Il femminicidio linguistico di Marilia Rodrigues, «la brasiliana»

di Gennaro Carotenuto (*)  

Marilia Rodrigues

Marilia Rodrigues (nella foto), la cittadina brasiliana di 29 anni assassinata in provincia di Brescia, viene uccisa in queste ore una seconda volta, in quanto donna, in quanto bella e in quanto straniera ed extracomunitaria e in quanto proveniente da un Paese al quale facciamo corrispondere stereotipi razzisti e sessisti sulla presunta disponibilità della donna. E in un Paese, l’Italia, dove l’ex-ministro della difesa Ignazio La Russa definì il Brasile come un Paese buono per ballerine ma non per giuristi, siamo di fronte a una triste conferma sulla nostra incapacità di stare al mondo.

Se fosse stata francese o tedesca o bresciana la povera Marilia non sarebbe stata etichettata come «la tedesca» o «la bresciana». Sarebbe stata «la cittadina tedesca» oppure sarebbe stata «la ragazza francese». Oppure «la donna inglese» , o «la signora svizzera», spesso definendone lo status sociale, in modo più sbrigativo per «donna», più deferente per «signora». Invece basta fare una piccola ricerca per prendere atto che, per la maggior parte dei giornali, Marilia è solo «la brasiliana» (ma poteva anche essere «la siciliana» o «la napoletana») con un senso fra il lascivo e il razzista che si coglie dall’ellissi dell’identità che i media si sentono liberi di fare quando non si sentono liberi di dare per scontato un passato scomodo (o meglio facile) per la vittima.

Dobbiamo rifarci alla stampa brasiliana per sapere qualcosa di più di lei e restituirle un po’ di identità al di fuori degli stereotipi. Veniva da Uberlândia Marilia, città di poco meno di un milione di abitanti nello Stato di Minas Gerais. Questo è uno dei grandi Stati industriali della potenza brasiliana, una specie di Lombardia, caratteristica che fa fatica a essere associata dalla nostra stampa a quel Paese e non ha neanche una grande squadra di calcio da ricordare o un carnevale notevole, ammesso che interessi davvero sapere da dove veniva quella vita spezzata nella provincia lombarda.

Invece Marilia viveva a Milano con la mamma da circa dieci anni. Solo di recente la madre era tornata a Uberlândia. Marilia, che non aveva altri parenti in Italia, aveva continuato a vivere e lavorare a Milano fino a quando aveva cominciato a far la pendolare col Paese dove aveva trovato lavoro e avrebbe poi trovato la morte. Non è vero quindi che «la ragazza del trolley» fosse senza fissa dimora (quindi sbandata, quindi disposta a saltare nel letto del primo che le offrisse un pasto caldo). Non faceva né la ballerina, né la «ragazza immagine», né le pulizie nel posto dove è stata uccisa, ammesso e non concesso che tali professioni umilino – per motivi diversi – la dignità della donna. Anzi, in quell’impresa che col Brasile lavorava, Marilia aveva guadagnato un ruolo amministrativo di responsabilità nel quale faceva valere le sue competenze linguistiche in portoghese, la sua conoscenza del Paese, i suoi studi specifici e avrebbe col tempo superato la precarietà dei ragazzi della sua generazione con un buon avvenire davanti. In ogni caso il suo, insindacabile, e al quale aveva diritto.

Infatti, nei dieci anni in Italia, aveva studiato turismo e aveva lavorato come hostess per una compagnia aerea. Marilia non era la brasiliana «misteriosa e sfuggente» che magari usava l’avvenenza per campare alle spalle del bravo italiano che avesse «perso la testa per lei» ma era una giovane donna che aveva scelto di vivere, studiare e lavorare fra noi per buona parte della sua vita adulta. Nulla di misterioso né di border-line e, probabilmente, ad avere la pazienza di cercarli, decine di amici possono raccontarla. Per scrivere questi pochi dati non ho fatto alcuno sforzo: ho perso cinque minuti su «O Globo» e un altro paio di noti quotidiani brasiliani che ne hanno ricostruito il passato. In Italia al contrario si trova ben poco per una notizia in prima pagina nella quale, come spesso accade, i media scelgono di appoggiarsi all’accomodamento, allo stereotipo, al razzismo e al sessismo aperto nel liquidare Marilia «la brasiliana» come altro da noi. Presto prenderanno posizioni giustificazioniste per l’assassino, vedrete.

(*) riprendo questo post da Giornalismo partecipativo del 3 settembre 2013

 

Redazione
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76 commenti

  • Bravo Daniele! E bravo naturalmente! Gennaro Carotenuto. E’ un caso emblematico di questa società. L’ articolo merita diffusione. Io da parte mia l’ ho condiviso ieri nella mia pagina Facebook.

  • Ma se anche non avesse avuto un ruolo di responsabilità e una carriera di tutto rispetto, gli addetti stampa dovrebbero quantomeno rifletterci, quando parlano di qualcuno titolandolo della sua nazionalità come se fosse un punto in meno della graduatoria delle accettabilità sociali.
    Perchè è una cosa assai di cattivo gusto. Gli esseri umani hanno tutti diritto ad essere rispettati quale che sia la loro posizione, la loro nazionalità, la loro esistenza manifesta. Anche quando si parla di presunti o reali assassini. Credo onestamente che anche quello di cercare la disconferma ai patetici e continui insulti delle pubbliche opinioni e dei loro pregiudizi sia un’arma a doppio taglio che rischia di creare un nuovo pregiudizio: Ridiamo loro una dignità se hanno i titoli per riprendersela.
    Ci sono persone che hanno perso la vita allo stesso modo e l’unica cosa che si potrebbe dire su di esse è che hanno passato la vita guardandosi intorno senza sapere da che parte cominciare. Ma ciò non toglie loro la dignità di una vita.
    Buona serata.
    Gabriella Modica

  • “Non faceva né la ballerina, né la «ragazza immagine», né le pulizie nel posto dove è stata uccisa”

    Scusa, Gennaro, ma questa frase, nonostante la chiosa, è poco digeribile e ci riporta dritti dritti alla questione degli stereotipi.

