Gesù e altri alieni

di Erremme Dibbì

L’idea che paradisi e inferni vadano ridisegnati, all’altezza (o alla bassezza) dell’oggi, parve così stimolante agli scrittori di science fiction che già nel 1964 l’inglese Kingsley Amis non ebbe difficoltà a compilare il saggio «Nuove mappe dell’inferno»; fu uno dei primi a rileggere la fantascienza, allora disprezzatissima dagli intellettuali, come suggeritrice di percorsi interessanti. Ma dare l’esclusiva all’inferno appare eccessivo: la letteratura d’anticipazione non è totalmente fosca negli anni ’50 né in seguito. I paradisi per un periodo sembravano fuori moda perché la “laicizzazione” appariva irreversibile; previsione assolutamente errata come si è visto… Siamo in piena esplosione (e non ci si riferisce alle bombe in nome di dio) di integralismi; di commistioni legislative tra anima e spermatozoi; di ricerca delle radici religiose, vere o presunte; di faticoso dialogo ecumenico che s’affianca alla concorrenza spietata fra “ditte” che sostengono di rappresentare il creatore; di piccoli roghi e grandi tirature per il Codice Da Vinci.

Un filone possibile nel “magazzino religioso” della fantascienza è quello di nuovi, vecchi e riverniciati Gesù. Fra i messia di ritorno sulla Terra forse il più riuscito è il «Cristo marziano» ideato nel 1979 dal torrenziale Philip Farmer. Il suo romanzo si apre sul 2015 con una donna e tre uomini (ben assortiti: un afro-canadese, un francese di origini polacche e un iraniano) giunti su Marte per decifrare certe misteriose lettere visibili sui telescopi. I quattro vengono catturati, portati sotto terra e interrogati… in greco antico. Da qui comincia la discussione teologica con un Cristo, “vero” ma alieno, avaro di miracoli quanto è prodigo di chiacchiere e che addirittura avanza dubbi sulla sua autenticità. Lo fa per mettere alla prova la fede dell’antagonista o per meglio preparare la sua nuova venuta in Terra?

In parte analogo lo schema nel famoso  – cult negli anni ’60 e ’70 fra i giovani statunitensi – «Straniero in terra straniera» di Robert Heinlein, scritto nel 1961. Dietro un’apparente spregiudicatezza riguardo ai tabù di religione e sesso (omosessualità esclusa, condannata senza appello), il messia marziano di Heinlein è un’abile macedonia di nuovo e vecchio sull’idea-base che la fede si può coniugare con molta ginnastica amorosa e sul presupposto che ognuno di noi è un po’ dio perché la deità è dappertutto e in ognuno. Tanto è giocherellone e maschil-centrico Heinlein quanto dolorosamente vivo, imprevisto il racconto «Mary e Joe»  di Naomi Mitchison che riprende una delle storie più risapute, la nascita di Gesù, con un colpo di scena semplice quanto sconvolgente: e se in quella mangiatoia ci fosse una bambina?

Felicemente provocatorio anche il breve racconto «Il ritorno» di John Thomas che si conclude così: «Ormai, Padre, dovresti aver capito che questa gente non è in grado di accettare che tutti gli uomini sono fratelli e tuoi figli. Del resto anche questa volta Tu non hai facilitato le cose per convincerli ad avere fiducia in Te attraverso la mia persona, visto che hai voluto farmi tornare sulla Terra con la pelle nera». A proposito di fede e razzismo: nel 2003 il romanzo «Papa nero» scandalizza la chiesa brasiliana e l’autore, il sacerdote Joao Machado Evangelo, perde il posto di insegnante nel seminario di Nova Friburgo. La provocazione di un Cristo “black” resta forte visto che l’immaginario rimuove due dati: non abbiamo immagini del Messia né i Vangeli ci dicono qualcosa sul colore di pelle e occhi; in ogni modo sembra probabile fosse di colorito scuro, viste le popolazioni che vivevano allora in Palestina.

Dallo spazio arriva il protagonista del romanzo «Alieno in croce» scritto a quattro mani da Lester Del Rey e Raymond Jones. Il “prete” ufficiale della spedizione è Toreg. In apparenza è feroce oppositore di ogni eresia ma dentro aveva  «come una ferita sanguinante […] la portava con sé, la nutriva, la combatteva e ne sopportava il dolore, perfino nelle lunghe preghiere che dedicava al Keelong a cui non credeva. Il peso restava; e cresceva la sua ferocia contro l’eresia. Nessuno sapeva che quella ferocia era diretta più contro se stesso che contro gli altri». I protagonisti sono di color verde pallido a scaglie sottili ma quando arrivano sulla Terra nessuno s’impressiona: infatti il pianeta è stato distrutto da un’ultima, terribile guerra. Nessun superstite. Pochi resti e difficilmente decifrabili. Però sotto le macerie Toreg trova  «due pezzi di legno uniti fra loro a forma di croce  […] Non riuscì a trattenere un grido. Era la cosa più orribile che avesse visto in tutta la sua vita». Il sacerdote alieno s’interroga sulla misteriosa figura  «torturata». Dopo lunghe ricerche, Toreg dà un nome – Gesù di Nazareth – al crocefisso ma senza scoprire altro. Nel martirio di quell’«alieno in croce» sembra esserci più forza che nelle credenze Keelong. Potrebbe trattarsi solamente del fascino di una religione nuova e densa di misteri… o forse no. Gli autori preferiscono lasciarci nel dubbio.

