Erdogan, il boia amico della UE

Due editoriali di Tonio Dell’Olio. E a seguire molti link

La bestemmia del muro

di Tonio Dell’Olio

Altri 1.079 chilometri di disumanità per infrangere contro il cemento e il filo spinato brandelli di fraternità. 1.079 chilometri è la misura del muro turco in costruzione al confine con l’Iran. Ormai è quasi completato, come ha rivelato ieri la Commissione sulla migrazione del Parlamento turco. Quel confine è il passaggio pressoché obbligato dei disperati che provengono da Afghanistan e Pakistan. Gli stessi che ci commuovono in televisione quando vediamo che qualche timido accenno di ribellione viene soffocato nel sangue dalla feroce dittatura nascosta dietro una religione presa a pretesto. Quel muro è un’altra ferita sanguinante sul corpo della terra. Una vergogna e un peccato, una bestemmia e una sentenza di morte destinata a voltarsi in vendetta. Tutto intorno il silenzio della politica che non riesce a intuire il futuro e pianto di bambini. Ormai c’è un’architettura dei muri come nel passato si sono costruite cattedrali e monumenti che segnano una civiltà. Non rassegniamoci al fatto che  siano quei muri i simboli della nostra.

Salah è stato ucciso

di Tonio Dell’Olio

Ci sono altre guerre e altre aggressioni di cui il mondo non parla. Talvolta sono ad opera di chi, altrove, si presenta travestito da mediatore pacifico. È il caso della Turchia e del Kurdistan iracheno. E siccome sarà impossibile trovare nell’ informazione corrente qualcuno che vi riferisca che due giorni fa Salah, un bambino di 12 anni, è morto a causa dei bombardamenti dell’aviazione turca su Sinjar, nel nord dell’Iraq, è bene che ne parliamo. Per evitare l’ipocrisia dei linguaggi dovremmo avere il coraggio di non dire che Salah “è morto” come si direbbe se uno finisse la propria vita nel letto di un ospedale o di casa sua a causa di una malattia, ma dovremmo riuscire a dire che “è stato ucciso”. Se non cominciamo a dire così, ci rassegniamo alla guerra come ad un evento naturale. E invece a Salah hanno portato via all’improvviso vita e futuro, giochi, scuola e famiglia nel fragore di un tetto crollato a causa di un bombardamento aereo e nel silenzio assordante della nostra distrazione colpevole.

RIPRESI da www.mosaicodipace.it

ALCUNI LINK

Commissionati dalla Turchia elicotteri alla Leonardo: serviranno per annientare i curdi 

Massimo Fini: “Erdogan, pericoloso e guerrafondaio – infosannio

Allargamento della NATO, parte la trattativa sulla pelle dei curdi?
di Paolo Soldini

Dal cambio del nome al frenetico attivismo internazionale: mentre la Turchia affronta la peggiore crisi economica della sua storia, la sopravvivenza del regime è diventata la motivazione più importante della politica estera turca. L’analisi di Kerem Öktem: “Da Turchia a Türkiye: la politica estera di sopravvivenza del regime”.

https://ilmanifesto.it/bombe-turche-su-shengal-ucciso-un-bimbo

di Chiara Cruciati

Attivista-curdo: Il mio popolo sacrificato

www.terrasanta.net-intanto-la-turchia-martella-i-curdi

i-molti-volti-di-erdogan 

radiondadurto:corrispondenze da…

un appello di Adelmo Cervi su FB https://fb.watch/dEnmOsyi_t/

Turchia, anche la musica va messa a tacere
Kenan Behzat Sharpe
Nelle ultime settimane la Turchia ha visto numerose cancellazioni di concerti e festival musicali da parte di autorità legate all’AKP del presidente Erdoğan: la repressione politica contro opposizione e minoranze tocca ora anche la musica

LE RAGAZZE DEL ROJAVA

L’immagine in evidenza è un quadro – creato in digitale e ritoccato in analogico – di Marco Alberto Donadoni dedicato alle donne dell’YPJ, il reparto di combattenti curde del Rojava che ha sconfitto l’ISIS. Ha per titolo «Antiope», uno dei nomi mitici della regina delle Amazzoni, sconfitta da Teseo ed Ercole nella battaglia di Themiscyra, un’ antica città – guarda caso – situata sulla costa meridionale del Mar Nero. Il quadro copre molti riferimenti oltre a quello storico: dietro la combattente, in terzo piano, il Brucaliffo dell’Alice carrolliana (con inevitabile narghilè), riferimento al califfato del Daesh; i due pavoneggianti cavalieri turco e russo, che di fatto si prendono il merito della vittoria, minacciando al contempo il Rojava; il deserto dello sfondo dedicato a «Il deserto dei Tartari» di Dino Buzzati, da cui si attende un nemico che minaccia costantemente di arrivare e sembra non arrivi mai.  Cfr  www.madonadoni.it

LE ALTRE DUE IMMAGINI sono di Benigno Moi.

 

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