  • Immenso Daniele! Bravissimo

  • beh ci stanno già provando…su rai news di ieri (ora di pranzo circa) hanno tenuto a sottolineare che il datore di lavoro dichiara di sapere che la donna fosse incinta e di “essere convinto” che il figlio fosse suo anche se non del tutto sicuro e che aspettava la prova del dna, come a sottolineare il fatto che con questa ragazza non si poteva essere certi…

  • GRAZIE!!! ringrazio di cuore Gennaro Carotenuto!

  • Da un Paese che irride un ministro perché vuole aprire le porte agli stranieri (spesso italiani quanto quelli “puri”), non c’è da aspettarsi di meglio…comunque grazie per l’articolo, preciso e convincente.

  • Togliere la vita ad una persona è una cosa terribile. Ma una donna colta, intelligente, dovrebbe sapere che non si va con il marito di un’altra. E’ proprio una società che ha perso il senso dell’esistenza. Se sei sposato e vai a cercarti un’altra donna…che senso ha il tuo matrimonio? Ma chette sposi a ffà? In una società senza più valori può succedere qualsiasi cosa e le responsabilità sono , purtroppo, di chi vuole vivere “alla come viene”….alla “se la va la spacca”….una donna deve sapere che l’adulterio è una cosa grave…nella Bibbia l’adulterio è equivalente all’omicidio….perchè con l’adulterio tu uccidi tua moglie o tuo marito, o la moglie o il marito di un’altro essere umano.
    Se abbandoniamo questi concetti fondamentali….non c’è più società e non c’è più senso….tutto è possibile e lecito…si entra in una dimensione dove tutto diventa normale e consequenziale….anche una cosa orribile come l’omicidio.

    • Ogni persona è ovviamente libera delle sue opinioni e qui (in blog) non si censura chi la pensa diversamente, salvo nei casi di offese e/o minacce. Ciò chiarito, io non sono d’accordo con De Benedictis – nell’equiparare l’adulterio all’omicidio – e potrei finirla qui. Però mi permetto di chiedergli di riflettere sulla parola “consequenziale” (e magari di rispondermi). Chi non la pensa come la Bibbia (e, per restare al caso, non equipara adulteri e omicidi) è forse una belva senza una morale? La mia esperienza mi dice di no. E sempre in base alle esperienze vale il contrario: vedo che chi si professa cristiano, e magari cita spesso la Bibbia, non per questo rispetta la vita umana. Aggiungo che sono in eccellenti rapporti con molte persone credenti che ammettono, con dolore, quanta misoginia si trovi nella Bibbia e in altri testi “sacri”. A mio avviso bisogna ragionarne con calma. E intanto non dare il minimo alibi a chi uccide.
      Se pure la società è «sfasciata» (e bisognerebbe ragionare sul perché) un delitto resta tale; un adulterio non uccide. Tradimenti, bugie, abbandoni… non vanno giudicati con leggerezza ma uccidere è irreparabilmente più grave. Per quanto si consideri grave un errore, un egoismo a volte pesantissimo, stiamo parlando di ferite che, per fortuna, sono a volte rimarginabili. Paragonare l’adulterio a un omicidio a me sembra insensato. E per questo motivo (per molti altri no) sono contento di vivere in un Paese che non considera l’adulterio un assassinio.

      • Leggo con divertimento piu’ che con stupore il commento del sig. De Benedictis. A quando la nota di un integralista islamico? Un bell’ articolo quello di Carotenuto sta provocando un dibattito curioso che va dal calcio di Minas Gerais alle scomuniche dell’ adulterio. Aspetto una fatwa, inoltre informero’ al piu’ presto con dovizia di particolari che a Minas Gerais non c’è capoeira.

      • sinceramente questo commento sembra quasi paragonare la gravità dell’omicidio a quella dell’adulterio. nessuno però ha pensato che magari quell’uomo fantastico del quale Marilia si era innamorata ,le aveva fatto credere di non amare più la moglie e di essere sul punto del divorzio? nella vita non condivido e non accetto il tradimento e per quanto sia anche appartenente alla religione cattolica penso che se una storia è finita una persona abbia il diritto di poter amare ancora. tra i due preferisco Marilia che per amare questa persona ha pagato con la vita e non lui che uccidendola ha ucciso anche suo figlio…che amore il suo vero? secondo me giudicate le persone a prescindere dal conoscerle o meno….

    • Io non ho capito la logica del suo ragionamento . Dice che una donna colta, non va con il marito di un’altra ( piccolo particolare, sembrerebbe, che siano le donne quelle che non fanno altro che cercare gli uomini atrui…e gli uomini esseri passivi, che si fanno rapire da qeste creature chiamate donne…)
      Sono daccordo con lei sul fatto che se vuoi tradire, che ti sposi a fare…, ci può anche stare il ragionamento sulla società….
      ma Che una donna deve sapere che adulterio è omicidio……. L’adultero è lui…lui ha giurato fedeltà davvanti a dio, a sua moglie…non lei…
      Per quanto riguarda l’ultima frase , Un uomo ha ucciso la sua amante e anche il suo figlio….non è colpa della società , a solo Sua….
      mi viene in mente un detto ” voleva la botte piena e la moglie ubbriacca “….voleva tutto, l’amante che lo aspetasse vogliosa ogni volta che lui desiderava farle visita e la moglie rasicurante a casa…..se ci pensate voleva ciò che gli uomini hanno fatto per secoli….solo che una volta , le amanti stavano in bordelli, o appartamenti in grandi città…e le mogli non ti rovinavano economicamente, o minacciavano di lasciarti…una volta scopperto il tradimento….

