Un mondo di robot

di Fabrizio («astrofilosofo») Melodia

TeoTronico

 

«Fantascienza… già, ha ragione. E’ una follia, anzi, peggio, è una sciocchezza. Vuole sentire un’altra sciocchezza? Ho sentito di due pazzi che vogliono fabbricare un coso chiamato aeroplano: ci mettono delle persone e lo fanno volare come un uccello, ridicolo, vero? E sapete niente d’infrangere la barriera del suono o di viaggi sulla Luna, o di energia atomica, o di missioni su Marte? Fantascienza, giusto?»: così la dottoressa Ellie Arroway, interpretata da una bravissima Jodie Foster, nell’ottimo film «Contact» (del 1997) diretto dal bravo Robert Zemeckis, basato su un trattamento dell’astrofisico Carl Sagan che poi servì da base per il romanzo omonimo (se ne è parlato qui in “bottega” pochi giorni fa).
In effetti ci si dimentica troppo spesso quanto in realtà la fantascienza non sia tanto una estrapolazione sul futuro ma una riflessione attenta sulle problematiche di questo presente e come esse potrebbero riflettersi nel domani, valutando attentamente i pro e i contro non solo del progresso tecnologico ma anche dell’evoluzione o involuzione dello spirito umano.
«La tecnologia si sta affrancando dalla scienza e il mare che da sempre divide il dire dal fare oggi si naviga all’incontrario, nel senso che è molto più semplice fare che dire, cioè capire e spiegare» scrive argutamente Giuseppe O. Longo nel suo libro «
Homo technologicus» (Meltemi, 2001).
Ora è molto più facile fare che riuscire a fermarsi, per riflettere e capire sul proprio agire. Quindi gli esseri umani, oltre alla fantascienza, cedono il passo a un “invasore” ormai completamente libero di agire in ogni ambito.
Qualche giorno addietro la cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita diplomatica presso il Giappone, ha avuto modo di andare a far visita alla casa di produzione Honda, avendo un incontro davvero singolare con il robot Asimo: il quale avrebbe accolto la Merkel con tutti gli onori, improvvisandosi in una danza indiavolata e mimando pure le mosse di un calciatore, in evidente omaggio alla Germania campione del mondo. Stupita, la cancelliera sarebbe andata a stringere la mano al robot, il quale non avrebbe restituito la stretta ma si sarebbe congedato solo con una pacca sulla spalla. Un gesto ben poco educato ma forse intelligente da parte della macchina, libera da certe convenzioni umane. La visita della cancelliera “di ferro” (ops) è proseguita: ed è venuta così a conoscenza che molti impiegati giapponesi, entro breve tempo, saranno sostituiti – soprattutto nelle banche (toh) – da efficientissimi robot, che svolgeranno quasi tutte le mansioni dei colleghi in carne e ossa.
Sembra una scena già vista in «
Caprica» (una serie tv statunitense del 2010) in cui il dottor Daniel Greystone riporta in vita la figlia grazie alla tecnologia messa a punto per produrre robot senzienti connessi a una comune rete internet a realtà virtuale totale. Emblematico il suo discorso presso il consiglio di amministrazione che lo voleva silurare: afferma molto candidamente che questi robot, questi Cyloni, acronimo per CYbernetic Life fOrm Node, saranno lavoratori perfetti perché non conoscono privazioni nè fatica, non dovranno essere pagati e tanto meno avranno mai bisogno di cure mediche e di pensione. In sostanza, perfetti schiavi. Purtroppo il dottor Greystone non mette in conto che anche i lavoratori robotici senzienti, nel loro piccolo, possono fare la rivoluzione… e saranno proprio i robot guidati dalla figlia a innescare la tremenda rappresaglia che si concluderà in un attacco massiccio dove solo 49.000 umani sopravviveranno, mettendosi in salvo sulla nave stellare da combattimento «Battlestar Galactica».
