«Avrai i miei occhi»

db si è fatto imprigionare da un altro romanzo di Nicoletta Vallorani

Sono caduto in trappola. Dopo aver letto «Eva» (*) di Nicoletta Vallorani non potevo aspettare e ho iniziato subito «Avrai i miei occhi». Le stesse atmosfere, la stessa bravura. Ho ritrovato Nigredo, Olivia e la Milano devastata mentre Eva («la benefattrice assassina») è rimasta sullo sfondo.

«Corpi incompleti in una città mutilata». La continua rincorsa fra regole e soldi («sei sicuro che adeguarsi alla legge coincida con la produzione di maggiori profitti?»). Si sa o si dovrebbe sapere: «Le truffe più riuscite, i crimini perfetti sono quelli che si infilano per gradi nella nostra quotidianità». Qui le coordinate topografiche di Milano non vengono segnate nello spazio ma sono mobili, «riproducono relazioni asimmetriche di oppressione e di potere».

Il romanzo si apre sulle mourners, pagate per piangere ai funerali come le “piagnone” o le antiche “prefiche”. Poi mentre «un nevischio sottile e grigiastro comincia a cadere» ci si preoccupa dei Martiri «determinati a darsi fuoco». A dominare la scena è dunque la morte, nelle sue varianti, e chi – come Nigredo – prova a decifrarla.

«La vecchia tortura non usa più, amico mio. Quello che fanno adesso è sperimentare» ma se il confine fra donne e cose diventa sottile … solo il dolore potrà definire chi appartiene all’umanità e chi non ancora (o non più). Del resto è tristemente ovvio che «l’assenza di dolore della vittima priva di soddisfazione il carnefice». I mostri contro la brava gente? Più volte ci sarà ripetuto che «il bene e il male stanno dentro lo stesso guscio» e se ci sarà un’esplosione finale (dove e perchè non si può svelare) non possiamo essere sicuri che spazzi via solo “i cattivi”. Big Bang o no, io vorrei un terzo volume della “nigre-olivi-tudine”: non ho alcuna idea di dove potrebbe portarmi perchè ho imparato (come Ariel) che «si scappa e basta, solo dopo – all’arrivo – si capisce forse dove si voleva andare». Forse. Ma intanto Nicoletta Vallorani ci aiuterà a fuggire da un’orrida Milano possibile.

«Avrai i miei occhi» è quel che Olivia assicura (ma lui non può saperlo) a Nigredo, la sua anima gemella o forse la sua «solitudine gemella». Chi legge potrà vedere i fili della trama attraverso di loro: dovrà abituarsi a una scrittura dove domina il «tu» e strada facendo capirà il perchè.

In 4 parole? Lo consiglio di cuore.

Distopia? Iper-noir? Narrativa di anticipazione? Nei ringraziamenti finali l’autrice “sbotta” e scrive: «Questa piccola storia è fantascienza, l’etichetta che ha indotto alcuni editori a non leggerla neanche e a rifiutarla per assunto. E’ accaduto e forse continuerà ad accadere: il problema non è il rifiuto di pubblicare ma quello di provarsi a leggere in ragione dell’appartenza a un genere». E aggiungo io: viva dunque Zona 42 che legge i libri dentro e oltre le etichette, sceglie il meglio e pubblica.

(*) la recensione è qui: «Eva»

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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