    • Ehhhh….ti sei accorto che la società è cambiata????…mmmm…per il tuo commento mi sembra di no.Buona sera.

  • Lo stato di provenienza della sfortunata ragazza non ha forse una “grande squadra di calcio da ricordare”, ma il Campeonato Mineiro organizzato dalla Federação Mineira de Futebol è comunque di buon livello, a partire dalla nota squadra dell’Atlético Mineiro. Vi militano – segno dell’alta percentuale di popolazione di origine italiana presente nel Minas Gerais – squadre dai nomi quali Palestra Itália.

  • come è possibile trasformare la vittima in una colpevole. come una persona può continuare ad essere umiliata dopo uccisa con un figlio in pancia da un “bravo” cittadino italiano? ma che gente del diavolo c’è in giro. avrei paura del futuro di un paese che ha perso il minimo di etica che potrebbe avere a cominciare dai politici leghisti e neo-fascisti come La Russa che ha il coraggio di prendere in giro il paese che è la 9° economia mondiale mentre l’Italia è già paragonata ad alcuni paesi africani. Perderà solo di fare gli affari con il Brasile che sarà un dei tanti paesi all’estero a girarsi le spalle all’ignoranza italiana.

  • Come è difficile discutere con alcune persone. Sul post di Gennaro che ho ripreso cominciano ad arrivare insulti. Mi chiedo se davvero esiste qualcuna/o che pensa di convincere chi è di parere diverso a colpi di «cazzone» o «paranoico». A ogni modo ripeto che su questo blog le opinioni passano ma ogni aggressione verbale viene bloccata. (db)

    • Peccato! L’ articolo di Carotenuto e’ ottimo e dovrebbe stimolare una riflessione su una morte assurda e come certa stampa l’ ha raccontata. Io pero’ non censurerei gli insulti che innanzitutto ” insultano” chi insulta e sono significativi sia di difficoltà a dibattere il vero tema che solleva Carotenuto sia di un’ allergia all’ ‘ ironia.

  • critica costruttiva = realtà
    anche di modo educato. poi se il parere è negativo farlo diventare bello

  • ci sono pregi e diffetti nel mondo e nelle persona, purtroppo questa è una notizia solo di diffetti!!

  • TUTTO SI INIZIA DALLA PERDITA DEL RISPETTO, OLTRE CHE VERSO SE STESSI, ANCHE VERSO ALTRI ESSERI UMANI CON CUI SI HA RAPPORTI: L’ADULTERIO, CHE TANTO FACILMENTE E SUPERFICIALMENTE SI ACCETTA, E’ GRAVISSIMA MANCANZA DI RISPETTO VERSO IL CONIUGE,L’ALTRO CONIUGE, I PROPRI FIGLI E QUELLI, EVENTUALI DELL’ALTRA COPPIA: UNA SPAVENTOSA MANCANZA DI RISPETTO E DI RESPONSABILITA’ VERSO SE STESSI E LA SOCIETA’, UNA BOMBA INESCATA SUBDOLAMENTE NELLE FAMIGLIE E NEI GRUPPI SOCIALI; COSI’ SI E’ CREATA LA SOCIETA’ MALATA CHE VEDIAMO, NELLA QUALE MATURANO I PIU’ DEPRAVATI DELITTI, STORIE SPAVENTOSE , NELLE QUALI LE PRIME VITTIME SONO I FIGLI. QUESTI DUE INFELICI, SONO STATI IMPRUDENTI E SENZA RISPETTO,NE’ AMORE PER I CONGIUNTI E TRADITORI ANCHE DELL’AMICIZIA. LA SITUAZIONE, A MIO PARERE, SE LA SONO COSTRUITA, FINO ALL’EPILOGO PIU ATROCE.

    • Non sono d’accordo. Ripeto quello che ho già scritto (qui sopra) in risposta a De Benedictis: a me pare illogico dire «se la sono costruita» per molti motivi e principalmente perché qui si ragiona di un assassino e di una persona uccisa: non si può metterli sullo stesso piano.
      Che poi la società “malata” di oggi nasca dall’adulterio non mi convince affatto anche perché mi pare che gli adulteri siano vecchi come il mondo.
      In generale, cioè sul femminicidio, a me pare che spesso si continuino a scaricare colpe sulle vittime (quasi sempre donne) più che sugli assassini (quasi sempre uomini).
      In questa specifica vicenda, come ha scritto benissimo Carotenuto, si mescolano poi sessismo e razzismo (la straniera, la brasiliana, l’immigrata…)
      PS: mi permetto di chiedere alle persone che intervengono di spiegarsi meglio, cioè di riflettere tre minutini prima di fare l’invio: a volte gli interventi, brevi o lunghi che siano, risultano difficili da capire (o almeno così pare a me). Penso che fare uno sforzo per spiegarsi meglio può giovare a tutte/i. GRAZIE.

  • Bravo!

  • E’ LA PRIMA VOLTA CHE SENTO DIRE CHE UNA DONNA NAPOLETANA O SICILIANA VIENE ASSOCIATA ALL’IMMAGINE DI UNA DONNA DI FACILI COSTUMI, BALLERINA O SIMILARE…ABBIAMO CONIATO UN ALTRO STUPIDO STEREOTIPO??? ATTENTI ALLE PAROLE…

  • Mah non ho mai votato La Russa e non concordo con chi mette sullo stesso piano omicidio e adulterio… al tempo stesso mi trovo distante dal “multiculturalismo da Erasmus” di cui è intriso quest’articolo che rappresenta il peggio della sinistra italiana. All’estero, nei “paesi civili”, un omicidio è un omicdio e come tale viene punito. Il diritto garantisce aggravanti come premeditazione o crudeltà. Che c’entra se era brasiliana? Vogliano parlare di come ci considerano all’estero la maggior parte dei brasiliani? Meglio di no, altrimenti vedremmo che come stereotipi non hanno nulla da invidiarci. Quindi se avete un minimo di coraggio prendete l’esterofilia e tiratela via e se volete prendere ad esempio l’estero non fatelo “da italiani”, ovvero tanto al kg.

