Anastasia, Boncinelli, Camilleri, Capozucca, Mirti con…

con Autori Vari e il “duo” Carofiglio

7 recensioni di Valerio Calzolaio

Paolo Mirti

«Il campione e la bambina. Storia di GINO BARTALI, postino segreto al tempo della Shoah»

Illustrazioni di Fabio Sardo

edizioni Raffaello

192 pagine per 9,50 euro

Firenze e Assisi. Estate 1943 – estate 1944. Lea Vercelli è una 13enne nata a Padova in una benestante famiglia ebrea. Il padre Elia fu uno dei tanti docenti universitari colpiti dal decreto fascista di espulsione degli insegnanti di “razza ebraica” dalle scuole pubbliche italiane, insegnava chimica fotografica (i raggi ultravioletti), ha risparmi, riesce a cavarsela. Vorrebbe comunque portare la moglie Giulia e le figlie (l’altra è Natalia, 8 anni) in vacanza a Porretta Terme sull’Appenino (in Valsugana, dov’erano andati tutti gli anni precedenti, sembra troppo pericoloso). Anche alle ragazzine era stato vietato di entrare a scuola, il padre si è occupato della loro istruzione insieme alla comunità ebraica, vivono ancora a Padova, tristi e quasi rassegnati al peggio. Riescono a partire per la montagna solo a settembre e, con la svolta dell’8, iniziano a nascondersi lassù. Sentono parlare del podestà caritatevole di Assisi, la città di San Francesco luogo santo per la cristianità, forse qualcuno potrebbe nasconderli dai rastrellamenti e quel patrimonio essere preservato dai bombardamenti. Ci provano, vi arrivano già a ottobre. Nel frattempo, il mitico pio conosciutissimo ciclista Gino Bartali, cristiano cattolico praticante, scalatore immenso e vincitore pure del Tour de France nel 1938, sposatosi co Adriana nel 1940 e padre di Andrea dall’anno dopo, sta iniziando a realizzare quanto chiestogli dal cardinale arcivescovo di Firenze: inforcare spesso la bici da solo, pedalare fino ad Assisi per prendere i fogli coi nomi scritti dei profughi ebrei in vario modo lì nascosti con falso nome, tornare in curia per far stampare i documenti falsi, riportarli prima possibile ai profughi per garantirli contro i continui controlli fascisti e nazisti e salvarli così dalla deportazione. Pare facile. Non lo fu, l’80enne Lea ancora ringrazia Bartali.

Il giornalista pubblicista e apprezzato dirigente comunale (nelle Marche) Paolo Mirti (Foligno, 1961) racconta in terza persona al passato, con tatto e precisione, la biografia del campione Gino Ginettaccio Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000), con particolare attenzione al periodo in cui non si allenava tanto come veniva, ma percorreva in bici i centottanta chilometri da Firenze ad Assisi proprio come postino segreto degli ebrei, contrabbandiere di documenti, corriere degli illegali. Fa riferimento a reali personalità, amici, parenti, militari e a veri episodi, trucchi, inciampi, drammi. La storia ben documentata diventa romanzo per ragazzi (godibile per tutti, ad alta leggibilità), con illustrazioni in bianco e nero, grazie alla verosimile toccante vicenda di una famiglia descritta in prima persona al presente dalla ragazzina Lea, con tutte le disavventure e gli impicci del caso. I capitoli con al centro lui e lei, il campione e la bambina (da cui il titolo) si alternano, i due non si frequentano ma, nell’ultimo, “per non dimenticare” troviamo Lea vecchia, sposata con figli, che ha sempre seguito “con affetto e riconoscenza” l’esistenza di Bartali e ha continuato a visitare Assisi tutti gli anni dopo essere tornata a Padova. L’autore ha vissuto per molto tempo ad Assisi (scrivendone anche una guida), lo zio era don Aldo Brunacci, uno dei componenti del Comitato Clandestino che tra il 1943 e il 1944 salvò davvero centinaia di ebrei rifugiati in città, vicenda ascoltata in famiglia, spunto decisivo per la narrazione (compreso un racconto teatrale), efficace sobria istruttiva. Il giovane canonico della Cattedrale di San Rufino don Aldo appare a fine settembre del 1943, preso in disparte dal vescovo Nicolini per tradurre localmente le disposizioni ricevute dalla Segreteria di papa Pio XII. Sarà lui il tramite fra tanti nuclei, compreso subito quello di Lea, e l’arcivescovato di Firenze che aveva messo a rischiosa disposizione sia il grande Bartali in bici che la tipografia di un comunista suo amico. Così (pure) andò il mondo.

