Circolo della Rosa di Verona: storie e voci

di Chiara Gessa (*)

Intellettuali, culture locali, archivi orali: questo il tema del corso di Storia orale del 2019 all’Università di Venezia; al centro c’era l’idea che la storia orale in Italia sia stata, per alcuni decenni, un movimento largo, che ha mobilitato una generazione di intellettuali “diffusi”, attivi anche al di fuori dei circuiti e dei luoghi più noti, che dagli anni Ottanta in avanti hanno condotto ricerche, scritto libri, fondato associazioni, spesso registrato e conservato interviste.

Di loro sappiamo poco. Li siamo andati a cercare. Abbiamo chiesto di raccontarci le loro traiettorie di vita e di ricerca. E di dirci che cosa è rimasto dei loro archivi, dei documenti che hanno raccolto, e a chi pensano di consegnare la loro “eredità materiale” fatta di nastri e cassette con le mille voci che hanno ascoltato. Ne sono usciti degli incontri singolari, illuminanti, talvolta toccanti.

Dopo Rosarita Colosio, Camillo Pavan, Giovanni Rinaldi, Gastone Pietrucci e Giulio Soravia, incontriamo Maria Cannata, Luisa Spencer, Morena Piccoli, “Maresa” Meneghini, Vicky Vinco, Elena Croce, Rita di Giuseppe e Antonia Corriero, animatrici del Circolo della Rosa di Verona – centro culturale femminista fondato nel 1992 – intervistate da Chiara Gessa, studentessa di Antropologia.

Mercoledì, 7 agosto 2019. Sono quasi le dieci e mezza del mattino quando raggiungo il Circolo della Rosa di Verona, in pieno centro storico, nei pressi del Duomo della città.  La sede si riconosce per la targa argentata con lo stemma del Comune di Verona, il logo dell’associazione e la dicitura in grande “Archivia” Centro Documentazione Donna Archivio della Memoria. All’interno l’ambiente mi risulta familiare dal primo incontro che avevo avuto a giugno con Maria Cannata, presidentessa del Circolo, e con Luisa Spencer, socia co-fondatrice. Quando le ho incontrate la prima volta ho raccontato dei miei studi, del corso di Storia orale e dei fini dell’intervista, dell’interesse verso la loro realtà d’archivio – presente dal 2005 – e verso l’associazione, che prima non conoscevo. Maria mi dice che sarebbero dovute arrivare altre socie. Inizia a modificarsi in me l’idea dell’intervista come l’avevo immaginata: non più un colloquio a due. Con qualche incertezza, ma grata della loro curiosità e disponibilità, incontro Luisa, Morena, “Maresa”, Vicky ed Elena, alle quali si aggiungono in corso di intervista Rita e Antonia. Capisco che sono tutte lì per vivere l’intervista, insieme, come forza costitutiva del Circolo: rappresentanti e testimoni di uno spazio che vive da 27 anni, come sottolineano loro. «Qui siamo quasi tutte insegnanti in pensione e ognuna di noi ha una storia politica», chi nella città di Verona, chi altrove. Si sono trovate insieme a dare forma alla particolare realtà del Circolo, «voluto così perché noi facciamo parte della generazione che si trovava nei garage, nelle soffitte, nelle case delle amiche e abbiamo voluto creare un posto piacevole, bello, per le donne che avessero voglia di incontrarsi». Le altre socie mi vengono presentate da Maria e io, nel frattempo, inizio a considerare come definitiva la situazione collettiva dell’intervista che si sarebbe svolta a breve, della durata di circa un’ora. Insieme affrontiamo diversi temi rispetto all’associazione, luogo fisico e culturale, ad Archivia, alla loro evoluzione di donne femministe e ai legami con la società.

Quella che segue è la trascrizione dell’intervista.

Maria: Archivia! La definizione sarebbe “Centro Documentazione Donna. Archivio della Memoria”. Lo scopo per cui nasce è conservare, custodire, far conoscere e tramandare alle nuove generazioni il patrimonio della memoria femminile, individuale e collettiva, della Città di Verona. Abbiamo fatto una convenzione con il Comune e ci siamo rivolte all’Assessorato alla Cultura e Pari Opportunità, da cui abbiamo avuto il consenso e il primo input per crearlo. Abbiamo costituito delle Commissioni di lavoro per la Conservazione della Memoria Orale, per le Attività Culturali, per l’Archivio vero e proprio, per la Salute, per l’Arte e le Tesi di laurea. Il lavoro viene diviso tra i gruppi e, ognuna di noi, cura un certo settore. Morena, intervieni pure!

