Bayard, Heine, Jachia, Marconi, Sebold e…

… e tre duetti (Alfano-D’Attoma, Manconi-Resta e Petzel-Reck)

8 recensioni di Valerio Calzolaio

Titty e Flavia

«Ce la posso fare! Come affrontare i piccoli disastri domestici e vivere felici»

SEM

160 pagine, 14 euro

A casa. Ora. Ecco un volume da tenere sempre a portata di mano: consigli domestici per chi si trova per la prima volta solo (giovanissimo o single) o per chi vuole aggiornarsi (adattando i suggerimenti al proprio vissuto). Come si mantiene (un poco) d’ordine; come si puliscono macchie e pavimenti, utensili e macchinari; come si gestiscono alimenti e cucina, indumenti e armadi; come si cura l’igiene personale; come si lavora (meglio) nei propri spazi d’ufficio; come ci si trastulla, riposa, ospita; come si mantiene un terrazzo o un giardino; come si dorme o riposa davvero nel proprio letto; come si prepara la valigia per vacanze o viaggi. Sempre con un approccio divertente ed ecofriendly, sempre con disegni ed esempi esplicativi. Le due domestic planner milanesi Flavia Alfano (da Taranto) e Titty D’Attoma (da Perugia) hanno condiviso un bel progetto di soluzioni pratiche, curano blog, scrivono libri leggeri e rubriche utili, sono ospiti fisse di una seguita trasmissione televisiva.

Luigi Manconi e Federico Resta

«Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura»

Feltrinelli

152 pagine, 15 euro

Italia e Mediterraneo. L’ultimo ventennio. Ormai “non sono razzista, ma” è un’unità lessicale, una frase tipica, una locuzione italiana. Si può serenamente affermare che l’Italia non è razzista, fermo restando che all’interno dell’Italia si ritrovano forme e manifestazioni di razzismo. In aumento. Esemplificate da titoli stereotipati e pregiudiziali sulla carta stampata, da un’aggressiva strategia discorsiva di canali radiofonici e televisivi, da una legittimazione antistraniero nella sfera politico-istituzionale. Il paradigma razzista attribuisce in modo indifferenziato all’intera comunità connotati e misfatti di un suo singolo componente (o di più componenti): il rischio è che ogni straniero diventi criminale, ma anche ogni italiano razzista. Non è e non può essere così. Il linguaggio è terreno di scontro tra discriminazione e integrazione, tra rifiuto e accoglienza, rispetto a ciascuna comunità di cui un individuo è inevitabilmente parte. Quella locuzione mostra una classica procedura retorica: “mettere le mani avanti”; in realtà è proprio il contenuto dell’avversativa che fa spesso emergere le reali opinioni di chi parla (presentate come legate alla semplice osservazione della realtà e alla conoscenza di fatti). E segnala pure talora una sorta di richiesta d’aiuto: aiutatemi a non diventare razzista, non predicate in modo astratto, sappiate che la solidarietà è faticosa, valutate meglio il bisogno di mutuo soccorso. In ciascuno di noi – dichiarate o censurate – covano forme di intolleranza e pulsioni xenofobe. Servono dunque nuove politiche pubbliche, né superficiali né irresponsabili. Mentre invece le norme, soprattutto dal 1990 in avanti, hanno via via delineato un diritto asimmetrico e diseguale per gli stranieri, oltretutto con la progressiva riduzione delle possibilità d’ingresso, di fatto in contrasto con la tendenza strutturale dei flussi migratori e con le competenze dell’economia e della demografia.

