Biani, Caserini, Conan Doyle, Enia, Greco, Segre e Smuraglia

7 recensioni di Valerio Calzolaio

Davide Enia

«Appunti per un naufragio»

Sellerio

212 pagine, 15 euro

Nei primi tre mesi del 2019 sono sbarcati a Lampedusa 262 migranti su 12 barchini, più della metà dei 517 arrivati sulle coste italiane, tutte piccole imbarcazioni con pochi a bordo. Lampedusa si conferma primo porto di sbarco, l’unico effettivamente aperto. Due anni fa l’attore e drammaturgo Davide Enia (Palermo, 1974), segnato come tanti dal drammatico evento del 3 ottobre 2013 a poche miglia dal porto, nel quale vi furono 368 morti accertati, oltre 20 dispersi presunti, 155 superstiti (41 minori), provò a raccontare l’ultimo decennio della piccola isola siciliana al centro del Mediterraneo, narrando in prima l’incontro con tanti abitanti, sommozzatori, pescatori, professionisti, volontari, esseri umani che si portano dentro un intero camposanto. Ecco gli “Appunti per un naufragio, un testo accorato e fondamentale, filtrato dal percorso umano dello zio Beppe, essenziale per capire quello scoglio che scortica, eroso dalla furia degli elementi, una fiaccola che risplende nel buio.

 

Stefano Caserini

«Il clima è (già) cambiato. 10 buone notizie sul cambiamento climatico»

Edizioni Ambiente

176 pagine, 12 euro

Il clima da studiare. A inizio 2019 è divenuta globale l’iniziativa giustamente indignata avviata ad agosto 2018 dalla 16enne Greta Thunberg che non va a scuola il venerdì per protestare davanti al parlamento svedese, uno dei tanti parlamenti disattenti e in ritardo rispetto alle politiche di mitigazione e adattamento verso i cambiamenti climatici antropici globali. La questione è davvero grave e urgente: può essere utile consultare un agile volumetto del docente universitario Stefano Caserini, animatore da decenni di un blog essenziale, www.climalteranti.it. L’autore, reduce dall’Accordo di Parigi alla Cop21 della Convenzione Onu di fine 2015, in “Il clima è (già) cambiato sottolinea gli aspetti positivi che si possono intravedere nella complicatissima “faccenda” del riscaldamento globale, le sempre più precise evidenze scientifiche e la possibilità di azioni concrete e diffuse (che ognuno di noi può praticare, in tutto o in parte).

 

Carlo Smuraglia (a cura di)

«La Costituzione, 70 anni dopo»

Viella

416 pagine, 29 euro

Italia. 1948-2018. Durante la campagna referendaria del 2016, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) espresse con chiarezza determinazione ed efficacia la propria contrarietà a una modifica costituzionale contraddittoria di decine di articoli da confermare con un solo voto. Prese l’impegno a continuare a ragionare e proporre sul tema della piena attuazione e applicazione della Costituzione del 1948, anche valutando singole specifiche utili modifiche. L’impegno è stato rispettato. Nei due anni successivi l’ANPI ha organizzato in varie città del Paese momenti di confronto fra operatori del diritto, organizzazioni sociali e culturali, partigiani e giovani militanti. Ora, curato dall’ex presidente Carlo Smuraglia, il volume “La Costituzione, 70 anni dopo” raccoglie i contributi presentati in sei seminari tematici e il commento-bilancio della discussione, tracciando alcune possibili linee di indirizzo per l’attuazione del dettato costituzionale.

 

Liliana Segre

«Il mare nero dell’indifferenza»

a cura di Giuseppe Civati

People

160 pagine, 12 euro

Italia. Oggi. Liliana Segre nacque il 10 settembre 1930 all’ospedale di Milano in via San Vittore, nel 2020 compirà 90 anni. Attualmente, dal 19 gennaio 2018, è senatrice a vita, nominata dal presidente Mattarella “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Quando non aveva nemmeno un anno morì la madre Lucia Foligno, lei rimase col padre Alberto e i nonni paterni. Il 5 settembre 1938 stava per compiere otto anni, attendeva in vacanza che riprendessero le lezioni all’istituto di via Ruffini, quando il governo Mussolini espulse dalle scuole gli insegnanti e gli alunni di “razza ebraica”, le leggi razziste e i conseguenti decreti le impedirono di tornare in aula a ottobre e di proseguire gli studi pubblici, unica della classe cacciata in quanto nata (ebrea). Continuò a studiare dalle suore a Milano e a Como. Scelsero di battezzarla. Dopo l’8 settembre fu comunque espulsa dall’Italia, clandestina in fuga, richiedente asilo, respinta dalla Svizzera, carcerata per un mese a San Vittore, infine deportata ad Auschwitz, operaia-schiava, dal campo di concentramento alla fabbrica di munizioni tutti i giorni per un anno. Sopravvisse. Dei 775 bambini italiani di età inferiore ai quattordici anni che vi furono deportati, 751 sono morti dentro. Anche il padre. Pochi mesi dopo la liberazione a maggio 1945 tornò in Italia dove trovò la casa deserta, comunque lo zio e i nonni materni. Nel 1948 conobbe a Pesaro Alfredo Belli Paci (morto nel 2007), si sposarono e dal loro amore sono arrivati tre figli, poi tre nipoti. Nel 1990, divenuta nonna (anche di sé stessa, bambina che aveva avuto sconvolta la vita) ha deciso di dedicarsi a raccontare cosa furono Shoah e Olocausto a studenti e cittadini, da poco più di un anno lo fa da senatrice.

