America, Amerika, Iracema

1. «Per mio fratello ucciso» (a Ray “Running Bear” Allen) di Marco Cinque

2. «Sognavo California e invece» di Db

3. «Obama due» di Mauro Antonio Miglieruolo

1. «Per mio fratello ucciso» (a Ray “Running Bear” Allen) di Marco Cinque

Ho visto
i tuoi occhi già uccisi
sfiorire su una carrozzina
avvolto in spire di catene
dai polsi fino ai fianchi
e quell’orrido suono di ferraglia
e schianti di porte chiuse
e chiavi a scavare toppe
e manganelli sulle sbarre
e grida allucinate e

abisso nell’abisso
il tempo è alla rovescia
vuoto nel vuoto
interminabile ultimo miglio

Ho visto
il tuo corpo in frantumi
issato su una croce stesa
il Cristo Indiano è pronto
cinghiato perforato iniettato
un boia dal viso di Dio
il Cerchio è spezzato
la stanza divisa in due

Ho visto
le tue mani di fratello
tremare come foglie stanche
nel brivido prima di cadere
e una piuma poggiata sul petto
a indicarti la via:Ho-ka-ha”
(oggi è un buon giorno
per morire)

Ci sono dolori troppo grandi
per poterli piangere

di te porterò
il sorriso

PERCHE' QUESTA POESIA OGGI
Come forse qualcuna/o sa, Marco Cinque ha scritto
 un'antologia («Poeti da morire»; vedi qui in blog
 Contro la pena di morte) e ha più volte organizzato
 letture (e laboratori nelle scuole) contro la pena
 di morte. Gli ho chiesto di poter pubblicare oggi
 questi suoi versi perché Ray Allen è stata l'ultima
 persona uccisa dal boia di Stato California. In
molte/i speravamo che il referendum ieri abrogasse
 la pena di morte e dunque Allen fosse proprio l'
 ultima delle vittime: così non sarà purtroppo.
 Qui sotto provo a spiegare il contesto del referendum
 ma... le ragioni di questa scelta sinceramente non
 le so: strano Paese gli Stati Uniti dove convivono
 un'America degna della sua storia migliore,
un'Amerika (la K è quella del Ku Klux Klan) feroce
e quella Iracema – è un anagramma che si rifà
all'omonimo romanzo di Josè de Alencar e anche a
 un film del 1974 – a indicare che in tutto il
continente (non solo al Nord) esistono molti modi
 per vivere, magari mettendo sottosopra quel nome
 coloniale e la sua storia, «i 500 di conquista» che
 ancora viene spacciata per “scoperta”.


2. «Sognavo California e invece» di Db

Ieri negli Usa oltre che per il presidente (vedi qui sotto l’amaro commento, che condivido, scritto a caldo da Mauro Antonio Miglieruolo) si votava per molte importanti elezioni e qualche referendum importante. Stamattina i primi commenti italiani si concentravano sui referendum – si dovrebbe dire referenda ma chi se ne frega – più “alla moda” (virgolette d’obbligo): in particolare lo spinello “libero” e le “nozze” gay. Importanti senza dubbio ed è un bene che il voto sia andato così. Ma notizie e commenti all’inizio tacevano su un referendum, a mio avviso, altrettanto importante. In California (lo Stato più popoloso degli Usa) si decideva sulla Proposition 34: se avesse vinto il sì per la prima volta nel mondo la pena di morte sarebbe stata abolita per iniziativa popolare.

Erano state raccolte oltre 800mila firme per chiedere questo referendum. Al voto si registrava una insolita alleanza fra progressisti (da sempre contrari per ragioni etiche) e l’ala destra del Partito Repubblicano che aveva preso l’iniziativa referendaria denunciando i costi enormi della pena capitale. Fra i promotori del referendum Jeanne Woodford, ex direttrice del carcere San Quentin: andava spiegando nei mesi scorsi che ogni pena di morte costa ai contribuenti 184 milioni di dollari ogni anno (anche di più sostengono altri) per le speciali condizioni di sicurezza e le spese legali; con i soldi risparmiati si potrebbe indagare – la sua tesi – su omicidi e stupri irrisolti.

I sondaggi erano molto incerti. Quasi tutti gli abolizionisti erano favorevoli al referendum. Non tutti però: l’avvocato David Dow, indomito difensore nei processi capitali, ritiene che l’ergastolo senza alcuna possibilità di liberazione sia altrettanto crudele della pena capitale. (Traggo queste notizie dal notiziario del Comitato Paul Rougeau: www.paulrougeau.org per saperne di più.)  Sembra che anche molti dei detenuti nel braccio della morte in California – 705 uomini e 19 donne – fossero contrari perché la nuova legge, in nome del risparmio, avrebbe ridotto le possibilità di appello contro le condanne.

La pena di morte in California venne abolita nel 1972 e restaurata nel 1978. Da allora 13 condannati sono stati uccisi. L’ultimo fu Ray Allen, di origine cherokeee, il 17 gennaio 2006: aveva 76 anni, era malato e molti pensavano che contro di lui la “giustizia” si era accanita soprattutto perché era un “pellerossa”. Marco Cinque raccolse la sua storia e i suoi scritti che diventarono un libro: «Ray Allen, parola di Vecchio Orso», come lui stesso ricordava pochi giorni fa in un laboratorio contro la pena di morte con studenti di Sassari.

Nel mondo sono rimaste 58 le nazioni che contemplano la pena di morte, fra loro ben poche le democrazie. Il 12 aprile il Connecticut l’ha abolita ma negli Usa restano 33 gli Stati che la prevedono e in alcuni di essi (la cosiddetta “cintura della Bibbia” dove il boia di Stato è considerato letteralmente giustizia divina) viene organizzato in maniera sistematica. Ieri notte in California il sogno purtroppo si è infranto. Ma, come sempre, la lotta continua.

3. «Obama due» di Mauro Antonio Miglieruolo

«Four more years».
Dico la verità. E ognuno giudichi utilizzando la severità che vuole. Ero fra gli scontenti, anzi arci-scontenti di Obama, ma quanto fosse radicata in me la paura di un ritorno alle orrende pratiche politiche della destra americana l’ho scoperto al momento delle tre parole con le quali il Presidente uscente ha proclamato la vittoria: con sollievo e soddisfazione.
«Altri quattro anni». Sono le parole che hanno innescato il sollievo. Altri quattro anni, faccio eco io: anni di sicura scontentezza e di delusione, ma almeno senza dover subire la sfacciata esibizione di arroganza, noncuranza e disprezzo per i valori dell’Occidente di cui tante amministrazioni statunitensi ci hanno fatto dono. Sono sicuro che le bugie, le violazioni della legalità, i regali ai più ricchi e NON MERITEVOLI continueranno, perché è proprio dei governi perseguire questi obiettivi. Nessuno può sottrarsi a questo che è un obbligo, ma c’è modo e modo. Il modo a esempio di Bush e il modo più discreto di Obama. Bombarda anche lui, ma senza vantarsi, lasciando intendere che si pone limiti, là dove altri limiti non si pongono.
È poco, ma è quel che il sistema “democratico” può concedere. Dobbiamo, per il momento, contentarcene.

 

Redazione
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