Scor-data: 13 febbraio 1967

Muore Forough Farrokhzad

di d. b. (*)

Il modo migliore per ricordarla è lasciar parlare i suoi versi.

Peccato

Ho peccato, peccato, quanto piacere
nell’abbraccio caldo e ardente ho peccato
fra due braccia ho peccato
accese e forti di caldo rancore, ho peccato.

In quel luogo di buio silenzio appartato
nei suoi occhi colmi di segreti ho guardato,
nel palpito del petto furioso il mio cuore
tremava nei suoi occhi di desiderio in preghiera.

In quel luogo di buio silenzio appartato
accanto a lui al suo fianco sconvolta
la sua bocca desiderio versava tra le labbra mie,
scappata, io, dalle pene del folle mio cuore.

Gli sussurrai piano piano la melodia dell’amore:
ti voglio, ti voglio, anima mia
ti voglio, ti voglio, abbraccio che infiamma
ti voglio, amore mio pazzo.

Il desiderio nei suoi sguardi fiamme avvampava,
il vino nero nella coppa tremava e danzava.
Il mio corpo sul tenero letto
sul suo petto ubriaco oscillava.

Ho peccato, peccato, quanto piacere
accanto all’estatico fremito di un corpo.
Oddio, mio Dio, che cosa ho mai fatto
in quel luogo di buio silenzio appartato?

 

 

Se non conoscete Forough Farrokhzad (nata a Teheran il 5 gennaio 1935 e morta a Tafresh, il 13 febbraio 1967, in un incidente stradale) qualcosa trovate in rete oppure cercate questi due libri: «La strage dei fiori – Poesie persiane di Forugh Farrokhzad», antologia curata e tradotta da Domenico Ingenito (edizioni Orientexpress Napoli, 2007) oppure «E’ solo la voce che mi resta» («canti di una donna ribelle del Novecento iraniano») a cura di Faezeh Mardani, edito nel 2009 da Aliberti.

Se in rete andate su Khaneh siah ast / The House Is Black by Forugh Farrokhzād (1962 potete vedere il suo unico e premiatissimo documentario (che gira anche erroneamente con il titolo «Khoneh siah ast» oppure come «The House is Black») del 1963, che mostra la situazione dei lebbrosi iraniani.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata», o anche due, di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione la gente sedicente “per bene” ignora, preferisce dimenticare o rammenta “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 13 febbraio avevo ipotizzato:1250: nasce fra Dolcino; 1278: a Verona bruciati 200 eretici; 1503: disfida di Barletta; 1894: i fratelli Lumiere brevettano un proiettore; 1929: Pio XI elogia Mussolini; 1934: strage a Vienna; 1944: ucciso Alessandro Sinigaglia (è una storia perduta e ritrovata da Mauro Valeri, ve ne parlerò un’altra volta); 1945: iniziano i bombardamenti sui Dresda (è il post successivo); 1950: primo incidente con armi nucleari; 1960: prima atomica francese; 1965: la polizia romana blocca «Il vicario»; 1983: «Il gioco del boia», un famoso editoriale di Luigi Pintor; 2006: sentenza del Consiglio di Stato sul crocefisso. E chissà, a cercare un poco, quante altre «scor-date» salterebbero fuori ogni giorno.

Molte le firme e diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevissimi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo di lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Redazione
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