I figli dell’atomo

Tessiragnatele, Golia verdi e mutanti genetici nelle meraviglie fantascientifiche di Stan Lee

di Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia

«Da un grande potere derivano grandi responsabilità» («L’Uomo Ragno», 1962).

Il potere dell’atomo ha scosso tutte le convenzioni su cui poggiava la società, ogni possibile riferimento all’ideale di perfezione cui ambivano i massimi sistemi o l’American Way of Life ormai vacillava sotto le spinte del disincanto.

L’atomo, ultima frontiera terrestre violata dalle ricerche scientifiche, aveva perso ormai il ruolo di confine ultimo oltre il quale si poteva andare.

Le sue barriere infrante avrebbero costituito invece la base per un mondo che non riusciva più a stare al passo con se stesso, arrivando a controllare forze di cui nemmeno immaginava la portata.

Le bombe atomiche non brillarono solo a Hiroshima e Nagasaki, portandosi dietro la loro quantità di spettri, oltre che migliaia di reduci, i cui figli avrebbero nuovamente conosciuto l’orrore della guerra di Corea e del Vietnam.

L’atomica brillò nell’universo fantascientifico delle nuvole parlanti, facendo tremare le fondamenta stesse dell’universo mitologico basato sulla figura dell’Eroe.

Avrebbe scardinato le figure storiche di alieni orfani, naufragati sulla terra, come Kal El, al secolo Superman, l’uomo d’acciaio, gentile alieno, impegnato nella salvaguardia del pianeta che lo accolse con amore e semplicità, autentico Mosè salvatore di un popolo perduto e offeso.

Praticamente perfetto sotto ogni dettaglio, egli vide la luce in un’epoca di passaggio, quando la Crisi Nera divorava il paese della Democrazia e dell’Industria, durante un New Deal che faticosamente stava facendo rivedere la luce ai milioni di disoccupati che la fame e la criminalità stavano portando sempre più fra le loro accoglienti e sicure braccia.

La guerra scosse nuovamente tutto questo.

L’atomo brillò, cambiando l’uomo, anche se Einstein amava dire che «L’atomica ha cambiato davvero tutto, tranne il nostro modo di pensare».

Così non fu, il nostro modo di pensare era cambiato, spinto da un cambiamento più radicale: il nostro corpo quotidiano.

L’atomica mostrò presto la propria mostruosità nelle mutazioni e nella morte ineludibile che essa portava, anche se ampiamente mascherata dalle necessità politiche della Guerra Fredda e dell’uso a scopo energetico per la popolazione.

L’atomo cambiava i corpi.

E qualcuno divenne il profeta di questo cambiamento, parlando dalle nuvole parlanti dei comic books statunitensi e rivoluzionando il concetto stesso di supereroe.

Stanley Martin Lieber, in arte Stan Lee, classe di ferro 1922, diede un’impronta decisiva, decisamente esistenzialista, alla figura dell’eroe mitologico, non più solo un Eracle perseguitato dalle gelose e invidiose divinità e amato dai poveri per l’aiuto apportato. Li avrebbe calati nelle latrine dell’umano e nel dolore della trasformazione, vero momento catartico di un nuovo mattino.

Non a caso tutti momenti salienti, le origini dei suoi eroi, avvengono nel trapasso fra la notte e il nuovo giorno risplendente.

Dalla sua penna – in collaborazione stretta e serrata (tanto che, nel corso degli anni sarebbero stati argomento di querele e liti) con i disegnatori Jack Kirby, vero simbolo del fumetto americano, Steve Ditko, Bill Everett e John Romita Sr – avrebbero visto la luce personaggi cardine non solo del fumetto supereroistico, ma anche dell’universo fumettistico fantascientifico in senso stretto, liberandolo anche dalle maglie della censura Usa.

Il capostipite fu un gruppo di supereroi nati in risposta alla Justice League of Americac della concorrente Dc Comics: i Fantastici Quattro (1961).

Narra le gesta di un gruppo di novelli astronauti, composto dal dottor Reed Richards, brillante scienziato, dal valoroso e iracondo Ben Grimm, da Susan Storm e da suo fratello minore Johnny Storm.

Durante il primo lancio riuscito della navicella spaziale ideata da Richards, i pionieri del cosmo vengono bombardati da letali raggi cosmici, precipitando poi nuovamente sulla Terra.

I nostri valorosi si renderanno conto di avere maturato una strana mutazione. Reed Richards può allungare e modellare a piacimento il suo corpo come se fosse fatto di gomma, Susan Storm diventa invisibile con il solo uso della propria volontà, Johnny Storm può incendiare il proprio corpo come una Torcia Umana e Ben Grimm subisce il cambiamento più incredibile, trasformandosi in una creatura di roccia di colore arancio, dotata di una forza poderosa.