    • Io vivo in Brasile, quando vuoi sapere cosa pensano i brasiliani di noi, fammi sapere.

    • Ma non ha letto l’articolo? lei dice la stessa cosa che è scritta nell’articolo ma lo contesta a prescindere per posizione ideologica (“..il peggio della sinistra itaiana”).

  • @DB Il mio voleva essere un puntualizzare e tentare di esorcizzare certe situazioni e luoghi comuni che vedono l’uomo sempre colpevole e la donna sempre vittima e priva di responsabilità concrete. Sono addolorato per quella povera ragazza, ha l’eta dei miei figli e figlie che sono, tra l’altro, in giro per il mondo. L’omicidio è una cosa da condannare sempre, su questo non si discute neanche….ma vivendo nella realtà…so che le mie azioni, hanno o avranno delle conseguenze. Se rubo, tradisco, inganno, offendo, dopo i 14 anni, so che i singoli o la società si attiveranno nei miei confronti. Non voglio fornire alibi a nessuno, tantomeno ad un assassino…ma i figli si fanno in due.
    Quelli che citano la Bibbia o si battono il petto in continuazione non sono i migliori, questo è poco, ma sicuro…. quello di cui continuo a stupirmi è (qui allargo un po’ il discorso e non vorrei uscire troppo fuori tema) di come le persone siano colpite dal fatto che accadano certe cose atroci nella società, senza chiedersene il motivo o studiare un po’ la storia. La sessualità vissuta nel matrimonio è stata introdotta dalla società giudaico – cristiana. Prima di questa civiltà ogni popolo aveva i propri gusti ed orientamenti sessuali: pedofilia, rapporti con animali, adulterio, prostituzione sacra, ecc. facevano semplicemente parte di usi e costumi. Oggi viviamo in una società scristianizzata e non dobbiamo più stupirci di nulla: stiamo tornando a come era il mondo, prima dell’avvento della civiltà che ha portato l’uomo sulla Luna. Se è giusto non pensarla come le Sacre Scritture, dove c’è una legge dettata da Dio, allora è altrettanto giusto accettare i gusti ed gli orientamenti di ognuno….non è così tanto semplice la questione di credere o non credere…”Chi non la pensa come la Bibbia (e, per restare al caso, non equipara adulteri e omicidi) è forse una belva senza una morale?” Forse sarebbe il caso di riflettere maggiormente sul senso dell’esistenza e di certe azioni come l’adulterio o l’aborto che oggi sono considerate azioni non condannabili,quasi normali….. ma che stanno minando nelle fondamenta la nostra società. Non sono ne’ un moralista ne’ uno stinco di santo ma osservo gli eventi e dietro a questi attacchi continui agli uomini, questo parlare di femminicidio e non di omicidio, vedo una chiara volontà di separare l’uomo dalla donna, un’esigenza che nasce dagli obiettivi delle case farmaceutiche per attuare quella che è l’ultima spiaggia del business e dei target aziendali: la commercializzazione degli embrioni umani.

  • io sinceramente non capisco chi possa giustificare un assassinio,di donna o uomo,e se il tema è il sessismo non ho mai sentito una giustificazione ad un omicidio ,pur che la partner si sia dimostrata magari avida ,strumentale,ossessiva od altro.Nonostante tuttio appunto,nessuno giustifica,o almeno non ho mai sentito scuse,anzi ,forse enfasi…Se poi vogliamo allargare il campo,percvhe’ non ammettere che in presenza di figli ,purtroppo ,la sottocultura italiota da per scontato che papa’ no buono a cambiare pannolini,buono solo per lavorare,papa’ forse puttaniere…mentre mamma brava e fedele,amorevole,..beh io non so voi,ma nelle generazioni dai 40 in giu’ mi risulta tutto diverso..da valutare caso per caso ma la magistartura non ha tempo ,è oberata quindi affidi al massimo condivisi e raus ,il papa’ fuoriu casa (anche se magari il papa’ la ha comperata col sacrificio delle sue generazioni e parlo di onesti lavoratori proletari ,che magari se la trovano scippata da una cherubina di un paese lontano,ovviamente santa,ortodossa,ben inseritesi nei gangli borghesi)..ecco insomma,enfatizziamo le cose reali,non stiamo sempre a vedere le cose a senso unico,e non chiediamoci poi perche’ la sinistra antagonista in un momento di aggressivita’ rapace del capitalismo,non viene neppure considerata..oppure andiamo avanti col dire che non ci capiscono che è colpa dei cogl..della gente telecomandata?’troppo facile…

    • concordo su alcuni punti di questo commento e dissento su altri ma la discussione resta aperta. Ci tenevo a dire che invece io (ho 64 anni) ho sentito e sento dappertutto «giustificazioni» maschili alla violenza contro le donne: intendo dire che nelle varie città dove ho abitato, in diverse epoche della mia vita, in ambienti sociali eterogenei ho continuato a sentire molti uomini che (specie quando parlavano fra loro, senza donne intorno) sghignazzavano su queste violenze, le giustificavano, le approvavano, talora se ne vantavano. Ho inteso altri parlare (mi è difficile credere in buona fede) di statistiche truccate dalle donne. E ancora, tanto per fare un esempio sui media: «La voce», un giornalaccio che esce qui dove vivo, anni fa pubblicò una “inchiesta” sulle donne che picchiano gli uomini (io l’ho denunciato all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, non so come finì).
      Certo ci sono uomini che si dissociano da questi discorsi complici ma spesso il “gruppo” non gradisce, non discute: li espelle e basta. Non credo che la mia sia un’esperienza insolita, purtroppo; né mi risulta che su reati altrettanto gravi esista una così diffusa “simpatia”. Ne terrei conto quando si parla di violenza maschile. In questo senso mi pare importante riflettere sull’appello di «Maschile plurale» – vedi anche qui in blog – a prendere la parola in quanto uomini, partendo da questo dato storico.

