Catastrofi: chi dipinge di verde il nucleare

Il documento dell’«Osservatorio sulla transizione ecologica-PNRR», due lettere aperte a Mario Draghi e a Greta Thunberg, due analisi di Mario Agostinelli

OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA – PNRR

Promosso da: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Sii, NOstra

IL GOVERNO DRAGHI DICA NO ALL’INSERIMENTO DI NUCLEARE E GAS NELL’ELENCO EUROPEO DELLE ENERGIE DA FONTI RINNOVABILI

La decisione della Commissione Europea di forzare la mano inserendo nelle energie rinnovabili anche nucleare e gas fossile va fermata. E’ un grave errore che contraddice le scelte fin qui fatte per dare alla questione ambientale e climatica la centralità che deve avere nelle scelte della transizione ecologica.

Solo alcuni mesi fa le proposte della Commissione erano volte a scelte impegnative come l’accelerazione per investire sulle energie rinnovabili (sole, acqua, vento, terra) per raggiungere gli obiettivi contenuti nel piano della Commissione “Fit for 55%”.

I poteri economici e la speculazione finanziaria legati alle energie fossili hanno reagito a queste proposte provocando un aumento dei prezzi del gas e dei derivati dal petrolio senza precedenti, che non trovano giustificazioni nella ripresa economica mondiale, per condizionare le scelte europee, per ottenere vantaggi immediati, per rinviare il più possibile la sostituzione dei combustibili fossili nella produzione elettrica. Al punto che le navi dagli Usa vengono a vendere in Europa il loro shale-gas sfruttando l’enorme differenza dei prezzi.

Gli impegni presi dal G20 e dalla Conferenza di Glasgow Cop 26 poche settimane fa, già inadeguati, per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi sono ora contraddetti pesantemente, malgrado la gravità delle conseguenze del cambiamento climatico siano sotto gli occhi di tutti.

Non avevano del tutto torto i giovani che hanno commentato gli impegni presi sul clima come un bla bla.

La Commissione Europea, mentre si piega di fronte all’offensiva dei poteri economici e finanziari che vogliono continuare a puntare sui combustibili fossili e provano a rilanciare il nucleare (pericoloso, genera scorie radioattive), non assume una forte iniziativa a sostegno delle energie rinnovabili per arrivare al 40% di realizzazioni entro il 2025 come lei stessa ha raccomandato.

Per quanto riguarda l’Italia non si comprende perché il Ministero della Transizione Ecologica, già disattento ad eolico e fotovoltaico che pure sono il “petrolio nazionale”, non preveda neppure di usare gli oltre 7.000 MegaW disponibili con i pompaggi idroelettrici per garantire il bilanciamento dell’elettricità nella rete nei momenti di insufficienza. Inoltre, il Ministro si vanta di avere approvato investimenti nell’eolico per 700 MW, quando stando a Terna sono giacenti 40 domande inevase di eolico off shore per 17.000 MW che potrebbero portarci rapidamente a raggiungere il risultato previsto per il settore nel 2030 già nei prossimi anni. Occorrono piani, decisioni, investimenti incoraggiati e sostenuti.

Inoltre, le parole dell’Amministratore delegato dell’Enel Starace sono state chiare: E’ una follia dipendere dal gas. L’aumento dei prezzi del gas fossile dovrebbe convincere tutti che le 48 centrali a turbogas (Il Sole 24 24 Ore 7/12/21) in progetto per 20.000 MegaW di potenza sarebbero un disastro economico ed ambientale.

Del resto, l’energia da fonti rinnovabili costa già oggi di meno. L’aumento del gas non è frutto del destino ma di errori nei contratti di fornitura e del blocco delle vie di approvvigionamento per ragioni che nulla c’entrano con le convenienze del nostro paese e dell’Europa.

Il Ministro Cingolani e l’insieme del Governo hanno gravi responsabilità per avere lasciato il nostro paese alla mercè della speculazione sui fossili, impiegando molti miliardi pubblici ma del tutto insufficienti a fronteggiare questa speculazione, straparlando di nucleare di quarta generazione, che comunque sia non è disponibile oggi, al solo fine di strizzare l’occhio alla pressione francese sul nucleare, dimenticando che ben 2 referendum hanno bocciato il nucleare in Italia.