Il sociologo Luigi Manconi (Sassari, 1948) e l’avvocata Federica Resta (Bari, 1980) ci aiutano molto a tirar fuori il razzismo che è in noi, offrendoci fondamenti linguistici, culturali, sociali e normativi per sconfiggere sia la xenofobia diffusa che gli imprenditori politici della paura. Il volume è diviso in cinque parti con dettagliate note in fondo; la terza (redatta dal solo Manconi) dedicata alla vicenda (luglio 2013) degli insulti del senatore Calderoli alla ministra Kyenge con la relativa discussione parlamentare relativa alla richiesta (respinta) di autorizzazione a procedere; le ultime due riferite alle “gabbie” nuove che si stanno costruendo ovunque in vario modo (soprattutto nei Cie) e al “peccato dell’indifferenza” che nessuno può più permettersi. Si parte sempre da parole tratte da fedeli trascrizioni di cronache quotidiane; vengono illustrati i significati formali e sostanziali, espliciti e impliciti, con citazioni funzionali di studiosi e colti acuti riferimenti alla musica e alla cinematografia; “zingaro”, “lager”, “confini” e tante altre, senza mai concedere nulla a ricette facili e semplificazioni autoassolutorie. Stigmi generalizzanti, autorappresentazioni stereotipate e denunce indistinte sono riferibili a personaggi politici di varia estrazione culturale e contesto istituzionale. I migranti rappresentano un capro espiatorio elettivo per ogni tipo di rivendicazione identitaria. Un lessico consapevole e controllato è la premessa per non assistere in silenzio al “cattivismo” in corso. Forti di differenti complementari esperienze (all’interno del Senato della Repubblica e del Garante per la protezione dei dati personali), gli autori contribuiscono a “leggere” i conflitti attinenti il migrare, i flussi di emigranti, le comunità dei cittadini, degli stranieri e degli immigrati. Arricchiamo di dimensioni culturali e di moduli espressivi la nostra identità di individui sociali umani!

 

Peter Heine

«Delizie d’Oriente. Una storia della cultura gastronomica»

traduzione di Marina Pugliano e Valentina Tortelli

Sellerio

232 pagine, 16 euro

Islam. Tavole imbandite. I musulmani non mangiano carne di maiale, di rado si godono un bicchiere di vino, considerano spesso l’elemosina una buona maniera a tavola, hanno importato alcuni nostri cibi e cucine, hanno esportato molti loro cibi antichi (frumento, riso, zafferano, cannella, chiodi di garofano a esempio) e antichissimi (prima della loro religione), e cucine (falafel, hummus, kebab, cuscus, marzapane a esempio), come anche modi di cucinare gli ingredienti alimentari. L’islamista tedesco Peter Heine (Warendorf, Westfalia, 1944) illustra in otto parti alcuni aspetti cruciali della pratica e della cultura enogastronomica d’Oriente, iniziando proprio da suino e vino (il secondo con un divieto più recente e meno rigoroso), inframezzando il saggio con gustose ricette (oltre 50 in tutto), letteratura, vita quotidiana. Seguono ampie trattazioni di storia della cucina e splendidi capitoli sulle migrazioni culinarie, pure i legami gastronomici sono meticci e pacifici.

 

Carlo Marconi

«Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti»

Illustrato

Edizioni Gruppo Abele

74 pagine, 15 euro

Un mare in mezzo a terre. Prima, ora, ancora. Partenze, fughe, approdi in 21 filastrocche, intitolate come un alfabeto: addio, barcone, clandestino, deserto, eroe, fuga, girotondo, home, idea, lingua, mare, naufragio, ospite, parola, questura, rispetto, straniero, telegiornale, uguale, vattene, zattera. Pare che nel mondo ci sia posto per tutti. Alcuni migrano, per necessità o per scelta, tante donne e uomini, bambine e bambini diversi le une dagli altri. Qualcuno attraversa il Mediterraneo e le domande (oltre che le paure) si affollano nella testa di chi convive qui. L’ottimo maestro Carlo Marconi ha provato a parlarne e a lavorarci con i propri alunni; 24 bravi illustratori hanno arricchito il progetto di grandi immagini colorate; ne vien fuori un volume di deliziose filastrocche (diverse nel ritmo, nella lunghezza, nella metrica, nelle emozioni che suscitano in chi legge), col quale si sostengono le attività di cooperazione del Gruppo Abele in Costa d’Avorio. Fate girare!

 

Paolo Jachia

«Claudio Baglioni. Un cantastorie dei giorni nostri (1967-2018)»

Frilli

176 pagine per 12,90 euro

Claudio Enrico Paolo Baglioni è nato a Roma il 16 maggio 1951. La sua prima canzone, inedita e leggendaria, risale al 1967. La carriera artistica inizia nel 1969 quando il padre Riccardo firma il contratto con la RCA, lui è ancora minorenne. Il primo 45 giri appare nel 1970, “Signora Lia”, storia di tradimenti. Poi realizza 5 album fino al 1975, uno l’anno (con coautore Antonio Coggio), altri tre da “Solo” nei Settanta, 2 negli Ottanta, 3 nei Novanta, ancora 3 fino ad adesso, complessivamente circa 200 canzoni, una trentina di album (anche live e compilation), qualche migliaio di concerti, qualche milione di dischi venduti; il più venduto risulta “La vita è adesso” (1985), un milione e mezzo di copie, forse in assoluto il più venduto tra gli italiani. “Claudio Baglioni” è un agile volume che, in ordine cronologico, racconta in dettaglio la produzione musicale del direttore artistico di Sanremo 2018 (non una biografia), scritto dal docente e musicologo Paolo Jachia (Milano, 1958).