  • condivido appieno il Suo articolo, vivo da due anni in minas gerais la lombardia del brasile 4 volte più grande dell’Italia con capitale belo horizonte grande due volte milano e con due team di calcio fortissimi il cruzeiro di fondazione italiana (ex palestra italia) vincitore di parecchi scudetti coppe e quant’altro e l’atletico (gallo) quest’anno trionfatore nel campionato brasilerao e nella coppa libertadores (la chempions europea) nel quale gioca un certo ronaldinho gaucho. la vicenda di questo assassinio mi ha colpito molto essendo nato e cresciuto a trecento metri dal luogo della tragedia (gambara) e dove tuttora vivono i miei genitori e famigliari e risiedendo in ipatinga cittadina di minas, (paragonabile a Brescia per dimensioni e industrie) confermo di un popolo con una cultura diversa dalla nostra ma di una civiltà per molti aspetti superiore alla nostra meschina e arrogante.
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  • Ricordo, anni fa – credo una ventina – il caso di una ragazza inglese violentata in Italia (da poliziotti? carabinieri?). E ricordo che i giornali italiani si ostinavano a chiamarla “l’inglesina”. Un commentare più lucido (ci voleva poco) fece notare proprio questa cosa. Se fosse capitata una disgrazia, che so, a un uomo, l’avrebbero definito “l’inglesino”. Il razzismo e il sessismo sta anche nel linguaggio, che è lo specchio della forma mentis dominante.

  • Conosco il Brasile, innanzitutto il Brasile africano, Salvador de Bahia. Tra l’ altro mia nonna di parte materna era brasiliana nata a San Paolo. Mia moglie ha due cugini preti impegnati con il popolo. Parlo anche un po’ il portoghese, lo capisco un po’ e lo leggo. Non capisco questo ” sofisticato” confronto di civilta’ il cui criterio principale e’ il calcio, sarà perché tifo Roma e Boca Junior. Comunque se vogliamo paragonare fra loro questi due paesi ci sono anche altri criteri: la letteratura, la musica, le questioni sociali, la situazione agraria, la condizione dei popoli originari, l’ economia e la politica, li il governo della compagna Dilma, qui il governo di Berlusconi/Letta etc.,etc..
    Ma cosa c’ entra tutto questo con l’ articolo di Carotenuto?

  • Volevo dire soltanto questo :l’omicidio di un essere umano, qualunque sia e per qualunque causa avvenga, e’ un delitto inammissibile . Tuttavia ci sono com portamenti e situazioni che possono portare a tanto ed e’ su quelli che si deve lavorare. Siamo esseri umani ed imperfetti, fragili, dai sentimenti delicati ed istintivi, per cui di deve evitare ciò che conduce a provocarli. Questo vale anche per una moglie che uccida il marito per gelosia o per altri motivi gravi. Per tutti, di qualsiasi nazionalita’, razza, colore, fede o altro, commettere omicidio e’ il delitto piu’ grave che possa esserci, poiché la vittima e’ perduta per sempre.

  • È una tristeza molto grande questo! Ringrazio a tutto il popolo italiano che sono contro di questa ingiustizia. Anche io sono brasiliana, innamorata dell’Italia, e anche quando vedo una notizia così penso: Ancora credo nella umanità, quella che ha un cuore e che non pensano solo in sè stesso. Ancora voglio conoscere l’Italia 🙂 E voglio anche che lei sia in cielo adesso, in pace! Abbraccio a tutti e in speciale a chi ha creato questo blog!

  • Semplicemente daccordo con Novella…e ovviamente con Gennaro.

  • Dinah de Santana

    Grazie. Proprio ieri commentavo con mia figlia, ventenne, su questa discriminazione. Una forma di insegnarla a vivere in questo mondo, tutt’ora, maschilista. Sono anche una giornalista come te e apprezzo quando non si ha
    paura di dire la verità. Bisogna rispettare i morti che non sono più quì per difendersi. Infangare il nome di Marilia è spregevole e anche crudele. Il mondo ha bisogno di persone come te.

  • Penso che una donna uccisa in quel modo debba aver il rispetto che si merita basta col razzismo e le urticanti polemiche!

  • Preghiamo per lei per tutte quelle donne morte come lei non giudichiamo invano!

  • De Benedictis: “Non sono un moralista nè uno stinco di santo…” …… ahahahahahah……. non riesco più a smettere di ridere…….. ahahahahaahahah

  • Leggendo i commenti, mi sembra di capire che LUI e’ sposato e LEI se l’e’ cercata. Il medioevo, facciamo fatica a scollarcelo di dosso eh?

