Addio Lumignano bella?

Arrampicatori, flora, fauna e società dello spettacolo

di Gianni Sartori

Alcune delle stalattiti del Broion di Lumignano abbattute

 

   In passato Lumignano (Colli Berici, Basso Vicentino) e i dintorni erano luogo di nidificazione e riproduzione per falco pellegrino, rondine rossiccia, passero solitario, corvo imperiale. Poi arrivarono i FC (“Free” – si fa per dire – Climbing).

Un racconto scritto da Italo Calvino «Ultimo viene il corvo», pubblicato nel 1949, mi era fatalmente tornato alla mente nel febbraio di quest’anno. Nel racconto un ragazzo con seri problemi socio-esistenziali spara a tutto ciò che vola, si muove (un falchetto, un ghiro, pernici…) tranne che al corvo.

Cosa c’entra? Mi spiego. A Lumignano (e dintorni: covoli di Castegnero, rupe di Barbarano, san Donato) in maniera subdola, non cruenta (almeno apparentemente) è accaduto qualcosa. Forse non proprio “di peggio” ma quasi. Dopo il falco pellegrino, la rondine rossiccia, il passero solitario… quest’anno è toccato al corvo imperiale (corvus corax) di sloggiare dalle maestose pareti. Pareti spettacolari ma ormai degradate al rango di “palestra”, parco giochi per soidisant alpinisti.

Il ragazzo del racconto (sbandato, inconsapevolmente crudele, forse vagamente psicopatico) uccide per gioco. In modo brutale, quasi senza rendersene conto (siamo all’epoca della II guerra mondiale e certe tematiche non erano ancora oggetto di dibattito).

A Lumignano invece la quotidiana frequentazione di massa delle “scogliere” da parte dei FC in ogni periodo dell’anno ha provocato (gradualmente ma sistematicamente) la scomparsa di specie qui nidificanti da tempo immemorabile.

 

Qualcuno ha visto un barbagianni ultimamente?

Oltre ai citati, anche fra i volatili notturni si registrano defezioni. Da quant’è che non si vedono barbagianni – in passato relativamente frequenti- fra i covoli e le pareti? (*)

Gli abitanti naturali del luogo hanno dovuto ripiegare e trasformarsi in profughi ambientali. Abbandonando per sempre questi bucolici siti per l’eccessiva frequentazione di scanzonati personaggi muniti di trapano. Competitivi e poco rispettosi dell’habitat, sulle pareti cercano presumibilmente una valvola di sfogo per la loro quotidianità alienata. Anche in periodo di nidificazione. Anzi: soprattutto in periodo di nidificazione, quando il clima è favorevole per entrambe le categorie – quella legittima dei volatili e quella abusiva di FC – convergono sui Colli Berici decine (centinaia ormai) di padovani dato che a Rocca Pendice (Colli Euganei, ancora Parco regionale, Sergio Berlato permettendo) per qualche mese l’arrampicata è giustamente proibita a norma di legge. Infatti sugli Euganei il falco pellegrino è tornato a nidificare e riprodursi.

Sempre più numerosi FC arrivano dall’Emilia. In passato ho cercato di spiegar loro che, a mio avviso, uno che si fa due-trecento chilometri in auto per stare qualche ora “in mezzo alla natura” su una paretina di dieci metri o poco più (eravamo alla rupe di Barbarano) dovrebbe chiedersi se per caso non stia conducendo “una vita sostanzialmente di merda” ma senza successo. Potenza della società dello Spettacolo e della Merce che riesce a spremere profitto (pensate ai costi dell’attrezzatura, dell’abbigliamento “tecnico”) anche dal tempo cosiddetto libero.

