Dopo Lampedusa: abolire la clandestinità

di Francesco Cecchini con una intervista a Moustapha Wagne (*)   

Propongo la lettura della nota e della intervista che sono apparse nell’ultima newsletter del partito di Alternativa Comunista.

Io sono d’accordo sui contenuti che individuano le cause del fenomeno della migrazione di massa dall’Africa e sull’obiettivo della lotta: nessun essere umano deve essere considerato straniero e clandestino in nessun luogo della Terra. Dissento dall’ingenuità di credere che solamente la crescita di un’organizzazione possa dare soluzione alla lotta dei migranti e alle loro aspettative.

Voglio anche sottolineare che l’abolizione della Bossi Fini è un passo importante da fare in Italia, anche se non facile con il governo delle “larghe intese”, ma bisogna insistere: informare, raccogliere firme e adesioni all’appello di Rodotà, organizzare manifestazioni. (Francesco Cecchini)

 

LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA E LA LOTTA DEI PROLETARI IMMIGRATI – Intervista a Moustapha Wagne

 

Il mare continua a restituire i corpi dei migranti morti nel naufragio dello scorso 3 ottobre.
Il bilancio ufficiale, mentre scriviamo, fa salire le vittime a oltre 360 ma il numero è ancora provvisorio. L’immane tragedia dello scorso 3 ottobre non ha fermato i barconi, solo dopo una settimana dalla strage di Lampedusa c’è stato ancora un tragico naufragio nel Canale di Sicilia, anche questa volta con bambini, e bambini anche fra i morti. Continuano gli sbarchi, continua la disperazione. Un mare, quello di Sicilia, che è tomba per le masse in fuga dall’Africa. Numeri, quelli dei morti, dichiarati ma mai certi e spesso il numero dichiarato è inferiore a quello reale data la difficoltà di ricostruire con certezza cosa accade veramente, ogni volta, durante questi viaggi disperati.
Abbiamo assistito ai piagnistei dei razzisti di governo che, in giacca e cravatta, prendevano le distanze da quanto accaduto a Lampedusa il 3 ottobre, un mondo di onorevoli, industriali e banchieri che vivono fra “velluti e ori”, e che ha mitragliato, su tv e giornali, una serie di dichiarazioni di falsa commozione e false condoglianze. Un mondo che è parte in causa, e responsabile, della disperazione e della quotidianità fatta di precarietà, fame, sete e paura della maggioranza della popolazione, non solo africana, ma mondiale.
File di bare poste in modo ordinato, tanto ordine che stride con il caos di un sistema selvaggio che, mentre non ha pane per molti, ha lusso e spreco per pochi. Piccole bare bianche, lacrime di madri, padri, angoscia di bambini che assistono ammutoliti, bambini senza genitori che sono sopravvissuti, questa volta, e solo per caso. Un caso fortuito che non è certo potrà ripetersi ancora dato che la vita di questi bambini è, per la stragrande maggioranza di loro, già scritta con l’inchiostro colore lacrime e sangue, un colore che caratterizza la vita di milioni di esseri umani che nel mondo vagano da una terra ad un’altra, in cerca di un futuro, un futuro che quasi sempre è sfruttamento e precarietà.
Nessuna associazione, nessuna organizzazione politica o sindacale può sottrarsi alla complicità con i colpevoli della strage di Lampedusa se non denuncia e non prende le distanze, non solo a parole ma nei fatti, dai governi di centrodestra, di centrosinistra o di “unità nazionale”, che hanno approvato, o non le hanno cancellate, le leggi razziste e xenofobe. Ma non sono soltanto queste leggi, come la legge Bossi- Fini, la causa di tutto ciò. La disperazione di chi sale su un gommone, o ci fa salire i propri figli, nasce da un sistema economico, il capitalismo, che i suddetti governi rappresentano e difendono. Governi che sono il comitato d’affari della classe dominante, quella classe che tiene in scacco la stragrande maggioranza della popolazione e che, con le sue politiche di rapina nel sud del mondo, spinge alla fame, alla guerra e alla disperazione interi popoli per poi considerarli “un problema da risolvere”.
Affinché questi drammi non accadano più è necessario accantonare l’angoscia e il dolore e, in modo razionale, è necessario attivarsi per costruire quegli strumenti, il sindacato di classe e il partito rivoluzionario, che sono strumenti indispensabili, non solo per sconfiggere le politiche razziste e classiste dei governi borghesi, ma per costruire una reale alternativa di sistema.

Sulla tragedia di Lampedusa intervistiamo Moustapha Wagne, responsabile nazionale Cub Immigrazione e responsabile della Commissione Lavoro Immigrati del Pdac.