  • care e cari
    intanto grazie per la partecipazione con la quale commentate il post di Gennaro Carotenuto. Poi: due informazioni e un brevissimo commento.
    Oggi sul quotidiano «il manifesto» c’è una pagina interessante, «Quando a chiedere aiuto sono gli uomini» dove Carlo Lania racconta – partendo da uno studio di Giuditta Creazzo e ragionando con Alessandra Pauncz, fondatrice del centro «Uomini maltrattanti» (attenzione: maltrattanti, cioè che maltrattano) di Firenze – «quella piccola minoranza di uomini violenti che riescono a fermarsi in tempo e a chiedere l’assistenza di specialisti». Molti dati interessanti e raffronti con altri Paesi. A fianco del lungo articolo un box con gli indirizzi dei centri che in Italia «curano gli uomini che aggrediscono le donne»: Bergamo, Bolzano, Ferrara, Firenze, Genova, Milano, Modena, Roma, Rovereto, Torino, Trieste… sono molti ormai; ma se l’elenco è completo spicca la totale assenza di strutture nel Meridione.
    Seconda informazione: il 25 novembre in Italia è previsto il primo «sciopero contro la violenza di genere»; la notizia circola ma – se vi fosse sfuggita – leggete qui in blog «Appello per uno sciopero delle donne» e i successivi aggiornamenti.
    Infine un mio piccolo commento: a me pare che questa sia una discussione vera cioè fra persone che hanno punti di vista molto diversi: io credo che sia un’occasione preziosa per tentare di intendersi e dunque che sia necessario, magari masticando amaro ogni tanto, non insultare o ridicolizzare chi la pensa diversamente ma cercare pacatamente di convincerlo che sbaglia; se no si riesce… pazienza ma almeno si è tentato. Come “titolare” del blog ho dovuto finora bocciare (cioè non approvare) un solo commento, troppo carico di aggressività e insulti per essere considerato un contributo al dibattito. Uno solo bocciato… su una quarantina di interventi, beh mi pare un buon risultato. (db)

  • Neanche lei sfugge agli stereotipi ed ai luoghi comuni: se fosse stata davvero una “donnaccia”, una di facili costumi, avrebbe forse meritato di morire?

    E che significa “avrebbe superato quel suo stato di precaria”? Anche i precari sono meritevoli di morire allora?

    Non si sfugge… Dall’idiozia non c’è scampo. Neanche si salvano quelli che cercano di arrampicarsi sulle spalle di altri idioti…

    • scusa Francesco, a prescindere da quello che scrivi (secondo me hai letto in fretta ed equivocato ma ovviamente la mia è un’opinione…) ti pregherei di evitare etichette tipo “idioti”. Come ho già scritto più volte non è questione di censurare i disaccordi anche profondi ma del minimo di “netiquette”; in quanto “gestore” di codesto blog al primo sentore di insulti e minacce – è già successo, anni fa – devo bloccare l’accesso. E’ una sofferta decisione, presa d’intesa con la piccola redazione del blog, Spero di essermi spiegato, grazie dell’ascolto (db)

  • Articolo veramente pietoso… lui si che è pieno di stereotipi sulla nostra presunta società razzista. Per di più prima di scrivere queste righe ho voluto fare una ricerca sulle pagine web dei principali quotidiani italiani dove “la brasiliana” viene etichettata come “la giovane modella brasiliana” “la bella brasiliana” “la ragazza brasiliana” o più semplicemente “Marilla”… Strano che non trovo un articolo dello stesso tenore dedicato alla “psicologa uccisa” uccisa o alla “negoziante ammazzata”, non era più corretto usare “la signora psicologa” o “la signora negoziante”… Forse perché queste due povere signore non alzano alcun sospetto di “razzismo”… sospetto che con questo articolo siete riusciti a sollevare nei confronti di una povera e bellissima ragazza… Complimenti.

  • De Benedictis…. ma io posso tradire e me ne prendo le conseguenze con possono essere la morte … abbi pazienza … secondariamente vorrei ricordarti che dopo la Bibbia abbiamo avuto il Vangelo….. buona novella…amore …perdono …ma che noi cristiani siamo i primi a dimenticare …come ci ricorda De Andrè nel suo testamento…… “scordano sempre il perdono”

  • Comprendo e condivido. Vorrei tuttavia precisare che il fatto che Marilia non fosse una border-line non toglie nulla, né ad un omicidio né all’atteggiamento della stampa, che è deprecabile anche quando parla del “transessuale brasiliano” utilizzando stereotipi e generi sbsgliati.

  • Quella dell’uomo sposato che fa fuori l’amante( incinta e non)è un classico dei thriller polizieschi in ogni paese del mondo…credo che poco abbia a che fare il paese di provenienza dell’assassino o della vittima, la loro cultura o i loro valori…bensì va ricercato nelle patologie mentali dell’individuo…e la cultura MONDIALE che percepisce la donna come oggetto, a volte comodo , a volte scomodo.

  • complimenti per il pezzo scritto davvero bene e che fa maggiore chiarezza su quello che la maggior parte di noi ha appreso da fonti ormai sempre meno attendibili (es. “la repubblica”).

  • Il mio intervento e’ soltanto una considerazione riguardo alla parola femminicidio, termine sempre piu’ inflazionato e strumentalizzato.Non capisco perché ci sia questo bisogno di degeneralizzare un fenomeno, quello dell’assassinio, che già di per se è grave e irrimediabile a prescindere da chi lo compia e su chi venga compiuto. Con l’ausilio della statistica di questo passo in futuro si parlera’ allora di moricidio nella casistica dell’uccisione di persone dai capelli mori, di magricidio per quanto riguarda le vittime magre e così via…tutto questo non ha senso!!!Il rispetto per la vita altrui deve esserci a prescindere dalle caratteristiche sociopsicosomatiche.

    • buondì Matteo, a mio avviso ci sono valide ragioni (e tragici numeri) per usare questa specifica parola. Qui in blog se ne è parlato varie volte, per esempio Barbara Spinelli. Dai un’occhiata. In ogni caso – cioè usando questo nome o con altro – importa agire contro chi uccide le donne e contro le “culture” che giustificano e/o minimizzano questi delitti. (db)

  • Buondì Daniele,grazie della risposta,ma resto del parere che importa agire contro chi uccide e basta, donne o uomini che siano!!!Importa agire contro la prepotenza e la prevaricazione gratuita ed ingiustificata del più forte nei confronti del più debole, donne o uomini che siano!Il parlare per categorie, come può essere la sessualità, a mio avviso non fa altro che evidenziare e incrementare le distanze tra di esse quando bisognerebbe invece cercare di considerare “la vita”, l’elemento che accomuna tutti, uomini, donne , animali e parlare semplicemente di rispetto verso di essa. Matteo