 

IL CORVO IMPERIALE A LUMIGNANO? TRANQUILLI, ORA NON PIU’

L’ultimo a lasciarci le penne (solo metaforicamente?) almeno per ora sembra sia stato proprio il maestoso e intelligente corvus corax. Nel febbraio 2017, a seguito di osservazioni quasi quotidiane, ho potuto assistere ai movimenti – non dico disperati, ma sicuramente sempre più frenetici – di una coppia di corvi imperiali (circa 3 mila in Italia). Per ragioni che posso solo cercare di indovinare (forse legate a fattori climatici o alle rumorose opere di disboscamento sottostanti) quest’anno non sembravano intenzionati a nidificare nella solita zona sopra all’Eremo dove, almeno lì, l’arrampicata è proibita (dai proprietari). Più volte avevo visto i due corvi volteggiare e posarsi sul Broion, in particolare in una nicchia che sembrava ottima come rifugio e per la cova. Peccato si trovi su una delle pareti dove – non si sa in base a quali parametri – è consentito arrampicare in ogni periodo dell’anno. (**)

La grande parete del Broion, metodicamente colonizzata da questi FC negli ultimi 20 anni, è forse quella che ha subìto maggiori devastazioni. Tralasciamo per ora la questione saxifraga berica (avremo modo di riparlarne) e il brutale allontanamento del falco pellegrino (c’è chi ha assistito alla realizzazione di una via a colpi di trapano, con calata dall’alto ovviamente, mentre un falco nidificante lanciava inutilmente grida disperate).

Vorrei ricordare soltanto quella dozzina di stalattiti di notevoli dimensioni (alcune da un metro, altre quasi due) che ornavano la volta di alcuni covoli. Stalattiti abbattute in due fasi successivi – fine anni novanta e inizio del millennio – per realizzare le “vie” che ora passano tra i macabri moncherini delle concrezioni.

Non so se la coppia di corvi imperiali sia poi riuscita a trovare un’alternativa, un altro sito per nidificare e riprodursi o se la covata del 2017 sia andata irreparabilmente perduta. In questo l’azione dei citati FC è talvolta similare a quella dei bracconieri. Se non proprio intenzionale, comunque l’effetto collaterale era prevedibile. Fermare, almeno per qualche mese, l’arrampicata sul Broion – mi dicono – è alquanto improbabile. Troppi interessi e troppo potente la corporazione FC, coccolata da amministrazioni poco sensibili alle questioni ambientali (leghisti e affini). Per non parlare delle associazioni di categoria che da questa attività ricavano lustro e forse altro. Sono arrivati a organizzare vere e proprie gare (a coppie) in parete! E’ di questi giorni la seconda edizione.

 

Conclusioni?

«Ultimo viene il corvo» scriveva Calvino… Speriamo – mi dicevo a febbraio – che non sia “l’ultimo corvo che viene”. Invece pare stia andando proprio così. (***) E quindi: ADDIO LUMIGNANO BELLA… Senza punto interrogativo, temo.

Il tempo passa, inesorabile. Mi accorgo che risale ormai a oltre 50 anni fa il mio primo fatale incontro con Lumignano e a 20 i primi, preveggenti, interventi in merito alla sua indispensabile tutela. Nascevano dal giustificato timore per l’avviata trasformazione di un ambiente naturale raro e prezioso in sfogatoio per figli – legittimi o meno – della società della merce e dello spettacolo. Purtroppo da allora la situazione è andata degradandosi. Vedi San Donato, la Rupe di Barbarano, la zona dei covoli sopra Nanto…

Un degrado – così temo – irreversibile. Con la nascita di associazioni che nel nome vorrebbero richiamarsi a una malintesa “libertà” ma sono in realtà espressione di puro neoliberismo consumista, siamo oltre il punto di non ritorno.

Un Paese (ma anche un “paese”) civile e rispettoso delle proprie “radici” avrebbe tutelato in modo molto attento questo patrimonio: le particolari formazioni rocciose fra Costozza e Villaga, unico anche per le varietà endemiche di flora (la Saxifraga berica ) e di fauna (il Niphargus trevisiol). Da molti anni invece questi luoghi sono diventati una sorta di parco giochi per giovani edonisti che hanno colonizzato con chiodi a pressione e ferraglia tutte le pareti della zona, in nome dell’arrampicata “libera” (eufemismo per dire “datemi un trapano e vado dove mi pare”). Sulle conseguenze negative per l’ecosistema – pareti, covoli e ambiente circostante – provocate da questa attività eravamo (intendo come associazione ecologista UNA) già intervenuti in passato, denunciando il caso limite del Broion, con alcune stalattiti di circa due metri abbattute per far posto a nuove vie di arrampicata (pubblicizzate con risalto sulle riviste locali di alpinismo). Gli autori del misfatto erano ovviamente noti agli adepti ma l’omertà di gruppo prevalse allora e oggi si mantiene. Nel giro FC si sostiene (omertosamente dato che sanno chi è stato) che le stalattiti sarebbero “cadute da sole”. Guarda la coincidenza! Rimangono al loro posto per parecchie centinaia di anni e poi tutte nello stesso periodo (in due fasi documentate) “cadono” proprio quando le pareti del Broion vengono invase dai nuovi alpinisti e “amanti della natura”. In realtà il taglio è perfetto: dove prima c’erano le stalattiti adesso passano alcune cosiddette “vie”.

