Don Andrea Gallo canta Bella Ciao

Don Andrea Gallo, al di qua e al di là della teoria della Liberazione,
di Mauro Antonio Miglieruolo

È tanto che sento prefigurare una sorta di possibile incontro tra marxismo e cristianesimo. Ne sento parlare anche in questi ultimi giorni, nei quali mi è capitato per le mani una biografia di Garaudy, che lo valorizza proprio in ragione di questo tentativo. Biografia poco convincente, ma la cui ruminazione mi ha condotto direttamente a un personaggio che invece molto convince.


Questo dell’incontro/fusione tra diversi non è il mio tema, lo confesso.
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Quando non si tratti di essenze vegetali rifiuto gli ibridi. In filosofia l’innesto di un concetto all’interno di una struttura non si limita a produrre nuovi frutti (anzi, i vecchi sul portainnesto nuovo), ma sconvolge l’intero sistema, con effetti che si ripercuotono, in modo evidente o in modo sotterraneo, su tutti i concetti che lo compongono. La mia formazione marxista mi impedisce di credere negli inciuci politico-filosofici, anche se la stessa formazione mi obbliga, ch’io lo voglia o meno, all’ascolto di tutti i punti di vista, pronto a cogliere suggerimenti, o imporre modifiche alle mie concezioni, modifiche che l’occhio più avvertito di qualcun altro (ove lo sia) potrebbe positivamente suggerire. Il pensiero corrente non è composto di sole nefandezze e dottrine manipolatorie. L’umanità procede verso il futuro o segna il passo nella sua interezza, non per merito dei soli comunisti. O soli marxisti.
Ritengo si possa estendere la validità di questa argomentazioni anche ai movimenti visibili o sotterranei che modificano la realtà in cui agiamo. Di là da tentazioni di cedere all’amalgama, occorre riconoscere che non è indifferente per noi che sul piano della prassi vi siano movimenti i cui valori convergono con quelli propri all’iniziativa comunista.
Nell’ottica del rapporto cristianesimo-comunismo, rapporto che non è di oggi ma costella l’intera storia della Chiesa, uno dei movimenti più interessanti e radicali è stato certamente quello conosciuto con il nome di “teologia della liberazione”. Un tentativo di non poco conto se si è meritato la disapprovazione di Wojtila, il più grande leader della borghesia mondiale degli ultimi 50 anni. E con ragione, ritengo. Se il comunismo è il movimento tendente a modificare lo stato di cose esistente, per qualsiasi reazionario, adesione al comunismo o meno, ogni movimento che riesca a scuotere le coscienze è di per sé, di là dai valori propugnati, comunismo. O meglio, eversione comunista. Chiunque lotti per la giustizia, l’eguaglianza, la pace, la solidarietà, che condivida o meno il programma di un partito “rosso”, che agiti o meno determinate bandiere, è individuo (o movimento) pericoloso. Da stroncare, con tutti i mezzi.
Ma la “teologia della liberazione”, fiamma oggi spenta dall’energico intervento repressivo del Papa, ma che domani potrebbe riaccendersi, è stato un movimento continentale, frutto dell’opera congiunta di intellettuali e masse. Di non minore interesse sono quegli individui che, pur soli, pur dovendo remare controcorrente, riescono in una certa misura a realizzare i loro intenti di diffondere i valori che reputano essere parte del loro credo; valori che le gerarchie rifiutano e che pure possono essere trovati nei libri sui quali insegnano ai seminaristi i cardini della (manipolatissima) fede.
Uno dei più singolare tra questi individui, uomo che ha tutta intera la mia simpatia, e sacerdote che si è guadagnato ampio rispetto, è don Andrea Gallo.
Don Andrea Gallo la cui illusione (illusione che è tutta la sua forza, la forza di ogni utopia) lo porta a ritenere possibile mantenersi nell’ortodossia nel mentre che la sovverte, portando avanti posizioni che provocano scompiglio nella gerarchie (un po’ meno nella Chiesa, intesa sanamente come comunità di fedeli); che crede poter essere prete pur senza sentirsi parte, come invece accade a molti altri preti, di una organizzazione Grande tra i Grandi del Mondo e perciò stesso obbligato a seguire le regole che questi Grandi adottano. Don Gallo dunque. Ne ha combinato un’altra delle sue. Una che ha suscitato molto scandalo e in me alquanta soddisfazione: per tale motivo ne scrivo.
In occasione del 42° anniversario della Comunità di San Benedetto al porto di Genova, comunità fondata dallo stesso don Gallo, quest’ultimo, al termine della messa, assecondato da tutti i presenti, ha intonato “Bella Ciao”.
Bel compagno di strada questo don Gallo! uomo che è quasi un insulto definire compagno di strada: poiché è guida, esempio persino per molti che oggi amano considerarsi comunisti. Essere comunista è realizzare la propria vita insieme a quella degli altri, non a spese degli altri. O quantomeno non essere indifferente, nonostante la profesione di fede, ai destini degli altri.
L’episodio di cui parlo è stato immortalato in un video presente su YouTube. Questo l’indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=_5koRYLKUbk
Chi vuole potrà andarselo a vedere, e godere. Tranquillamente.
Ancora si può.

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