Ben Grimm sarà colui che subirà più di tutti la condizione dell’emarginazione e della derisione delle persone normali, oltre all’ostilità e alla paura, nonostante non perda occasione di provare il suo valore e abnegazione. Più volte implorerà Reed Richards di trovare un rimedio per renderlo di nuovo umano, senza per altro molto successo.

A volte cederà alle false lusinghe dei molti super criminali che incroceranno la strada del fantastico quartetto, su tutti spiccano il Burattinaio, padre della fidanzata della Cosa, la scultrice cieca Alicia, l’Uomo Talpa, solitario e tragico signore degli abissi, il dottor Destino, geniale scienziato, ex compagno d’università nonché amico fraterno di Reed Richards.

Quest’ultimo incolpa Mr. Fantastic (come viene soprannominato familiarmente Reed) di aver causato il fallimento di un suo esperimento, che gli costò lo sfiguramento facciale e l’espulsione dalla facoltà. Ora è condannato a vivere in un’armatura, celando per sempre il suo volto al mondo dietro una maschera di metallo, alla ricerca spasmodica di quel potere che il mondo gli ha negato.

Hulk (1962) avrebbe percorso appieno questa parabola, raccontando l’orribile mutazione di uno scienziato atomico militare, il dottor Bruce Banner, che per salvare un ragazzo dall’esplosione di una bomba a raggi gamma da lui stesso inventata per l’esercito, viene investito dalle mortali radiazioni, che però non lo uccidono. Risvegliatosi in ospedale, Banner apprenderà l’amara verità. Sotto gli occhi di Rick, il ragazzo che ha salvato e che da ora in poi sarà suo fedele amico e custode del segreto, si trasformerà in una gigantesca creatura verde, dal cervello di un bambino e dotato di una forza spaventosa, oltre ogni possibile immaginazione.

Tale trasformazione è incontrollabile, a volte sembra dettata dal cambiamento fra il giorno e la notte; in altri momenti, come si apprenderà in seguito, dettata dagli scatti di collera di Bruce Banner, che porta dentro di sé una terribile vicenda familiare, fatta di abusi, abbandoni e dell’assassinio della madre da parte di suo padre, patologicamente geloso, anch’egli scienziato nucleare di fama.

La creatura, che per il suo aspetto viene soprannominata Hulk (individuo goffo, gigantesco) deve fuggire dalla caccia spietata dell’esercito, comandato dall’inflessibile generale Thunderbolt Ross, la cui figlia Betty è la fidanzata del dottor Banner.

La solitudine sembra animare anche la creatura più riuscita del pantheon marveliano, quello Stupefacente Uomo Ragno (1962) che ha conosciuto in questi ultimi due anni i grandi favori della celluloide, portato sullo schermo dal bravo e talentuoso Sam Raimi.

Il timido e impacciato studente liceale Peter Parker, durante una visita scolastica in un laboratorio dove stanno eseguendo test radioattivi, viene morso da un ragno bombardato dai letali raggi. Acquisirà in questo modo la forza e l’agilità proporzionali di un aracnide, la capacità di camminare attaccandosi a qualsiasi superficie, oltre a un sesto senso che lo avverte dei pericoli. Grazie alla sua passione per la scienza e la chimica, Parker si fabbricherà dei bracciali che lanciano una sostanza simile alla ragnatela, ultraresistente e malleabile, pronta a ogni uso.

Inizialmente, Peter Parker mette a frutto queste sue capacità per far soldi, per aiutare gli zii che lo hanno cresciuto fin da piccolo, essendo lui orfano dei genitori.

Purtroppo, dopo un alterco con un produttore, Peter Parker non fermerà un ladro che avrebbe facilmente potuto bloccare. Lo stesso ladro, la notte seguente, ucciderà il suo amato zio Ben. Per il nuovo supereroe, la lezione sarà durissima: da grandi poteri derivano sempre enormi responsabilità.

I nemici sulla sua strada saranno innumerevoli: spiccano senza ombra di dubbio il temibile Lizard, una lucertola umanoide che cela in realtà uno scienziato privo di un braccio che ha sperimentato su se stesso un siero sintetizzato dal sangue di lucertola per farlo ricrescere; il cacciatore Kraven, ossessionato dalla sfida tra lui e l’aracnide; e il temibile Goblin, un industriale reso folle da un’esplosione che avrebbe aumentato la sua intelligenza e la sua assenza di scrupoli.

Qui si ferma l’anno di grazia, quando il sorridente Stan Lee rivoluzionò la fantascienza fumettistica, imprimendo il Marvel Style a una gran parte del fumetto americano.