Anche se il ruolo di Cassandre non ci ispirava particolarmente, avevamo ragione: scomparsa quasi totale dei rapaci nidificanti (in particolare il falco pellegrino), rarefazione della caratteristica flora dei covoli, concrezioni parietali deturpate o addirittura divelte ecc.

Dopo aver invaso tutte le pareti attorno a Lumignano, si sperava che fosse finita, anche perché la stessa sorte era già toccata alla scogliera sopra Barbararano e a quella di S. Donato. Invece anche le piccole pareti dei Covoli di Castegnero vennero gradualmente ricoperte di chiodi a pressione, placche metalliche, catene per sicura…

Palestra”? Pare un cantiere edile.

Va ricordato che in questa zona, oltre a rapaci notturni – allocco e barbagianni- e diurni, al corvo imperiale, al passero solitario e al picchio muraiolo (nel periodo invernale) in passato nidificavano esemplari della rara rondine rossiccia (Hirundo daurica). Presente soprattutto in Grecia e nella Penisola Iberica è rara, quasi inesistente in Italia. Da quando era iniziata la colonizzazione dei Covoli di Castegnero sembrava essere scomparsa. Come era già avvenuto a Lumignano, la vegetazione in prossimità e sulle pareti fu estirpata. Sono stati quindi eliminati in nome della “pulizia delle pareti” svariati esemplari di Saxifraga Berica, Campanula carnica, Lythrum hyssopifolia, Gnaphalium luteo-album, Adiantum capillus-veneris, Athamanta turbis

Come già detto, le pareti beriche rimangono frequentatissime da FC anche nei periodi di nidificazione, quando l’arrampicata viene giustamente limitata a Rocca Pendice (Parco Regionale dei Colli Euganei). Effetto collaterale: un aumento esponenziale di quelli che si riversano a Lumignano dove sotto copertura della sbandierata “auto-disciplina” ognuno fa il cazzo che gli pare. Una conferma del prevedibile fallimento dei protocolli di autoregolamentazione (si può chiedere ai banditi di controllare gli assalti alla diligenza o ai conciari di Arzignano di tenere pulite le acque?). Con una precisa responsabilità morale da parte di quelle associazioni che si occupano di alpinismo – ma evidentemente non di tutela ambientale – e hanno apertamente favorito lo sviluppo di attività devastanti per l’ambiente fragile della scogliera. (****)

Qualche anno fa contestammo (sempre come associazione) la pubblicazione di una “guida” per le pseudo-arrampicate degli adepti del trapano, definendola una «pietra tombale per gli ecosistemi del versante sud-orientale». Dato che autore e editore si dicevano impegnati nella «difesa della Terra», ci sembrava lecito chiedere maggior coerenza e meno antropocentrismo, almeno in futuro. Fiato sprecato, il nostro.

Unica soluzione, a mio avviso: interdire «con ogni mezzo necessario» (è una citazione di Malcom X) tale attività, la sedicente “arrampicata libera” ad alto impatto ambientale e rimuovere la ferraglia dalle pareti. Soprattutto STOP a ogni nuova colonizzazione: non solo chiodi, anche panchine, tavolini, corde fisse e scalinate artigianali come quelle realizzate dai bricoleurs nei covoli sopra Nanto.

Non mancano a livello europeo norme legislative in grado di proteggere un habitat così particolare; esiste anche una normativa che tutela le aree carsiche … e i Colli Berici (e Lumignano in particolare) con centinaia di covoli, doline, voragini e grotte vi potrebbero rientrare sicuramente.

