Sommossatori

Quando arrivi a chiedere e ottenere soldi dai Rom vuol dire che sei davvero pronto a tutto. La redazione de Il Dirigibile, una banda di venti scalcinati giornalisti, che l’arte ce l’avrebbero ma nella moneta hanno poca parte, ha deciso di lanciare l’assalto al cielo del mercato informativo italiano. Si tratta dello stesso nucleo che con Daniele Barbieri lavora per il quotidiano che verrà, nome in codice Aldo dice 26X1, che si è presentato al Festival di Giornalismo Internazionale di Perugia lo scorso fine settimana per una sorta di contro festival con numerosi comizi volanti da un palchetto piazzato agli ingressi dei workshop quando le persone facevano la fila per entrare e non potevano che ascoltarci. Non abbiamo cantato ma abbiamo suonato il nostro diritto a costituire un giornale senza capitale iniziale in base a un progetto valido. Rubando.

Non ci autoincensiamo da soli, in questi ultimi due anni abbiamo presentato progetti in campo informativo che hanno ottenuto riconoscimenti nelle facoltà di Scienze della Comunicazione, nelle redazioni, tra gli sciacalli di società di “servizi” (più esattamente servizietti) che prendono il 30% senza fare un bel niente ma senza le quali una semplice associazione come la nostra è esclusa dall’accesso ai bandi degli enti locali italiani e dell’Unione Europea, tra ragazzi che non hanno i soldi per pagarsi università private e master collegati al grande barnum ufficiale dell’informazione italiana. Insomma dopo i riconoscimenti hanno cercato di fotterci, lo so che non è fine, ma questo hanno fatto. Tutti

Noi della redazione ci siamo conosciuti organizzando dei corsi di giornalismo a cui hanno partecipato gratuitamente le più grandi figure anticensura del Paese, dice ma come avete fatto?, così, gli abbiamo telefonato e sono venuti, incredibile ma vero, gli abbiamo raccontato quello che vi sto raccontando e gli è piaciuto, forse sono cretini come noi. Sarebbe cafone fare i nomi, ma abbiamo notato che la disponibilità è direttamente proporzionale alla capacità di critica reale del presente compresi i meccanismi dell’informazione e le complicità dei giornalisti coin il potere. Forse ci siamo rivolti a persone non colluse, così ci è sembrato, senza nessun amore per le manette e per l’indignazione a comando, fatto sta che usciti loro noi discutevamo e lungo tutto un lungo anno ci siamo fatti un’idea ben precisa prima di quello che non dovevamo fare e poi di quello che avevamo da scrivere. Abbiamo invitato ex terroristi ed ex commissari, abbiamo preparato interviste collettive in testo in audio e in video, abbiamo realizzato una trasposizione radiofonica delle “Lezioni Americane” di Calvino. Isoliamo storie di persone individualmente e poi le incrociamo per dare una narrazione del presente a cui unire i luoghi. Vi è mai capitato d’imparare divertendovi? Provateci, vale a tutte le età, è una carezza per il cuore, un’endorfina per il cervello e un balsamo per pensare che domani è bello alzarsi. Anche se il mondo fa sempre più schifo.

Negli ultimi due anni abbiamo incontrato editori “interessatissimi” ai progetti che si sono tirati indietro al momento di tirare fuori i soldi, poche migliaia di euro, perchè pensavano che andassimo nella direzione comune del genere umano occidentale attuale, cioè la sottomissione senza nulla in cambio. Siamo andati alla Caritas per ottenere dei locali e ci hanno sbattuto la porta in faccia nonostante l’intercessione di persone amiche. Siamo andati presso le chiese a chiedere spazi e ci hanno chiesto 50 euro al giorno, come un condominio che deve fare la riunione. Ci siamo rivolti al sindacato dei giornalisti e ci hanno guardati schifati. Ci siamo presentati con un assessore al bilancio di centrosinistra a una struttura di servizio regionale per ottenere diecimila euro di prestito d’onore per uno start up d’impresa, soldi all’un per cento d’interesse che vengono dati a porci e cani, ma forse noi siamo gatti e non rientravamo nella lista di clientele possibili.