Giuseppe Pippo Civati (Monza, 1975) consegna alle stampe un libro imperdibile. Per ripercorrere i passaggi fondamentali della biografia di Liliana Segre compie un lavoro di sensibilità filologica. Non parla lei (usando uno scrittore di oggi), non parla lui (dovendo fare storia), Civati si è accordato con Segre per “narrarla” in terza persona, tessendo alcuni crudi fatti storici con le parole già usate da lei stessa in discorsi ufficiali, interviste, interventi, dichiarazioni, relazioni, più raramente in conversazioni fra loro due. Mi sono commosso più volte, causa età avanzata forse, perché non si indulge mai in sentimentalismi. Il titolo prende spunto dall’eterno meccanismo dell’indifferenza: quella più di tutto sentì intorno a sé la bimba quando fu travolta dalla barbarie umana, quella sente lei oggi come la principale avversaria da criticare e limitare, quella vediamo spesso intorno a chi fugge forzatamente dai luoghi (lontani) di nascita, talora solo per affogare altrove, in altri mari neri. Liliana Segre è una donna di pace e una donna libera, spiega che la sua “prima libertà è quella dall’odio”. Da tre anni una volta alla settimana nelle aule scolastiche e da un anno nelle aule parlamentari porta le voci di quelle migliaia di italiani appartenenti alla minoranza ebraica che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano, soprattutto di quelli meno fortunati che non sono tornati. Salvarli dall’oblio, coltivare la Memoria è il vaccino contro l’indifferenza all’orrore della Shoah, alla follia del razzismo, alla barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. Ribadisce l’eccezionalità indiscutibile dell’Olocausto e, insieme, descrive gli aspetti che possono tornare, anche con altre modalità, in ogni forma di discriminazione, a esempio verso i neri e i migranti. Parla della rete assistenziale e della rete criminale (anche di scafisti) del 1943 e si emoziona per quanto (di simile) accade oggi. Dedica pensieri e parole al padre (morto 44enne), a quando per sei giorni vissero accanto sul vagone verso i lager (lei ha ancora tatuato sul braccio 75190, un numero, una cosa). Completano l’ottimo volume schede e appendici documentarie, un breve saggio di Silvia Antonelli, la bibliografia essenziale degli scritti di Liliana Segre.

Arthur Conan Doyle

«Il mondo perduto»

(originale 1912; prima ediz. it. 1913, La Domenica del Corriere)

traduzione di Fausta Antonucci

Fanucci

280 pagine, 10 euro

Londra. Oltre un secolo fa. Edward Ned Malone, giornalista della Daily Gazette, racconta in prima persona il viaggio intrapreso per fare colpo su Gladys Hungerton, la donna dei suoi sogni (nonostante il padre). Quando era andato a intervistare George Challenger di Rotherfield, il burbero professore,  noto zoologo e scienziato, gli raccontò di una precedente spedizione su un tepui (altopiano caratteristico della regione della Gran Sabana in Venezuela) dove sarebbero ancora vissuti animali preistorici, dinosauri e altre creature scampate all’estinzione, e gli propose di tornarci, insieme allo scettico collega rivale e a un lord cacciatore. Ne videro di tutti i colori, Malone e Challenger resterarono amici e sono poi tornati in altri romanzi fantascientifici del mitico Arthur Conan Doyle (1859-1930), il creatore di Sherlock Holmes! Non a caso “Il mondo perduto” ha dato il nome a innumerevoli film e al primo Jurassik Park (1997).