Quanto ai patetici cartelli stradali (come altro definirli?) che tra Villabalzana e Castegnero indicano la “mini-palestra di roccia”, siamo al limite del ridicolo. Un parco giochi, appunto, per eterni fanciulli.

Sembra proprio che Lumignano e dintorni siano destinati a diventare la “discarica esistenziale” di alienati in cerca di vite fasulle, artificiale, virtuale. Si tratti di una vita da schiavo salariato incapace di ribellarsi (non in sé e tantomeno per sé, ma piuttosto“fuori di sé”) oppure dell’esistenza di piccolo imprenditore al guinzaglio di banche e multinazionali. O semplicemente la “non vita” dei figli di papà con tanto tempo a disposizione che cercano compensazioni e vengono a sfogarsi (appunto) “in mezzo alla natura”. Fregandosene dei danni prodotti… E portandosi appresso tutta l’immondizia, anche simbolica, ingerita. Per chiarimenti si consiglia l’attenta lettura di «La Società dello Spettacolo» del compianto Guy Debord.

Concludo con la solita raccomandazione: «Ma perché non andate ad arrampicarvi sui piloni dell’autostrada?».

Dimenticavo. E il CAI? Ovvero gli alpini. Fra varie amenità lette in proposito, brilla un comunicato in cui si leggeva: «La Sezione CAI di Vicenza ha rilevato che i dati emersi dagli studi degli specialisti incaricati dalla Provincia (punto 2.6 habitat 8210 del documento “Relazione di studio su vegetazione e fauna), indicano che le formazioni erboree stanno bene; in particolare la specie endemica rara Saxifraga Berica “appare in buono stato di salute”. Questo indica che la convivenza con le attività di arrampicata non è andato a detrimento di queste specie e che pertanto la frequentazione delle aree da parte degli arrampicatori non ha alterato quei terreni che risultano essere il naturale habitat delle specie in oggetto. Inoltre, nel documento della Provincia si precisa che la Saxifraga Berica cresce in anfratti umidi e posti prevalentemente in ombra. Si tratta di zone che nei Berici non risultano interessate da qualsivoglia attività di arrampicata, che in genere si svolge su versanti soleggiati e non su anfratti». Una serie di sciocchezze. Intanto perché la Provincia di Vicenza non ha mai brillato per rispetto dell’ambiente. Bravissima invece nel saper utilizzare vari “esperti” (più ingenui che prezzolati, credo) per giustificare interventi per niente eco-compatibili. Vedi a solo titolo di esempio cosa hanno combinato al Lago di Fimon per «valorizzarlo». Letteralmente spostato il canneto dal lato di Lapio verso quello di Pianezze-Villabalzana facendolo praticamente sparire (insieme al tarabusino e altri volatili qui nidificanti). E contribuendo all’ulteriore degrado dell’antichissimo specchio lacustre consentendo l’attività (diurna e notturna) dei pescatori “sportivi”.

Quanto alla saxifraga berica, esiste – io la possiedo – un’ampia documentazione fotografica che dimostra come crescesse, talvolta abbondante, anche sulle pareti e nei covoli ora invasi da FC. Vive di luce indiretta (all’ombra, d’estate grazie al fogliame; non in ombra perenne). Ma da quando sono stati tagliati quasi tutti gli alberi sotto e lungo le pareti (trasformandone la base in soleggiata area balneare; si portano su anche le poltrone di plastica per riposare…) l’ombra è quasi sparita e la saxifraga o si secca e muore oppure sopravvive a stento.

Sospetto anche che talune dichiarazioni di un esperto in merito ai misteriosi, evocativi «anfratti umidi» fossero lievemente interessate, dato che viene abitualmente accompagnato in montagna da amici più esperti, ovviamente FC. A meno che quello degli «anfratti umidi» non fosse un lapsus per carenze di altra natura.

D’altra parte è chiaro che a questi FC interessa solo arrampicare sempre e comunque e che gli “esperti” vengono citati solo se e quando fanno comodo.

