Dei 50 anni di «Linus»

di Daniele Barbieri, uno dei (*)

Più che una «scor-data» (**) una carrellata sul primo mezzo secolo di una rivista che continua a pungere

Linus1965

Ho partecipato l’altro giorno, a Milano, a un incontro per celebrare 50 anni di Linus, il cui numero 1 uscì il 1 aprile del 1965. Poiché Umberto Eco e Bruno Cavallone hanno raccontato la loro esperienza di co-responsabili della rivista creata dall’amico Giovanni Gandini, io ho scelto di portare piuttosto la mia testimonianza di lettore.

Quando il primo numero di «Linus» apparve in edicola io avevo 8 anni; troppo pochi per esserne un lettore della prima ora. Però avevo un maestro elementare, Antonio Faeti, che già pochi mesi dopo ce ne parlava con entusiasmo, e ci spingeva a leggerla. La rivista costava troppo per le problematiche finanze della mia famiglia, e riuscii solo qualche anno dopo ad acquisire fortunosamente un paio di supplementi. Ricordo ancora con emozione un paio di storie lette su quelle pagine: un episodio del «Jeff Hawke» di Sidney Jordan, intitolato “Il biscazziere”, e una “Favola slobboviana” dal «Li’l Abner» di Al Capp. Potrei ancora raccontarle a memoria (ma non varrebbe come prova: le ho rilette, in seguito, un sacco di volte!).

Un po’ più grandicello comperavo «Eureka!», la rivista di Secchi/Bunker, che non era priva di qualità, pur essendo – vista da oggi – evidentemente un’imitazione. «Linus» si era fatta la fama di una rivista più intellettuale e un po’ spocchiosa, e forse c’era anche un po’ di timore adolescenziale nell’avvicinarsi all’originale di quel mito di cui, su «Eureka!», gli echi arrivavano sufficientemente attutiti. Qualche anno dopo ancora ero invece già un frequentatore compulsivo di bancarelle, con la mia brava mancolista, per rifarmi della collezione mancante, progressivamente ricostruita, numero per numero, dalle origini al presente.

La mia storia di lettore di «Linus» non è solo un fatto personale. Quello che «Linus» ha rappresentato per me – il mito di una forma d’arte favolosa, misconosciuta e da (ri)scoprire – credo che lo abbia rappresentato per tanti. Fra questi tanti, qualcuno sarebbe diventato un autore, molti altri soltanto lettori. Per tutti costoro, c’era un lavoro, iniziato nei primi anni Sessanta dal «Corriere dei Piccoli», che «Linus» portava gloriosamente avanti.

Quello che voglio dire è che senza «Linus» non avremmo avuto né un Andrea Pazienza né i suoi lettori della medesima generazione, cioè la mia, e non solo perché è su «AlterLinus» che Paz inizia a pubblicare le sue «Straordinarie avventure di Pentothal», ma anche perché pure lui, come me e come tanti, si era formato sul mito raccontato da Giovanni Gandini.

Certo una buona parte l’aveva fatta anche l’intelligente conduzione di Oreste del Buono, dal 1972 in poi, che aveva sposato il movimentismo di sinistra di quegli anni, cavalcando la tigre, così che la mia generazione si ritrovava, a vent’anni, a pensare al fumetto come qualcosa di potenzialmente proprio. Volevamo fare la rivoluzione; ma siccome eravamo sufficientemente consapevoli che una rivoluzione politica non saremmo davvero riusciti a farla ci consolavamo con l’impegno per una rivoluzione culturale, e all’interno di quella il fumetto occupava una zona centrale. La occupava perché era un medium ancora libero, dove era possibile creare senza bisogno di compromettersi avendo bisogno di finanziamenti (cui corrispondevano troppo facilmente richieste o imposizioni), che si poteva pubblicare con relativa facilità (c’erano «Linus» e «Alter» per questo, no? e anche stampare in proprio non costava poi una cifra) e soprattutto un medium che «Linus» era riuscito ad ammantare di un fascino sì intellettuale ma decisamente alternativo, e in parte proprio per la sua storica marginalità.

Pazienza raccontava, in «Pentothal», la Bologna del ’77; e ancora meglio la esprimeva, lui con i suoi compagni di avventura, in maniera molto più diretta, sulla rivista «Cannibale», in edicola (irregolarmente) dal 1978 – della quale ricordo un’entusiasta recensione proprio su «Linus», firmata da OdB cioè Oreste Del Buono. E poi, potremmo pensare a una rivista come «Frigidaire», che dall’autunno 1980 mescolava disinvoltamente fumetti e attualità politica, al di fuori del discorso iniziato da Gandini 15 anni prima?

Raramente, io credo, un’operazione intellettuale ha dato tanti frutti. Persino lo spazio su cui leggete queste righe è debitore alla lontana di quell’inizio di tutto.

Ancora due piccole cose, che non ho detto là, ma che vale la pena di aggiungere qui.

La prima riguarda la grafica di Salvatore Gregorietti, talmente caratteristica da essere imitata più volte, e non solo (ma basterebbe) dalla francese «Charlie (mensuel)», dal 1969. Una grafica solo apparentemente fredda, svizzera, con quell’Helvetica dominante. In realtà piena di echi.

La seconda è il libro di Paolo Interdonato, «Linus. Storia di una rivoluzione nata per gioco» (Rizzoli Lizard), a cui Eco ha scritto l’introduzione, e che sarà in libreria tra un paio di settimane. E’ stata l’occasione per averne in anticipo una copia, che mi sono nel frattempo letta con gusto, imparando tanti dettagli che non conoscevo delle origini di «Linus», dei suoi primi anni, ma anche del contesto intellettuale e umano che c’era attorno. Un libro da possedere, almeno per capire un po’ meglio l’importanza di un evento a cui qui io non ho potuto che accennare.

(*) Ripreso da http://www.fumettologica.it. Ci fu «Alterlinus» e c’è l’alter-db anzi l’alterdanielebarbieri: detto in parole semplici esiste un divertente caso di omonimia che incrocia due Daniele Barbieri; è stato già raccontato qui e dunque non vale ripeterla. Con astuzia e pazienza non vi sarà difficile indovinare se oggi l’autore di questo ricordo è il Daniele Barbieri X o il Daniele Barbieri Y… ma è poi così importante? (db, uno dei)

(**) Come sa chi frequenta codesto blog ogni giorno – per due anni, cioè dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno “sabbatico”, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto in blog come accade oggi per gli splendi 50 anni “linusiani”; la redazione però non le programmerà.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa e Valentina.

 

Redazione
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