La Francia sostiene il nucleare per ragioni di politica di potenza, per il rapporto tra nucleare civile e militare (force de frappe) che è sempre stato un ostacolo alla costituzione di un esercito europeo, per i costi spropositati del nucleare francese a carico dello Stato. Per questo Macron punta ad attingere ai 40 miliardi del NGEU che l’Europa passerà alla Francia senza chiederne la restituzione e spera di ottenere altri finanziamenti a condizioni migliori. Altri paesi sostengono questa scelta nucleare ma l’Italia non può e non deve farlo, al contrario deve schierarsi con Germania, Austria ed altri paesi che si sono espressi contro la proposta della Commissione.

Nucleare e gas non debbono entrare nella tassonomia verde europea perché non sono fonti rinnovabili e quindi va bloccato il loro accesso ai finanziamenti del recovery fund.

Il nuovo governo tedesco, ad esempio, ha indicato una transizione ecologica per la Germania, confermando la chiusura di 3 centrali e l’uscita dal nucleare entro la fine del 2022, con obiettivi al 2030 che possono essere un riferimento anche per l’Italia.

Non è certo la filosofia del “liberi tutti”, che il Governo sembra ora volere perseguire, quella che realizza gli impegni e le promesse del Presidente Draghi nel G20 e nella Cop 26 per fronteggiare l’alterazione del clima e le sue conseguenze.

Per queste ragioni chiediamo al Governo di bocciare la proposta della Commissione di inserire nucleare e gas fossile nella tassonomia europea, ora al vaglio dei 27 Stati e del Parlamento europeo.

Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Massimo Scalia

3/1/2022

Signor presidente del Consiglio Mario Draghi

Le scriviamo a nome dei sottoscrittori di un appello già lanciato a fine novembre (si vada on line su https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum) che ha raccolto forze ed esponenti ecologisti e pacifisti, fortemente critici sulla “transizione ecologica” così come viene delineata in Italia e in Europa dalle politiche governative e comunitarie: faremmo meglio anzi, se si fa un bilancio complessivo, a parlare di “non transizione ecologica”!

Ci sembra francamente vergognoso che la Commissione europea, il 2 gennaio 2022, abbia reso pubblica, e dunque praticamente ufficiale, una proposta, in verità da tempo preannunciata, di definizione degli aspetti climatici ed ambientali della classificazione delle fonti “sostenibili” in cui vengono appunto incluse sia l’energia nucleare che il gas!

Per quanto riguarda il gas si tratterebbe di una stolta reiterazione del modello centralizzato delle fonti fossili reso letale nel caso di investimenti aggiuntivi che comporterebbero ulteriori emissioni di climalteranti.

Per il caso del nucleare il silenzio o l’assenso del governo andrebbe oltre ogni più impudente previsione. Riteniamo infatti particolarmente inaccettabile da parte del governo italiano un disimpegno, perché qui entra in gioco il disprezzo del voto popolare nei referendum del 2011: il nostro ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, a Bruxelles ha di fatto dato, con ripetute dichiarazioni pubbliche, anche se non con atti formali, il suo via libera alla bozza nuclearista della presidente Von der Leyen..

Dovremmo, anche per lealtà istituzionale e democratica, darci da fare in Europa per creare uno schieramento antinucleare e non invece accodarci a Paesi filonucleari come la Francia; e questa presa di posizione dovrebbe essere manifestata da subito, cioè da prima del 12 gennaio, scadenza importante se consideriamo il percorso che la stessa nota ufficiale della Commissione UE indica per l’iter dell’atto delegato che darà corpo agli aspetti climatici e ambientali del regolamento UE 2020/852.

Il nucleare, per quanto lo si presenti proiettato verso una quarta generazione tutta di là da venire, non possiamo assolutamente considerarlo una fonte “pulita” né tantomeno esente da rischi (su questo condividiamo pienamente l’opinione del popolo italiano): comunque è una fonte “estrattiva” e sicuramente non rinnovabile; una tecnologia in ogni caso da non raccomandare e sostenere negli investimenti finanziari necessitanti di marchi certificati (e garantiti con soldi pubblici).