Il paesaggio e l’ambiente si possono distruggere in tanti modi. Con opere devastanti come la A31 o l’ennesima base militare statunitense nel vicentino (Dal Molin). Ma anche con un costante, capillare, sistematico attacco agli ecosistemi. Più son piccoli, più sono fragili. Vedi il caso delle grotte: per far sparire una specie talvolta è sufficiente inquinare una sola cavità! Da questo punto di vista l’analogia con la zona di Lumignano è evidente. Flora e fauna che ancora sopravvivono in zona sono spesso esclusive (come Saxifraga berica o, in grotta, Niphargus trevisiol) oppure molto rare (la rondine rossiccia, in passato). Dal punto di vista della biodiversità l’opera di FC – a base di trapano, disboscamento, demolizione di concrezioni o semplicemente disturbo costante – negli ultimi due decenni è stata semplicemente deleteria. Nella polemica sorta in rete per i miei interventi di una decina di anni fa qualcuno contrapponeva l’azione dei FC alla devastante autostrada Valdastico sud (A31). Per la serie: “ma i veri problemi sono altri”. Premesso che a suo tempo non avevo visto nessun FC vicentino o padovano partecipare alle iniziative contro la nuova grande opera (per esempio a Ca’ Brusà nel 2006 si tennero tre giorni di incontri e dibattiti per iniziative contro l’ecocidio della A31) e a parte il fatto che in rete – non pretendo che questi seguaci della Società dello spettacolo conservino un archivio cartaceo…però è a disposizione il mio – possono leggersi miei articoli contro la Valdastico nord e contro i progetti di quella sud risalenti al 1996, a parte ancora il fatto che sono stato fra i primi a denunciare la presenza di rifiuti tossici (cromo, nichel…) sotto la A31 – e il primo, forse finora l’unico, a denunciarne il probabile utilizzo militare – io resto del parere che ognuno si deve prendere le proprie responsabilità per quanto riguarda il degrado ambientale. Non solo chi devasta con le ruspe e cancella campi, risorgive e siese, ma anche chi deturpa le pareti con trapano e chiodi, allontanando gli uccelli nidificanti o sradicando fiori e arbusti per “aprire una via” e dunque agendo da colonizzatore e distruttore.

Quanto alle falsità, sempre in rete, secondo cui «le stalattiti del Broion sono cadute da sole» ripeto che il taglio fu perfetto e ora lì passano alcune vie con relativi spit. Quanto agli uccelli rapaci che certi FC dicono di aver visto svolazzare, si tratta di gheppi o falchi pecchiaioli in transito (all’epoca delle migrazioni). Il falco pellegrino che in passato nidificava sul Broion è veramente fuggito altrove (almeno come nidificante, può darsi che ogni tanto qualche esemplare si faccia un giro). E quanto alla rondine rossiccia, è completamente sparita dai Covoli di Castegnero; anche l’ultima, solitaria coppia. Aveva nidificato sopra Nanto nel 2010 e 2011, ma poi voi siete arrivati anche lì…Complimenti!

IL TITOLO è un evidente riferimento al noto inno anarchico ma non è del tutto peregrino. Pietro Gori, l’autore della canzone, era stato “segnalato” nel vicentino (aveva presenziato all’inaugurazione di alcune sedi anarco-sindacaliste, di sicuro a Schio, forse a Noventa) ma durante il famigerato ventennio un personaggio antagonista, definito talvolta esplicitamente come «anarchico» dai verbali dell’epoca, andò a vivere per anni in una grotta di Lumignano per non sottostare al regime.

(*) Sopravvivono invece gheppio (diurno) e allocco (notturno) forse più adattabili e prolifici.

(**) In realtà è tutto pro-forma. Anche dove l’arrampicata non sarebbe, in teoria, consentita prima di luglio (vedi sempre sul Broion i covoli in alto a destra, per chi guarda) proprio in quei giorni di febbraio 2017 la presenza di FC era costante e invadente. Inutile segnalarlo ai frequentatori. Se ne fregano altamente, rivendicando uno “spirito libertario” (in realtà liberista) del tutto fuori luogo. Sulle ragioni per cui il corvo imperiale ha lasciato le pareti dell’Eremo, azzardo un’altra ipotesi (new age?) improbabile ma suggestiva. Agli inizi del 2017 vandali di altro genere avevano imbrattato con scritte il “Covolo dipinto” (prima della scalinata) e l’affresco, risalente presumibilmente al 1200, raffigurante un CORVO che porta nel becco un pezzo di pane per San Cassiano. Coincidenze sincroniche?