 

Andrea Capozucca

«Steampeople. Scienza e Arte per una nuova visione formativa»

Termanini editore

290 pagine, 18 euro

Scienza e arte della complessità. Da millenni e in futuro. Lo STEAM è un approccio multidisciplinare: Science, Technology, Engineering, Arts & Mathematics. “Steampeople” è un nuovo bel volume dedicato ai vari che in parte già lo praticano, molti implicitamente e pochi esplicitamente, o che se ne incuriosiranno o ne faranno esperienza, scientificamente e culturalmente. Parte dalla musica, da un “Giro di Do” per chitarra, strumento suonato con una band di amici e presto coltivato anche attraverso un’attrazione particolare per tutto ciò che era numero, figura, forma, struttura e pensiero: il connubio fra arte e scienza è così divenuto motivo di vita, individuale e comunitaria. Lo ha scritto il matematico Andrea Capozucca (Macerata, 1974). Oggi STEAM è un cantiere aperto, che sta richiedendo un profondo e attento lavoro collettivo di studio, ricerca e sperimentazione, qui presentato come una ricetta illustrata da grande chef, in appendice tre stimolanti assaggi di relativi “piatti”.

 

Stefano Anastasia

«Le pene e il carcere»

Mondadori

198 pagine, 15 euro

L’Italia della Costituzione repubblicana. I vocabolari della lingua italiana attribuiscono alla parola pena un duplice significato: l’esperienza umana della sofferenza, la sanzione corrispondente a una violazione normativa. Il divieto dei trattamenti contrari al senso di umanità, presente con varianti lessicali in ogni livello normativo del nostro universo giuridico, deriva dalla tradizione dell’illuminismo giuridico italiano e dal relativo rifiuto di metter di più del necessario nel patto che legittima il diritto di punire. Il carcere è, in sostanza, la pena detentiva del tempo perso, cui talora concretamente si associano comportamenti e sofferenze incostituzionali (l’articolo 27). L’ottimo competente sociologo del diritto e criminologo Stefano Anastasia (Roma, 1965), garante laziale delle persone private della libertà, nei dieci chiari succosi capitoli del breve saggio “Le pene e il carcere”, fa il punto sul sistema penitenziario nazionale, con definizioni, interpretazioni, dati.

 

Edoardo Boncinelli

«Quando sarò vecchio»

Di Renzo editore

90 pagine per 12,50 euro

Nella mente e nel corpo di uno scienziato. Ora. La nostra vita è unica in tutti i suoi aspetti, per tutta la sua durata (non solo in certe fasi). Si vive e s’invecchia senza preavviso e senza preparazione, improvvisando, di fronte a interessati o curiosi spettatori (familiari per noi, perlopiù). La vecchiaia può perciò essere tutt’altro che un’appendice crepuscolare del vivere, piuttosto un (ulteriore) momento di passioni. La curiosità sopravvive a qualsiasi acciacco del corpo e della mente: può vincere sul dolore e sulla noia, che forse sopraggiungono dopo “averne viste tante”, se perdurano il senso dello stupore e la volontà di essere presenti all’incontro. Nessuno nega la maggiore facilità ad ammalarsi e una metamorfosi del corpo in senso peggiorativo: si diminuisce molto in altezza perché i dischi vertebrali subiscono l’effetto di usura e osteoporosi; le articolazioni si fanno decisamente meno eleatiche; il movimento si appesantisce e il dispendio possibile di energie cala; e via invecchiando. Tuttavia, diventare vecchi obbliga pure a ripercorrere tappe sconosciute o dimenticate dell’infanzia, produce lo stimolo di nuova conoscenza di sé, fa riflettere meglio sul poco e nuovo che è comunque alla nostra portata. Il cervello è una macchina che non si ferma e può accompagnare musicalmente l’esistenza residua, per esempio con lo scrivere oltre che con il leggere, con altri apprendimenti e comunicazioni. Finché si vive, a qualsiasi età, questo flusso di contenuti di coscienza e di pensiero può continuare a diffondersi in modo bello e avventuroso. Provar non nuoce.