Siamo costretti pertanto a rinnovare per l’ennesima volta la nostra esortazione al suo governo di rispettare la volontà dell’espressione di voto popolare. Un popolo – ci scusi l’insistenza su questo concetto – cui dovremmo oltretutto essere riconoscenti per la sua lungimiranza, invece di bollarlo nei discorsi pubblici come “emotivo” e “irrazionale”. Un esempio tra tanti: consideriamo che i quattro EPR francesi che avremmo dovuto costruire in base agli accordi Berlusconi – Sarkozy ci sarebbero venuti a costare non 3,3 miliardi ma circa 20 miliardi di euro a testa (e a Flamanville la centrale non è ancora pronta!).

Consentire che il nucleare sia inserito nella tassonomia UE servirà solo a nascondere l’aiuto allo Stato atomico francese indebitato da scelte queste sì irrazionali di “grandeur” degne di miglior causa. Perché tra i motivi di opposizione al nucleare non ultimo è il suo carattere proliferante dal punto di vista militare, oltretutto persino esplicitamente rivendicato dal presidente Macron.

Accettare nella tassonomia europea il nucleare è inquinare i futuri green bond europei fin dalla loro nascita. E collocarci anche il gas fossile, sia pure con limiti di C02 al kilowattore, è come incaponirsi a incardinare e a stabilizzare una fonte che invece dovremmo subito andare a ridimensionare sostituendola con le rinnovabili.

Su queste posizioni e per illustrarLe la nostra impostazione di conversione ecologica siamo disponibili ad incontrarci con lei in ogni momento.

Coordinamento della iniziativa “Contro la tassonomia UE pro nucleare e pro gas, per il rispetto dei referendum sui beni comuni” sottoscritta, tra gli altri, da Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Marco Bersani, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Antonia Sani, Patrizia Sterpetti, Massimo Serafini, Haidi Gaggio Giuliani, Vittorio Bardi, Guido Viale, Antonio De Lellis, Andrea Bulgarini – Ennio Cabiddu – Luigi Mosca – Oliviero Sorbini- Daniele Barbi – Fabrizio Cracolici e Laura Tussi – Keivan Motavalli – Gian Piero Godio – Maurizio Bucchia – Antonella Nappi – Marco Zinno – Enrico Peyretti  – Rocco Altieri – Mino Forleo – Vittorio Pallotti – Teresa Lapis – Angelo Gaccione – Giuseppe Natale – Renato Ramello – Sabina Santovetti – Alessandra Micozzi – Olivier Tourquet – Luciano Benini – Claudio Carrara – Elisabetta Donini – Ennio La Malfa, Renato Zanoli

Lettera aperta a Greta Thunberg sul nucleare civile e militare

cara Greta Thunberg
Siamo gli organizzatori di un appello già lanciato a fine novembre (si vada online su:
https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum), forze ed esponenti ecologisti e pacifisti, fortemente critici sulla “transizione ecologica” così come viene delineata in Italia e in Europa dalle politiche governative e dalle politiche comunitarie: faremmo meglio anzi, se si fa un bilancio complessivo, a parlare di “non transizione ecologica”.

Ci rivolgiamo a te quale animatrice e promotrice dei Fridays for future, un movimento nuovo che mobilita con i global strike un ampio attivismo giovanile sull’emergenza climatica ed ambientale.

Ci accomuna anche la cittadinanza europea e vorremmo ricordarti che il tuo paese, la Svezia, vuole, allo stesso modo della Germania, lo Stato guida della UE, uscire dal nucleare: una decisione che valutiamo importante e positiva per tutti coloro che hanno a cuore la salute delle persone e del Pianeta.

La Commissione europea, che ha annunciato l’introduzione di gas e nucleare nella tassonomia delle fonti sostenibili, sta per varare l’atto delegato del regolamento 2020/852: ora dovrebbe riunirsi a metà gennaio per formalizzare una decisione che, per il contrasto di posizioni tra Paesi filonucleari e Paesi antinucleari, finora aveva sempre rinviato.

Nelle nostre speranze questa decisione pro-atomo (e pro-gas) l’Europa non dovrà assumerla mai e poi mai! Ed abbiamo molte probabilità che questo succeda; ed anche se la Commissione procedesse di fronte ad eventuali stop (quello dell’Italia sarebbe doveroso visto che il popolo si è pronunciato con un referendum), dovremmo considerare che il Parlamento europeo può opporsi alla entrata in vigore dell’atto delegato ed in esso le posizioni antinucleari sono di grande peso, forse quasi maggioritarie in partenza.

