Bay, Ferrante, Khadra…

… Pastor, Pennac, Pitte e Ignacio Paco Taibo

7 recensioni (stavolta non solo giallo-noir) di Valerio Calzolaio   

Napoli. 1961-1968. Elena continua a raccontare. Faceva il liceo quando Raffaella si è sposata, entrambe 16enni. Erano cresciute povere insieme in un misero violento rione di plebe napoletana, senza telefoni e televisori, senza libri e italiano, lei figlia di un usciere comunale, l’altra di un calzolaio, madri casalinghe, lei tre fratelli piccoli, l’altra fratello maggiore Rino, lei bionda, l’altra nerissima. Dal giorno delle nozze (e delle scarpe) la vita le separa: lei illibata, miope occhialuta, brufolosa, troppo piena, indigente studiosa pensierosa commossa, mite; l’altra sistemata consumata seduttiva ricca elegante memore gelida, vivace e ribelle, più alta snella nervosa. Il matrimonio con Stefano non va, Lila resta incinta ma perde la prole, ha bisogno di mare, paga Lenù per accompagnarla, lei accetta perché vuole incontrare il ragazzo di cui è innamorata. L’estate a Ischia ancora una volta cambierà tutto, le farà allontanare a lungo, Lila tradisce e scopre l’amore, lei perde la verginità senza amore né sesso, Lila sarà ramenga con il figlio Gennaro, lei universitaria a Pisa. Prosegue la storia parallela di due artiste della scrittura, vicende emozioni genialità che si intrecciano. Una meraviglia anche la saga giovanile del dolente “pseudonimo” Elena Ferrante (“Storia del nuovo cognome”, e/o, pagg 476 per euro 19,50), essenzialità e alterità napoletane nell’identità nazionale. Lingua ed esistenza sono ricerche sformate, smarginature, squilibri e molestie d’amore. Consiglio di leggerlo, di leggerlo ad alta voce con un affetto, poi di discuterne in compagnia elettiva. E’ inquieta la vita, alcuni (pochi) continuano a viverci dentro e noi in altri, non dolcemente, diacronicamente, senza coerenza o reciprocità. Siamo molto meno diversi di quel che crediamo, anche se ogni istante di ciascuno è irripetibile, accidenti! Paul Anka e uovo sbattuto.

Texas. 1836. La zona è una provincia messicana, anche se da una 15ina d’anni vi si stanno insediando coloni anglofoni americani, fautori della schiavitù (abolita dai messicani), grandi speculatori, sterminatori di indiani. Il Messico mette restrizioni all’ingresso, alcuni texani si rivoltano contro la neo dittatura militare chiedendo indipendenza, con 1500 soldati il generale Antonio Lopez de Santa Anna marcia su una missione fortificata dove si trovano circa 200 rivoltosi, il 23 febbraio inizia l’assedio, attacco il 6 marzo, la battaglia dura meno di un’ora, massacro, nessun sopravvissuto, vi muore anche il rozzo e ignorante David Crockett. Dopo di allora negli USA di tutto: 80.000 libri, centinaia di film, ora il mito di Alamo raccontato dal grande narratore storico Taibo II (trad. di Pino Cacucci).

Paco Ignacio Taibo II

«Alamo»

Tropea

288 pagine,14 euro

Da Milano a ogni cucina privata contemporanea. L’economista e giornalista eno-gastronomico 63enne meneghino doc Allan Bay spiega che Cuochi si diventa: apre con la Bibbia, indica l’obiettivo di piatti buoni e facili nel grande furbo gioco culinario, suggerisce gli attrezzi indispensabili, sforna ricette sempre rielaborate e rielaborabili, elenca un decalogo di virtù civili. Non tutte, non sempre, non ovunque vanno rispettate. A esempio: investi più tempo nel cercare buone materie prime che nel cucinarle; pesa tutto e porziona prima di accendere il fuoco; cucina con calma; sii umile; porta a cottura tutto separatamente; taglia sottile e cuoci poco; osa e tradisci. Rubriche sul quotidiano Rcs e libri di successo da un decennio. Sperimentare per credere.

Allan Bay

«Cuochi si diventa»

Feltrinelli

346 pagine,19 euro

Francoforte e Darfur. Di questi tempi. Dopo dieci anni di matrimonio, il bravo medico generico Kurt Krausmann è ancora innamorato di Jessica, vicedirettrice delle relazioni internazionali in una multinazionale. Una sera torna e la trova nella vasca, suicidatasi con i sonniferi, forse per una mancata promozione. Impazzisce dal dolore. Il ricchissimo amico Hans lo invita in barca verso le isole Comore. Vengono attaccati da pirati su una feluca, picchiati segregati umiliati, inizia un’altra vita in Africa Orientale. Il 57enne scrittore algerino francofono Mohammed Moulessehoul usa lo pseudonimo femminile Yasmina Khadraper scrivere, un tempo gialli, ora intensi romanzi. «L’equazione africana» è in prima e spiega qualcosa delle complesse “nature” umane in vari ecosistemi, l’Africa con competenza e acume.

