata, la faccio; quando abitavo in campagna riciclavo e riconvertivo il possibile».

«Da queste parti i pochi contenitori della raccolta differenziata sono stati progressivamente smantellati. Se vive nel mio stesso quartiere, lo sa gia’. Non comprero’ la macchina ne’ prendero’ la patente per passare due ore nel traffico per raggiungere quelli esistenti».

«Hai mai abitato a Palermo? Prova ad abitarci per 4 o 5 anni, spostandoti poco. Faccio la raccolta differenziata per rispettare me stesso, non perché credo che sia davvero fatta la raccolta differenziata, qui da queste parti».
«Tutti i giorni, per coerenza».

«Della ciùsté (in romagnolo)! certo che l’ho fatto!!».

 

29 – Torna indietro QI (era già uscito) e sorride: “Non ti chiedo se condividi la tua vita con un ente superiore, una filosofia, un Dio ma… invece ti domando di spiegarmi se il tuo credo religioso in una democrazia deve avere un valore privato o pubblico”. E aggiunge: “Ho finito davvero, mettiti a sedere e con calma pensaci”.

Tredici persone si defilano. Una sentenzia: «Ci penserò», un’altra scrive «non risposta». Altre 4 si muovono sul «pubblico» ma senza integralismi e altre 3 sul «privato»-

Queste 8 risposte sono meno inquadrabili.

«Io credo nel flusso continuo e ciclico del bene e del male, oggi è capitata una cosa brutta, domani ne capiterà una bella…è una questione di equilibrio!…nella vita pubblica o privata che sia la si potrebbe chiamare etica»

«Io non credo nella democrazia… non credo in un dio… non credo nella differenza fra privato e pubblico, ma solo fra intimo e comune… Piccola mia, dalle tue domande ho capito che il tuo problema è la verginità… ma tu dalle mie risposte invece hai capito che il mio problema è la dignità? Parliamone».

«Privato e pubblico, purchè non leda i diritti dell’uomo universalmente riconosciuti (compreso quello alla vita, quindi no omicidi e creaturicidi, e alla libertà di dissentire totalmente e lasciare che gli altri dissentano totalmente senza che tu debba cambiare la tua o la loro vita)».

«Tutto è politica. Tutto è pubblico. Tutto è privato. Cerco sempre di fare del mio meglio. È difficile. Mi stanco. E ci riprovo».

«Caro QI, non abbiamo gia’ parlato di femminismo? e’ quella la controparte “privata” della democrazia. Mi confermi il sospetto che sia la parte piu’ dura da far entrare nella capoccia di un italiano, me compreso s’intende».

«Non esiste una risposta valida in ogni epoca e in ogni luogo. Anche perchè dipende dal tipo di religione. I valdesi non sono i cattolici come Martini non è Ratzinger e il sufi non somiglia in nulla all’Islam dell’Arabia Saudita, ecc… E soprattutto tu non sei me, pure se credessimo nello stesso dio o Dio» (interessante: questa è l’unica risposta lunga di una persona che alle altre domande opponeva il più possibile monosillabi o … taceva).

«Il politico e il personale sono interconnessi e interagiscono sempre!».
«Credo…entrambi: il proprio credo deve sicuramente far parte della propria sfera personale, ma come può questa sfera non influenzare la sfera pubblica? La deve condizionare per forza, le proprie scelte e i propri comportamenti devono corrispondere a ciò che si crede, se no saremmo solo degli incoerenti. Questo concetto riguarda solo la sfera personale, sia privata che pubblica. La sfera in cui rientra tutta la società non può essere condizionata da un credo, perchè non tutti hanno lo stesso Dio e altri non ce l’hanno affatto. Bisogna fondare la società civile su una religione laica con alla base i diritti fondamentali dell’Uomo».

 

Fine?

Per me faticoso ma divertente e istruttivo. Per voi?

Redazione
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  • Marco Pacifici

    Vedi che ho fatto bene a non partecipare DB:io in piazza ci vado ancora e sempre ed il 14 dicembre,che stavo coi miei compagni vecchietti(ma affidabili,nun pijano a cascate i compagni…),godevo a veder i blindati bruciare:tale e quale il 12 marzo 1977,il giorno dopo che le guardie avevano assassinato Francesco Lo Russo,e ci siamo presi e tenuti Roma fino alle 22.0 della sera. Mejo che non continuo, Ti Amo Db,ma mejo che il tal quale Marco(Pacifici detto dalle Compagne il monello)ha fatto la bella… Ma sto Blog è il mejo dei mejo e guai a chi lo tocca.

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