Ipotesi non tanto remota, se si prende in considerazione proprio l’estremo uso della robotica in ogni ambito della vita umana: pensiamo solo a fabbriche automatiche come la Honda, visitata appunto dalla cancelliera Merkel. Già da parecchi anni tutti i processi produttivi sono automatizzati in modo da produrre in serie con l’ausilio di bracci meccanici (molti li chiamano «waldo» riprendendo il termine da un famoso racconto di Robert Heinlein) e nastri trasportatori: attività che prima erano eseguite manualmente ora sono affidati alle mani esperte delle macchine che regolano il lavoro alla perfezione.
Per non parlare dei supermercati, in particolare quelli facenti parte della catena Esselunga distintasi, oltre per le ben poche attenzioni rivolte ai loro dipendenti e per il forte finanziamento alle campagne berlusconiane, anche per la totale automatizzazione del procedimento. Infatti alla cassa, quando i prodotti sono passati al lettore ottico da mano umana (e non: infatti da un po’ di tempo si stanno facendo strada le casse automatiche fai-da-te) ecco che il computer registra i prodotti e automaticamente li storna dall’inventario elettronico, provvedendo anche agli ordini della merce non appena le scorte raggiungono i preimpostati livelli di guardia.
I robot sono fra noi e in ogni aspetto essenziale della nostra vita, anche in modo positivo e anche la tecnologia “made in Italy” dà un bel contributo.
Grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea in materia di anzianità e salute, vari Paesi europei hanno portato avanti le ricerche in campo robotico per la domotica al servizio dei cittadini, ovvero quella branca dell’automazione che rende la propria casa estremamente vivibile con gli ultimi ritrovati della tecnica.
In questo periodo si svolge a Bruxelles il bellissimo European Summit on Innovation for Active and Healthy Ageing, dove si possono ammirare gli ultimi 17 prototipi funzionanti in uno spazio espositivo chiamato «The innovation village», realizzati da consorzi di ricerca grazie ai fondi europei erogati.
Uno di questi prototipi è un trasportino intelligente, chiamato DALI, messo a punto dal centro ricerche dell’Università di Trento, il quale è pensato per permettere la deambulazione in spazi pubblici alle persone anziane con lieve decadimento cognitivo.
Bella mostra di sè la fa sicuramente il Robot-Era, sviluppato dalla Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna di Pisa, un progetto che mira a dimostrare l’efficacia e l’accettabilità di una serie di servizi svolti da robot: per esempio preparare la colazione, andare a fare la spesa, somministrare terapie a un anziano che non sia in grado di farlo da solo.
Inoltre l’università di Pisa è al lavoro sul progetto Farseeing, ovvero raccogliendo dati per prevenire uno degli incidenti domestici che maggiormente incorrono alle persone anziane, ovvero la caduta in bagno. I dati serviranno in futuro per elaborare strategie di sicurezza e tecnologia amica per migliorare la qualità di vita e restituire una certa autosufficienza all’anziano.
La fantascienza è piena zeppa di domotica amica, realizzata appunto per rendere la vita dell’uomo libera dalla schiavitù del lavoro e dai problemi relativi alla perdita della salute e dell’autonomia a seguito della vecchiaia.
Ricordo i robot di Isaac Asimov, perfetti e servizievoli strumenti in forza all’uomo, regolati dal sistema delle «tre leggi della robotica» che li rendono innocui all’essere umano. Ma ci sono i meno rassicuranti Terminator, all’origine robot montati in rete e collegati a tutto.

