Braccianti del web, tromboni e altro

Dopo un mese di «scor-date» le riflessioni e critiche di Nevio Mini seguite da qualche stramberia, proposte e storielle di db

Premetto che il presente articoletto non vola alto, anzi, a dire il vero non so quanto sia interessante. Dunque – per i volenterosi che sono rimasti – veniamo alla questione che mi sta a cuore: Il blog di DB e altr*.

Al sottoscritto questo blog sta diventando il quotidiano online preferito, lo trovo interessante per svariati motivi: perché Daniele è bravo, poi per il fatto che vi sono diverse firme, solo per citarne una, Maria G di Rienzo e altri, è vario, non è monocorde, sono geniali le scor-date, quindi mi sento come una sorta di azionista e per tali motivi vorrei permettermi il lusso di dare suggerimenti e fare qualche critica.

La prendo alla larga.

In tv quando sento Landini mi dico sempre: «Ma quanto è bravo, è sintetico e va sempre al nocciolo della questione!». Alla controparte – cioè a quelli che lui chiama: i dottori, i professori, gli onorevoli – sta sempre una spanna sopra; questi spesso arrancano, sono vaghi nell’elaborazione dei loro concetti, ma Landinone nella sua semplicità li incalza, chiede che si spieghino meglio, che facciano esempi, che chiariscano. Il meglio di sé lo dà quando incontra i tromboni(*). Qui va a nozze. Poi quando questi salgono in cattedra, sperando di incastrarlo, presentandosi come i depositari di un sapere alto, risultano nebulosi nella esposizione e alla fine, sbavando, concludono accusandolo di essere un comunista, uno della Cgil con cui non si può discutere.

Bene! Il nocciolo dela questione è la semplicità nella esposizione dei concetti evitando qualche trombonata.

A volte nel blog mi capita di leggere articoli che sono troppo lunghi, talvolta ridondanti: un po’ più leggeri si leggerebbero meglio e con un piccolo sforzo ci si può riuscire.

Cerco di chiarire. Un articolo di Asor Rosa sul paginone de «il manifesto» lo si legge volentieri, mentre sul web la cosa si complica. Qui, nel web, c’è sempre quella benedetta rotellina del mouse che va su e giù, e a volte ti fa perdere la riga finale dove avevi lasciato l’ articolo, per non parlare del notebook col suo maledetto touchpad. Il mio, a volte, con una toccata strana, torna indietro di una pagina e nel qual caso devo iniziare un’affannosa ricerca per capire dove ero rimasto nella lettura dell’articolo.

Sto dicendo cavolate? Sicuramente sì! Ma alcuni di noi (le pantere grigie o i figli del baby boom – termini coniati da Rampini) abbiamo iniziato a scrivere quando c’era ancora il pennino con l’inchiostro, proseguendo fino ai giorni nostri. Conseguentemente come braccianti del web chiediamo che ci veniate un po’ incontro.

(*) I tromboni si trovano sia a destra come a sinistra ma i migliori sono sicuramente quelli di sinistra e Scalfari è il maestro, mentre Giampaolo Pansa è il capofila per il rimanente popolo astioso della destra.

QUALCHE ULTERIORE RIFLESSIONE (o stramberia?)

Grazie Nevio ma ringrazio anche a Christiana De Caldas Brito per quanto suggerito qualche giorno fa.

Sul blog e in particolare sulle «scor-date» segnalo pure questa riflessione (che mi è arrivata poco fa): «Gli articoli hanno vita troppo breve nel blog, nel senso che fai un’offerta vorticosa. Perché non rallenti un po’ il ritmo così che c’è più tempo per fermarsi e approfondire?». La questione dei “troppi post” non è nuova e mi pare ci siano opinioni opposte ma un mini-referendum non fa mai male: poooooooopolo del blog preferisci tre soli post («scor-data» compresa) al giorno o restiamo agli attuali quattro?

Altre osservazioni sparse.

1 – C’è chi dice: troppe notizie «brutte»; più che «scor-date» certe volte sembrano «scorate» cioè senza cuore. E’ vero: bisogna che la piccola redazione del blog si attrezzi a ricordare ANCHE un po’ di belle notizie.

2 – Un paio di msg battono sul tasto: «non impariamo mai dagli errori». Rispondo così, rubando la riflessione a Fausto. Si racconta che un tizio domandasse a un vecchio rabbino: «Ma perché voi ebrei rispondete sempre ad una domanda con un’altra domanda?». Rispose il vecchio «Perché no?». Allora la domanda finale delle «scor-date» (e non solo) potrebbe essere: «Gli esseri umani imparano mai dalla conoscenza dei fatti?». Giornaliste/i, storici e storiche, narratori e narratrici e persone di buona memoria e passione – che magari hanno sputato l’anima per raccogliere e verificare quei fatti – si torcono le mani e rispondono: «Temiamo di no, ma continuiamo lo stesso».