Ti rivolgiamo ora pubblicamente alcune domande e ci aspettiamo risposte che preferiremmo ci rendessi per il tramite della stampa: confidiamo che tu riesca, anche grazie al nostro stimolo, a mobilitare molte energie giovanili per una partita ecologicamente determinante che possiamo giocare con discrete possibilità di vincere!

La prima domanda è: sei, in quanto ecologista, radicalmente antinucleare? Anche tu senti come noi – ecopacifisti di lunga data – l’appartenenza ad una posizione di coscienza, “identitaria” ma non ideologica, di rifiuto netto contro il nucleare nell’impegno per la giustizia sociale e ambientale?

La seconda domanda è: sei per la denuclearizzazione immediata senza se e senza ma? Anche tu pensi che il nucleare, di qualsiasi forma e generazione, non possa fare parte in alcun modo, anche e soprattutto in condizioni di emergenza, della soluzione ai problemi della transizione energetica e della conversione ecologica della società?

Noi, auspicando che tu li condivida in buona parte, ti proponiamo i nostri motivi di opposizione alla tecnologia nucleare. È nostra convinzione che essa:

1) non sia pulita, principalmente a causa delle scorie radioattive prodotte e da gestire e dello smantellamento dei reattori in fin di vita
2) non è rinnovabile, poiché fossile nel significato letterale originario; e comunque estrattiva e non rinnovabile (necessità di estrarre dalle rocce l’Uranio ed eventualmente il Torio)
3) non sia sicura, poiché non è possibile eliminare il rischio di incidenti, anche gravissimi, dovuti a possibili errori nella costruzione o nel corso del funzionamento dei reattori, ad eventuali attacchi terroristici (bombe, cyber-attacchi, etc), ad eventi di origine geologica (terremoti, tsunami, …) ed anche semplicemente all’invecchiamento delle installazioni
4) favorisca la proliferazione del nucleare militare
5) il contributo alla riduzione del CO2 è attualmente marginale (≈2%) e rimarrebbe verosimilmente tale per parecchi anni, data l’età media (≈ 35 anni) dei reattori attuali (≈ 440), che dovranno quindi essere eliminati, smantellati ed (eventualmente) sostituiti.
6) infine il costo dell’energia nucleare è in continuo aumento, mentre quello delle energie rinnovabili (soprattutto il solare) è in continua diminuzione.
Un saluto di stima in attesa della tua risposta: pubblica, come è pubblico il nostro invito

Alfonso Navarra, Laura Tussi, Ennio Cabiddu – Disarmisti esigenti
con il supporto di: Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Cracolici, Paolo Ferrero, Mimmo Lucano, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Claudia Pinelli, Silvia Pinelli, Mario Salomone, Alex Zanotelli

Noi disarmisti esigenti, WILPF Italia, Laudato Si’ e partners (in collaborazione con personalità come Luciana Castellina, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Guido Viale, Vittorio Bardi, Marco Bersani, Moni Ovadia e Alex Zanotelli) continuando l’esperienza della tenda antinucleare delle cittadine e dei cittadini a Roma, vantando coinvolgimenti dalla Germania, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Danimarca, dall’Inghilterra, ci siamo incontrati online per portare avanti la mobilitazione contro il rilancio del nucleare in Europa (e quindi in Italia).

due articoli di Mario Agostinelli su www.ilfattoquotidiano.it/blog/magostinelli/ 

IL NUCLEARE E’PER SEMPRE – 1

Cingolani Ministro durerà magari solo giorni: più sfortunatamente per noi anche per mesi, ma il nucleare, purtroppo, è per sempre, basta dire la verità. Purtroppo, l’educazione scolastica e l’informazione scientifica abitualmente non si responsabilizzano ad illustrare l’incompatibilità tra il vivente ed impieghi troppo densi di energia come nel caso dei fossili e del nucleare. Per rappresentare in modo seppur grezzo e con qualche approssimazione l’ordine di grandezza con cui le tecnologie energetiche possono interferire con la riproduzione della vita, basti dire che, per ottenere pari energia, la fusione di un grammo tra isotopi di idrogeno equivarrebbe alla fissione di 8-10 grammi di uranio, ovvero a portare a combustione 5000 tonnellate di carbone o bruciare in centrale 6300 metri cubi di gas, o, ancora, con processi ben più controllabili e non distruttivi, a far cadere da un dislivello di 1000 metri 1/3 di tutta l’acqua del lago d’Iseo. Un simile confronto rappresenta in modo “drammatico” l’impatto assai differente di fonti di energia che si sono formate in processi lontanissimi nel tempo e che vengono recuperate all’istante attuale con tecniche estreme (fusione, fissione, combustione), che sprigionano effetti con ordini di grandezza di parecchio multipli rispetto alle forze naturali con cui conviviamo sul pianeta, (acqua vento, luce e calore del sole). Quanto più densa è la fonte energetica, tanto più lungo e duraturo sarà il suo tempo di smaltimento in atmosfera, negli oceani e nei suoli, fino ad effetti distruttivi distruzione in caso di incidente o di eccessivi accumuli.