Uno stile che porta in se stesso una filosofia di fondo di grande tragicità, lo slogan coniato dal Sorridente in persona suonava più o meno come: «Supereroi con superproblemi».

In effetti i problemi che gli eroi di Lee affrontano sono nientemeno che la solitudine, la sofferenza per la condizione di mutanti, la diffidenza del popolo che loro stessi proteggono, l’ostilità più o meno velata delle forze dell’ordine, politiche e militari.

Spesso li ritroviamo solitari, a guardare i tramonti, immersi in tristi e malinconici pensieri, interrogarsi sul senso del loro agire e della loro vita, prigionieri del loro potere, più che fieri paladini di un ideale più elevato di giustizia sociale e politica.

Allora perché scegliere di schierarsi a favore della Società e delle sue istituzioni? Perché non diventare come i criminali che loro stessi combattono, uomini completamente soggiogati dall’ebrezza del potere, veri redentori della malata società in cui essi vivono?

Alla fine l’uomo superiore deve ergersi a guida di queste creature insignificanti, dominate dall’ipocrisia, dal mercato e dal profitto barbaro.

I super criminali diventano tali proprio per questo, poiché essi sono i veri e autentici depositari dell’utopica condizione di poter trasformare questa società nelle fondamenta, anche se per ora i loro scopi si fossilizzano sulla totale voracità e conquista di sempre maggior Potere.

«Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Tanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Ciò che io sono e posso, non è affatto determinato dalla mia individualità. […] Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di essere disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose: allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede?» (Karl Marx, «Manoscritti economico filosofici del 1844», Terzo Manoscritto, “Denaro”, XLII, pagg. 153-154).

Ecco dunque perché criminali come Destino, Goblin o il temibile signore del crimine Wilson Fisk in arte Kingpin (Capoccia) sono tanto attaccati alla ricerca spasmodica di arricchimento, nonostante i notevoli poteri di cui si trovano, casualmente o meno, investiti.

Il denaro decide su tutto, la Società in cui vivono rende inutile qualsiasi potere, da quello democratico a quello sociale.

I diversi sono messi in parte, odiati, cacciati, vilipesi, temuti proprio per la carica eversiva, rivoluzionaria, etico-pratica concreta di cui il nuovo Potere si fa portatore.

«La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. E’ nell’attività pratica che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. […] La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nell’attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica. I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo» (Karl Marx, «Tesi su Feuerbach» in Friedrich Engels, «Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca» a cura di Palmiro Togliatti, Roma 1950, Ottava e Undicesima Tesi, p. 80).

Dunque l’attività pratica degli eroi di Stan Lee è una rivoluzione in atto, contro le divinità che vogliono ergersi a nuovo governo del mondo, senza comprendere che reiterano alla fine un ruolo di false divinità, ancora più prigioniere di un destino illusorio dominato dal potere terreno, dallo sfruttamento e dal denaro, che tutto governa e tutto decide.

L’Uomo Ragno arranca quotidianamente con i conti alla fine del mese, è sfruttato da un rappresentante del quarto potere, che come supereroe gli muove contro una campagna diffamatoria senza precedenti dalla quale sicuramente non può difendersi.

Eppure la gente dei bassifondi, vilipesa e sfruttata dal Sistema, sente che egli non è una illusione, ma un qualcosa di pratico e realmente presente, attivo nel sociale della vita.

Hulk è bestialità pura, forza bruta, ma nel suo esser titanico, trascende i valori economici di finanza, denaro e potere, per assurgere a una innocenza infantile perduta invece dal colosso americano, forte delle armi, delle bombe e dell’odio organizzato e indotto nella popolazione.

Le varie guerre oltre i confini statunitensi sono troppo vicine per non rendersene conto, e i problemi dell’Europa sono troppo caldi per essere ignorati anche dal più ipocrita dei potenti.

I Fantastici Quattro, Hulk e l’Uomo Ragno muovono il senso della loro lotta contro ciò che aliena l’essere umano da se stesso, che lo fa sprofondare nella solitudine e nell’estraneità. Tentano di liberare le persone dal giogo dell’oppressione di nuovo, potenti e false divinità, rese terribili in virtù di un potere estraneo e relegato loro dal caso, dalla scienza o dal denaro.

Liberarsi dal gioco criminale di Destino non è una lotta vana, per il fantastico quartetto, anche quando alla fine sembrano perdere più di quanto non vincano.

Alla fine sono comunque un’opposizione, strenua, fragile e vilipesa, ma sempre presente e attiva, come può essere l’anelito di libertà contro le divinità false e bugiarde.

La Finanza e l’Economia sono solo alcuni di questi fantocci, mentre il potere e la mutazione intrinseca sono da parte di tutti gli individui, soggetti ormai a trasformazioni radicali, molto spesso inconsapevoli, più spesso non volute e in altri casi temute.