 

Alice Sebold

«Lucky»

traduzione di Claudia Valeria Letizia (originale 1999; prima edizione italiana 2003, ora con nuova introduzione)

Edizioni e/o

336 pagine per 9,90 euro

Syracuse. 8 maggio 1981. Alice Sebold venne violentata. In “Lucky

raccontò tutto. Lei era vergine, 18enne, bella, sovrappeso, bruna, lenti sugli occhi da cinese. Appena dopo mezzanotte dell’ultimo giorno di lezione del primo anno. Gregory Madison, nero piccolo muscoloso, le tappa la bocca minacciandola con un coltello, la trascina nella galleria dell’anfiteatro, la violenta scusandosi infine. La vita della ragazza termina e ricomincia, confusamente. Riprende i corsi di narrativa, ma per un anno la priorità è il processo: nonostante l’errore nel riconoscimento, il violentatore viene condannato. Alice si laurea, ancora per dieci anni non trova un filo, poi capisce di soffrire di disturbo post-traumatico. 36 anni dopo la violenza, 18 anni dopo il libro, torna ora a scriverne presentando la nuova edizione. Noi maschi dovremmo rileggerlo periodicamente, tanto più che “un molestatore seriale nonché orgoglioso palpeggiatore di figa è stato eletto 45° presidente di questi Stati Uniti”.

 

Pierre Bayard

«Sarei stato carnefice o ribelle?»

traduzione di Andrea Inzerillo

Sellerio

190 pagine, 16 euro

Seconda guerra mondiale. Dove non eravamo. Il professore di letteratura francese Pierre Bayard (1954) ha provato a domandarsi come si sarebbe comportato se fosse nato (come il padre) nel 1922 e avesse dovuto affrontare l’aggressione nazista in Francia, Sarei stato carnefice o ribelle? Mette una frase di Primo Levi come incipit e prova a spiegare l’ovvia complessità della domanda e delle possibili risposte. Fa agire nel passato un personaggio che conserva le sue caratteristiche intellettuali, sociali e psicologiche odierne, mettendolo di fronte alle verità storiche di una violenta crisi dei valori. Fonda l’indagine su enunciazioni di psicologi e specialisti del comportamento relative alle personalità “potenziali”, su situazioni paragonabili che ha dovuto affrontare, sulle concrete azioni della famiglia e del padre. Divenire ribelle (résistant) è fenomeno ancor più impenetrabile del divenire carnefice (bourreau). Molto interessante! E condivido: le persone si misurano nelle crisi.

 

Paul Petzel e Norbert Reck [a cura di]

«L’ebraismo dalla A alla Z. Parole chiave per rimuovere errori e luoghi comuni»

traduzione di Gianluca Montaldi

EDB

140 pagine, 15 euro

C’è una storia delle singole religioni, ma anche una storia di come ogni religione vede (se ci riesce) le altre e una storia delle relazioni fra due religioni. Nel XX secolo le principali Chiese cristiane hanno dovuto riconsiderare a fondo il rapporto con l’ebraismo, superando (il più delle volte) pretese di superiorità o atteggiamenti di condiscendenza e disprezzo nei confronti della comunità ebraica. Una nuova lettura della Bibbia potrebbe davvero sradicare le deformazioni accumulate e offrire dialoghi fecondi. Un gruppo ebraico-cristiano di oltre trenta specialisti ha individuato quasi sessanta lemmi “contigui” fra le due religioni, da sviscerare insieme. Ne è venuto fuori “L’ebraismo dalla A alla Z” curato dai tedeschi Paul Petzel, teologo, e Norbert Reck, giornalista, con ogni voce attribuibile a un collettivo di almeno cinque redattori (e mai a un singolo autore). Si va da “Abba, padre” a “YHWX”, ogni volta con definizione, discussione, prospettive, bibliografia.

 

Redazione
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