Beppe Sala e la sua compagnia di giro…

devono lasciare il palcoscenico.

di Luca Beltrami Gadola

 

Salvare la faccia della città

Chi volesse scrivere la storia del crollo dell’urbanistica milanese dovrebbe partire dall’1 giugno del 2011, il giorno in cui cade la Giunta Moratti, un momento delicato per l’urbanistica milanese perché l’assessore Carlo Masseroli sta per completare l’iter del suo PGT (piano di governo del territorio – NDT) che era già stato approvato dalla Giunta ma manca ancora qualcosa: l’esame e l’approvazione delle controdeduzioni.

Tutto si ferma in attesa delle nuove elezioni amministrative che porteranno Giuliano Pisapia a sindaco e quindi a una nuova Giunta.

Immediatamente si pone il problema del PGT il cui iter burocratico non era completo: è come se non esistesse.

Il PGT di Masseroli dopo la sua presentazione in Consiglio aveva sollevato molte obiezioni da parte della minoranza di allora e di molti importanti urbanisti milanesi.

Ai primi di luglio del 2011 al circolo De Amicis si apre un dibattito che potrebbe avere per titolo: “Prendere o lasciare?”, ossia completare l’iter del PGT Masseroli o rifare un nuovo PGT.

Il dibattito è vivacissimo, tra i sostenitori del “prendere” si schiera il nuovo assessore all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris. Nel suo intervento la neo assessora ha detto anche di avere “piena fiducia” nei tecnici comunali che hanno redatto il PGT per il difficile compito del riesame delle osservazioni.

Si scelse alla fine di apportare alcune irrilevanti osservazioni e farlo passare: capra e cavoli. L’opinione della De Cesaris prevale anche perché il sindaco Pisapia teme che l’opinione pubblica lo accusi di voler fermare l’attività edilizia che in quel momento batteva la fiacca.

Nel mio editoriale del 11 luglio scrivevo: “A mio avviso il PGT (di Masseroli)  è un documento pieno non solo di errori tecnici, ma anche di “errori” chiaramente fatti in malafede, di mistificazioni evidenti – com’è evidente che si tratti dell’attività di persone allora probabilmente scelte e promosse in quel ruolo proprio per la loro vicinanza con il precedente potere politico. Aggiunge (la De Cesaris) di avere trovato “molto lavoro svolto”, meno male! È dal 1998 che stanno lavorando sul Piano, dalla prima redazione del Piano dei Servizi, fino alle attività che hanno accompagnato l’approvazione della Legge Regionale 12, fatta notoriamente tenendo d’occhio le esigenze della Giunta milanese. E mi piacerebbe sapere finalmente (l’ho chiesto varie volte), quanto hanno speso, fra consulenze esterne e risorse interne, per preparare quei documenti: vorrei ben vedere che non ci fosse “molto lavoro”.

Pisapia, dopo ambigue dichiarazioni, rinuncia all’ultimo minuto a ricandidarsi lasciando la sinistra in braghe di tela ma spunta dal cappello Giuseppe Sala, un manager che ha condotto in porto l’operazione Expo che vacillava. Esperienza politica: zero. È carico di allori e il PD fa due più due: ecco il candidato vincente.

Durante la sindacatura di Pisapia la De Cesaris si dimette per una non meglio chiarita “difficoltà non più sormontabili nella prosecuzione della mia attività amministrativa, per il venir meno del rapporto di fiducia con una parte della maggioranza”. La questione pare fosse la destinazione di un’area per cani. Risibile.

Comunque il 16 di giugno del 2016 si riunisce la prima Giunta Sala e lo fa al Giambellino per dare il “segnale” di un avvio “alla gestione partecipata” dei cittadini. Niente di meno vero dopo di allora!

Con lui comincia l’assalto ai beni comuni a favore degli operatori immobiliari e l’elenco è lunghissimo tra convenzioni di lottizzazione e determine dirigenziali: inizia anche la grande stagione dei “comitati”: cittadini che si oppongono a quelle scelte.

L’avvio più clamoroso è la convenzione con le Ferrovie dello Stato per l’edificazione degli scali ferroviari. Delle altre convenzioni è inutile fare l’elenco. I “comitati” non vengono ascoltati, come anche oggi.