Ragionando di energia non in astratto, ma del suo rapporto con l’ambiente è più facile rendersi conto di come un determinismo presuntuoso possa illuderci di governare potenza ed energia sul pianeta senza darci pena di come esse possano essere dissipate senza procurare guasti ai cicli naturali. Lo studio delle scienze in Occidente è stato per secoli orientato entro una finalità di espansione a dismisura del mondo artificiale: un cumulo di protesi, di manufatti e di scarti in continua crescita, che ostacolava la cura del vivente e della natura, mentre il mercato non perdeva occasione per assegnare perfino a quest’ultimi – la natura organica e amica – un valore di scambio. E’ la nuova scienza dal Novecento che si rende conto che la realtà non è quella che appare e che “dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande” Natura ed Universo hanno una loro autonomia, regole che ricorrono alla dialettica e alla probabilità e non sono dominabili da un genere umano che si senta da essi disconnesso.

Io ho avuto in sorte di intuire – dalle contraddizioni dell’esperienza sindacale, dall’incontro con i protagonisti della primavera ecologica degli anni ‘70 e dalla pacata e straziante determinazione degli allarmi della Laudato Si’ e dell’IPCC -quanto l’illusione di un’espansione illimitata della “potenza” umana sia incompatibile con la continuità della sua stessa storia sulla Terra.

Credo che siamo ad un punto nodale e che non sarà facile accettare consapevolmente una svolta in una politica economica globale e nazionale che non mantiene in simbiosi giustizia sociale e climatica.

Forse Cingolani non è passato attraverso sufficienti esperienze partecipative o di crisi del modo di produzione per valorizzare momenti di dialettica e confronto e, quindi, si permette di esibire una cultura manageriale che risulta sviante di fronte ad emergenze epocali che la popolazione tocca con mano, senza che le sia data voce. Mentre Germania e Spagna su Next Generation procedono con linearità, il nostro Paese manifesta ritardi sui tempi, confusione sulle tecnologie energetiche da abbandonare, carenza di politiche industriali da avviare subito, anche solo per non dover usare le risorse eccezionali del PNRR per importare impianti solari eolici o di stoccaggio o componenti elettrici prodotti all’estero. C’è in atto una forte e vasta reazione alle notizie di inserimento nella tassonomia europea di gas e nucleare e la delusione che ne viene – ben rappresentata dalle denunce del blablabla – percepisce fin troppo come la speculazione finanziaria e errori clamorosi di politica industriale potrebbero accelerare sulla china più drammatica dal dopoguerra ad oggi.

E’ questione che non riguarda solo le classi dirigenti, perché il sentimento di rimozione del pericolo reale viene rimossa in vario grado da tutte le componenti politiche e sociali e delle professioni. Si può ben dire che il lavoro umano sul Pianeta ha raggiunto una capacità trasformativa delle risorse naturali rigenerabili, assolutamente insostenibile nel giro di un massimo di decine di anni, con orari individuali assurdi, precarietà illimitata e salario differito e welfare praticamente inconsistenti per più della metà degli occupati. L’impronta ecologica degli abitanti dei paesi industrializzati non travalica la metà di un anno solare. L’orario di lavoro e lo spostamento dell’attività umana verso la cura e l’istruzione permanente è quindi indifferibile: un marchio necessario al progresso di civiltà rispetto cui le organizzazioni sindacali non possono rimanere in attesa.