Morena: No, no… è la parola “Commissione” che mi lascia un po’…

Maria: Gruppo di lavoro. Abbiamo preso contatti anche con le associazioni femminili della città, a cui abbiamo chiesto di contribuire nella raccolta e nella catalogazione del materiale che deve essere reso fruibile al pubblico, soprattutto alle studentesse e agli studenti. Mettiamo a disposizione tutto il materiale: documenti, articoli, volantini, registrazioni; inizialmente ci siamo messe in contatto con il Filo di Arianna, con Diotima, Ishtar, Mag, Telefono Rosa, Petra… sono associazioni che si occupano delle realtà femminili. Il Filo di Arianna è una delle più antiche, la Mag si occupa di un discorso economico, il Telefono Rosa della violenza contro le donne, lo stesso Petra. Ferma un attimo.

Sono passati circa tre minuti quando Maria chiede di mettere in pausa la registrazione per consultarsi con le co-partecipanti su come impostare il resto dell’intervista. Interviene Morena dicendo che sarebbe importante nominare il Circolo della Rosa prima di parlare di Archivia. Le fa anche notare di non aver ancora sentito la parola “femminista” in riferimento alla loro associazione. Dopo questo breve scambio, Maria mi fa cenno di riprendere a registrare. 

Maria: Allora… Archivia nasce all’interno del Circolo della Rosa, che è un Circolo femminista nato nel ’92 da un desiderio di alcune donne di creare uno spazio per le donne, dove si possano svolgere attività culturali, sociali, politiche. Ne fanno parte donne che vengono da un’esperienza femminista molto forte, con una grossa coscienza politica e un occhio molto attento al sociale e al culturale.

Luisa: Questo lavoro del Gruppo Memoria (legato ad Archivia, ndr) è nato proprio dal fatto che scartabellando documenti del femminismo degli anni Settanta ci siamo rese conto che in alcuni mancavano le date. Per noi è stato importante metterle, ricercarle in riferimento al passato.
I nostri contatti li prendiamo per amicizia, per rapporti, per interessi che abbiamo in comune con tante donne. Abbiamo intervistato persone che appartenevano a vari gruppi extra-parlamentari e che hanno successivamente fatto una specie di transizione ai gruppi femministi; abbiamo sentito dalla loro voce come hanno vissuto questa esperienza, come è avvenuta la transizione. Per me stessa, personalmente, è stata una transizione da un gruppo extra-parlamentare maoista. È diventato importante per me, per i miei interessi, per i miei sentimenti e affetti essere più in contatto con le donne e lavorare con loro alla costruzione di qualcosa di diverso e di alternativo alla cultura tradizionale.

E quando è avvenuto questo passaggio?

Luisa: Credo sia avvenuto quando anche altre donne hanno sentito la pesantezza di un lavoro politico tutto al maschile. I gruppi di coscienza sono il nucleo fondamentale di questo transito dalla politica dei gruppi extra-parlamentari alla “Politica delle Donne”, che hanno fatto esplodere le contraddizioni sia a livello di relazioni private sia politiche. Forse per molte di noi è stata la stessa esperienza. Io mi porto dietro il ricordo di questo sconvolgimento politico, perché è stato tale; soprattutto la liberazione dei costumi nelle relazioni tra uomini e donne fatta emergere da questa rivoluzione.

Quale significato ha per voi riunirvi?

Luisa: Il valore della Storia per noi è molto forte, perché dà un senso a quello che stiamo facendo e anche agli errori che sono stati commessi: il presente ti illumina il passato, ma il passato ti fa capire il presente. Ultimamente abbiamo avuto un rapporto privilegiato con le ragazze di Non Una Di Meno, ospitate in varie situazioni. Le vediamo come un collegamento tra il nostro passato e il futuro del movimento femminista in generale.  Trans-femminista, anche al di là dell’Italia.