La tragedia di Lampedusa ha suscitato tanta indignazione, pensi ci sarà qualche cambiamento?
«Gli sbarchi non si fermeranno e nemmeno le politiche “aiutiamoli a casa loro” cambieranno la situazione. I popoli soffrono, le politiche del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale hanno massacrato le terre, la pesca, l’agricoltura dei popoli dell’Africa, con la collaborazione dei governanti locali. L’Europa porta le armi in Africa. Dopo aver creato una situazione di continua emergenza umanitaria in Africa chiudono la porta e quanto accaduto a Lampedusa dimostra solo la vera faccia di egoismo e di aggressività dell’imperialismo.
Cosa hanno fatto per noi, per i lavoratori, non solo immigrati ma anche italiani, questi politici che ora speculano sulla tragedia di Lampedusa? Un cinese può ottenere un visto per venire in Italia. Un senegalese che vuole venire in Italia non può ottenere il visto dalle ambasciate dei Paesi ricchi. Per questo la sua unica possibilità per sfuggire a fame e miseria è sfidare la morte in mare. Nessuno potrà frenare questo esodo di massa. Bisogna eliminare i visti, bisogna eliminare lo stesso concetto di clandestinità. La libera circolazione è il solo modo per alleviare le sofferenze e per impedire i drammi della clandestinità».

 

Non credi sia impossibile l’abolizione del concetto di clandestinità in questa società?
«Non posso accettare l’indifferenza e mi sta dando coraggio il pensare ai tanti siciliani, ai tanti italiani che hanno fatto di tutto e continuano a fare di tutto per salvare i fratelli migranti.
Ma per i governi i valori di fratellanza e solidarietà sono carta straccia. La Lega sta speculando sui morti. La Lega fa circolare notizie false e fa la sua campagna elettorale sulle vita dei migranti. Grida all’invasione mentre l’Italia è un Paese che ha una percentuale d’immigrazione più bassa di altri Paesi d’Europa. Grillo parla come un grande fascista e fa i calcoli elettorali speculando sui morti.
Coloro che raggiungono le coste dell’Italia non sono considerate persone. Chi arriva qua è merce, non solo dei trafficanti, ma anche dei governanti. Noi immigrati, per loro, siamo merce. Per capirlo basta prestare attenzione a quanto scritto nelle leggi che hanno approvato. Che gli immigrati sono merce la Lega lo dice forte, il Pd e il Pdl lo dicono lo stesso, se pur sottovoce. Berlusconi ha portato di nuovo sulla scena i fascisti, ha legittimato i razzisti. Con il suo governo è stata approvata la legge Bossi- Fini che il governo Letta non ha cancellato.
Davanti ai cadaveri dei bambini c’è chi ha speculato e c’è chi non si è indignato; questa mancanza di indignazione c’è stata anche in certi settori di immigrati. I figli degli immigrati che sono in Europa e che hanno raggiunto un certo benessere lo hanno raggiunto a spese dei loro fratelli in Africa. Questa è la barbarie di questo sistema, il capitalismo, che sta imputridendo e sta trascinando l’umanità verso il cinismo, il razzismo e la barbarie. Solo i popoli d’Europa e dell’Africa, uniti, insieme, possono dare una risposta, non certo i governanti e i governi europei delle banche.

 

Molti, anche a sinistra, dicono che è un ideale non raggiungibile.
«C’è una grande ingiustizia sociale nel mondo e la maggior parte della popolazione mondiale lotta per avere degli avanzi di cibo. Questa è la politica del capitalismo. Ora si è vista la tragedia di Lampedusa; bisognerebbe che fosse visibile anche la tragedia che si svolge tutti i giorni nel deserto del Mali e dell’Algeria dove i ragazzi partono per andare in Libia per poi arrivare in Sicilia. Partono in dieci e arrivano in tre. Alle italiane dico: voi non sapete quante donne sono state violentate in Libia dalle forze della repressione e arrivano nelle coste italiane incinte dei loro stupratori. Dobbiamo farla finita con tutto ciò. Dobbiamo ribellarci, basta lacrime. Per dare dignità a questi morti, che sono identificati con un numero, è necessario dare una risposta. Certo che è difficile ma è necessario, deve essere possibile. La sofferenza alle volte permette all’uomo di rafforzare e sviluppare la sua capacità fisica e morale. Questo dobbiamo fare noi. Noi non possiamo accettare di mettere il povero contro il povero. La lotta contro il razzismo e lo sfruttamento deve essere generalizzata ma per generalizzarla c’è bisogno di organizzazione e per organizzarci abbiamo bisogno degli strumenti necessari. Io penso che l’embrione di questo strumento necessario esiste già. Sono convinto che la Lit, la Lega internazionale dei lavoratori-Quarta Internazionale, che sta costruendo partiti rivoluzionari non solo in America Latina, in Europa ma anche in Africa, è lo strumento necessario; ma ha necessità di essere rafforzata e allargata, che si conosca sempre più la sua organizzazione e il suo programma. Non è più possibile impegnarsi solo a parole o in modo frammentato, senza una visione e un’azione organizzata a livello internazionale. Questa è la battaglia che combatte in prima fila il Pdac: e non è certo un caso se sono sempre più numerosi, fra i nuovi militanti del nostro partito, i compagni immigrati».

(*) In questi giorni sono arrivati al blog molti interventi che, a partire dalle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, analizzano la politica (o la non politica?) italiana e le prospettive. Troppi interventi per mantenere il ritmo di soli 3 post al giorno (più una «scor-data») dei quali alcuni sono appuntamenti fissi. Così ecco qui, uno di seguito all’altro, alcuni interventi legati a questa attualità. (db)

 

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