Dopo il 4 marzo: ho fatto un sogno…

sul voto e sul NON voto “parlando” con chi è annegato in mare

di Domenico Stimolo

Dopo i risultati del 4 marzo ho avuto un sogno angosciante. Ho “incontrato” uno degli ultimi degli ultimi fra i tanti oppressi presenti nel mondo, uno a noi vicino (logisticamente): un annegato in mare, vicino alla Sicilia. I colori erano sfumati, non si capiva se fosse bimbo/a o adulto. Emergevano solo in maniera vacua i contorni del viso, straziato e afflitto… Un enorme ammasso di migliaia e migliaia di corpi sfatti si intravedevano emergere dal fondo del mare. Con voce fioca mi chiese se i recenti risultati elettorali in Italia potevano mutare il pessimo quadro legislativo che regolamenta i salvataggi in mare, l’accoglienza, la solidarietà, l’inserimento nel contesto sociale o se il voto avrebbe incentivato l’odio “razziale”, profuso a piene mani. E se altresì il risultato elettorale poteva contribuire a mutare lo status operativo della fortezza Europa, dove si stanno consolidando sempre più le destre di sempre sotto “mutate spoglie” e con sentimenti razzisti trasversali.

Angosciato risposi «NO»: la situazione andava tutto al peggio, comprese le espulsioni di massa minacciate dai vincitori che, fra l’altro, esaltavano il disprezzo per i “taxi del mare” e ripetevano “difendiamo i sacri confini patri”.

La gran parte degli italiani (martellata da una ossessiva propaganda gestita a più mani) guardava solo al proprio egoistico – e razzista – ombelico, con voto e senza voto. In più da tanto tempo ormai sono finiti i tempi eroici di «nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà e un pensiero ribelle in cor ci sta…».

Ha vinto il nuovo nazionalismo del “prima gli italiani”, recitato a più voci che sono difformi nominalmente ma eguali nella sostanza. Risorto dalle ceneri delle decine di milioni di giovani europei fatti sacrificare sull’altare della “patria”, come avvenuto proprio cent’anni addietro, fatti ammazzare nelle laide trincee. 

Nel sogno improvvisamente mi è apparso il viso di un deportato morto in un lager, un insegnante condannato a 18 anni di carcere dal fu regime (molto caro a diversi fra i vincitori di oggi) per avere espresso la sua condanna alla guerra di aggressione fascista tramite bigliettini. Allora non si poteva votare, liberamente… si poteva solo scegliere la lista unica. La libertà di voto (parziale, le donne non erano ritenute degne) repressa per oltre 20 anni. Poi, dal sacrificio di uomini e donne, che conquistarono le libertà represse dal fascismo, nacque la nuova Italia. Tante le contraddizioni certo, anche violente, come emerso via via nello scorrere degli anni. Non era ancora (la nuova Italia) quella sospirata da tanti in «libertà, fraternità ed uguaglianze» ma il vento del cambiamento soffiava forte.

Con i nuovi equilibri, negli anni a seguire, a forza dei voti espressi, accompagnati dai grandi movimenti di lotta popolari: prima si cacciarono i Re e le case regnanti (fonte primaria dei mali) e si ebbe il voto per le donne, poi si conquistarono le riforme agrarie e ancora si ottenne la legge “Pio La Torre” (per la confisca dei beni mafiosi), lo Statuto dei Lavoratori (oggi propagandato come fosse odio classista) e nacquero nuovi diritti civili.

Voti, voti, voti, per tanti importanti referendum che resero meno sacrificata la vita di tante e tanti.

Improvvisamente mi svegliai: con un immenso frastuono erano apparsi tanti visi e parecchi li conoscevo direttamente – erano del mio territorio, “amici, compagni” – che erano contenti del loro non voto. Allora un grande sdegno mi assalì! Queste passività erano già insorte in altre fasi recenti della nostra storia, tutte finite in grandi tragedie.

LE VIGNETTE – scelte dalla “bottega” – SONO DI MAURO BIANI

Redazione
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2 commenti

  • Perché il non voto dovrebbe essere sinonimo di passività?
    Molti che disertano le urne, non disertano le lotte, tanto è vero che sono per l’azione diretta; così come molti che s’affidano ad una croce su un pezzo di carta, poi delegano quando si tratta di impegnarsi in prima persona nelle lotte quotidiane.
    D’altronde, proprio in materia di immigrazione, i maggiori partiti (5 Stelle, Lega, Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia) sono sostenitori di politiche trasversalmente discriminatorie.
    Nessuno in parlamento è per l’abbattimento delle frontiere, tanto meno i governi di qualsiasi colore.
    Per questo, si può obiettare, come scriveva Karl Kraus, che “Democrazia significa l’opportunità di essere lo schiavo di tutti”.
    Oppure, come avvertiva mio nonno reduce della Grande guerra, che votare è la libertà di scegliersi il padrone.

  • domenico stimolo

    Si Lotta e si Vota. Si Vota e si Lotta. Le due sono inscindibili. Lo insegna, tra l’altro, la storia del movimento operaio ( dei tecnici e degli impiegati). Dalle elezioni dei Consigli di Fabbrica, ieri, alle elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, oggi.

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