    • Matteo condivido.
      Ciao
      Roberto

    • di nuovo buondì a te,
      sono d’accordo e… no. Mi spiego, o almeno ci provo. Tutti i delitti vanno perseguiti ma alcuni vanno affrontati con diversi strumenti legislativi, repressivi e culturali. Il primo esempio è banale: i furti di biclette restano tali se avvengono a Chicago nel 1921 (dico a caso) o nel 1932 ma se nel 1932 chi le ruba fa parte di un racket allora la questione, anche giudiziaria, è un po’ diversa. Il secondo esempio è meno banale. Il teppismo contro i “deboli” (vecchi, persone con handicap, bambini…) o contro le minoranze (ebrei, gay, stranieri…) resta un reato ma le leggi e l’intera società dovrebbero affrontarlo diversamente se esiste un’organizzazione e/o un’ideologia che predica odio contro un gruppo specifico, giustifica e legittima,o addirittura organizza, queste aggressioni. Se fin qui siamo d’accordo a me pare che il passo successivo sia capire se il razzismo (o meglio i razzismi) degli anni ’60 del ‘900 somiglino oppure no a quello/quelli di oggi e dunque se ci occorrano leggi aggiornate, azioni politico-sociali e magari strumenti culturali differenti rispetto al passato. Il sessismo, la discriminazione e la violenza (fino al delitto) contro le donne sono certo questioni diverse ma hanno, a mio avviso, moltissime connessioni: se è così, bisogna che sul piano giudiziario, legislativo, politico e culturale se ne tenga conto. Nel frattempo le società cambiano e, a esempio, il delitto detto “d’onore” sparisce dalle legislazioni (in Tunisia accadde prima che in Italia… potete verificare per credere) e/o dal “comune” pensare. Il sessismo dunque può prendere forme nuove e avere “nuovi imprenditori politici” cioè gruppi che propagandano misoginia e violenza contro le donne. Anche questa “cultura” cambia: e il disprezzo esplicito-implicito verso le donne pesa come ben dimostra, secondo me, il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo; in altri Paesi europei quel che passa la tv pubblica contro le donne è impensabile.
      Quanto alle parole a volte ci aiutano a capire e a volte servono a mascherare e imbrogliare: dipende da chi le usa e perchè. Ma questo è ancora un altro discorso…. (db)

  • Che tristezza!!!

  • care e cari che passate da codesto blog scusate se intervengo di nuovo ma devo darvi conto di una “censura” o meglio della mancata autorizzazione a un commento di Ennio.
    Stavo per autorizzarlo (non condividevo le sue idee ma, come ho già detto, non è questo il problema) quando verso la fine ho letto: «C’è un razzismo connaturato in noi, e che Dio ce lo salvi. E non ci sono leggi che potranno mai cancellarlo, come non ci sono ministre congolesi che vorrebbero eliminare mamma e papà dal vocabolario. Una ragazza di bell’aspetto e del sud del mondo è statisticamente più portata a essere di facili costumi che non una casalinga bresciana un po’ sfatta, punto».
    Credo che sia evidente che io, d’intesa con la piccola redazione del blog, non posso concedere il “pass” a chi fa l’elogio del razzismo. E’ possibile criticare (ci mancherebbe) la ministra Kyenge che però – piaccia o no – è italiana, punto. Chi dice il contrario è ignorante oppure sta coscientemente dalle parti di Casa Pound, Forza Nuova e Lega Nord: razzisti appunto e fascisti, punto. (db)

  • in Italia, se fai festini nuda e pagata ops scusate “cene eleganti” con il nostro delinquente ops scusate “presidente” presumibilmente vendendosi sessualmente non puoi definire le donne di facile costumo, ma se vieni da un paese dove molti si vendono per fame, allora sono tutte puttane ….
    Purtroppo siamo lontani dall’essere tutti uguali e tutti con gli stessi diritti

  • iO SPEDEREI QUALCHE PAROLACCIA ANCHE SUL MASCHIO CHE NON PAGO DI AVERE GIà MOGLIE E PER DI PIù IN ATTESA DI UN BIMBO SI PERMETTE DI FARE LO STRONZO CON ALTRE.
    AVREI ANCHE DA DIRE 2 PAROLE SULLA MATERNITA’ RESPONSABILE: LA CONTRACCEZIONE è DISPONIBILE IN VARIE FORME …. RAGAZZE BISOGNA PENSARCI BENE BENE E PRIMA

  • scusate…vogliamo cogliere un altro punto di vista? Né quello di lui-presunto macho né quello di lei-bella-brasiliana. Vogliamo cogliere quello di lei-moglie tradita-madre? Raccontatemi un’altra storia. E allora ditemi…quali sono le parole che questa giovane donna potrebbe usare per definire i personaggi del suo incubo senza essere accusata di cadere negli stereotipi? Vorrei ricordare una cosa. Lo stereotipo, di per sé non è un brutto affare…anzi è una semplificazione della nostra mente che, di fronte alla complessità delle scelte quotidiane da compiere, tende a riconoscere la maggior parte degli stimoli provenienti dall’esterno sulla base non di ogni dettaglio, bensì delle sue generalità, classificandolo (e così riconoscendolo) più facilmente, velocemente e con meno dispendio di energie. Ciò che voglio dire è che tutti noi, anche tu Gennaro, compiamo ogni giorno scelte sulla base di stereotipi, perché questa è la nostra natura e non è detto che ci sbagliamo, anzi! il più delle volte ci si prende. Francamente non ho riscontrato, né sui giornali, né in televisione, particolari ammiccamenti pruriginosi nei confronti della povera Marilia che, ricordiamolo pure, ha pagato a caro prezzo un errore che probabilmente neppure riteneva tale. Ma prima di fare di una santa una meretrice e di una meretrice una santa, rendiamoci conto che in mezzo ci sono tante alternative possibili. Il più delle volte, la verità sta proprio lì.