Il grande genetista, biologo e psicoterapeuta italiano Edoardo Boncinelli (Rodi, 1941) si racconta con colta sincerità in prima persona, a oltre ottanta anni. In esergo due sue frasi: “s’invecchia quando non c’è nulla più da scoprire; per il cervello, e non solo, la maniera migliore per invecchiare bene è vivere bene”. L’autore parte sempre da quel che sta accadendo a sé stesso per offrire innumerevoli competenti meditati spunti a tanti altri e altre, anche un pochino meno anziani, tanto più che è meglio prevenire che curare. Il vero problema è il tantissimo che Boncinelli ha già realizzato e scritto da non vecchio (anche il verbo del titolo è al futuro): la biografia intellettuale è ricchissima, la bibliografia sterminata, le collaborazioni attuali estese, il rapporto con la moglie antico e durevole (“abbiamo sempre parlato moltissimo, di tutti gli argomenti… anche affetti, paure, aspettative, interessi”). Dichiara sinteticamente che intende proseguire a tener dietro alla propria curiosità e confessa: “mi è capitato parecchie volte di essere orgoglioso di me stesso. Credo non siano molte le persone che in buona fede possano dire altrettanto”. I capitoli della conversazione-flusso di pensieri sono dieci: amarsi un po’; la parola chiave del benessere a una certa età: il tempo; dentro o fuori (introspezione e osservazione); il corpo, questo sconosciuto; tempo di essere liberi o libertà di avere tempo; l’importanza degli aforismi (divertimento, soprattutto); longevità: ovvero passione, impegno e curiosità; le parole, le cose; per concludere. “La vita è tanto il rumore delle foglie accartocciate che strisciano sul marciapiede, quanto l’esplosione del fiore candido della magnolia. E mi ostino a voler vivere”. Possono goderne anche altri. Possiamo.

 

Andrea Camilleri

«La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigàta»

Sellerio (prima edizione in raccolta)

268 pagine, 15 euro

Vigàta. Secolo scorso. Siamo a primavera 1942, Nenè Scozzari abita a Vigàta e fa il liceo a Montelusa. Considerata la guerra in corso si trasferisce nel capoluogo, la compagna di terza Gina gli fa sangue, è reciproco, fa le prime “provate” esperienze sessuali; sono tempi di pericoli e rifugi, niente esami di maturità e trasferimenti forzati; se ne farà una ragione, scoprirà l’abbandono, consolandosi. Ecco il primo (“La prova”, inedito) dei sei racconti di Andrea Camilleri (1925-2019) ambientati nell’inventata cittadina natale in provincia di Montelusa, ispirata (non vagamente) a Porto Empedocle (Agrigento). Vengono raccolti per la prima volta con il titolo “La guerra privata di Samuele”, titolo pure del quarto, il secondo inedito. Gli altri quattro sono storie pubblicate in tempi diversi su quotidiani o antologie fra il 2008 e il 2016. Come sempre, delitti e casi umani si intrecciano, con inquadrature brevi impastate dalla nota (ignota) bella lingua inventata dall’autore.

 

Gianrico e Giorgia Carofiglio

«L’ora del caffè. Manuale di conversazione per generazioni incompatibili»

Einaudi

138 pagine, 16 euro

Bari. Primi mesi del 2021 e 2022. Facile immaginare che non sia semplice essere il padre di una donna così: Giorgia Carofiglio è nata a Bari nel 1995, come il fratello maggiore Alessandro (avvocato) è figlia di Gianrico (ex magistrato e scrittore) e Francesca Pirrelli (magistrata in attività); ha sempre amato scrivere e continua ad amarlo, fra Bari e il mondo; in passato ha lavorato per un’agenzia letteraria; si è laureata presso l’University College di Londra in Teoria Politica; collabora ora con diverse case editrici; è molto riservata, trovate poco o niente su Facebook o Twitter o su cronache familiari. Facile immaginare che non sia semplice essere la figlia di Gianrico Carofiglio (Bari, 1961), intellettuale e karateka; prima magistrato poi deputato infine da molti anni scrittore a tempo esclusivo, forse oggi l’autore italiano più seguito e apprezzato, fra Bari, Roma e il mondo; autore sia di romanzi fiction (anche seriali) che di saggi sull’uso delle parole (sociale e professionale), in gran parte tradotti e ben diffusi anche all’estero; continuativamente presente in televisione (come colto commentatore di varia umanità) e sui social (si esprime spesso sui principali eventi politici tramite tweet). A inizio 2021, anche perché in parte costretti alla convivenza forzata dalla pandemia Covid-19, decisero di affrontare di petto alcune aspre discussioni concretamente avute fra loro nel decennio precedente e di realizzare una serie di dieci bellissimi podcast che ebbero uno straordinario successo, intitolati “coffee for two”, le due tazze di caffè americano per le chiacchiere mattiniere al tavolo della cucina, ascoltateli se vi capita, sono musicale meditata conversazione. Dopo mesi di scrittura parallela e comune fanno adesso di più, pubblicano una godibile interessante “riflessione a quattro mani” (non un dialogo, un testo unitario), appunto “un manuale di conversazione per generazioni incompatibili”, chiaro misurato ritmato denso fertile, essenziale per orientarci (sospendendo ogni certezza) su dilemmi abbastanza importanti della quotidiana vita comunitaria dei sapiens.

