Borghezio a Barcellona? Al posto dei catalani mi preoccuperei

di Gianni Sartori

Mi informano che nei giorni del referendum catalano, fra tanti “osservatori internazionali” volontari (compresi esponenti dell’autonomismo sardo o veneto, magari non proprio di sinistra ma sicuramente non fascisti, quindi legittimati) si aggirava per le ramblas un corpulento parlamentare europeo della Lega Nord. Un certo Mario.

Già appartenente all’organizzazione neofascista (e legata ai servizi segreti) Ordine Nuovo, in gioventù Mario Borghezio avrebbe fatto parte anche di Giovane Europa, sezione italiana di Jeune Europe (vedi Jean Thiriat).

Un po’ di biografia.

L’11 luglio 1976 venne fermato dalla polizia e trovato in possesso di una cartolina postale indirizzata «al bastardo Luciano Violante», un magistrato che indagava sulle trame dell’estrema destra. Nella cartolina, firmata Ordine Nuovo, si poteva leggere: «1, 10, 100, 1000 Occorsio». Vittorio Occorsio era un giudice che indagava sul terrorismo neofascista: il giorno prima era stato assassinato da Pierluigi Concutelli, capo militare di Ordine Nuovo. Sempre sulla stessa cartolina, oltre ad alcune svastiche, c’era la scritta «Viva Hitler».

A modo suo coerente, qualche anno fa (mi pare su «Panorama») Borghezio si fece fotografare ostentando una grande ascia bipenne, quella che tiene appesa in casa: è il simbolo di Ordine Nuovo, un richiamo a quello dei collaborazionisti francesi di Henri-Philippe-Omer Pétain Petain.

Per ragioni non ben precisate negli anni settanta si è allontanato dall’Italia e ha vissuto a lungo in Africa. In Zaire (ex Congo belga) avrebbe lavorato per la Camera di commercio italo-zairese. Ammiratore – l’ha detto lui – del dittatore Mobutu Sese Seko, un despota sostenuto dal Belgio (ex potenza coloniale) e dagli Usa che lo avevano aiutato nel far carriera dopo il colpo di stato contro il legittimo presidente Patrice Lumumba, poi assassinato. Come ho detto, non si hanno notizie precise ma in quel periodo alcuni neofascisti italici – Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale, Concutelli (*) di Ordine Nuovo, pare anche Boccacci – sostenevano in Angola Jonas Malheiro Savimbi (leader dell’Unita, legato al Sudafrica) combattendo contro i movimenti di liberazione come Mpla (Movimento popolare di Liberazione dell’Angola). Inoltre diversi neofascisti europei vennero assunti direttamente dal governo razzista di Pretoria che li inviava in Namibia: qui, novelle waffen ss, andarono a combattere contro il movimento di liberazione (Swapo). Pur non conoscendo l’esatta natura delle attività di Borghezio, va ricordato che fu lo Zaire di Mobutu, insieme al Sudafrica, a invadere l’Angola quando questo Paese dichiarò l’indipendenza.

In quel novembre 1975, un compagno diciottenne – Piero Bruno di Lotta continua – fu ucciso dai colpi di pistola della polizia, colpito alle spalle. Proprio davanti all’ambasciata dello Zaire di Roma dove si era svolta una manifestazione di protesta contro l’aggressione all’Angola indipendente.

Borghezio sembra essere ancora in buoni rapporti (di reciproca stima) con Stefano delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale ovvero un gruppo neofascista del secolo scorso ma recentemente riesumato: partecipa a iniziative comuni e lo chiama pubblicamente «comandante» (**). Stefano Delle Chiaie fu indagato e processato in relazione ad alcuni tentativi golpisti e alla strategia della tensione. E’ sospettato di aver promosso tentativi di infiltrazione nei gruppi della sinistra extraparlamentare e tra gli anarchici (grazie al suo amico e camerata Mario Merlino). Il suo nome è stato collegato alle attività dell’Aginter Press (organizzazione insediata in Portogallo e organica con la rete anticomunista della Nato Stay Behind) legata alla Pide, la polizia politica portoghese del fascista Salazar, e alla Cia certamente operativa nell’ambito della strategia della tensione in Italia (il cui esito più sanguinoso fu la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969).

Delle Chiaie – ripeto che Borghezio non ha vergogna di chiamarlo “comandante” – mentre si esibiva come sostenitore della causa basca collaborava con i servizi segreti spagnoli (lo aveva arruolato già Carrero Blanco) contro i dissidenti. In particolare contro i baschi rifugiati in Iparralde cioè il Paese basco del Nord, sotto amministrazione francese.

Non era l’unico. Anche altri neofascisti italiani (Concutelli, Calore, Ricci, Cauchi…) presumibilmente collaborarono con il Bve – squadra della morte “parastatale” da cui poi derivò il più noto GAL (***) – e non si esclude che Concutelli fosse direttamente coinvolto nella sparizione di Pertur (nel 1976). Relativamente note sono le foto che immortalano i neofascisti italici a Montejurra (Jurramendi in lingua basca) e sempre nel 1976, nell’aggressione squadristica contro i Carlisti democratici con due morti e numerosi feriti.

Borghezio è stato condannato nel 1993 (anche se soltanto a una multa) per aver “trattenuto” (secondo altre versioni: strattonato, malmenato…) un bambino immigrato, venditore ambulante. Un’altra condanna l’ha avuta per aver causato l’incendio dei pagliericci di un accampamento di migranti a Torino nel 2000. E’ stato poi condannato anche per diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale contro l’ex ministro all’Integrazione, Cecile Kyenge.

