Bologna: un altro tentato suicidio alla Dozza

«Demolire il carcere è l’unica soluzione»
di Vito Totire (*) 
La prevenzione dei suicidi non è mai stata facile; neanche per chi ha tentato davvero, come Franco Basaglia e Giorgio Antonucci. Tuttavia si può fare di più; occorre pensare una strategia che passa anche attraverso piccoli gesti.
L’ennesimo grave episodio nel carcere bolognese Dozza induce ad alcune riflessioni sulle quali siamo sicuri che la Procura della repubblica di Bologna vorrà intervenire;
I quesiti evidenti, in relazione all’evento che ha riguardato il detenuto Mauro Di Martino, 36 anni:
1) il carcere era il luogo idoneo in cui collocare questa persona?
2) esiste compatibilità fra la sua condizione psichica e la detenzione?
3) a fronte di esplicite dichiarazioni di intenti suicidari quali misure di prevenzione sono state adottate?
4) come mai, a fronte di intenzioni suicidarie esplicite, la persona ha avuto disponibilità di quantità sufficienti di farmaci cosiddetti antidepressivi tale da poter agire il “passaggio all’atto”? Le linee guida per la prevenzione del suicidio indicano la opportunità di non fornire al paziente quantità “pericolose” di farmaci; in questo caso il paziente come se le è procurate?
5) intendiamoci: il suicidio non si previene portando agli estremi la prassi del controllo custodialistico ma si previene dove e quando si riesca a stabilire un “patto antisuicidio” con la persona a rischio; però neanche si deve trascurare di evitare le condizioni materiali che facilitano il “passaggio all’atto”;
6) sarebbe sorprendente che, nel luogo della massima costrittività e controllo che è il carcere, certe “precauzioni” fossero state trascurate.
7) SE NON ANDIAMO ERRATI – SALVO CHE CI SIANO STATI RIPENSAMENTI – LE PERSONE DETENUTE IN USCITA VENGONO SCHEDATE CON GLI ESAMI DEL DNA: troppa scienza per il controllo, impegno insufficiente per la prevenzione dunque…?
Va ringraziato il personale che, comunque, pare essere riuscito a intervenire con una tempistica tale da scongiurare il peggio. Ma dobbiamo auspicare che il magistrato di sorveglianza e la Procura prendano in esame la vicenda complessivamente per valutare se vi siano state lacune e/o omissioni nelle modalità della presa in carico.
Dobbiamo dunque registrare un altro episodio grave e drammatico verificatosi nel carcere bolognese che si somma ad altri eventi mortali tutti ancora, o in parte, da chiarire: la morte di Michele Mignano (**) presso il pronto soccorso del sant’Orsola nel 2015; il suicidio della farmacista Guidetti; altri due decessi recenti, sempre alla Dozza; il suicidio dell’agente penitenziario del Pratello nel dicembre 2016 (***); anche in quest’ultimo caso non è custodialismo ma lasciare l’arma in dotazione…
ABBIAMO CHIESTO E SOLLECITATO PIU’ DI UNA VOLTA LA ACQUISIZIONE DEL SECONDO REPORT SEMESTRALE 2016 AUSL SULLE CARCERI E NON LO ABBIAMO ANCORA RICEVUTO .
Siamo consapevoli della criticità complessiva e sistemica del lugubre istituto penitenziario della Dozza (nuove recentissime denunce: presenza di ratti per indisponibilità di materiali per l’igiene; e il mancato pagamento degli stipendi al personale di cucina, fatto che riguarda il disagio del personale e non dei detenuti, ma è pur sempre un segnale critico in quanto le disfunzioni in un sistema concentrazionario come il carcere si diffondono per vasi comunicanti) e dunque dobbiamo, con ostinazione, rilanciare la nostra idea: OLTRE A NON RIAPRIRE IL CIE, OCCORRE ANCHE DEMOLIRE LA DOZZA CHE RIMANE UNA STRUTTURA ANTI-IGIENICA, LUGUBRE, FATISCENTE, INIDONEA SIA ALLA REALIZZAZIONE DI PERCORSI DI REISERIMENTO SOCIALE CHE A FUNZIONARE DA LUOGO DI CURA E DI PRESA IN CARICO, COME ANCHE L’ULTIMA VICENDA DEL TENTATO SUICIDIO DIMOSTRA.
Chi ha qualcosa da dire ci contatti: apriamo una inchiesta dal basso senza delegare tutto alle istituzioni. Nel caso: una istruttoria pubblica, ammesso che il Consiglio comunale se ne voglia occupare.
Bologna, 14.1.2017
(*) Vito Totire è medico del lavoro/psichiatra; portavoce del circolo “Chico” Mendes e del Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria Francesco Lorusso.
(**) cfr qui in bottega: Perché è morto Michele Mignano?
(***) cfr Bologna: sul tentato suicidio di un agente penitenziario

LA VIGNETTA, scelta dalla redazione della “bottega”, è di GIULIANO SPAGNUL. (db)

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