Da Londra prove tecniche di lotta di classe

redazione Diogene

Sembrerebbe l’ultimo Paese europeo, l’Europa fisica e non politica, in cui il conflitto sociale si esprima ancora sotto l’antica forma di un ceto operaio, e ormai anche impiegatizio, avviato alla miseria ma ancora vivo e pronto alla lotta, e un padronato, rinvigorito dai ricchi profitti della guerra, a cominciare dall’energia, che rivendica la soppressione di diritti civili ed economici. Ma andiamo con ordine.

Presentata ufficialmente al Paese con l’incarico di primo ministro conferitole dalla regina, Liz Truss è destinata a far considerare Margaret Tatcher una radicale di sinistra. Nel momento più difficile che il Regno Unito sta vivendo da dopo la Brexit, con milioni di famiglie che non riescono a pagare le bollette, l’incapacità di affrontare la crisi economica che ha portato alle dimissioni Boris Johnson, una serie di scioperi come non se ne vedevano da oltre 50 anni, trasporti in testa, Liz Truss è stata scelta dai conservatori per guidare il Paese.

Il suo programma è il manuale classico dell’iper liberismo, che fonda i suoi tasselli fondamentali sul sostegno fideistico al libero mercato, la riduzione delle tasse per i ricchi e la privatizzazione delle grandi imprese statali, dalle telecomunicazioni all’energia. Misure discutibili già in tempi normali ma che rischiano in questa fase di aggravare le tensioni già esistenti.

Truss è un iper atlantista, che sogna il Regno Unito come partner chiave della Nato, da sempre schierata contro la Russia per la guerra scatenata in Ucraina. E anche se l’Uk utilizza poco petrolio e poco gas forniti dalla Russia, secondo Ofgem, l’autorità di regolamentazione dell’energia britannica, la bolletta per la famiglia tipo britannica che deve scaldare una casa sarà di 4200 sterline per un anno, l’80% in più.

Truss ha già fatto sapere che non intende far intervenire il governo per colmare il divario sociale con un contributo statale, i sindacati e i lavoratori sono avvertiti, ma non sembrano per niente intenzionati a subire.

130.068 persone si sono impegnate a scioperare il 1° ottobre. «Non pagare – esorta il sito Don’t Pay UK – siamo un movimento contro l’aumento delle bollette energetiche. Chiediamo una riduzione delle bollette energetiche a un livello accessibile. Cancelleremo i nostri addebiti diretti dal 1° ottobre, se saremo ignorati. Faremo questa azione se le adesioni raggiungeranno 1 milione entro quella data».
Insomma: nessuno dovrà avere freddo quest’inverno. Secondo un sondaggio apparso sul Guardian (e riproposto da Diogeneonline) condotto su oltre 2.000 adulti nel Regno Unito, il 23% delle persone farà a meno del riscaldamento durante i mesi invernali.

Se questa per l’Uk è stata l’estate del malcontento, l’imminente autunno si annuncia caldissimo, anche se non certo per il riscaldamento come abbiamo visto. E’ in corso lungo tutto il Regno Unito una serie di scioperi con cui, dolente o nolente, Liz Truss dovrà fare i conti. Ma accanto ai problemi sociali ed economici un’altra tegola rischia di cadere sulla testa dell’appena eletta premier, quella dei diritti umani.

Liz Truss è corresponsabile con Boris Johnson delle tentate deportazioni di richiedenti asilo in Ruanda.  Davanti all’Alta Corte di Londra è cominciato il processo al governo, scaturito da una denuncia di Detention Action, Care4Calais e altre “charities” britanniche, che sostengono che la decisione di deportare migliaia di richiedenti asilo viola i diritti umani di questi ultimi. La sentenza è attesa entro la fine di questa settimana.

ciuoti

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