Argentina: cercare i figli dei desaparecidos in Italia

di David Lifodi

“Se non fosse stato per l’impegno e il costante lavoro delle Abuelas de la Plaza de Mayo non avrei mai avuto dubbi sulle mie generalità: tantomeno sarei arrivato a capire che i miei genitori erano in realtà quelli adottivi”. Commenti del genere sono assai frequenti nella generazione argentina che va dai venticinque ai quaranta anni. Il regime militare sequestrava le madri incinte, le faceva partorire nei campi di detenzione e poi le uccideva consegnando i figli a genitori adottivi spesso simpatizzanti della dittatura. La lotta delle abuelas ha permesso ad una parte importante di questa generazione di conoscere le proprie origini e, soprattutto, offrire l’opportunità di conoscere almeno i nonni, gli zii, i cugini. Grazie alla caparbietà delle abuelas un centinaio di bambini di allora ha ritrovato la propria famiglia di origine, ma ne restano da trovare almeno altri quattrocento. È nata da qui l’esigenza di lanciare in Italia la Campagna per il Diritto all’Identità.

L’ambasciata argentina di Roma e i consolati presenti nella capitale e a Milano hanno messo a disposizione il kit necessario per fare il test del Dna: un qualsiasi cittadino argentino residente nel nostro Paese potrà quindi rivolgersi a loro per chiarire quale sia la sua vera identità. Negli anni del default argentino, spiegano i promotori della campagna, furono in molti a tornare in Europa, e in particolare in Italia, per cui è probabile che da noi ci siano dei figli di desaparecidos ignari di tutto. La Red por el Derecho a la Identidad, supportata da due psicologi italo-argentini e promossa dalla stessa ambasciata in collaborazione con la Casa Rosada, ha diffuso di recente gli obiettivi della campagna percorrendo in lungo e in largo l’Italia. Milano, Bari, Cosenza e Torino sono alcune delle città che hanno ospitato la delegazione della Red, composta da Guillermo Pérez Roisinblit e Horacio Pietragalla, due dei nipoti ritrovati dalle abuelas, Claudia Carlotto, coordinatrice della Commissione nazionale per il diritto all’identità (Conadi) e figlia della presidenta delle nonne Estela Carlotto, Carlos Cherniak, ministro dell’ambasciata argentina in Italia con delega ai diritti umani, Adolfo Moreno, console generale a Milano. La campagna per il diritto all’identità segue alla consegna del sottosegretario agli Esteri Marta Dassù di fascicoli relativi a sessanta cittadini italiani scomparsi in Argentina durate la dittatura all’Archivio Nacional de la Memoria successivo all’accordo Roma-Buenos Aires risalente al giugno 2011. Un piccolo passo riparatore verso un Paese con il quale, durante gli anni della dittatura, l’Italia aveva uno strettissimo legame commerciale, tanto da rifiutare la concessione dell’asilo politico agli esuli in fuga dal regime militare. Eppure ci furono anche desaparecidos di origine italiana e, proprio per questo motivo, l’attuale apertura degli archivi di stato in seguito all’accordo tra Italia e Argentina potrebbe essere utile a rintracciare almeno una parte di quei quasi quattrocento ragazzi che meriterebbero di conoscere la loro vera identità. La stessa Claudia Carlotto, coordinatrice della Conadi, è alla ricerca di suo nipote: poche ore dopo la nascita fu rapito dai militari insieme alla madre, fucilata alcuni mesi dopo. Durante il tour italiano della La Red por el Derecho a la Identidad hanno colpito le storie raccontate da Guillermo Pérez Roisinblit e Horacio Pietragalla, figli di desaparecidos ritrovati grazie al lavoro delle Abuelas de la Plaza de Mayo. Il primo racconta di aver cominciato a percepire che i suoi genitori non fossero quelli naturali, ma adottivi, dalle somiglianze fisiche: suo padre era molto più basso di lui. Inoltre, in casa non aveva mai trovato alcuna foto della sua infanzia, finché nel 2000 ha conosciuto una ragazza figlia di desaparecidos convinta che Guillermo fosse suo fratello: andò a fare il test del Dna dalle abuelas e in meno di due mesi ebbe la conferma di essere realmente il fratello di quella ragazza. Simile a quello di Guillermo è il percorso di Horacio Pietragalla, che ha riacquistato la sua vera identità quando ha scoperto di essere figlio di due giovani militanti politici fatti sparire dalla giunta militare. Non si tratta solo di far conoscere la campagna ai giovani argentini residenti in Italia affinché si sottopongano al test del Dna senza esser costretti a tornare appositamente al loro Paese, ma di diffondere il più possibile la campagna, in modo tale che qualsiasi persona, con le informazioni di cui è in possesso, possa fornire il suo contributo: il percorso che ha condotto Guillermo a conoscere la sua vera identità è iniziato grazie a una telefonata anonima ricevuta dalle abuelas. La campagna, sostenuta in Italia da numerose associazioni fra cui Amnesty International e Libera, ha una madrina d’eccezione, la presidenta delle Abuelas de la Plaza de Mayo Estela Carlotto, convinta al pari di Claudia che tra i ragazzi da ritrovare ci sia anche suo nipote Guido. La figlia di Estela, Laura, fu sequestrata per mesi e mesi e dette alla luce Guido in uno dei tanti campi di prigionia dove la giunta militare rinchiudeva gli oppositori: lei fu assassinata poco dopo, ma del figlio non si è più avuto traccia.

Come detto, lo scopo della Red por el Derecho a la Identidad è quello di sostenere, ma soprattutto far conoscere la campagna “Buscando nietos en Italia”, per questo è opportuno diffondere recapiti e contatti. Chiunque volesse avere ulteriori informazioni può scrivere a dirittiumani@ambasciatargentina.it o telefonare allo 06/48073300, oppure inviare una mail a dubbio@retexi.it o chiamare al numero 335/5866777.

Redazione
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Un commento

  • Francesco Cecchini

    Grazie David per l’ importante informazione. Conosco il problema in generale, avendo lavorato e vissuto in Argentina, a Buenos Aires, ho anche visto madri e nonne a Plaza de Mayo. Continuo anche in Italia a leggere Pagina 12 ( la mia seconda squadra dopo la Roma e’ il Boca) . Ma sapevo i dettagli che racconti. Naturalmente condividero’ il tuo posto nella mia bacheca ed in quella delle ANPi che conosco. Crrchero’ una foto che richiami l’ attenzione. Un saluto e buon lavoro.

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