Il PD e la condanna a Berlusconi

Un elemento di chiarezza sull’attuale momento politico. Sul perché dell’alternarsi di richiami alla moderazione e assalti all’arma bianca alla stabilità del governo da parte di Berlusconi e dei berlusconidi: non mirano affettivamente o prevalentemente alla cosiddetta “agibilità politica” del “capo”. Ci provano soltanto.

Se poi ottenessero qualcosa, tanto meglio. Quel che effettivamente vogliono è compromettere il PD, che nel passato si è dimostrato più che debole, più che acquiescente rispetto ai desiderata del Cavaliere (ora non più tanto cavaliere): si è mostrato complice. La speranza allora è di un coinvolgimento su una questione dirimente che lo discrediterebbe definitivamente e questa volta forse irreparabilmente di fronte all’elettorato.
Nonostante quel che afferma Grillo, che tante cose giuste dice e altrettante sbagliate pronuncia, PD e PDL non sono la stessa cosa. Se non altro considerando militanti e elettorato. Gli stessi dirigenti del PD, insulsi e destrorsi quanto si vuole, non possono essere omologati ai cortigiani del PDL. I secondi sono reazionari coerenti, i primi invece reazionari che si vergognano di esserlo. Ai quali occorre mascherare dietro la fumosità dei discorsi e a volte timidamente nelle scelte, questa loro propensione. Si dirà, alla resa dei conti non si tratta che di sfumature, ma le sfumature in politica sono importanti (è il motivo per cui il capitale non ha ancora fatto del PD, con adeguata convinzione, il proprio partito di riferimento; che accetta come partito servo, non come partito a lei organico).
È infatti questa minuscola differenza che rende pesante e poco credibile (per il capitale, ma anche per il lavoro: spiegazione della perdurante debolezza elettorale della “sinistra” rispetto al berlusconismo) l’azione politica del PD. Essi vorrebbero dispiegare senza ostacoli la loro sincera vocazione di liberisti a oltranza, ma hanno una base che ancora conserva qualcosa delle propria tradizione progressista; e soprattutto crede che il PD (ingenuamente crede: non lo voterebbe altrimenti) si batta effettivamente anche se timidamente per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti non abbienti, crede in una politica sana, nell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge, nella politica come strumento di servizio, non di arricchimento personale del politico.
Questa base, che tanti rospi ha inghiottito, non è credibile che digerirebbe senza gravi conseguenze una ulteriore compromissione quale quella auspicata dal PDL (rendere inefficace la condanna in terzo grado subita da Berlusconi). Anche solo atteggiamenti dilatori, quali quelli suggeriti dal solito Violante (che non a caso alti esponenti del PD si sono affrettati a dichiarare “personali”), sarebbero mal digeriti.
Stante la appurata vocazione masochista del PD, non ritengo possibile, né prudente, effettuare previsioni. Mi limito pertanto a sollevare la questione, il punto di vista di uno qualunque, che confida che gli straordinari produttori di fumisterie del PD non siano da meno e sappiano e vogliano evitare l’ennesima trappola in cui il loro moderatismo (e inciucismo) di principio li ha cacciati.
Non c’è bisogno di un genio per capire che per il PDL si tratta solo di limitare i danni (a spese del PD) conseguenti alla condanna penale di Berlusconi facendo più chiasso possibile. È sufficiente la normale intelligenza di una normale cittadino.
Purtroppo più di una volta il gruppo dirigente del PD, preso nel suo insieme, si è dimostrato molto al disotto, molto inadeguato rispetto tale livello.

Nota: c’è un secondo obiettivo, interno al PDL, in tutto questo urlare, sragionare e ricattare dei berlusconiani. Essendo la morte del “re” ormai certa, si tratterebbe di individuare a chi spetterà di prenderne il posto. O quantomeno assicurarsi una parte consistente del ricco bacino elettorale che è probabile Berlusconi sia ben presto costretto a lasciare.
Guerra di successione, insomma. O guerre preventive di secessione, quali quelle già messe in atto da alcuni ex missini.

Mauro Antonio Miglieruolo

Redazione
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