Lizard, Destino, o Goblin giungono ai superpoteri quasi per caso, rendendosi conto di aver qualcosa in più che è estraneo agli altri, una maggiore consapevolezza e potenza dei loro mezzi e dei proprio scopi, il dominio sulla realtà, essenzialmente etico pratico.

«L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società, producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, proprio perché essi sono un mondo capovolto. […] La miseria religiosa esprime tanto la miseria reale quanto la protesta contro questa miseria reale. La religione è il gemito dell’oppresso, il sentimento di un mondo senza cuore, e insieme lo spirito di una condizione priva di spiritualità. Essa è l’oppio del popolo. La soppressione della religione in quanto felicità illusoria del popolo è il presupposto della sua vera felicità. La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione, è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni» (Karl Marx, «Per la critica della filosofia del diritto di Hegel» in K. Marx, F. Engels, «Opere Complete 1843-1844» vol. III, a cura di Nicolao Merker, Editori Riuniti, Roma 1976, pagg 273-274).

Gli eroi di Stan Lee, con una alienante condanna sulla testa, piangono, soffrono, lottano, vincono e perdono, sempre spinti dalla profonda riflessione sulla contrarietà del mondo.

A volte rinunciano: come l’Uomo Ragno, nel meraviglioso episodio «Spiderman No More» quando decide di buttare nella spazzatura il costume e con esso i suoi ideali e i suoi sogni di lotta, per una vita estraniata nell’illusione e aliena alle sofferenze, al gemito dell’oppresso. Solo quando, come Peter Parker, salverà un poliziotto da un criminale, comprenderà appieno il senso della propria sofferenza e della lotta continua. Comprenderà di essere un esempio concreto di etica e pratica per cambiare attivamente il mondo.

Stan Lee, oggi novantenne, porta la fantascienza, le mutazioni del corpo e i cambiamenti della realtà, sotto una lente libera e scanzonata, decisamente rivoluzionaria. Gli eroi della sua rivoluzione, nel rinnovamento e nel cambiamento dei tempi, lottano ancora per un mondo migliore e più giusto.

Anche quando le lacrime dell’Uomo Ragno scenderanno copiose alla vista delle Torri Gemelle, vero urlo di ferro alle politiche imperialiste portate avanti da forze oscure, aliene, inerenti allo Stato, che reiterano e vanificano l’assetto democratico di un Paese, alienando appieno la Libertà.

Una lotta per la libertà che ancora non viene meno da parte dei figli dell’atomo, nonostante i veleni e le sofferenze cui vanno da sempre incontro.

BREVE NOTA SU QUESTA SERIE

Il buon dottore Asimov, le nuvole sognanti di Moebius, zia Ursula (Le Guin), Wells, Lovecraft, l’animazione di Reiji Matsumoto, sua perfezione Kubrick, i frutti dell’atomo (prima Ishiro Honda e oggi Stan Lee) e di certo non finisce qui. Fabrizio Melodia, che non per caso è soprannominato Astrofilosofo, disegna i profili di autori e autrici che hanno allargato il nostro sguardo sugli spazi e sugli altroquando interni, esterni, possibili e impossibili, insomma su fanta-scienze e altri territori del fantastico, la zona del crepuscolo… Lo ritroverete qui fra 7 giorni, non mancate. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Oh, oh – detto con il tono di Titti, il canarino – mi pare di vedere (all’orizzonte) una polemica politica sui super-eroi… La lettura di Fabrizio difatti è insolita quanto interessante.
    Nel frattempo leggo sul «Corriere della sera» (domenica 27) una lunga corrispondenza da New York dove si racconta che sul prossimo numero della rivista «Astonishing X-Men» ci saranno «nozze gay per i super-eroi» per la precisione e che anche la rivale della Marvel (la Dc Comics) prepara l’«outing», cioè proclamarsi omosessuale, per uno dei suoi eroi. Sul «CorSera» un manager della Dc Comics – ironia dei nomi si chiama Dan DiDio – non svela il nome e dunque potrebbe persino (sentite il tono ironico?) trattarsi di Batman. Dal presidente Obama ai fumetti: tutto a posto sul fronte dei diritti civili per i non eterosessuali? In realtà in 31 Stati degli Usa – la maggioranza – esistono tuttora legislazioni e/o pratiche poliziesche contro l’omosessualità mentre nascono gruppi violenti anti-gay, incoraggiati anche da esponenti religiosi.
    Super-poteri, super-problemi, supert-responsabilità.
    Non posso che ripetere l’invito a leggere il bellissimo romanzo di Sturgeon che in italiano trovate con il titolo di «Nascita del superuomo» oppure come «Più che umano» (db)

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