Il G8, gli immigrati, lo sbirro…

la persona e (è) l’opera (?): se un’amica s’arrabbia – anche con db – contro le favolette

Cambiaso-Julia

Nei giorni della condanna europea contro le istituzioni italiane per Genova G8 si è parlato anche dell’auto-critica di un poliziotto. A esempio qui: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/1130220_g8_e_la_condanna_io_cero_il_poliziotto_chiede_scusa/

Una mia amica vicentina (di solito pacatissima) si è quasi inferocita. In primo luogo per – come dire? – il ritardo. In secondo luogo perché il poliziotto in questione scrive racconti “democratici”, quasi favole per il finale che sconfina dal mondo reale. La mia amica mi ha mandato questo msg: «Anvedi il grande poliziotto che ha scritto “Fogli di via” e che in tanti hanno sperticatamente lodato (anche tu Daniele nel 2010). Questa mi mancava: chissà i pestati di Genova che ne dicono? Trevisi ha anche un sito (http://www.gianpaolotrevisi.eu/)/… A me “Fogli di via” non è piaciuto: l’ho trovato ipocrita e falso. Troppo comodo per il poliziotto finire la storia immaginando di essere trasportato in Africa in un mondo immaginario per non raccontare invece la cruda realtà delle espulsioni e magari delle botte. Pensa che non sono riuscita neppure a finirlo, tanto mi ha fatto arrabbiare. Che poi scriva bene, non lo metto in dubbio. Oltretutto il libro era spacciato come racconti di vita vissuta. E ogni volta che ci penso mi viene una gran rabbia, perché io con la questura di Vicenza (che è peggio di quella di Verona, lo so) ci ho avuto a che fare per anni. Funzionale al sistema: questo è Trevisi! Il poliziotto buono che è anche bravo a scrivere di immigrati e scrive tanto bene».

Fin qui la mia amica. La faccenda mi sembra interessante (e complicata): provo a ragionarne con lei, con me stesso e con tutte/i.
Nel blog effettivamente avevo postato queste frasi: «Nuova ristampa da Emi per “
Fogli di via” venti storie di clandestini trasformate in favole e allegorie (alcune davvero molto belle) da Giampaolo Trevisi, un poliziotto anzi il capo della squadra mobile di Verona». Lì c’era scritto Giampaolo ma per l’esattezza è Gianpaolo. Da qualche altra parte scrissi una recensione lunga e ancora più sbilanciata cioè positiva; anzi allo “sbirro gentile” avevo fatto un’intervista (che ora non ritrovo… maledetto il mio disordine) perché i racconti sui migranti di un poliziotto sono una “notizia” interessante.

Ha ragione la mia amica? Questione assai interessante e complicata. Non so come opera Trevisi da poliziotto (il che ovviamente è importantissimo) perchè lo conosco solo da scrittore. Credo esistano “sbirri” e “sbirre” – in Italia un numero basso, per complesse ragioni storiche – che tentino di fare il loro lavoro rispettando la Costituzione e le persone; ovviamente non so dire se Trevisi appartenga a questo gruppo “ristretto”. I suoi racconti erano, a mio parere, quasi tutti belli. Sul suo sito apre con una bella frase di Gabriel Garcia Marquez sulla libertà individuale.

In generale, io non credo molto alla citatissima storia che Flaubert è “madame Bovary”: cioè penso che gli autori (o le autrici) siano separabili dalle loro opere. E ne deduco che posso pensare tutto il male possibile della vita, delle relazioni, delle scelte di X, Y e Z ma i loro libri (di poesia, di fisica o di storia) restano ottimi o interessanti… oltre loro. Tanto per fare un paio di esempi. In “bottega” – in una «scor-data» – Fabio Troncarelli sottolineò che Gioacchino Belli era un gran sovversivo… nei versi ma un opportunista o peggio nella vita. D’altro canto quando la mia amica Sarina scrisse (sempre qui nel blog) un elogio di Carmelo Bene io sentii il bisogno di commentare così: «un grande attore e provoc-attore Carmelo Bene: l’ho ammirato molte volte in teatro e concordo con Sarina. Ma purtroppo anche un uomo che alzava le mani sulle donne e credo sia giusto ricordare anche questo».

Chiedo alla mia amica arrabiatissima: può essere una buona base per sancire il nostro accordo-disaccordo?

NELLA VIGNETTA il poliziotto italiano attualmente “moroso” di Julia Kendall; se avete perso i primi 200 numeri di «Julia» (si festeggiano giusto questo mese) è il caso che diate un’occhiata: a mio avviso è attualmente il miglior fumetto italiano “seriale”.

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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