Maria: Ogni settimana ci ritroviamo per fare il programma del Circolo. Poi, i vari gruppi lavorano sugli argomenti specifici a parte. Attualmente siamo più di trenta. In verità, il numero si è assottigliato. Quando è nata Archivia eravamo molte, molte di più. C’era l’entusiasmo per questo posto che nasceva, la curiosità, l’interesse…

Mi sembra di capire che l’associazione si divida fra l’aspetto culturale, sociale, e la dimensione dell’Archivio.

Maria: … e la dimensione dell’Archivio. Abbiamo libri, documenti scritti, volantini, abbiamo avuto la donazione di Letizia Comba, antropologa che ci ha donato i suoi quaderni, appunti e parte dei suoi documenti, che custodiamo qui. Si tratta di materiale cartaceo e orale.

Luisa: Per ciò che riguarda il rapporto con l’esterno, organizziamo delle iniziative culturali come presentazioni di libri, musica, teatro, alle volte…

Maria: mostre d’arte!

Luisa: Mostre d’arte, sì. E queste attirano un pubblico esterno. Principalmente donne, ma anche uomini. Questo è un luogo di visibilità per le donne che vogliono mostrare quello che stanno facendo, creando, e quello a cui sono interessate.

Maria: Posso aggiungere? C’è un gruppo estremamente interessante, quello che si occupa della Salute delle donne. È in contatto con Milano, con il Centro Metis – Medicina e Memoria – e sono stati fatti degli incontri, dei seminari, e anche delle pubblicazioni.

Quindi avete rapporti non solo con Verona, ma anche con…

Maria: Con Milano, soprattutto. Anche perché c’è il Circolo della Rosa di Milano, il primo che è nato. C’era anche quello di Roma, che si è trasformato in Casa delle Donne… e poi ci siamo noi. All’inizio, quando è stato creato il Circolo, abbiamo avuto delle dritte e aiuti dal Centro Documentazione di Modena.

E hanno anche loro un archivio come ce l’avete voi?

Vicky: A Milano no, che noi sappiamo.

Luisa: Beh, Milano sì. Penso che ce l’avranno.

Maria: Non ce l’ha Milano, Morena?

Morena: Non c’è nessun archivio, c’è la Libreria delle Donne. E a fianco, nello stesso luogo, c’è il Circolo della Rosa, che ha anche funzione ludica perché fanno cene. Facevamo cene pure qui, eh! Però non mi risulta che ci sia un archivio a Milano. Sicuramente non c’è un archivio in Internet, che è il nostro sforzo invece. Il sito è www.circolodellarosavr.org. I libri vengono dati anche in prestito. C’è, oltre alla scheda, autore, titolo, pubblicazione, data di edizione, un breve commento.

E chi si è occupato di farlo?

Morena: Io… e Rita Di Giuseppe. Rita è una ex-docente di letteratura inglese dell’Università di Verona. “Ex” perché in pensione, eh! Lei era quella che “sapeva come”, “l’anima della catalogazione”. Io ho imparato da lei, poi lei mi ha abbandonata… e ho continuato da sola. Abbiamo impostato il tipo di catalogazione per argomento e i libri sono in ordine alfabetico per il titolo, mentre per le interviste abbiamo catalogato come motore di ricerca la parola “intervista”. Ecco, tutte le interviste che il gruppo Memoria ha fatto – di cui io non faccio parte, io mi occupo della “messa in Internet” – sono state sbobinate. C’è tutta una pratica di raccolta delle interviste, di sbobinatura, di revisione del testo. Alcune volte è stato cambiato perché le testimoni non hanno voluto che venisse trascritta una parte, altre volte non è stato dato il permesso assoluto di pubblicazione.
Sono state anche effettuate delle interviste-video a delle donne considerate sapienti grazie a un’iniziativa di Giannina Longobardi, che fa parte di Diotima, e di sua figlia, regista. Ad esempio, a Grazia Livi…

Maria: Tarozzi…

Luisa: Poeta e studiosa di letteratura inglese.

Vicky: Anche la Potente!

Luisa: Preciso che a Milano hanno avuto delle storiche che si sono basate più sulla ricostruzione rispetto a “figure di donne” che non hanno avuto voce, che non sono state registrate. Hanno ricostruito, in qualche modo, la loro storia, la loro situazione. Per quanto riguarda la nostra “Archivia” abbiamo seguito, invece, una strada un po’ più… rigida. Però direi anche rispettosa delle voci delle persone. Alcune, come diceva Morena, non si sono più riconosciute nell’intervista che hanno fatto e, ti giuro, non ce la siamo inventata! Avevamo le registrazioni. Ma dopo che è stata messa “parola su carta” molte hanno detto “no, non voglio che venga pubblicata”.