 

Pietro Greco

«Errore»

Doppiavoce Napoli

110 pagine, 12 euro

La vita, di tutti, ovunque. È piena di errori, lo sappiamo o intuiamo. Sbagliando s’impara, vero è, non solo un detto popolare. Eppure filosofi e storici, ricercatori sul campo ed epistemologi hanno impiegato secoli per comprenderlo. Ora, da almeno un secolo, gli scienziati hanno piena consapevolezza del filo rosso che lega l’errore all’apprendimento. Così può essere divertente e utile ripercorrere con la memoria analitica dieci errori d’autore. Cristoforo Colombo e le conseguenze fortunate di lungo periodo di una serie di errori di misurazione prima del 14 ottobre 1492 giapponese-americano, antichi e moderni, di altri e suoi. Claudio Tolomeo ad Alessandria d’Egitto nel secondo secolo dopo Cristo, i cicli astronomici errati (cosa davvero ruota e intorno a cosa) e le dimensioni e le longitudini della Terra deformate, nonostante i cartaginesi avessero già solcato l’intero Atlantico. Il Premio Nobel nel 1938 a Enrico Fermi (1901-1954), l’errore di valutazione di Nature e i dati della prima fissione artificiale del nucleo atomico male interpretati. Il francese Jean-Baptiste Pierre Antoine de Monet, cavaliere di Lamark (1744-1829) e la prima (sbagliata) formulazione di una teoria scientifica sulla trasformazione dei viventi con tre fondamentali errori nel primo grande approccio all’evoluzionismo biologico. Il presunto infinito immobile omogeneo isotropo universo fisico di sir Isaac Newton (1643-1727) e l’invocazione pregiudiziale di Dio. L’evoluzione cosmica (statica o dinamica?) e la teoria della relatività generale di Albert Einstein (1879-1955), con l’occasione mancata della fisica teorica. Il non-errore di Galileo (1564-1642), il doppio errore concettuale di Cartesio (1596-1650), l’errata fine della fisica di William Thomson barone Kelvin (1824-1907), la perduta certezza della matematica di David Hilbert (1862-1943), non si finisce mai di commettere discutibili fertili errori!

Il miglior giornalista scientifico italiano vivente, a lungo formatore dell’intera categoria, il chimico Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955) ci delizia parlando degli errori di alcune grandi personalità. Fa dieci esempi, lontani nel tempo e nello spazio, legati a cognizioni famose, all’interno di biografie complesse (sempre accennate con acume e ironia), utili a impostare correttamente anche il nostro rapporto con i continui errori che facciamo. Servono, facciamone tesoro, chiediamo scusa e trattiamoli con dolcezza, usiamoli per capirci e capirsi meglio. Non solo in ambito scientifico. Siamo fallaci, imperfetti. Per favorire migrazioni ed esplorazioni Colombo errò e capì male, scoprì quella America di cui dopo nessuno più poté poi fare a meno. Errore ed errante sono sostantivi con la medesima radice, si riferiscono a un analogo dubbioso vagabondare, dal latino e dai precedenti indoeuropei, in italiano in francese (erre) in spagnolo (yerro) e in altre derivazioni. Il migrante e lo scienziato furono e in parte sono stati prevalentemente dei movimentati erranti. Non c’è biografia dove non esistano innumerevoli esempi di paralisi, rallentamenti, accelerazioni, tentativi, handicap, casi come deviazioni imprevedibili per gli attori e casi come informazioni incomplete di noi attori, errori come errori fattuali (o refusi, qui) ed errori proprio concettuali. L’autore, citando tanti e soprattutto Popper, conclude su questa distinzione. L’errore (minimizzabile) di misura può essere strumentale, ambientale, procedurale e umano (trascrizionale o di stima); l’errore (falsificabile) di concetto è centrale nell’impresa scientifica, va cercato e non nascosto, non si sbaglia! Non è un trattato, non è un compendio, non c’è bibliografia. Si tratta del secondo volume della collana “La parola alle parole” (curata da Ugo Leone), sono già usciti la A (Ambiente) e la E, presto usciranno la G e la M. Se non lo trovate in libreria, è acquistabile via internet: http://www.doppiavoce.com/.

Mauro Biani

«La banalità del ma»

People

200 pagine, 18 euro

Mediterraneo. Febbraio 2016-febbraio 2019. C’è una riforma utile nel mondo della politica, forse. Chi si candida e accetta ruoli pubblici dovrebbe chiedere a qualcuno che condivide le stesse opinioni e gli stessi programmi, di cui ha fiducia, di fargli la “caricatura” (grande arte, grande tecnica) mentre parla, di non tacere sane critiche severe e leggiadre dopo parlato, di atteggiarsi a “bastian contrario” nelle riunioni di gruppo. La battuta, il motto, la vignetta, lo striscione la caricatura, sono comunque relazioni che hanno introiettato qualcosa dell’altro (l’avversario), ribattendo con intelligenza e nonviolenza. La forza e l’efficacia stanno nel divulgare e informare, nel “pensare” senza l’insulto, il pregiudizio, l’urlo. Mauro Biani (Roma, 1967) è un maestro del pensiero ironico, ottima e benvenuta questa ripubblicazione (ma 8 sono inedite) di una novantina delle sue migliori vignette degli ultimi tre anni, “La banalità del ma”, ovvero “Non sono razzista, ma”.

 

Redazione
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