Abbiamo chiesto a L’Altra Economia di Roma spazi e ce li hanno negati, abbiamo chiesto un prestito alla Banca Etica (a breve un’inchiesta su questo grande  equivoco) che ci ha chiesto garanzie immobiliari in cambio come una banca qualsiasi. Poi i tanti amici e compagni nei vari partiti e nelle istituzioni, ciarlatani inconsapevoli e ormai preda di un linguaggio che non ha più nulla a che fare con il mondo reale che non potevano fare niente perchè i loro partiti destinano risorse solo a strutture di propaganda. Siamo arrivati ad occupare simbolicamente una struttura di comunicazione all’interno di un centro sociale e alla fine ce ne avevano pure concesso l’uso, ma si erano così impauriti della nostra determinata volontà comunicativa che abbiamo rinunciato perchè se non produciamo leggerezza nel senso calviniano il nostro progetto fallisce e diventa uguale agli altri.

Così, alla fine, abbiamo deciso di rubare.

Ai parenti, agli amici veri, ad altri scombinati come noi. Ma non bastava. Abbiamo affittato una sede, messo internet, rimediato una decina di pc, il telefono, pronti e via. E adesso come paghiamo? Uno spettacolo teatrale di Daniele Biacchessi, grazie ancora Daniele, altri lavoretti dei singoli confluiti nelle casse comuni, una padrona di casa che anzichè prenderci a calci nel sedere è paziente, amici veri degli amici veri che ci hanno indicato piccoli bandi a cui partecipare. Siamo partiti. Ma ce n’è sempre una, una volta ci staccano la luce, l’altra internet, allora uno di noi esce di casa con la chiavetta internet mobile della sorella e siamo ancora online, mentre un altro convince il padre che prima o poi gli ridaremo quei soldi del riallaccio sapendo che sarà impossibile per molto tempo.

Con questo sistema siamo andati avanti per diciotto numeri della rivista, diciannove con quello che uscirà questa settimana. Quindi, se prima avevamo qualche dubbio sulla nostra capacità di raccogliere articoli lungo un percorso progettuale che si sviluppasse sotto forma di un concept più che di una sommatoria di articoli che trovi ovunque, adesso sappiamo che la nostra era vera fame e avevamo il diritto di rubare e di continuare a farlo. Seguiamo un’idea, qualche volta con successo altre meno, e poi giudicate voi andando a leggere Il Dirigibile e capendo che può non piacere ma è un’idea precisa di comunicazione.

Così, dopo la certezza di una forza costruita sulla ricerca di conoscenza del giornalismo come strada, abbiamo cominciato ad avere l’esigenza di venire fuori a volto scoperto. Quando vedi della gente col microfono che si limita a sorridere senza incalzare alle risposte dell’interlocutore verrebbe voglia di strappargli il microfono e gridare come in una banca: Fermi tutti, questa è un’intervista!!! Ecco, noi proprio non siamo capaci di rimanere zitti, il nostro lavoro è parlare intervenendo nei fatti di tutti, anche quelli spiacevoli degli amici veri, questo ci siamo proposti e questo facciamo. Abbiamo capito che se ci limitiamo a disegnare il mondo come ci piace e non com’è, dove spesso i peggiori sono quelli dai quali ci aspetteremmo il la, diverremmo uni tra i tanti, questa è la nostra presunzione. Insomma se proprio dovessimo riconoscerci in un comune destino saremmo più connotabili come entità socio emotiva che struttura politica.

Ed ecco che leggiamo di questo Festival di Giornalismo che ha raggiunto un qual certo successo. Però poi leggendo i programmi, mica per fare gli schifiltosi o gli snob ma perchè non facciamo davvero sconti a nessuno, leggiamo dei nomi di gente che nella propria redazione non ha mai speso una parola per quei disgraziati che guadagnano 5 euro per un articolo, quando li prendono, e che ti viene a fare una bella lezioncina sulla libertà di stampa e i giornalisti come baluardo della democrazia. Dobbiamo andare, ci siamo detti.