Le politiche energetiche continuano a fissare le loro aspettative sui fossili che vanno lasciati sottoterra e la cui reiterazione è solo remunerata dalla speculazione finanziaria e dall’attività militare cui prestano un sostegno indispensabile in tempi di guerra. I bilanci territoriali di emissioni e scarti delle attività di produzione e consumo sono largamente debordanti e antieconomici, se non fossero sostenuti da sussidi impropri e dalla non applicazione delle tasse sulle emissioni di climalteranti. Eppure il “Governo dei migliori” non ha cambiato marcia e si affanna alla roulette dei posti da mantenere anche dopo il “cataclisma presidenziale”.

La riconversione ecologica integrale richiederebbe il ridisegno e la riprogettazione radicale di tutti i componenti oggi impiegati come protesi di amplificazione di potenza, velocità e approvvigionamento alimentare degli umani – non tutti. Il “lentius, profundius, suavius” di Langer – che nessuno ha mai confuso con il populismo – deve alfine cominciare da pratiche nei territori e, principalmente, organizzando occasioni interdisciplinari di educazione permanente, che contribuiscano ad aggiornare l’organizzazione degli studi in ogni ordine di scuola e raggiungano le comunità con corsi di formazione popolare.

Ma come potrebbe questa “svolta” necessaria, cosciente e partecipata viaggiare sulle improvvisazioni di un Ministro e sul reimpiego del gas fossile e del nucleare?

IL NUCLEARE E’ PER SEMPRE – 2

Riprendo i temi del post precedente introducendo un’ulteriore considerazione. Raramente ci rendiamo conto che ogni particella di materia ed energia – che ha a che fare con gli oggetti con cui ci circondiamo, le guance che accarezziamo, gli alberi che vediamo crescere. l’acqua che facciamo bollire – in qualunque forma si presentino, provengono da una unica storia di onde e particelle che, da un certo punto e momento in poi, si sono separate, ricomposte ed organizzate o in ammassi e corpi inerti e caotici nell’Universo o, dopo miliardi di anni e, successivamente in tempi più recenti, si sono ordinati in organismi dotati di autoorganizzazione e di vita, in grado di riprodursi, di nascere e morire, assumendo energia dall’ambiente esterno. Energia purchè compatibile con una crescita di ordine interno, con la specializzazione di proprie funzioni, con l’adattamento e l’evoluzione delle specie, fino alla formazione di istinto, memoria e autocoscienza. Non tuti gli ordini di energia sono predisposti al compito di alimentare una vita così concepita: ad esempio la combustione non lo è, sia per la distruzione immediata dei legami chimici nei tessuti, che per le emissioni in atmosfera che, alla lunga, possono mutare l’energia dell’ambiente vitale e il clima del nostro Pianeta.

Dopo le considerazioni fin qui esposte – comprese quelle del post precedente – veniamo ora al significato della apertura UE alla “tassonomia verde di metano e nucleare” contro cui si stanno sollevando avversioni e forti critiche non solo dal mondo ambientalista (v. https://www.energiafelice.it/il-governo-draghi-dica-no-allinserimento-di-nucleare-e-gas-nellelenco-europeo-delle-energie-da-fonti-rinnovabili/ )