Inquietante sapere che Borghezio (stando a quanto raccontava Maurizio Murelli, un neofascista condannato per aver lanciato una bomba a Milano durante una manifestazione negli anni settanta, poi tra i fondatori di Orion) sarebbe stato indagato per un’ipotetica partecipazione alla Falange, un gruppo misterioso (presumibilmente una creatura dei servizi) che agiva alimentando una “strategia della tensione a bassa intensità”.

In un comunicato degli anni novanta (me lo aveva passato l’allora senatore Francesco Bortolotto, esponente dei Verdi) la Falange minacciò i sindaci veneti che si erano opposti all’Alta velocità e firmò con una misteriosa sigla, una specie di Brigata Veneto-Euscadi (con la “C” … consonante inesistente in euskera, la lingua basca) e un riferimento all’Eta. Una maldestra provocazione ovviamente visto che nel Paese Basco la sinistra abertzale era contro l’Alta Velocità (e non si immischiava certo nelle questioni venete). All’epoca l’Eta inviò un breve messaggio ai misteriosi “falangisti” italici: «Non provateci neanche, la prossima volta vi veniamo a cercare» (cito a memoria): laconico, ma chiaro.

Anche se non risulta che le indagini abbiano accertato una sua diretta partecipazione, resta il fatto che il nome di Borghezio si collegava, magari indirettamente, a una possibile provocazione contro gli indipendentisti baschi (non era solo una goliardata, trattandosi della fantomatica Falange) e che lui ha poi tentato in vari modi di entrare in relazione con le organizzazioni della sinistra basca abertzale. Inquietante appunto, ripensando ai documentati precedenti di infiltrazione dell’estrema destra europea nei confronti dei movimenti di liberazione africani (spacciandosi per antimperialisti, magari con credenziali cinesi, si spera carpite con l’inganno). C’era anche la mano dell’Aginter Press nell’assassinio di Cabral e Mondlane (esponenti dei movimenti di liberazione delle ex colonie portoghesi) e forse anche in quello di Ruth First, antirazzista bianca sudafricana.

Nonostante le sue radici inequivocabilmente fasciste, Borghezio aveva espresso pubblicamente e platealmente solidarietà a Herri Batasuna (nel 1997 cioè quando venne resa illegale). A mio avviso, un danno di immagine per l’organizzazione indipendentista basca. Inoltre ha sventolato in varie occasioni l’ikurrina, la bandiera basca (come a Venezia nelle giornate della “Padania”) gridando «Gora Euskadi askatuta» insieme a «Padania libera». Confondendo volutamente due cose diversissime e cercando di rendere difficile spiegare all’opinione pubblica italica quale sia la profonda differenza fra le istanze indipendentiste di Euskal Herria e di Catalunya rispetto a quelle di una non ben definita “Padania”.

Senza dimenticare l’episodio della registrazione, a Nizza, di una conversazione in cui consiglia ai camerati francesi di parlare di regionalismo, di religione cristiana, di autonomia…«ma sotto sotto rimanere gli stessi» (ossia fascisti):

https://www.youtube.com/watch?v=GirPDfm7Cuk

Come ho detto, Borghezio si trovava nella capitale catalana nei giorni del referendum, addirittura all’interno di un seggio elettorale (credo fosse una scuola). A esibirsi e farsi intervistare come «amico del popolo catalano» del quale ha detto di apprezzare la bella lingua.

Lo so. Negli attuali frangenti i catalani hanno problemi di ben più ampia portata. Tuttavia ritengo che anche Borghezio con la sua ingombrante presenza (e le sue dichiarazioni non richieste) potrebbe gettare discredito sull’immagine dell’indipendentismo catalano. In particolare agli occhi delle componenti democratiche e di sinistra dell’opinione pubblica italiana, generalmente poco informata in materia (colpevolmente, va detto, ma questa è al momento la situazione).

C’è chi – a sinistra purtroppo – non aspetta altro. Banalizzare la questione catalana parlando di “scontro tra borghesie” e stabilire parallelismi inesistenti fra Erc e Lega Nord. Fingendo di ignorare il ruolo fondamentale svolto dai compagni della CUP.

(*) va anche segnalato che, per Delle Chiaie, Concutelli in realtà non avrebbe mai messo piede in Angola. Sulla scomparsa di Pertur vedi:

http://www.labottegadelbarbieri.org/scusate-se-vi-parlo-di-pertur-e-di-squadre-della-morte/

(**) https://www.youtube.com/watch?v=2HPoOkfniM8

(***) cfr Due o tre cose che so sui Gal (e sullo Stato)

(****) Fra le sue peggiori dichiarazioni, per la serie “La mia Africa”, questa: «Non ho più l’età per le prostitute però nel Paese della Kyenge ho assaggiato il prodotto locale. Ci sono le più belle donne congolesi: le katanghesi. Le pagavo, certo. Alla sera non sapevi che cazzo fare e avevo 25 anni e quelle erano alte, belle e slanciate. La Kyenge non appartiene a questa specie. Nulla a che vedere». Quando si dice un “personaggio da trivio…”.

LE IMMAGINI – scelte dalla “bottega” – sono del qui molto amato Mauro Biani; la seconda risulta più chiara se la si contestualizza: in quei giorni Borghezio era in visita ai nazisti dell’Illinois (sì, quelli che nel film «The Blues Brothers» finiscono nel fiume…).

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