3 – Alcuni post, come dice Nevio, sono troppo lunghi? Raccolgo opinioni diverse. Io mi schiero con Nevio (e dunque un po’ mi autocritico) e chiarisco che sono quasi sempre del parere di Pascal il quale, in una famosa lettera, scriveva a un amico: «perdonami se non ho avuto il tempo di essere breve». La sintesi è un duro, lungo, difficile e quasi sempre necessario lavoro. A volte la voglia c’è ma ci vuole anche tempo (l’arte, si sa, s’impara facendo)

4 – Altra obiezione che gira nell’aria: perché in queste prime «scor-date» s’è parlato tanto di Xz e Hj anzichè di Ky o Qw? Calendario a parte, il problema esiste ma , prima di rispondere seriamente, permettetemi di riassumere (a memoria) una storiella che molti anni fa ho letto in «Istruzioni per rendersi infelici» di Paul Watzlawick. Eccola. Bill e Lucy sono sposati. Katherine, la mamma di Lucy, regala a Bill due maglioni, uno rosso e uno blu. Dopo qualche giorno Bill e Lucy invitano Katherine a pranzo e Bill si mette il maglione rosso. Ma appena lo vede lei fa: «allora quello blu non ti è piaciuto?». Istruzioni per rendersi infelici, appunto. Tornando al serio, il problema c’è ma ne riparliamo magari fra 6 mesi (dopo che ho messo anche il maglione blu).

4 bis – Come però leggete ogni giorno nella noticina sotto la «scor-data» se qualcuna/o ci aiuta è meglio… anche per “allargare” l’orizzonte. Io per esempio ho amici e amiche che, se avessero tempo, farebbero con piacere e competenza ottime scordate africane, di storia della scienza oppure sulle “meraviglie” e sulle “catastrofi” del cosiddetto socialismo realizzato. Non avendo loro il tempo… chi le fa?

5 – C’è anche chi dice che gli anniversari (magari con cifre tonde: 50, 100 anni oppure 500, 1000, 2000) piacciono ai media e dunque in alcuni casi – tipo il suicidio di Sylvia Plath – non è una vera e propria «scor-data». Francamente gli articoli che ho letto in questi giorni su Sylvia Plath erano molto più brutti (la mia opinione, è ovvio) di quello scritto qui da Remo Agnoletto. Tutte/i gli appassionati di storia sapevano già che nel 2013 i media avrebbero parlato – ma bisogna vedere come – dei bicentenari della nascita sia di Wagner che di due Giuseppe nostrani (Verdi e Montanelli). Ma chi sa di censure – occulte, palesi – e di autocensure avrebbe giurato che – vale anche per i 100 anni giusti dalla nascita di Tricki il bugiardo, al secolo Richard Nixon, per i 40 dalla scomparsa di Tolkien, per i 10 dalla morte di Giorgio Gaber e del «cavaliere» ovvero Gianni Agnelli – si sarebbe raccontato solo quel che non inquieta troppo. In generale poi parlare di 10 anni senza Alberto Sordi o dei 75 anni di Adriano detto il molleggiato è molto più rassicurante delle «scor-date» che trovate in blog, vi pare?

6 – Infine la chiarezza del linguaggio. Ricordo a tutte/i, dunque anche a me stesso, quel che scriveva Italo Calvino (in «L‘anti-lingua» del 1965).

«Ogni giorno, soprattutto da 100 anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente, con la velocità di macchine elettroniche, la lingua italiana in un’anti-lingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono, parlano, pensano nell’anti-lingua. Caratteristica principale dell’anti-lingua è quello che definirei “il terrore semantico” cioè la fuga davanti a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se “fiasco”, “stufa”, “carbone” fossero parole oscene, come se “andare”, “trovare”, “sapere” indicassero azioni turpi. […] La motivazione psicologica dell’anti-lingua è la mancanza di un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per se stessi. La lingua invece vive solo di un rapporto con la vita che diventa comunicazione, di una pienezza esistenziale che diventa espressione. Perciò dove trionfa l’anti-lingua (l’italiano di chi non sa dire “ho fatto” ma deve dire “ho effettuato”) la lingua viene uccisa».

Mi fermo qui. Ciao, db

PS-1: sono arrivate giù due proposte per fare nel 2014 il libro delle «scor-date»; grazie, bella idea. Se ne riparla fra qualche mese, e nel frattempo tutte/i controllate se indosseremo il maglione blu, quello rosso e gli altri necessari.

PS-2: Se vi piacciono sia l’idea-base che i singoli post fateli circolare (io per esempio non sono su Facebook o su Twitter). Oltretutto a chi fatica per una «scor-data» fa piacere sapere che l’hanno letta 1500 persone invece di 400.

Remo Agnoletto

  • clelia pierangela pieri

    si respira
    c.

  • io non so cosa dire: tengo le idee confuse. però, qui ci avrei la colonna sonora per queste riflessioni (è il mio sosia, oltretutto):

  • Molto bella l’idea di un libro con le scor-date. Bisognerebbe però aggiungere al libro un cd con la colonna sonora proposta da Pabuda.

  • Splendido il punto 3…
    Il punto 2 è invece mal posto. Imparare io credo si impari, ma lo scopo principale di un articolo, scor-data o meno, è di offrire un punto di vista rinnovato a chi ti è vicino (chi no è raro che lo legga); il che può stimolare alla riflessione, ma in un’ottica diversa da quelle presenti sul mercato. Più importante di tutto però è rompere l’isolamento in cui ognuno di noi è tenuto, stabilire quell’esiguo legame tra “diversi” unificati dall’insoddisfazione per l’esistente.
    Si è sempre sotto assedio in questa società. Le scor-date danno il loro piccolo contributo a romperlo.
    OK per il libro.
    Ma non sarebbe l’unico degno di essere prodotto.
    PS – io condivido sempre su facebook. Se metti il pulsante lo potrei fare anche su Linkedin e Google…

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