Per quanto riguarda il metano verde (?!) si danno spesso solo dati vaghi: a parità di flusso termico, esso produce una quantità di anidride carbonica pari al 48% del carbone: ma, come avverte l’ultimo rapporto dell’IPCC, la maggior preoccupazione viene dalle perdite dirette di CH4 nelle fasi di estrazione, lungo i gasdotti e nelle centrali, con effetti di 80 volte superiori a quello della CO2 nei primi 20 anni dopo le fughe in atmosfera. Si tratta di un dato sconcertante, che non era stato in precedenza preso abbastanza in considerazione e che ora allarma le stesse agenzie energetiche internazionali, che hanno fatto pressioni sulle banche per scoraggiare nuovi interventi sull’intera filiera del gas naturale. Ma, se la Terra piange, le borse e i governi interessati se la ridono e, dopo una forte resistenza sull’applicazione del carbon pricing (v. https://www.carbonsink.it/it/strategie-di-sviluppo-sostenibile/consulente-emissioni-co2/carbon-pricing ) e una continua polemica sui sussidi alle rinnovabili è scattata una resa dei conti internazionale per salvare l’economia del gas naturale. La Russia si sta attrezzando per mandare più gas alla Cina limitando le quote per fornire a sufficienza l’Europa e facendo lievitare i prezzi. In compenso, data la competizione in corso per il mercato UE, gli Americani stanno cercando di contrastare i produttori russi, e di inviare navi metaniere dall’Atlantico. Ma, poiché il gas dagli USA costa molto più caro per via del trasporto via mare bisognerebbe convincere gli Europei a investire in una massiccia infrastruttura di impianti di rigassificazione ai porti e ad accettare di consumare shale gas, meno caro ma con disastrosi impatti ambientali. Le pressioni, cui si sommano anche quelle da Egitto e Turchia spingono ii governi europei ad aprirsi ad una operazione di sostegno con danari pubblici alla struttura metaniera: un’operazione scandalosa sotto il profilo ambientale, occupazionale, geopolitico e finanziario, che allontanerebbe la soluzione delle rinnovabili a portata di mano. Lo stesso movimento operaio continentale deve prendere una posizione chiara e scartare soluzioni settoriali di ispirazione corporativa, come avvenuto nel caso dei sindacati elettrici nazionali ( https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/11/30/energia-e-lavoromanifesto-per-una-transizione-sostenibile_724efc76-9c22-4be1-b906-659b68a8197b.html )

Per la prospettiva di un ritorno al nucleare le motivazioni contrarie non sono solo dovute al vincolo insormontabile di ben due referendum, ma al contrasto invalicabile di tutte le argomentazioni esposte sul rapporto vita-energia.

Già in premessa il documento UE di “apertura” all’atomo nega la sua praticabilità: “ogni progetto deve prevedere un piano per stoccare in sicurezza i rifiuti radioattivi, piano che deve comprendere il sito di stoccaggio e i fondi necessari” Un autentico ossimoro ormai convalidato in tutto il mondo.

Lo stesso Ministro Cingolani, che ha più volte espresso una sua condiscendenza per il ritorno all’atomo, in audizione alle Commissioni riunite afferma che “non si può fare, non ci sono né i reattori modulari né quelli a fusione e io non mi rifarei ad una prima e seconda generazione”.

Esaminiamo allora i fatti: per i reattori oggi in funzione (anche l’ultimissimo arrivato in Finlandia, di cosiddetta “terza generazione”) è nota la presenza di isotopi radioattivi nelle scorie nucleari, derivate dalla fissione dell’uranio nel reattore, che emettono calore e possono restare pericolosi per migliaia di anni. Meno noto è che nel caso di fusione del reattore, le stesse reazioni possono continuare, nonostante la distruzione dell’impianto, come è avvenuto e sta avvenendo ancor oggi a Chernobyl, nonostante “il sarcofago” di tonnellate di cemento sabbia e boro nel tentativo di neutralizzare la miscela di uranio, acciaio, cemento e grafite, fusa dal calore e infiltratasi nel terreno sottostante.

Per Fukushima, le cose non stanno meglio. La catastrofe è nota: i tre noccioli del reattore si fusero, liberando gas di idrogeno e rilasciando nell’ambiente grandi quantità di materiale radioattivo. I valori di radioattività ancor oggi rilevati, sarebbero così alti che se un lavoratore lavorasse lì per otto ore al giorno durante un intero anno, potrebbe ricevere una dose equivalente a più di cento radiografie del torace.

Ci sarebbero enormi accumuli di materiale radioattivo, in particolare il cesio, intrappolati nelle sabbie e nelle acque sotterranee fino a 96 chilometri circa di distanza dalle coste giapponesi.

Si dice però che si potrebbe puntare alla fusione nucleare, che richiederebbe una temperatura dell’ordine di un miliardo di gradi dopo una compressione del plasma di idrogeno da parte di un sistema di Laser di potenza. L’edificio di contenimento non sarebbe inferiore a 8.000 metricubi ed i tempi di realizzazione imprevedibili.

D’altronde c’è chi sogna piccoli reattori modulari a fissione dell’ordine di 300-400 MW, ma l’l’implementazione di nuovi progetti è troppo lontana per avere un impatto climatico tempestivo o benefico. Il problema delle scorie, infine, sarebbe ancora più preoccupante, vista la notevole disseminazione di impianti sull’intero territorio.

