Aforismi di Oscar Wilde – 5

A cura di Mauro Antonio Miglieruolo

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Ed ecco inevitabilmente un lungo capitolo (il soggetto merita) sulle donne. Sulle quali Oscar Wilde ha molto da dire. Credo che tutti noi, tutte le persone di questa vasta congerie di diversità che affolla la Terra, avendo a cuore il tema, si abbia un proprio da dire. Chi più, che meno, che male e chi bene, ha avuto a che fare con donne; confido però che nessuno che intenda scampare al compito di capire impeciandosi nel solito sciocchezzaio di luoghi comuni e di frasi intelligenti atti a mascherare i luoghi comuni.

La ragione che muove non è la smania di inoltrarsi nel difficile di dire qualcosa di nuovo e stabile sugli esseri umani. Di far cattiva figura cercando di fare bella figura. Le donne sono centrali nella vita di ognuno di noi. Sono centrali e ne sono l’origine. Tutti abbiamo avuto e abbiamo a che fare con loro. Non possiamo evitare di continuare a averci a che fare.

Limitiamoci dunque a amarle e lasciarle libere di essere nella loro pace. Ne conseguirà a tutti noi libertà nella possibilità di essere nella nostra pace.

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Ci vuole una donna veramente brava per fare una cosa veramente stupida.

(OW)

 

Questa mi sembra proprio di averla già letta. A proposito degli uomini. Vale a proposito il commento che chi è grande, è grande in tutte le manifestazioni.

D’altronde è logico che parlando di donne e uomini si finisca per dire delle une e degli altri cose abbastanza simili. Siamo ognuno lo specchio dell’altro. Questa è la ragione per cui le diversità tendono a fondersi per formare una unità, due destini il cui intreccio fonda storie e la Storia.

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Le donne ci amano nonostante i nostri difetti. Anche ne avessimo troppi, ce li perdonerebbero tutti, come perdonano persino il nostro smisurato intelletto.

(OW)

(traduzione mia, sostanzialmente fedele, ritengo, ma un po’ rimaneggiata)

Mi inchino umilmente e mi limito a sperare. Non esattamente tutti i difetti, ci perdonano. Uno no, non lo perdonano. Uno per il quale non posso dare torto alla loro severità: il difetto di non saperle adeguatamente apprezzare.

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Che hanno a che vedere con me le donne che non hanno peccato, o io con loro? Non ci capiamo proprio.

(OW)

Sospetto che dietro l’intelligenza di Oscar Wilde ci sia un po’ troppa cultura. La cultura povera dei suoi tempi (verrà un giorno in cui si parlerà della cultura povera dei NOSTRI tempi). Vittima del pregiudizio su ciò che è definibile peccatrice o non peccatrice. Dire a detto bene, in un modo sinteticamente esemplare, arguto, come riusciva spesso a lui. Ma: e le madri, le sorelle, le amiche, tutte solo peccatrici? O è vissuto nel silenzio l’intera esistenza?

Qui Wilde è sceso un po’ troppo. Troppo a ridosso delle convenienze postribolari.

Perché in realtà “peccatrice” qui sta per donna libera, o liberata, concetto che non doveva essere facile adoperare ai suoi tempi e che probabilmente Wilde preferiva trascurare. O che non era in grado di maneggiare. Dunque, peccatrice in quel senso là, quello in voga ai tempi dei nostri nonni. Vecchi finché ci pare ma che, purtroppo, rifiutano di farsi seppellire.

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Sembra una donna con un passato. La maggior parte delle donne graziose e così.

(OW)

 

La maggior parte delle donne che ne hanno la possibilità è così, non solo quelle graziose. D’altronde, la carne è debole, con la muta di infoiati sempre alle calcagna come potrebbe una snaturarsi al punto (a meno di possedere una forte vocazione) di non sapersi dimostrare perfetta quale fonte della nostra fin troppo arrendevole natura?

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Le donne, come disse una volta un francese di spirito, ci ispirano il desiderio di fare capolavori; e sempre ci impediscono di realizzarli.

(OW)

 

Lo disse uno evidentemente dotato di troppa voglia di apparire brillante per esserlo effettivamente. Ben pochi sono i capolavori non ispirati dalla profondità del femminile. Le donne costruiscono meno degli uomini in arte perché troppo impegnate a fare di se stesse dei capolavori; e gli uomini li producono quei capolavori per ascendere alla loro altezza.

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Una donna povera che non è perbene è una prostituta, mentre una ricca è una signora alla moda.

(OW)

 

E se considerassimo ambedue  soggetti con la vocazione più o meno segreta di vivere da persone? Individui che scelgono di vivere al meglio, come possono, la loro vita?

Via, tutte le donne sono perbene, lo sono in quanto donne nate per esserlo, cioè compagne dell’uomo. Per male solo quelle che dimenticano di esserlo. Compagne dell’uomo. Troppo tartassate dal genere maschile per aver voglia di continuare a averci a che fare.

Possiamo constatare quel che succede a volte nel voler per forza risultare “avanzati”, intelligenti, e fuori dal coro: si entra nel coro cantando stupidamente quanto di più arretrato ci possa essere, la canzone dei limiti considerati imponibili alla libertà. Per bene, per male, sulla base dei comportamenti sessuali? Senza approfondire le modalità specifiche con cui ognuno accede a questa imperante necessità?

Anche su questo piano nessuna considerazione esterna al soggetto è ammissibile, in quanto si traduce immediatamente in un limite della donna-uomo. Il mio bisogno non può diventare metro per l’ammissibilità di tutti gli altri bisogni.

I trabocchetti dell’ideologia dominane sono sempre pronti a imprigionare.

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Preferisco le donne con un passato. Sono sempre così dannatamente divertenti quando ci parli insieme.

(OW)

USA – 1993: Ron Coddington  (Tribune News Service via Getty Images)

Personalmente le preferisco perché hanno una solida esperienza sulla quale fondare i propri discorsi. Non i soli pregiudizi (o prudenze) di mammà (e paparino), quelli del prete, del vicino di casa, dell’ometto di turno.

Sempre che decidano di servirsi di quell’esperienza e non nascondersi, come tante, dietro il piattume dei discorsi stereotipati, abbastanza perniciosamente colpevoli da abbassare l’intelligenza di una persona, donna o uomo che sia, al livello delle galline.

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Continuiamo a esporre le tappe salienti della vita di Oscar Wilde.

1887: diventa direttore di una rivista femminile (Lady’s World, il cui titolo cambierà in The Woman’s World).

1888: primo libro di fiabe, Il Principe Felice e altri racconti.

1890: Il ritratto di Dorian Gray, racconto che suscita molte polemiche. Oscar Wilde risponde rivendicando l’indipendenza morale dell’arte.

1891: Il ritratto di Dorian Gray esce in volume, con l’aggiunta di altri sei capitoli. Esce anche il secondo libro di fiabe: Una Casa di melograni. A novembre è a Parigi dove scrive Salomé.

1892: Il ventaglio di Lady Windermere viene data al Saint James Theatre. Primo grande successo. A giugno iniziano a Londra le prove di Salomé, con Sarah Bernhardt. Il governo inglese proibisce lo spettacolo. Ad agosto Wilde, che per ritorsione ha minacciato di farsi cittadino francese, scrive Una donna senza importanza.

 (continua)

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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