Come mai vi definite un po’ più rigide?

Luisa: Cioè, più rigide no. Volevo dire “più storiche” che interpretative.

Morena: Rigorose.

Luisa: Io personalmente ho insistito molto sulla necessità di rispettare il più possibile la parola dell’intervistata. Le voci sono proprio quelle, non abbiamo cambiato nulla. Nelle interviste, le idee e soprattutto i sentimenti e gli affetti sono stati mantenuti come ce li hanno presentati. Per quanto riguarda il futuro del nostro gruppo, della Memoria, noi vorremmo fare un’intervista a qualcuno di Non Una Di Meno per completare questo Arco di Storia che va dal Femminismo dei primi anni Settanta fino ad adesso.

Luisa, sei tu che ti sei occupata delle interviste, quindi? O c’è un gruppo?

Luisa: Io con Maria Teresa Veronesi e con Lucia Robustelli. Conoscevamo queste donne attraverso il Femminismo, attraverso la politica della sinistra extra-parlamentare, le manifestazioni, le amicizie, i rapporti personali… Sono donne legate principalmente alla realtà di Verona perché, proprio a Verona, c’è stato il travaso più forte, credo, tra i gruppi della sinistra extra-parlamentare, addirittura gruppi di cattolici contestatori, e i movimenti femministi; è un caso forse anomalo per certi aspetti, no? Questa radice cattolica molto profonda che poi si è evoluta… e poi le donne, da questi gruppi, si sono trasferite al femminismo. Da donne politiche a donne femministe. O politiche-femministe.

E i temi delle vostre interviste?

Luisa: Se tu tieni conto del femminismo il politico è privato, il privato è politico…la storia è sempre la storia della persona, legata al gruppo e legata all’evoluzione intellettuale, ideologica. Ci sono tante storie personali. È la base da cui parte un ragionamento: “come io ho vissuto questo, cosa, come mi sentivo, cosa ho fatto, cosa capivo, cosa non capivo, cosa è stato difficile e cosa facile…”

Quante donne siete riuscite a intervistare e quando sono avvenute queste interviste? Vi siete divise i compiti?

Luisa: Tra venti e trenta, nell’ultimo decennio. Diciamo forse… quindicennio? In realtà è stato un lavoro molto lento e lungo però sì, abbiamo sempre cercato di stare insieme quando si facevano le scelte fondamentali della revisione dei testi. Perché tre persone sono meglio di una quando si deve ragionare in termini di precisione e di trasformazione delle parole, del testo “detto” in testo scritto. È un passaggio molto, molto delicato.

Maria: Una figura interessante è stata Giuliana Pistoso, colei che ha fondato la prima casa editrice nel Veneto, una delle prime case editrici create proprio dalle donne. Ha pubblicato parecchi libri legati alle figure femminili.

Morena: E infatti pensavo a questo nostro libro (mostra il libro, ndr). Questa pubblicazione è stata gestita dal Circolo sul tema della “Gestazione per altri” ed è sintomatico del modo in cui ci muoviamo: sentire varie voci per crearci – o meno – un’idea personale. Devo dire che qui non c’è un’unica idea su questo argomento, un’unica idea del Circolo della Rosa. No, non siamo un partito. Però, stimoliamo la capacità personale e critica che, in questo caso, offriamo al lettore e alla lettrice. Abbiamo organizzato una serie di incontri, cinque mi pare, che sono stati registrati e sbobinati da alcune di noi; poi io ho curato la pubblicazione con una tutor della casa editrice VandA. Oltre a quello che dicono le persone presenti nella lista delle autrici, ci sono anche tutti i dialoghi fra loro e il pubblico. Questo libro è del 2017 e il convegno del 2016.

Luisa: Diciamo che questo libro ha il merito di avere aperto una porta – nostra – ai transgender e ad altre condizioni di vita che sono tra l’essere uomo e donna. Noi non avevamo mai dedicato molto tempo al movimento gay, no? Al movimento delle lesbiche… ma adesso entra, ed è entrato soprattutto nel gruppo di Non Una Di Meno. Allora tutte dobbiamo un attimo svegliarci fuori, prendere posizione, capire quella condizione. Leggendo la storia di queste persone, frequentandole, veramente hanno… come noi, all’inizio, forse, vissuto un regime di silenzio, di negazione, di discriminazione che ce le rende molto affini. Molto vicine al cuore, più che alla mente.