Il romanzo (del 1959) «Guerra al grande nulla» di James Blish ci propone un tecno-messia. Quattro scienziati terrestri, fra cui un gesuita peruviano, arrivano sul pianeta Lithia dove gli abitanti ignorano cosa sia il male. Se i lithiani non conoscono peccato e dunque mancano di Dio – si chiede il tormentato gesuita –  sono forse un’utopia di Satana? L’intreccio si complica assai: Egtverchi, «l’unico rettile dell’universo con genitori mammiferi», arrivato sulla Terra, mostra grande abilità nell’usare e/o scombussolare i mass media. «Commentatore ormai di notizie alla tv, Egtverchi era il primo oratore televisivo che avesse un pubblico composto per metà di intellettuali disingannati e per metà di bambini entusiasti. Era un fenomeno senza precedenti». Cominciate a preoccuparvi?

NOTA INFORMATIVA E RUFFIANA
Il mio pezzullo su Dio è in rete o è la rete? è piaciuto (o “piaciato” come avrebbe detto Petrolini): così mi sono arrivate richieste del tipo «ancora» oppure «E la fantascienza?». Gongolando mi apprestavo a pubblicare l’apposito capitolo dell’antologia (o forse libro ornitorinco) «Di futuri ce n’è tanti» che Erremme Dibbì, ovvero Riccardo Mancini e Daniele Barbieri, hanno pubblicato dall’editrice Avverbi. Poi mi son detto: «sei un peeeeeessimo affarista Db; se invece spieghi alle mpib (masse popolari in blog) che il libro è ancora disponibile presso l’editore a soli 12 euri… ne venderai milioni di copie». Ho però recuperato il pezzullo qui sopra, (uscito sul settimanale «Diario» nel 2006) che affianca alcuni temi di quel capitolo e ve lo propongo. Naturalmente a scopo promozionale. Sulle cyber-religioni conto di tornare appena trovo tempo, modo e gesso. Nel frattempo potete recuperare L’ultimo Dick e la trilogia di Valis qui in blog dove vi indirizzo verso il libro più serio-pazzo fra i tanti nei quali Philip Dick “frulla” a modo suo le religioni. Siccome «Valis» lo trovate facilmente in biblioteca, l’accordo è questo: Dick a sbafo mentre Erremme Dibbì, cioè «Di futuri ce n’è tanti», lo pagate (“pacate” avrebbe ri-detto ri-Petrolini). E anche per oggi mi sono promosso. (dibbì)

Redazione
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9 commenti

  • HAHAHA IO POSSEGO, IN QUANTO REGALATOMI DAL PROF. DIBBI UNA VENTINA DI ANNI LUCE FA, “IMPARARE DAL FUTURO” (antologia di fantascienza)DI LUI DANIELE BARBIERI E RICCARDO MANCINI,CON DEDICA ORIGINALE EDIZIONI LA NUOVA ITALIA 1988 … naturalmente lo tengo e mantengo con cura maniacale, e se caro prof dibbi non lo avessi piu sara’ gioia restituirtelo… dopo fotocopie soprattutto del racconto “Cronopoli”

  • E TENGO ANCHE UNA PICCOLA COLLESCION DI URANIA ANNI SESSANTA TIPO “MOTORE ROTTO BLUES” E D ALTRI… QUANDO E SE VUOI PROF DIBBI,SONO TUOI.

  • parli del tuo libro, senza indicare dove, come trovarlo. Magari lo hai
    fatto altrove, ma io, ultimo arrivato, non sono in grado di saperlo.
    Se non avessi ricevuto la promessa che me lo consegnerai a Bologna
    (mammatroni vari permettendo), avrei esplorato un po’ nel blog, ma è raro che l’utente di passaggio si prenda il distubo…
    Non credi che sarebbe il caso di fornire qualche indicazione in più?
    Mam-Milland

    • grazie per l’involontario spot (in realtà io e Mam recitiamo scenette simili sin dai tempi di Totò e Macario che del resto erano nostri allievi)
      chi prooooooooprio volesse il libro e non avesse in zona una libreria degna di questo nome può chiedere “Di futuri ce n’è tanti” ad Avverbi, casa editrice di Grottaferrata che, questo mi pare il modo più semplice, risponde alla mail avverbi@tiscali.it
      non sono qui per parlarvi bene di Cesare (non essendo io Bruto) o per dirvi quanto è bello questo libro (forse non sono neanche Dibbì) ma in qualche modo anche questo messaggio deve finire

  • Bellissimo articolo, Daniele.
    “Di futuri ce n’è tanti” è un crocevia di vie e itinerari meravigliosi che vale la pena di essere letto da cima a fondo per ricordare (per i nuovi arrivati, scoprire) quanta strada abbia percorso (avanti, indietro, a destra, a sinistra, in alto e in basso) la fantascienza in questi decenni.
    Io ne ho due copie. A quella che ho comprato se ne è aggiunta una che quell’anno (Natale 2006?) mi è stata regalata dall’allora datore di lavoro romano. E il bello è che è andata (è una donna) a scegliere in Feltrinelli un libro di fantascienza a casaccio e io mi sono ritrovato con due Danieli.
    PS: no, il secondo non lo regalo.

  • Vince ma tu sei Vince Dean che con Alessandra eravate a Frosinone settembre 2010 per i nostri cinque Compagni Anarchici assassinati da junio valerio borghese Angelino Casile, Muchi ,Walter ,Franco… e mi avete videointervistato per “La strage di stato”? Un abbraccio Grandissimo comunque.

  • Caro Marco, non sono io quel Vince.
    Ricambio comunque il grande abbraccio.
    A presto.

  • Vince chissa’ che non riesco a ri-vedere Dibbi dopo tanti anni e magari anche con te? me sa che tocca andar ad Imola…. A presto.

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