Scusate se vi parlo di Pertur e di squadre della morte

di Gianni Sartori

I neofascisti italiani furono anche il braccio armato del regime postfranchista spagnolo… e a proposito di Pierluigi Concutelli quasi uno “scoop” anche se con 41anni di ritardo

Il tutto era nato tempo fa dall’indignata perplessità per una dichiarazione (di un avvocato) secondo cui Pierluigi Concutelli NON avrebbe potuto comunque prendere parte al sequestro e all’eliminazione di Pertur (Eduardo Moreno Bergaretxe) come invece sospettano da tempo i compagni baschi (sostenuti in questa convinzione dalle dichiarazioni di alcuni ex membri delle varie squadre della morte parastatali: ATE; BVE, GAL…) dato che “all’epoca era l’uomo di fiducia di Savimbi, capo dell’UNITA, e stava in Angola”.

Rinfresco la memoria: Jonas Malheiro Savimbi e l’UNITA erano sostanzialmente collaborazionisti dell’imperialismo statunitense e soprattutto del Sudafrica razzista che aveva introdotto l’apartheid anche in Namibia. Sorvoliamo pure sul fatto che anche nel suo ambiente (vedi le dichiarazioni di Stefano Delle Chiaie) si sostiene che in realtà Concutelli in Angola non ha mai messo piede continuando a fare la spola tra Spagna, Francia e Italia. (NOTA 1)

Avrei comunque qualche obiezione.

Prima obiezione: nel libro “Destra estrema e criminale” (di Gianluca Semprini e Mario Caprara ) Concutelli si confidava e raccontava che, proprio nel 1976, sarebbe sbarcato a Nizza proveniente, a suo dire, dall’Angola per incontrarsi con i “suoi” in Corsica. Si sarebbe invece fermato un giorno in più a Nizza per assistere a un concerto dei Rolling Stones (tanto per rilanciare l’immagine, taroccata e stantia, del militante di destra “alternativo e anti-sistema”) andando a Bastia il giorno dopo. Per la cronaca, quando Pertur scomparve viveva in Ipar Euskal Herria (Paese Basco del Nord, sotto amministrazione francese) raggiungibile da Nizza in poche ore.

Seconda obiezione: nel luglio 1976 sono state TRE le azioni significative rivendicate dalla banda criminale denominata Ordine Nuovo.

a) 10 luglio, assassinio del giudice Vittorio Occorsio (che stava indagando sui rapporti tra Ordine Nuovo, P2 e criminalità organizzata) con un mitra Ingram in dotazione alla Guardia Civil spagnola (presumibilmente una delle armi fornite dalla G.C. ai fascisti per assassinare i rifugiati baschi in Ipar Euskal Herria).

b) 23 luglio, rapina di armi a Villa Pacifici (S. Pastore di Tivoli) e omicidio di A. Cipriani. A questa azione, solo a questa nel luglio 1976, Concutelli NON partecipa. Strana coincidenza. Si svolge proprio nel giorno della scomparsa di Pertur (sarebbe questo il modesto “scoop”… nessuno, credo, finora aveva colto la coincidenza).

c) sempre nel luglio 1976, rapina alla filiale bancaria del Ministero del Lavoro a Roma (bottino: 460 milioni di lire).

Ripeto: Concutelli partecipò alle azioni alla prima e terza non alla seconda.

E con questo?” – obietterà qualcuno – “Cosa si vorrebbe dimostrare?”. La coincidenza non implica automaticamente la presenza di Concutelli al rapimento di Pertur, ma nemmeno si può escluderla con la scusa che “stava in Angola”.

 

Pertur, cioè Moreno Bergaretxe Eduardo (NOTA 2) era nato a Donostia (Hego Euskal Herria, Paese Basco sotto occupazione spagnola) nel 1950. Militante di ETA, fu costretto all’esilio in Ipar Euskal Herria nel 1972. Convinto che la sola possibilità di continuare a lottare contro il franchismo fosse una organizzazione “que ligara la lucha armada con la luche de masas”, divenne uno dei primi esponenti della corrente politico-militare. Come è noto, nel 1974 (3° Biltzar Ttipia: Assemblea di ETA) si giunse alla divisione tra milis e polimilis. Nel 1976 ETA-pm sequestrò l’industriale Angel Berazadi. Indicato dalla stampa spagnola come il rappresentante di ETA-pm nelle trattative (e mentre sua madre veniva sequestrata dal capo della polizia di Irun.) Pertur scomparve il 23 luglio 1976, a Behobia, mentre si recava ad un appuntamento con un presunto esponente dell’opposizione spagnola. Solo alcuni aspetti della vicenda sono stati finora documentati. Alle 10 di mattina del 23 luglio, in una Seat 850 di colore bianco, si incontrarono nei pressi di Biriatu (nella provincia basca “francese” di Lapurdi) gli ispettori della BPS di San Sebastian (Donosti): Ferreiros, Lopez Arribas e José Maria Escudero Teja.

Quest’ultimo, notoriamente, era membro dei “Grupos de Accion del Norte” incaricato della lotta contro ETA (guerra sporca compresa).

Retrospettivamente, possiamo dire che anche l’anno 1976 (il primo dopo la morte del caudillo e boia Franco) fu per i baschi uno di quelli “vissuti pericolosamente”.