Quale orizzonte prevedete per quest’associazione e per Archivia? Quali sono le vostre aspettative, desideri, nei confronti del Circolo?

Luisa: Facciamo rispondere alla più ottimista? Maria, dai…

Maria: Beh, ottimista… noi desideravamo tanto che il testimone passasse alle nuove generazioni. I contatti ci sono, però non crediamo che il Circolo vero e proprio possa avere una continuità dopo di noi.

Vicky: Che ottimismo!

Morena: Tutte le cose evolvono, no? Sarebbe assurdo pensare di passare tale e quale il testimone.

Maria Teresa: …e forse anche in questo spazio.

Maria: Sicuramente il lavoro di archiviazione, conservazione, rimane. Ci auguriamo che qualche posterafaccia un lavoro di ricordo su di noi. In 26-27 anni di Circolo abbiamo avuto delle personalità interessanti, talvolta inquietanti. Abbiamo… un patrimonio di ricordo. Tornando al discorso culturale, sono arrivate molte artiste da noi. C’è stata un’iniziativa estremamente interessante nel ’94, Decumano Secondo, dove artiste veronesi, europee, americane sono state invitate all’interno del Circolo e delle Gallerie che si snodano lungo il decumano per tre anni consecutivi. Tutto ciò è in memoria e sono state fatte tre pubblicazioni. È stato un evento molto bello, soprattutto Veronamerica.

Luisa: Però vedi, lei è tornata nel passato, ma noi dobbiamo dare una risposta anche sul futuro. Vorrei aggiungere che questa sede, come vedi, è prestigiosa, costosa. C’è una difficoltà economica nella gestione di una sede così che molte giovani donne e uomini non possono affrontare. A noi dispiace molto, ma magari qualcuno nel futuro sarà in grado di pagare un affitto qua.

Maria: Questo posto l’abbiamo voluto così.

Morena: Ci siamo conosciute condividendo un progetto. Ci trovavamo al bar e una o due di noi ricreavano un gruppo. Io mi ricordo di aver detto molte volte qual era il nostro progetto, con tutto l’entusiasmo che avevo a 35 anni. E lì sono stati raccolti parecchi soldi.

Maria: Inizialmente è stato preso l’indirizzario di coloro che frequentavano alcuni corsi, tipo il Filo di Arianna. A me è arrivata una lettera a casa con l’invito a partecipare al progetto. E da lì abbiamo cominciato a incontrarci…

Morena: Tornando alla questione della memoria e passaggio del testimone, il luogo è una cosa, le attività sono un’altra, ma secondo me quello che è già passato (trasmesso, ndr) è il pensiero della differenza, lo stare con le donne. Guardo te, in questo momento… il nostro testimone è passato. Al di là che questo luogo, e quest’attività, continui nella modalità in cui l’abbiamo fatto noi, non mi sento depauperata della soddisfazione del passato. Noi siamo sempre state un’avanguardia e come tale abbiamo dei riscontri di proselitismo di donne, gruppi, associazioni che magari non si chiamano come ci siamo chiamate noi. Per esempio, alcune non vivono in modo positivo la parola femminismo, però sono femministe in realtà!

Rita: Tecnologicamente, il nostro archivio è superato. Io non ho la più pallida idea, non sono nemmeno un’esperta. Probabilmente qui sta parlando l’ottimista: qualcuno raccoglierà e trasformerà in high-tech la nostra raccolta, io sono sicura di questo, sicura! Può anche darsi che diventi una sede on-line, per esempio.

Vicky: Vorrei aggiungere un’osservazione che mi viene spontanea: oggi aleggia il tema della memoria come tema forte. Allora, ottimisticamente parlando, l’interesse per questo tema importante oggi, che sta a parte rispetto alle politiche istituzionali, potrebbe essere un fattore di ricordo e di valorizzazione di un lavoro che è stato fatto.

Maria Teresa: …anche attraverso di voi, voglio dire. No?

Sì. Lo trovo necessario. Grazie. Io… vi ringrazio tutte.

Maria: Grazie a te.

(*) ripreso da https://www.aisoitalia.org

 

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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