Argentina: il baratto al tempo della crisi economica

di David Lifodi (*)

A due voci (Effigie Edizioni, Milano, 2004) racconta come vive l’Argentina al tempo del default economico del 2001: di fronte alle promesse irrealizzabili del presidente Fernando de la Rúa e del suo ministro dell’Economia Domingo Cavallo, la gente si arrangia come può: non solo scendendo in piazza e cacciando i vari mandatarios che cercano di risollevare il paese secondo i dettami di quel Fondo Monetario Internazionale che lo ha fatto fallire, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.

E allora, di fronte agli ipocriti auguri di buena suerte inviati all’Argentina dalla comunità internazionale, Nicola Fantini e il collaboratore del quotidiano Pagina 12 Antonio Dal Massetto, uno tra i più grandi scrittori del paese sudamericano, dove è emigrato dall’Italia quando aveva 12 anni, raccontano le microstorie di un paese che utilizza il baratto come forma di scambio, il trueque, per sopravvivere alle difficoltà quotidiane che la vita pone di fronte agli argentini. Il baratto abolisce la moneta, ampiamente svalutata, mentre la gente fa la coda di fronte alle banche per togliere dalle mani degli istituti di credito tutti i risparmi accumulati in una vita. Il baratto fa crescere la solidarietà. Dal Massetto scrive che sta cercando di fare economia su tutto: se ha bisogno di un taxi per percorrere 40 isolati, si fa portare a metà strada e il resto del tragitto lo fa a piedi. Quando si tratta di incontrare gli scrittori Laura Pariani  e Nicola Fantini, Dal Massetto propone un equo baratto al tassista: per metà viaggio paga in contanti, per l’altra metà non ha più soldi e quindi propone al conducente di ascoltare una storia inventata da lui. Ormai, riflette Dal Massetto, ognuno offre quel che può. “Storie inventate da lei?” chiede il tassista. “Naturalmente mie, autentiche al cento per cento”, risponde il giornalista. “Le offro un pezzo di strada”, prosegue ancora il tassista: “Fermo il tassametro e via. Se la storia mi appassiona, la porto fino all’incrocio tra Venezuela e Bolivar; altrimenti, se già dall’inizio vedo che non mi piace, la faccio scendere al prossimo incrocio”. In realtà Dal Massetto non racconta una storia sua, ma “mette mano all’infallibile Conrad e al suo racconto Gioventù”: la prossima volta, riflette il giornalista, proporrà veramente un sua storia, ma intanto ne ricava il biglietto da visita della compagnia dei taxi: “Tutti i ragazzi vanno matti per le storie, così lei saprà a chi rivolgersi la prossima volta”. Si tratta di un episodio gustoso, che cerca di esorcizzare il dramma di un paese travolto dalla corruzione e da una sorta di sistema finanziario parallelo che ha mandato in default il paese. Manca tutto: nelle cancellerie dei tribunali non c’è la carta  e nemmeno l’inchiostro per i timbri, negli ospedali scarseggiano i medicamenti di base, le mense sono chiuse e gli interventi chirurgici non urgenti annullati. In compenso, sui giornali, imperversano le promesse da marinaio degli economisti neoliberisti, ma per fortuna, non tutti riescono a leggerle. Dal Massetto deve improvvisarsi lettore con un amico che ha affittato i suoi occhiali per tre giorni alla settimana. Non è l’unico baratto singolare. Il gestore di un bar dove si svolgono gli affari legati al baratto offre in affitto alcuni tavolini e qualche sedia: in cambio, si augura che aumenti il numero di clienti che viene al bar per sottoscrivere i contratti di affitto. Ce n’è per tutti i gusti: si dividono, in base ai giorni della settimana, occhi di vetro, piumini e addirittura gambe ortopediche: un intero paese durante la giornata si ingegna come può, e alla sera scende in piazza per gridare ladrones e il celebre que se vayan todos contro un’intera classe di governo che aveva escogitato il sistema del corralito allo scopo di impedire ai possessori di depositi di risparmio di ritirare i propri denari dalle banche. E poi ci sono i basureros e i cartoneros che, allora come oggi, frugano nell’immondizia per prelevare tutto ciò che è recuperabile.

Ciò che l’Argentina non ha mai barattato è stata la propria dignità. Sui muri di Buenos Aires, nei giorni in cui il paese era in preda al default economico, ostaggio delle banche e del grande capitale, c’era scritto: “Ci pisciano in testa e Cavallo dice che piove”. A due voci racconta l’Argentina popolare, quella che in quegli anni si era ingegnata, in maniera autogestita e popolare, per cercare di sopravvivere alla crisi. Poi sarebbero arrivare le esperienze del baratto e dell’economia solidale, le mille storie di lotta e solidarietà tra lavoratori nelle fabbriche occupate in un paese che oggi deve fare i conti con un nuovo avversario: i fondi buitres, avvoltoi che non attendono altro che planare di nuovo sull’Argentina.

 

(*) Risparmiare denaro e compiere un minimo (ma sempre utile) atto di sabotaggio alla logica del capitalismo. Per di più incontrando persone e dunque compiendo una piccola azione terapeutica contro la malattia del nostro tempo, l’autismo sociale. C’è anche questo nel baratto. Sia in quello spontaneo – che cresce – sia in quello più quasi istituzionalizzato con … i vantaggi e i rischi della formalizzazione.

Qui in blog ne parliamo dal 17 al 23 novembre perché c’è la sesta edizione della «Settimana del Baratto».

E se in rete digitate «La settimana del baratto» troverete altre notizie. Fra l’altro, se v’interessa, c’è anche un “gancio” con i bed and breakfast affiliati al portale http://www.bed-and-breakfast.it che aderiranno all’iniziativa barattando il soggiorno in cambio di beni o servizi. Partecipare è semplice e gratuito (e ci mancherebbe che si pagasse, vi pare?). (db)

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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