  • non ho letto tutti i post precedenti, ma mi permetto di dire che una che va col marito di un’altra tanto brava non è… e non doveva neanche essere tutta qs intelligenza per essersi fatta mettere incinta… nè tanto svelta, visto che non prendeva neanche lo stipendio da maggio. e, se curava la parte amministrativa, doveva sapere in che stato versava la società per la quale lavorava… inoltre, alla sua cara mammina aveva detto di vivere con il suo uomo (nda: quello dell’altra…)
    ciò non toglie che la sua è stata una morte orribile, da un uomo che parlava di lei dicendo: è ora di rispedirla in Brasile… Illuminante è stato l’articolo del Messaggero di ieri. io ho pena solo della creatura che portava in grembo, della moglie e dei suoi bambini, uno appena nato

  • Antonella..come puoi, da donna e da essere umano,parlare così? Hai pena del bambino che aveva in grembo..e non di lei,barbaramente privata della sua vita?una donna che va con un uomo sposato merita,dunque,di morire..?tanto più se brasiliana..?ma saranno stati fatti suoi quello che raccontava a sua madre,se era brava nel suo lavoro,se sarebbe rimasta in Italia,se era sveglia..Quello sposato era LUI.Con ciò non voglio dire che lei non stesse sbagliando ma, Signore mio, chi è senza peccato scagli la prima pietra!e il termine di paragone è la sua vita..cosa doveva sapere?cosa doveva aspettarsi?Non togliere valore così banalmente all esistenza..non ergiamoci a giudici,non ne siamo nè capaci,nè degni.

  • Sono d’accordo ..per quelli che dicono che l,adulterio…non si deve fare….e che a volte molti uomini …sono bastardi ..sono sicura che all,inizio neanche avrà detto di essere sposato e poi scusatemi …mi dite che sono le donne che vanno a cercare questo ….ma dico uomini e se fosse !dove avete la dignità ….di evitare tutto ciò per quanto possa essere provocante una donna …se voi avete cervello e sentimenti ..non si ci riesce a mettersi in certe situazioni ,…ma se usate soltanto diciamo la libidine del ca….Zo….allora non sono solo le donne ma siete voi che cedete alle lusinghe…perché per tradire bisogna essere in due e poi state a pensare per pochi attimi di passione uccidere degli essere umani….più mostro di così …poteva stare bello tranquillo con la moglie e vivere serenamente ecco perché l,adulterio non si deve fare…..se proprio non sai stare con il cazzetto nelle mutande e meglio che stai single

  • scusa Antonella volevo vedere che sia eri sua figlia a posto di lei, cosa lei facevi? ma come puoi dire una cosa di generi? ma te rendi conto? scusa!

  • Bravissimo Gennaro! Purtroppo la tua voce è una voce di minoranza e riconosco che ci vuole coraggio in momenti così nonostante la vicenda del razzismo linguistico nei media italiani sia chiarissima per chi abita all’estero. Ho cercando di internazionalizzare tuo articolo (http://www.beyondsamba.org/2013/09/08/marilias-death-and-the-stereotyping-of-brazilian-women/) e spero di continuare a leggere più commenti intelligenti da questo blog. Abraços!

  • Bene, Secondo la dichiarazione della madre di Marilia (ho sentito la sua voce al telofono) lui era innamorato di lei e pretendevano di vivere insieme. Vuoi dire che: ho aveva già lasciato la moglie, oppure, aveva intenzione di farlo.
    Quindi, la domanda è: Perché ucciderla? Addirittura, con un figlio in arrivo? I moventi? Qualli sono i moventi? In questo contesto la persona che è stata più ferita, triste, e abandonata, sarebbe la moglie. Humanamente si può capire, NON GIUSTIFICABILE, il suo stato d’animo.

  • Natalia Maria da Silva

    Sono la mamma di Marilia, mi chiamo Natalia, scrivo in portuguese… não li todos os comentos, alguns, porém me senti no direito de responder a todos, agradeço os bons comentarios e aaté os maus, cada um tem o direito de pensar como quer, a única coisa que um ser humano não tem direito é de tirar a vida de outra, independente de raça, cor,religião, sexo, etc. etc…nada tem importancia, nada trará minha filha de volta….tenho minha dor, minha saudade, mas não tenho ódio, vingança e nehim rancor no meu coração, quando lembrarem dessa triste tragédia, faça como eu ; uma linda oração p/ Marilia e sua filhinha Vittoria….. um abraço a todos que conheceram minha Marilia atravez de jornais e tv…pq pessoalmente “ELA” era muito mais humana que dizem por aí……….Mamma que sente falta de sua eterna Marili….

    • Ela está com Deus agora senhora Natália. Acompanhei a historia dela pelo facebook e pelo blog. Imagino que muita gente reze por ela 🙂 Quanto nós aqui da terra e nossa justiça nem sempre muito justa, esperamos a justiça de Deus. Sem claro, julgar ninguém. As pessoas podem se arrepender também. Mas fico feliz de saber que a senhora não guarda rancor. Sua filha teve então a quem puxar “pq pessoalmente “ELA” era muito mais humana que dizem por aí”

      Deus abençoe a senhora e sua família!
      Fernanda
      Goiânia – Go – Brasil

    • Marilia e’ un emblema della violenza che in Italia e nel mondo le donne subiscono. Una violenza che nel caso di Maria ha stroncato assurdamente due vite, una ancor prima di iniziare la vita.
      Entrambe queste vite falciate meritano rispetto e giustizia.

  • Banania ex Italia dove adesso i LADRI patentati vengono chiamati;FURBETTI del cartellino tra poco un VIOLENTO STUPRATORE SERIALE sara’ definito :MONELLO ARRAPATO ;bananensi come me ,MEDITIAMO!!!

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