In marzo vi fu lo sciopero generale e a Gasteiz (Vitoria) e si contarono cinque vittime della polizia: Romualdo Chaparro, Francisco Aznar, Iosé Maria Martinez Ocio, José Castillo Garcia, Bienvenido Pereda Moral. In memoria di quella strage (passata alla storia come “semana tragica”) il cantautore catalano Lluis Llach scrisse “Campanadas a mort” (https://www.youtube.com/watch?).

In aprile avvenne l’evasione dal carcere di Segovia di 29 militanti antifranchisti, in maggioranza militanti di ETA-pm e di ETA-m. Vi presero parte anche alcuni esponenti della Liga Revolucionaria e il catalano Oriol Solé (NOTA 3) del MIL, il gruppo di Salvador Puig Antich. Per una serie di sfortunate coincidenze la fuga finì in tragedia. Tra le vittime, Oriol Solé ucciso dalla Guardia Civil.

In maggio vi fu l’assalto squadrista di Montejurra (Jurramendi in euskara) dove i fascisti uccisero due esponenti della componente democratica del Carlismo: Ricardo Garcia Pellejero e Aniano Jimenez Santos. Circa duecento mercenari dell’estrema destra (compresi esponenti del BVE e del GAL), sotto lo sguardo benevolo della Guardia Civil, aprirono il fuoco contro i seguaci di Carlos Hugo de Borbon Parma. Immancabile la presenza dei soliti noti: gli italiani di estrema destra che vennero anche fotografati.

E infine, in luglio, la scomparsa di Pertur.

Concludo. A questo punto, almeno per ragioni storiografiche, sarebbe giunto il momento di chiarire il ruolo (suggerisco: manovalanza?) dei vecchi arnesi del neonazifascismo nostrano nella “guerra sucia” condotta dallo Stato spagnolo contro i dissidenti baschi. Anche dopo la fine del franchismo, ovviamente.

 

NOTA 1: durante la Guerra Civile (1936-1939) Mussolini e Hitler vennero prontamente in aiuto dei golpisti (vedi i bombardamenti di Durango, Gernika, Granollers, Barcellona…). Relativamente famosa (e degna di nota per sottolineare le responsabilità vaticane nel santificare la “crociata” fascista contro la legittima Repubblica spagnola) la foto dell’arrivo in Spagna nel pieno della Guerra Civile (per “dare sostegno morale” alle truppe franchiste e fasciste) della “Madonna di Loreto”, aviotrasportata e accompagnata da cappellani militari con gradi e paramenti sacri. Nella sconfitta dei Repubblicani l’appoggio nazi-fascista svolse un ruolo preponderante e anche questo spiega l’ospitalità generosamente offerta da Franco ai neofascisti italiani (Pierluigi Concutelli, Stefano Delle Chiaie, Sergio Calore, Mario Ricci, Carlo Cicuttini, Piero Carmassi, Augusto Cauchi…) in cambio di qualche modesto favore come la partecipazione alle squadre della morte antibasche. Franco, ovviamente, accolse anche vari esponenti di spicco del nazismo storico: fra questi, il capo del contingente vallone delle Waffen SS Lèon Degrelle e Otto Skorzeny, l’ufficiale nazista di origine austriaca che andò a prelevare Mussolini provvisoriamente imprigionato a Campo Imperatore sul Gran Sasso (12 settembre 1943).

NOTA 2: su Pertur vedi “Diccionario historico-politico di E.H.”, Inaki Egana, 1996 (pag. 602) e “ETA, storia politica dell’esercito di liberazione dei Paesi Baschi”, L. Bruni, 1980 (pag. 243).

NOTA 3: il 2 marzo 1974, mentre Salvador Puig Antich veniva condotto all’esecuzione, in un’altra cella del carcere Modelo il militante del MIL Oriol Solé (condannato a quaranta anni) iniziava a scrivere il suo ultimo libro. La dedica era per l’amico “mort construint una vida millor”. Forse non pensava che sarebbe diventato anche il suo epitaffio. Due anni dopo, aprile 1976, Oriol prese parte alla storica evasione di massa dal carcere di Segovia quando ben 29 prigionieri politici presero il volo. L’operazione era stata organizzata meticolosamente da ETA-pm e da ETA-m e consisteva nello scavo di una galleria che, attraverso la rete fognaria, permise ai militanti di raggiungere l’esterno. Dopo essersi riforniti di armi attraversarono mezza Spagna nascosti in un camion, opportunamente attrezzato e fornito di regolari documenti, riuscendo a giungere incolumi a pochi chilometri dalla frontiera francese. Purtroppo alcuni contrattempi e un banale equivoco sulla parola d’ordine portarono al fallimento. Solo in cinque riuscirono a superare la frontiera mentre gli altri vennero catturati mentre vagavano feriti e assiderati nella nebbia. Esperienza quasi ricorrente nella storia della resistenza antifranchista. Basti citare il fratello minore di Sabaté (El Quico), poi catturato e fucilato. Due dei fuggiaschi vennero uccisi dalla Guardia Civil, uno di questi fu appunto Oriol Solé. La sua morte confermava la sostanziale continuità repressiva del post-franchismo.

 

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