Dimenticatevi per cortesia, almeno alla prima lettura, che gli autori sono padre e figlia: è rilevante certo per annusare il volume (come ovvio innanzitutto per l’oggettivamente conflittuale familiarità e la scelta dei riferimenti o degli argomenti), ma abbastanza irrilevante rispetto ai bei testi di merito che leggerete (non c’è il “nostro” tipico flusso di autocoscienza affettiva). Sono due adulti consenzienti bravi scrittori che hanno scelto di usare parole, frasi, spunti, consigli attribuibili a entrambi, su materie delicate e controverse. Nel testo, si riferiscono a cose dette, fatte o pensate solo da uno dei due come a “il padre” e “la figlia”, in terza persona; la prospettiva e l’intercalare non sono invece esterne, si tratta di loro insieme, “noi autori”; se (sempre) esistono almeno due possibili scelte diverse, compiute o da compiere, le si illustra di comune accordo. Il titolo riprende i podcast. Partono da una locuzione riferita proprio alla faglia generazionale, ok boomer, per sintetizzare la propria azzardata scommessa: “provare a elaborare – a ricomporre? – disaccordi e incomprensioni fra due individui collocati sui versanti opposti di quella faglia”. E proseguono poi l’introduzione e, successivamente, i sette capitoli tematici e la (specie di) postfazione, con brevi paragrafi che prendono spunto dalla citazione di un concetto, di una notizia, di una prosa per ragionare sulla varietà degli stravaganti universi soggettivi, con un sano principio di carità interpretativa. Ogni capitolo corrisponde a un singolo argomento, da sviscerare attraverso discipline, punti di vista e opinioni differenti, esplicitate proprio in quanto non coincidenti: Onnivoro a chi? (o dello smettere di mangiare carne); L’età dell’ansia (o dei disturbi della mente e della sofferenza psicologica, specie con l’avvento del Covid-19); Non piove, governo ladro (o del cambiamento climatico, il più lungo e concorde, non si può più aspettare); Femminili plurali (o della parità non ideologica dei generi, anche nella eventuale mediocrità di fasi o di metodi o di linguaggi o di individui per le scelte di equità); Ho tanti amici gay; Non lavorare stanca (anche i giovani); Cambiare gioco (o della politica, anch’esso lungo e aperto). La bibliografia finale non è breve, tra dieci e cinquanta articoli, testi, link indicati per ogni capitolo, quelli che gli autori hanno utilizzato per ragionarci insieme nel testo congiunto.

 

Autori Vari

«Barcellona. The Passenger. Per esploratori del mondo»

Iperborea

192 pagine per 19,50 euro

Barcellona. Ora. C’è sempre una ragione nuova per visitare la capitale catalana dall’accecante forza centripeta, facendosi accompagnare da altre visioni e altri racconti della città. “Barcellona. The Passenger” è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che ne formano il ritratto contemporaneo, testimonianza di vari autori ed esperti locali o internazionali. Qui troviamo molti giornalisti all’inizio: Jordi Amat (che giustamente parte dalla “sbornia olimpica” del ‘92), Dan Hancox (sulla vitale sindaca Ada Colau), Laura Ferrero, Martinez, poi gli scrittori Natan El-Hachmi, Vila-Matas (testi del ’95 e del 2022), il giurista Almeda I Samaranch, il critico musicale Cruz, l’artista Alicia Kopf coi pattini non solo sulle Ramblas, i giornalisti Otero sul Barça e Anna Pacheco sul distretto 22@. Ognuno tratta un argomento (sono quasi tutti inediti), talora da un punto di vista dell’osservatore nato altrove e d’altra lingua. A corredo ottime schede informative.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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