Ci manca(va) un venerdì – 17

Inevitabile che l’ “astrofilosofo” Fabrizio Melodia prima o poi ingaggiasse un duettico (cioè un duello dialettico) con Arthur Schopenhauer

CMUV-schopenhauer

Spulciando le vecchie mail ogni tanto una vocina sussurra piano al mio orecchio filosofico. Dalle nebbie esce la voce di un filosofo che conosco bene, il buon vecchio e volenteroso Arthur Schopenhauer. Rivelò al mondo l’esistenza della Volontà come cosa in sé che tutto governa e indirizza nella sua insoddisfazione totalizzante. Ed ecco alcune sue parole un poco sibilline: «ognuno prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo».

Qui è l’inghippo: Arthur poneva ogni nostro agire determinato immancabilmente da quella forza insita e inconoscibile, non condizionata da altro, che è la scintilla della vita, la Volontà. Ogni concretizzazione nell’universo è Volontà, scintilla vivente e in quanto tale vogliosa, sempre di più e in continuo. Essa vuole solo se stessa, il proprio soddisfacimento egoistico, poiché non si determina come singole coscienze, in quanto la coscienza non le è propria, ma come motore universale che s’incarna in ogni fenomeno vivente, compreso l’essere umano compreso che è la massima espressione della Volontà.

Poiché la Volontà vuole e non può non volere (sembra di sentire il presocratico e anticonformista Parmenide, il quale parlando dell’ Essere eterno e della non effettiva esistenza del tempo, affermava nel suo poema «Sulla natura» che «L’ Essere è e non può non essere») ecco Arthur, da buon filosofo terapeuta, prescrivere la cura agli immancabili e necessari sei giorni di dolore umani e uno di noia per poi ricominciare a cercare la piena soddisfazione della Volontà, la quale non potrà non rimanere soddisfatta e quindi andrà sempre in cerca della propria soddisfazione.
«La soddisfazione dell’istinto sessuale è in sé assolutamente riprovevole, in quanto è la più forte affermazione della vita. Ciò vale sia nel matrimonio che al di fuori di esso. Ma il secondo caso è doppiamente riprovevole, in quanto è al tempo stesso negazione dell’altrui volontà: alla ragazza infatti ne deriverà direttamente o indirettamente sventura; e l’uomo dunque soddisfa la sua voglia a spese della felicità di altri» sentenziò. Dunque è necessario raggiungere l’annullamento della volontà se si vuole essere davvero felici, una ricetta che Arthur riprende uguale dal buddismo, per sua chiara e distinta affermazione. «Le Upaniṣad sono state la consolazione della mia vita, e saranno la consolazione della mia morte» avrebbe avuto modo di scrivere.

Persona estremamente misogina – e forse non casualmente poiché riteneva la donna un mero strumento della volontà per eternare se stessa – quanto strenuo difensore dei diritti degli animali, filosofo controverso, avversario delle “buffonate” hegeliane e dei suoi accoliti, come rimarcava in continuo.

Ma noi come potremmo rispondere a un’affermazione così dura contro «la soddisfazione dell’istinto sessuale»? Proprio Buddha: «Viviamo nella paura, ed è così che non viviamo». Mai tale affermazione fu più vera e rimedio alla Volontà. Quale uomo che non ha paura può essere davvero dominato dal bisogno egoistico di soddisfare se stesso, per quanto universale e insito nella natura esso sia? «Vinci l’ira con la delicatezza, la cattiveria con la bontà, l’avarizia con la generosità, la menzogna con la verità» afferma Buddha.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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