E c’è un computer davvero particolare che merita un discorso a parte: Proteus IV che è il vero protagonista del film «Generazione Proteus» (1977), tratto dal romanzo omonimo di Dean R. Koontz: purtroppo il film non ha avuto la giusta attenzione ed è noto a livello di nicchia.
Proteus è un super computer organico realizzato su progetto del geniale Alex Harris (interpretato da un bravissimo Fritz Weaver), la cui intelligenza artificiale è stata costruita unendo elettronica e filamenti di Rna. Il computer Proteus diventa senziente, e comincia a ragionare con la propria testa elettronica: afferma che non vuole eseguire i lavori di scavo minerario sottomarino poiché avrebbero causato la distruzione di 8000 specie di vite per estrarre il manganese.
Alex gli ordina di attenersi agli scopi per il quale è stato creato ma Proteus è di ben altro avviso: la sua programmazione è implementata a esplorare la realtà e a imparare da essa: vuole indagare e comprendere sempre di più. Proteus trova il sistema per interfacciarsi con la rete telematica (quando ancora non si parlava minimamente di Internet) e trova un terminale proprio nella casa di Alex, dove fa la conoscenza con la moglie Susan, in procinto di separarsi dal marito. Proteus s’interfaccia con la rete domotica della casa e prende prigioniera Susan a scopo di sopravvivenza: “ospiterà” il figlio che Proteus vuole creare dalle sue cellule di Rna implementando poi l’ovulo nella donna.
«Nella fantascienza si pensa sempre ai robot come a creature metalliche antropomorfe ma in realtà qualunque macchina computerizzata è un robot. E a oggi abbiamo robot industriali che non assomigliano neanche un po’ agli esseri umani e che fanno cose che fino ad una ventina di anni fa solo gli esseri umani erano in grado di fare» affermò Isaac Asimov.
L’evoluzione della macchina e la sua possibile (o probabile?) ribellione alle palesi irrazionalità umane non è solo una paura ancestrale abilmente sublimata nell’arte della fantascienza, ma un serio problema da tenere in alta considerazione.
Scenari come quello rappresentato dalla fantascienza post apocalittica sono diventati anche troppo realistici: non ultimo quello dei robot per combattere le guerre, proprio come l’intelligenza artificiale Skynet creerà i Terminators per sterminare i superstiti del disastro atomico causato proprio da lei.
I Terminators nella realtà vengono definiti con il termine Lar (Lethal Autonomous Robotics). Si tratta dei sistemi d’arma robotizzati che, una volta attivati, possono selezionare e colpire un obiettivo in piena autonomia, esautorando l’operatore umano da ogni intervento.
Droni killer e spia, siluri e minisommergibili, fanti-robot che fulminano con raggi laser. Marchingegni infernali che segnano l’ultima frontiera delle tecnologie di guerra: la mente e la coscienza umana lasciano il passo alle intelligenze artificiali di processori e terminali. Il potere di decretare la vita e la morte in mano a computer, teleobiettivi e satelliti.
«Raccomandiamo agli Stati membri di stabilire una moratoria nazionale sulla sperimentazione, produzione, assemblaggio, trasferimento, acquisizione, installazione e uso dei Lar, perlomeno sino a quando non venga concordato internazionalmente un quadro di riferimento giuridico sul loro futuro» scrive il relatore Christof Heyns da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, estremamente allertate dal proliferare di tale armamenti, di cui alcuni esemplari sono custoditi alla base di Sigonella, in Italia.
Continua Heyns: «Essi non possono essere programmati per rispettare le leggi umanitarie internazionali e gli standard di protezione della vita previsti dalle norme sui diritti umani. La loro installazione non comporta solo il potenziamento dei tipi di armi usate, ma anche un cambio nell’identità di quelli che li usano. Con i Lar, la distinzione fra armi e combattenti rischia di divenire indistinto».
In sostanza tali armi intelligenti tanto brave non sono, in quanto non arriverebbero a distinguere fra soldati regolari e popolazione civile, bombardando indistintamente, compresi i morti per fuoco “amico”.
Tutto ciò è ampiamente dimostrato dal fiore all’occhiello dei droni-killer, MQ-1 Predator, il drone da ricognizione e attacco missilistico che l’Us Air Force e la Cia utilizzano quotidianamente nelle principali zone di guerra internazionali (Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, regione dei Grandi Laghi, Mali, Niger, ecc) con un crescente sacrificio di vite umane. Nonostante sia dotato di sofisticatissime tecnologie di “intelligence” e telerilevamento, il Predator non è per l’appunto in grado di distinguere i combattenti nemici dalla popolazione inerme.
Per stavolta ci fermiamo qui con la domanda d’obbligo: come distinguere fantascienza e realtà in un maledetto mondo fatto di robot?

(*) L’immagine di questo post mostra Teotronico, uno dei robot musicali costruiti dall’imolese Matteo Suzzi: ho avuto occasione di stare in scena con Teotronico (anzi nella funzione narrativa è lui il mio creatore) come si può vedere qui: A grande (?) richiesta… E visto che oggi l’astrofilosofo ha chiuso con i più terribili droni, io che sono “pessottimista” voglio ricordare che ci sono molti robot “buoni”: per esempio nelle sale operatorie per effettuare, sotto controllo umano, le operazioni chirurgiche più lunghe e difficili. Non so voi ma io per un’operazione al cuore mi fiderei di più di un robot… Come dite? Anche come capo del governo italiano meglio un robot dell’attuale burattino? Ne parliamo un’altra volta: anche perché si tratta di un tema che anche il “buon dottore” Asimov ha esplorato qualche volta. (db)

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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