Allora ascoltami bene, così dicevamo a tutti, noi stiamo facendo la questua, là dentro si parla del ruolo che avremo tra trent’anni nell’informazione, quando loro finalmente saranno stati debellati solo dalla senilità, noi invece stiamo qui fuori perchè abbiamo un’idea di giornalismo e di possibilità di lavorarci per chi lo sa fare, che necessita di un piccolo capitale iniziale per essere avviato. Questi soldi ci vengono negati e noi ce li prendiamo in qualsiasi maniera. Se lasci il cassetto aperto in camera tua con uno di noi dentro casa non avremo tanta pietà per il tuo portafoglio, è vero, ma la nostra polemica e concreta pratica di elemosina, ci da il diritto di gridare che va spezzata la spirale che chi è escluso dall’accesso ai soldi sia anche privo del diritto concesso ad altri dalla natura e non dalla bravura. Vuoi fare il giornalista? Fai un giornale, organizzati come noi, rivendica, combatti, cerca le notizie e creiamo una rete informativa, una cnn dei poveri che si dà un finanziamento sociale e afferma il suo diritto all’esistenza come un diritto naturale.

Fin qua era tutto normale, facevamo la nostra parte, ma la cosa strana è avvenuta dopo, quando ci siamo accorti che ci stavano anche ad ascoltare. E ci hanno dato anche un sacco di soldi, chi per lo spettacolo clownesco dei comizi volanti chi perchè comprendeva pienamente cosa dicevamo. Indirizzi, altre testate, altre esperienze. Quando abbiamo riconosciuto il professor Santino Spinelli, illustre esponente della Cultura Romanì, insomma “‘no zingaro”, dicono a Roma, che avevamo intervistato nel primo numero, non abbiamo resistito e abbiamo chiesto la carità anche a lui intascando qualche euro, fenomeno paradossale a dimostrazione che il mondo come lo pensiamo non esiste più.

Insomma siamo stati volutamente fuori dalle sale ufficiali e ci siamo ritrovati pienamente dentro con tantissime persone, molti ragazzi. Parlavamo una lingua comprensibile da tutti anche se la nostra è inevitabilmente un po’ troppo determinata verso la costruzione di questo giornale come occasione lavorativa seria e autoimprenditrice con un’editore collettivo, senza chiedere assolutamente niente a enti e stato, chiedendo un euro al mese ai propri sostenitori. Con sessantantamila sostenitori si crea un’impresa che può pagare in varia misura una trentina di persone. Solo con l’online naturalmente.
Beh, volevo raccontarvi questa storia, quindi in cambio non vi chiederò di contribuire a Il dirigibile perchè nell’economia di baratto paradossale ci siamo resi un servizio reciproco io scrivendo e voi leggendo.
Però magari pensateci un attimo al senso di questa storia, scritta con lo stessa confusione che trovate in redazione.
E se vi piace entrateci.

ciuoti

4 commenti

  • ismaele franco fortino

    bravi e simpatici vi sostengo

  • Solidarietà!
    Mentre leggevo, mi è sembrato davvero che tutto fosse possibile.. ma la realtà è questa o quella di prima, mentre leggevo?
    Quando passate da Bologna, fate un fischio!

  • La verità è che è possibile davvero. Vogliamo farlo e lo stiamo facendo. Fischieremo come il vento è passerà la bufera.

    Grazie a Spleen e ad Ismaele, abbiamo tracciato il vostro ip e una nostra squadra sta già facendo le copie delle vostre chiavi di casa. Allora date un occhio anche a http://www.ildirigibile.eu così saprete se sono soldi ben spesi!

    A parte gli scherzi grazie per la solidarietà

  • Sapete come potreste sostenerci? Organizzando assemblee pubbliche con noi su questo tema della creazione di un quotidiano nelle vostre città. La rete da mettere in piedi è contemporaneamente economica ed editoriale. La capacità delle persone di avere un ruolo nel raccontare storie è l’unica condizione richiesta per chi vuole collaborare. Da cinquanta centesimi in su ogni offerta sarà ben accetta. Daremo il conto corrente per esprimere il sostegno con un euro al mese, un conto corrente di dodici euro per un anno. Ma soprattutto c’incontreremo tra persone che comunicano tra umani oltre che con la mediazione digitale.
    ildirigibile.redazione@gmail.com

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