Yasmina Khadra

«L’equazione umana»

Marsilio

316 pagine, 19 euro

Britannia. Agosto-ottobre 305 d. C. L’investigatore ufficiale di cavalleria e storico Elio Sparziano, discendente di schiavi barbari (celti) romano di cittadinanza e cultura, arriva sull’isola dieci anni dopo che l’Impero ha debellato le ribellioni di Carausio e Allecto. Deve indagare su recenti attacchi a forti e presidi difensivi nel Transvallum, poco a nord del Vallo di Adriano (l’istmo verso la Scozia). Viene subito a sapere di un terzo massacro ad Aestiva, qualche ora da Petrianae, dove ora risiede. C’erano quaranta uomini e un comandante esperto. Trucidati. Verifica varie stranezze, fra l’altro armi e contanti sembrano non aver interessato gli assalitori. Eppure vi sono tracce di un antico tesoro e soffi di troppi forti venti. Raccoglie informazioni in cene e bordelli, sfugge ad agguati, svela una clamorosa macchinazione. La ricostruzione storica è accurata e affascinante nel quarto romanzo della serie imperiale dell’italiana di lingua inglese Ben Pastor («La traccia del vento», Hobby & Work 2012, pagg. 358 euro 14,90; in originale 2012, traduzione di Judy Faellini), in terza fissa, con molte pagine di diario, lettere, note. Vino Piceno.

Jean-Robert Pitte

«Il vino e il divino»

Sellerio

113 pagg, 10 euro

Dalla Mesopotamia al Mediterraneo. Neolitico e Antropocene. Una delle manifestazioni più affascinanti della vita sulla Terra è la fermentazione, frutto del suolo, dei lieviti e del lavoro umano: birra, pane, vino. Quest’ultimo ha effetti euforizzanti e divenne subito un elemento centrale agli albori delle religioni, soprattutto fra le civiltà e i popoli dei nostri mari. Lo studioso Jean-Robert Pitte ci racconta un connubio, «Il vino e il divino», l’originale francese uscì nel 2004. La storia della coltura e cultura della vigna nelle varie religioni, greci ebrei cristiani musulmani monaci protestanti buddisti e altri e altre bevande fermentate, e poi gli Stati, i mercati e le dinamiche contemporanee. Godibile.

Fra i tre regali che può ricevere l’abbonato sostenitore a «Salvagente2013» c’è l’ultimo libro del grande Pennac. Daniel (già) Pennacchioni è un bretone di origine corsa nato nel 1944 a Casablanca, al seguito del padre ufficiale di carriera. Dopo la laurea in lettere a Nizza e alcuni lavoretti, dal 1969 per 28 anni ha insegnato francese a Soisson e Parigi, perlopiù in classi per giovani “disagiati” (e di varia età). Come scrittore ha esordito nel 1973 con un polemico provocatorio pamphlet contro il servizio militare. Scelse lo pseudonimo Pennac per non nuocere al padre. E’ seguito molto altro, tutto da leggere, molto tradotto (perlopiù Feltrinelli e Salani). Il saggio con il decalogo dei diritti del lettore risale al 1993. La saga di Malaussène è 1985-1995. I libri per ragazzi si intervallano spesso con i romanzi. Dopo la tetralogia sul “capro espiatorio” Pennac ha scritto fra l’altro quattro monologhi teatrali. A ottobre a Parigi, a novembre a Torino, dal 14 al 16 dicembre al Funaro di Pistoia (dove lo aveva provato già a giugno) il nuovo spettacolo «Le 6° Continent», di cui ha scritto il testo, la grande storia dei nostri rifiuti. Il romanzo in regalo parla di funzioni, malattie, sensazioni, emozioni corporali.

 

Marsiglia, Parigi, Mérac. 1923-2010. Una nota personalità francese, taciturna, ironica, diritta come un fuso, molto ben reputata in patria e all’estero, prima di morire, consegna alla 57enne amata figlia artista (scultura, pittura) una pila di quaderni, dicendo che può fare quel che vuole dei suoi appunti (tenuti all’insaputa di tutti) senza però svelare l’identità dell’anonimo autore. Ecco l’ultima pubblicazione di Daniel Pennac Storia di un corpo», Feltrinelli 2012, pag. 343 euro 18; originale 2012, traduzione di Yasmina Melaouah), un diario di carne e ossa tenuto già dal 1936, dal 12esimo all’88esimo e ultimo anno di vita, sui rapporti che il corpo stabilisce con la propria mente: ogni volta che il fisico si è manifestato in testa si trovano tracce, riassunte alla fine anche in un accurato indice analitico, da “abbigliamento, acufeni” a “volto, vomitare”. Inizia con paura e urla da lupetto degli scout, ancora incapace di proteggere il corpo dagli assalti dell’immaginazione e l’immaginazione dalle manifestazioni intempestive del corpo (per quello ha deciso di memorizzare corporalità). Finisce con l’agonia. In mezzo, di tutto, con frequenti vuoti e silenzi. Come contorno i genitori (l’amato padre e la meno amata madre) e Violette, il collegio e la Resistenza, la tardiva iniziazione (canadese) sessuale e gli amori fino alla donna della vita (Mona), i due figli, la carriera e il ’68, il primo nipote (omosessuale e prematuramente scomparso) e le successive gemelle, i pronipoti, gli amici. I sensi, il cibo, Mahler, Venezia, libri, film, barzellette, giochi, note per la figlia. Si comincia sorpresi, si finisce estasiati!

 

 

UNA BREVE NOTA

Appuntamento con le recensioni giallo-noir (e non solo) di Valerio Calzolaio che in prima battuta escono su «Il salvagente». (db)

 

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