La vicenda più clamorosa è la questione dello stadio Meazza che va avanti dal 2009: ne siete già tutti informati dalla stampa quotidiana.

Il sindaco Sala si affanna ininterrottamente per favorire Inter e Milan, ossia le loro speculazioni immobiliari necessarie per sostenere i bilanci dei padroni delle squadre che vogliono vivere su l’immobiliarismo per rimunerarsi, usando il “tifo” per il calcio come lo zucchero a velo sulle torte (immobiliari).

Il calcio diventa un affare finanziario.

La vicenda non è ancora finita quando all’inizio di quest’anno scoppia lo scandalo delle SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) cioè il titolo edilizio che permette al cittadino di eseguire, in un immobile di sua proprietà, alcuni lavori edilizi di determinata entità, dopo aver presentato al Comune un’adeguata segnalazione garantita da un tecnico abilitato: un iter burocratico che consente agli operatori di bypassare il lungo iter delle autorizzazioni necessarie secondo le norme vigenti per l’avvio di lavori di costruzione o di modifiche di edifici esistenti. Ai primi di gennaio i Pubblici Ministeri iniziano una frenetica attività di controllo che interessa un centinaio di edifici, con conseguenze drammatiche soprattutto per i cittadini che o già hanno acquistato o sottoscritto compromessi negli edifici sottoposti a controllo ed in alcuni casi da sequestro degli stessi.

I funzionari comunali in soccorso ai colleghi chiamati in causa dichiarano lo “sciopero delle firme”: non firmeranno più alcun atto, non solo ma il responsabile dello Sportello unico dell’edilizia lo chiude, rischiando l’accusa di interruzione di pubblico servizio.

Per placarli il sindaco Sala dichiara che il Comune si farà carico delle loro spese legali (se innocenti?), salvo poco tempo dopo dichiarare che il Comune si costituirà invece “parte civile”.

Il 15 di gennaio il Corriere della Sera intervista la De Cesaris, ecco alcune risposte alle domande dell’intervistatore: “Lo voglio dire forte e chiaro. Faccio riferimento a chi oggi opera negli uffici dell’urbanistica, persone con la schiena dritta con cui ho condiviso la vita per cinque anni sempre attenta all’interesse pubblico. Se non si parte da qui si rischia di prendere la direzione sbagliata”.

E ancora alla domanda del giornalista, se non vi siano delle zone opache nell’attività dell’assessorato che si occupa di urbanistica e compiacenza nei confronti degli immobiliaristi risponde: “Milano ha fatto i conti con la vera illegalità (quale? N.d.R.). L’amministrazione che ad un certo punto ha deciso di farsi garante della legittimità, nel rispetto delle regole ma anche con una modalità di operare: Milano è la città dei rapporti e della collaborazione tra pubblico e privato. Se si torna indietro si fa male alla città e non si ripristina nessuna legittimità”.

Sic! Ma quello che viene fuori dopo la smentisce clamorosamente e il Corriere bene ha fatto ad interpellarla perché è da lei che parte il “fil rouge” che bisogna seguire per capire come sono andate le cose.

Sulla stampa quotidiana c’è chi dice che è arrivato il “Sistema Oggioni”, il pupazzo sempre in piedi da anni nel silenzio generale.

Arriva il “Salva Milano”, il famoso decreto di interpretazione delle norme urbanistiche, chiamato anche il “Salva Sala”: vicenda troppo nota per doverla descrivere ancora, comunque un clamoroso imbarazzante flop.

Già nel 2011 sulle nostre pagine era comparso un articolo a firma Dario Sironi dal titolo BEPPE CEMENTO che prevedeva tutto.

L’altro ieri (10.03) nel suo discorso al Consiglio il Sindaco ribadisce la sua certezza che non vi siano irregolarità nella procedura delle SCIA ma se anche così fosse a parere dei PM, nemmeno un caso di falso ideologico? un rilievo della Corte dei Conti sul mancato incasso degli oneri di urbanizzazione? e, per finire, una questione politica?

La vicenda ha creato sospetti e difficoltà ai cittadini acquirenti, ai professionisti e alle imprese.

Dunque questa “Compagnia di giro” di Beppe Sala dovebbe lasciare il palcoscenico per salvare la faccia alla città.

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