Desaparecidos sardi in Argentina…

di David Lifodi

La storia di Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras, due sardi emigrati in Argentina e uccisi pochi mesi dopo il golpe militare del 1976, probabilmente è poco conosciuta fuori dalla Sardegna, ma merita di essere raccontata.

Fin dai primi anni ’70 Mastinu si era già segnalato come portavoce degli operai dei cantieri navali “Astarsa” di Tigre, un sobborgo di Buenos Aires. Il giornalista Carlo Figari, autore del libro El Tano. Desaparecidos italiani in Argentina (AM&D, Cagliari, 1998), racconta che Martino divenne il punto di riferimento degli operai che non si riconoscevano nella linea troppo morbida dei sindacati principali, responsabili di non essersi occupati a sufficienza del caso di José Maria Alessio, un lavoratore dei cantieri rimasto ustionato nel maggio 1973 da uno scoppio mentre era impegnato, senza alcuna protezione, sul doppio fondo di una nave. Mastinu si impose rapidamente come leader dell’Agrupación Naval, il collettivo che scelse di occupare la fabbrica per chiedere migliori condizioni di lavoro e di sicurezza e la riassunzione degli operai licenziati per motivi politici e sindacali. Figari sottolinea che il sindacalista sardo era comparso anche in una foto del quotidiano Clarín (da sempre su posizioni di destra e apertamente dalla parte della dittatura) in testa ai cortei degli operai. Gli stessi giornalisti si rivolgevano a lui per avere informazioni sull’andamento delle trattative sindacali ai cantieri. La lotta degli operai si concluse dopo un mese di occupazione con la firma del “Compromesso per la ricostruzione, la liberazione nazionale e la giustizia sociale”. Allora l’Argentina si trovava nell’epoca della “primavera camporista”, i pochi mesi durante i quali il presidente Héctor José Campora rimase alla Casa Rosada prima di dimettersi e far posto a Juan Domingo Perón. Il golpe militare sarebbe giunto solo tre anni dopo, il 24 marzo 1976, ma le posizioni radicali di “El Tano”, così era soprannominato Mastinu, lo avevano già reso inviso ai circoli della destra e ai militari. A meno di due mesi dal colpo di stato, Martino decise di rifugiarsi sull’isoletta di Paracaybí per sfuggire ai rastrellamenti dell’esercito, ma fu catturato il 7 luglio 1976. Il regime aveva un conto aperto con il sindacalista sardo, che già il 22 maggio dello stesso anno era riuscito a sfuggire miracolosamente ai militari: in quella circostanza fu ucciso il cognato, Mario Bonarino Marras, a cui una patota (così si chiamavano le pattuglie militari della polizia politica) spararono nel tentativo di far fuori El Tano. Prigioniero nel centro clandestino di Campo de Mayo (a Buenos Aires), Mastinu fu gettato vivo nell’oceano durante uno dei tanti “voli della morte”, una delle pratiche più comuni (e atroci) tramite la quale il regime eliminava gli oppositori politici. Per l’uccisione dei due emigranti sardi originari di Tresnuraghes (Oristano) sono stati condannati all’ergastolo i generali Santiago Omar Riveros e Carlos Guillermo Suaréz Mason, quest’ultimo deceduto nel 2005.  Il prefetto navale Juan Carlos Gerardi e i quattro sottufficiali della Marina che sequestrarono Mastinu dovranno scontare 24 anni di prigione. La sentenza della magistratura argentina, giunta dopo quella della Corte d’Assise di Roma, segnò un punto di svolta per un paese in cui i militari si sentivano ancora al sicuro: l’Argentina non aveva ancora intrapreso la strada della ricerca dei torturatori dei centri clandestini come invece è avvenuto negli ultimi anni. Il foro bonaerense non solo confermò l’accusa della Corte d’Assise di Roma, ma aggiunse l’imputazione del sequestro e della tortura ai danni di Santina Mastinu (sorella di Martino e moglie di Mario Bonarino Marras), che fortunatamente venne rilasciata e riuscì a salvarsi. La magistratura argentina assegnò, inoltre, una scorta a Santina Mastinu poiché erano (e sono) ancora tanti i militari a piede libero assetati di vendetta verso le loro vittime, come insegna anche il caso di Julio López, desaparecido una seconda volta nel settembre 2006 e ad oggi scomparso nel nulla: era il testimone chiave nel processo contro Miguel Etchecolatz, un torturatore condannato all’ergastolo per genocidio.

Il 27 novembre 2005 fu inaugurato a Tresnuraghes il “Centro di documentazione e di iniziativa per la difesa dei diritti umani” dedicato a Mastinu e Marras e patrocinato dalla Regione Sardegna, mentre nel 2006 scomparve a Buenos Aires Maria Manca Mastinu, madre di Martino e attiva marciatrice del giovedì nella Plaza de Mayo insieme alle altre madres: non avrebbe mai mancato a quell’appuntamento per nessun motivo al mondo.

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