(***) Un’analogia: se la caccia ha rappresentato in passato una valvola di sfogo, la possibilità di esercitare comunque una qualche forma, per quanto abietta, di “potere” da parte delle classi subalterne proletarie, al giorno d’oggi attività come quelle FC sono chiaramente compensatorie (o consolatorie?). Una vita alienata, virtuale, artificiosa se non artificiale, appunto necessita di compensazioni, sfoghi. Per alimentare lo stato complessivo di alienazione (marxianamente intesa) in cui versa, magari senza rendersene conto, buona parte di questi irresponsabili. D’altra parte, cosa inventarsi di meglio di attività apparentemente “alternative” come questa presunta “arrampicata sportiva” («uno sport altro» ho sentito definirla) che vive sostanzialmente di rendita, ancora avvolta nell’alone eroico dell’alpinismo del passato? Talvolta addirittura con echi ribellistici e “rivoluzionari”. Era sempre del febbraio 2017 l’ingombrante permanenza di un grosso camper con targa tedesca dove spiccava l’immagine (copriva tutta la fiancata posteriore) di un FC appeso e dove giganteggiava la scritta “ACTION DIRECTE”. Nota bene: in francese, NON in tedesco. Presumibilmente un richiamo all’omonimo gruppo armato clandestino che agiva in Francia negli anni settanta (fra loro anche un ex del MIL di Puig Antich e Oriol Solé). Ambiguità voluta, frustrazione mai risolta, ammiccamento? O semplicemente stupidità infantile di chi vorrebbe tanto sentirsi alternativo e quindi pesca spudoratamente perfino in quanto rimane dell’immaginario sovversivo degli anni settanta? Comunque, ribelli di plastica!

(****) Fra le ultime, devastanti, colonizzazioni va ancora citata quella sopra Nanto, verso casa Leonardi, con tavolini ricavati abbattendo alberi, serie di scalinate realizzate con travi e pietre dove prima la folta vegetazione consentiva numerose nidificazione. Uno degli idioti responsabili del misfatto ha pure raccontato di aver trovato un nido – di rapace, si presume – ancora con le uova, ma “abbandonato”. No comment… Si sono evidentemente impegnati molto per l’eliminazione radicale di ogni arbusto (anche quelli protetti: pungitopo, scotano, per non parlare delle roverelle) e per una fitta chiodatura dove prima si abbarbicavano enormi fusti di edere. Fino a poco tempo fa c’erano ancora, in bella vista, picconi, badile, cazzuole, accette, falcetti e altri attrezzi (fotografati a futura memoria). Per non parlare dei numerosi “bussolotti” depositati dietro una parete del covolo trasformato in sgabuzzino. Qualche anno addietro, prima che gli stolti iniziassero a disboscare, qui aveva nidificato una solitaria coppia (presumibilmente l’ultimissima sui Colli Berici) di rondine rossiccia. Quasi in contemporanea, in zona si registrava un altro scempio: la chiodatura della Grotta della Stria, uno dei luoghi più affascinanti, misteriosi dei Colli Berici. Ma sembra che qualcuno di buon cuore abbia provveduto a liberare almeno questa cavità dalle intrusioni di spit e altro.

Bibliografia minima di ecologia radicale:

http://www.nodalmolin.it/A31-autostrada-discarica-o#.Whc81Ddhg-E

https://www.labottegadelbarbieri.org/i-mangia-mondo/

https://www.labottegadelbarbieri.org/vicenza-un-corridoio-industrial-militare/

https://www.nuovaresistenza.org/2017/02/ultimo-viene-corvo-gianni-sartori/

http://www.cobaslavoroprivato.it/notre-dame-des-landes-lotta-contro-laereoporto/

http://www.ilpopoloveneto.it/il-commento/2017/05/12/39973-lurra-ta-askatasuna-terra-liberta

http://www.caritas.vicenza.it/contentfiles/21/Voce_dei_Berici_16%5B1%5D.12.07_Deforestazione_nel_Congo.pdf

 

Redazione
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