Dopo 60 anni, l’industria dell’energia nucleare rimane fortemente dipendente dai sussidi, affronta sfide costose e irrisolte di smaltimento dei rifiuti e lascia

una lunga scia di responsabilità ambientali in corso. Nel frattempo, le alternative come l’energia eolica e solare, i guadagni di efficienza e lo stoccaggio delle batterie sono ora più economiche della generazione nucleare. Ma, soprattutto, più vicine ad una idea di sostenibilità che la pandemia e la crisi climatica ci suggeriscono di affrontare da specie vivente, non da incessanti creatori di superflui manufatti

VEDI ANCHE

http://www.disarmistiesigenti.org/2021/12/21/22dicembre21contronucleareineuropa  ‎

https://serenoregis.org/2022/01/05/tassonomia-europea/ (di Elena Camino)

LE IMMAGINI sono state scelte dalla bottega: la prima è di ElleKappa, le altre tre di Mauro Biani

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Mariano Rampini

    Possedessi conoscenze scientifiche specifiche sarei ben contento di poter confutare quanto sopra dall’amico Agostinelli. Ma sono deficitario delle prime mentre il secondo obiettivo mi pare assai lontano da poter essere raggiunto. Cosa resta? La semplice logica di chi ha letto qualcosa in proposito e cerca di mettere insieme conoscenze, idee e pensieri. Il problema delle scorie nucleari è reale: quelle dei reattori italiani in attività prima del referendum del 1987 è ancora tutto da risolvere. E la soluzione finora adottata qual è? Secondo dati dell’Isin (l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare i cui dati sono reperibili a questo link https://www.isinucleare.it/sites/default/files/contenuto_redazione_isin/inventario_isin.pdf) ci sono nel nostro Paese più di 20 ,depositi e una ventina di stoccaggi minori nei quali sono state conservate, trattate o preparate per la spedizione in altri siti (bella soluzione, vero?) le scorie delle ex centrali italiane. Materiale che ancora insiste sul nostro territorio da oltre venti anni. Creare nuove centrali non produrrà altre scorie? E queste, che fine faranno? Inoltre resta un’altra domanda importante alla quale la semplice logica di un cittadino non riesce a trovare risposta: come mai non si dice in quanto tempo viene costruita una centrale nucleare? Saperlo è fondamentale perché se occorressero – chessò? – dieci anni, magari quando la centrale sarà finita sarà anche obsoleta rispetto a nuove conoscenze. Questo, in verità è un problema che interessa qualsiasi struttura deputata alla produzione di energia, è vero. Ma in questo caso, considerando la pericolosità del materiale utilizzato e di quello prodotto, sarebbe il caso di ragionarci con dei numeri precisi. Ma non è finita qui. La mia povera logica torna ancora una volta a piegarsi sotto il peso di un interrogativo mica da ridere. Che nasce dalla semplice considerazione che una centrale come quella di Fukujima (e non torno a parlare di Chernobyl dove l’errore fu tutto umano) era considerata sicura. Anche contro uno tsunami. Eppure lo tsunami c’è stato, impossibile da prevedere per violenza e forza ed è accaduto quello che è accaduto. Cosa voglio dire con questo? Che l’Italia – stretta e lunga – ha una storia idrogeologica non propriamente rassicurante. Abbiamo avuto terremoti disastrosi financo in Pianura Padana. Cosa accadrebbe se, una volta scelta la località di costruzione della centrale, proprio lì ci fosse un terremoto? Lascio la risposta agli esperti. E chiudo con una semplice constatazione: gli studi per determinare una localizzazione territoriale sicura per una o più nuove centrali finirebbero inevitabilmente con l’individuare porzioni di territorio limitate rispetto all’intero Paese. Come dire che alla fine le zone “utili” sarebbero poche o addirittura concentrate in qualche Regione. Se proprio si vuole insistere col puntare sul nucleare, non sarebbe forse più opportuno cominciare a considerare la fusione in luogo della fissione? I costi di costruzione sono certamente più alti ma quelli di esercizio sarebbero molto bassi. E, soprattutto, non sarebbero prodotte scorie radioattive. Perché di questo non si parla? E si punta invece su un sistema che ha già molte volte mostrato punti deboli? Purtroppo non posso neanche chiudere questo mio commento con il solito “ai posteri l’ardua sentenza”. Perchè i posteri, in questo caso, siamo già noi…

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