«Gli anni del coltello»

L’entusiasmo di Claud’io per il romanzo di Valerio Evangelisti

E’ il seguito di «1849. I guerrieri della libertà». La Repubblica Romana è stata sconfitta: le forze pontificie e gli austro-ungarici iniziano una durissima repressione.

Violenta è la reazione di Giuseppe Mazzini. Un continuo invito a uccidere, a creare uno stato di terrore e a organizzare improbabili rivolte. La storia ha tenuto nascosto questo aspetto. Mazzini era sempre quello di «DIO e REPUBBLICA». Qui riscopriamo un Mazzini che non vuole arrendersi. Il suo pensiero di una Repubblica è il peggior nemico di tutti gli Stati.

Dopo la sconfitta nella 1° Guerra di Indipendenza i Savoia con Cavour cambiano obbiettivo. Non più un’Italia Federata o repubblicana ma l’annessione al Regno Sabaudo.

Iniziamo a capire chi sta tradendo il pensiero nato con La Repubblica Romana e si sta allineando a quello che sarà – da lì a 11 anni – il nuovo potere, in nome di una assurda “Italia Unita” ma a scapito di tutto. Invece che 10 padroni uno solo.

Mazzini capisce e continua a combattere per una diversa soluzione, quella per cui si è sempre battuto.

Scalcinate” rivolte e incitamento all’uccisione di uomini di potere: lui crede sempre che il popolo sia pronto per la grande rivolta. Era riuscita a Roma e Mazzini spera sempre che succeda ovunque.

Ma la repressione è durissima e il progetto dei Savoia o meglio di Cavour fa breccia su quasi tutti: così Mazzini sarà dimenticato.

La svolta “pro Savoia” non piacque a Felice Orsini che dopo essersi allontanato anche da Mazzini, concepì e mise in atto a Parigi (il 14 gennaio 1858) un attentato contro Napoleone III, convinto che dalla morte dell’imperatore sarebbe scaturita una rivoluzione in Francia e, di conseguenza, anche in Italia. Finì che “raccomandò” a Napoleone III le sorti dell’Italia prima di essere ghigliottinato. La storia era già stata scritta e lui, forse, non lo sapeva.

Evangelisti ci porta in questo periodo storico con grande maestria, come sempre. La storia come dovrebbe essere raccontata. Centratissimi i personaggi, tutti reali tranne il protagonista, il romagnolo di Faenza Giovanni Marioni Gabariol e Folco Verardi (protagonista del precedente romanzo dedicato alla Repubblica Romana).

«Gli anni del coltello» va letto come vanno letti tutti-tutti i libri di Valerio Evangelisti che, non dimentichiamoci, nasce come storico. I suoi libri sono lampi che fanno luce sul buio della storia “perbene” che ci hanno sempre raccontato.

Non scandalizzatevi se aggiungo che vanno letti anche quelli dell’inquisitore Nicolas Eymerich: tra fantasy e fantascienza certamente ma pieni di lampi che illuminano le “budella” della storia.

 

Redazione
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